NO alla Legge che Censura le parole “Artigianato” e “Artigianale” !

Firmatari recenti
Cinzia Pollastri e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Difendiamo il “Saper Fare Creativo #MadeinItaly”, Patrimonio Culturale diffuso, non Privilegio per una Casta Burocratizzata.

Destinatari:

-    On. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy

-    i Presidenti delle Regioni Italiane

-    le Commissioni Attività Produttive di Camera e Senato

 

 

Sapevate che da oggi definire "artigianale" un gelato, un gioiello fatto a mano o il restauro di un mobile, potrebbe costare una multa di 25.000 Euro ?

Con l'entrata in vigore dell'Art.16 della Legge n.34 dell’ 11 Marzo 2026, lo Stato italiano ha di fatto "sequestrato" le parole "Artigianato" e "Artigianale". 

L'obiettivo dichiarato sulla carta sembrerebbe nobile: colpire le grandi industrie che usano questi termini impropriamente per fare marketing e pubblicità ingannevole verso i Consumatori.

Ma la realtà è un'altra: la norma rischia di colpire al cuore e penalizzare irreversibilmente centinaia di migliaia di piccole attività, produttori del territorio, giovani creativi, ecc.

Infatti, secondo la nuova legge, chiunque utilizzi questi termini o qualsiasi riferimento ad essi - senza essere iscritto all'Albo delle Imprese Artigiane - commette un illecito sanzionabile con multe salatissime

 

 

PERCHE' IL PROBLEMA E' MOLTO GRAVE ?

Con l’Art.16 della Legge n.34/2026, per contrastare alcuni grandi “Falsi Artigiani“, si rischia di colpire la gran parte dei piccoli VERI Artigiani !

Infatti, da martedì 7 aprile, 25.000,00 € (v-e-n-t-i-c-i-n-q-u-e-m-i-l-a Euro !!!) di multa per Chiunque usi il termine “Artigianato” o “Artigianale” nella propria denominazione, attività, marchio, insegna, comunicazione, promozione, sito web, social media, fiera, mercatino, ecc. senza essere impresa regolarmente iscritta nell’Albo delle Imprese Artigiane !!!

Persino le Gelaterie, i Panifici e le Pasticcerie, laddove - in quanto inquadrati come esercizi commerciali - NON fossero iscritte all’Albo, dovranno rimuovere la parola “Artigianale” dalle loro vetrine

Questo effetto assurdo e devastante potrebbe accadere perché, nella realtà diffusa, moltissime micro-attività artigianali sono svolte in forme organizzative diverse, oltre che commerciali, come le aziende agro-alimentari che trasformano manualmente i propri prodotti, come le Fattorie, ma anche i Trappisti, i Laboratori Gastronomici, le Cooperative Sociali, gli Enti del Terzo Settore, gli Spazi Formativi, le Attività di Inclusione, le Associazioni Culturali, i FabLab, i Designer, le StartUp Creative, i Birrifici, gli e-Commerce del settore, ecc. … tutti soggetti NON necessariamente iscrivibili all’Albo in questione e NON tutti organizzati nella dimensione imprenditoriale strutturata, come, ad esempio, i piccoli Prestatori d’Opera del Proprio Ingegno o i Maestri Artigiani che hanno dovuto chiudere la Bottega, ma continuano a lavorare e ad insegnare, soprattutto alle nuove generazioni.

Per il settore dell’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale l’applicazione generalizzata di questa norma rappresenterebbe il necrologio per tantissime micro attività, per di più proprio dopo decenni di Crisi strutturale del settore dovuta all’inadeguatezza da parte di Chi ne aveva e ne ha la responsabilità istituzionale, con la chiusura di decine di migliaia di Botteghe (128.000 in 10 anni secondo dati CNA/UnionCamere) conseguente all’avvento delle nuove dinamiche del Mercato Globale.

I “Falsi Artigiani” si combattono Certificando la Qualità con la Tracciabilità del processo Creativo e Produttivo, non con la Burocrazia in vecchio stile Protezionistico.

 

 

PERCHÉ QUESTA NORMA È INGIUSTA ?

L'Art. 45 della Costituzione sancisce che "La legge provvede alla Tutela (non alla Censura) e allo Sviluppo (non al Protezionismo) dell' Artigianato".

L’Art.16 della Legge n.34/2026 fa l'esatto opposto: confonde la dote e la qualità del “Saper Fare” con la conformità burocratica.

L'Artigianalità è un valore culturale ed una diffusa qualità tecnica del lavorare, NON una procedura burocratica. Questa legge crea paradossi incomprensibili, antistorici e controproducenti sul piano sociale, culturale ed economico:

A)  Sanzioni sproporzionate - Una multa minima di 25.000 € (che può arrivare all'1% del fatturato, ma ovviamente per chi fa fatturati milionari !) per un post su Instagram o una scritta in vetrina o un cartello in una fiera. È una cifra che - in un istante - distrugge qualsiasi micro-attività e manda in rovina le persone e le famiglie che vi lavorano.

B)   Censura alla libertà linguistica - Vietare l'uso di termini antropici di uso comune della lingua italiana a chiunque che - pur lavorando con le mani, con il cuore e con l'ingegno - NON può iscriversi all'Albo per vari motivi, soggettivi e oggettivi, economici, giuridici, burocratici, previdenziali, commerciali, ... o perché in fase di avvio progettuale (start-up) ... è un attacco alla libertà di espressione del proprio lavoro.

C)   Colpisce i più deboli - Quanti Maestri Artigiani che per la crisi hanno dovuto chiudere la Bottega (e quindi l'impresa) continuano a lavorare in altre forme, anche collaborative e associative ? Perché equipararli alle grandi industrie fraudolente, privandoli del diritto di raccontare la vera natura del proprio lavoro.

D)  Frena l'innovazione e la crescita - Soprattutto i giovani, ma non solo, che vogliono testare una nuova idea di artigianalità creativa, prima di aprire una partita iva e iscriversi a registri onerosi, sono condannati all'invisibilità.

 

 

COSA CHIEDIAMO ?

Non possiamo permettere che la tutela del "Vero Artigianato" diventi il pretesto per una *deterrenza linguistica* che favorisce SOLO alcuni privilegiati, mortificando e penalizzando il diffuso patrimonio etno-culturale del nostro Paese, nonché sfavorendo il rilancio attrattivo e lo sviluppo inclusivo dell'Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale Italiano.

Chiediamo al Ministro del Made in Italy, ai Presidenti delle Regioni ed alle preposte Commissioni Parlamentari:

1.    La revisione urgente dell’Art.16 della Legge 34/2026 per fare chiara distinzione applicativa tra la frode commerciale e la pubblicità ingannevole delle grandi industrie e l'uso descrittivo del termine "Artigianale" per le attività produttive tipiche del territorio e le micro-realtà creative.

2.    Una moratoria immediata sugli accertamenti e sull’applicazione delle sanzioni di 25.000 € previste dall'Art.16 della Legge n.34/2026 per chi svolge attività artigianale, artistica e creativa, tipica e tradizionale in qualsiasi forma organizzativa, fino ad una corretta riformulazione della norma.

3.    Il riconoscimento dell'Artigianatodi fatto” per permettere l'uso libero del termine a chiunque possa dimostrare un processo produttivo prevalentemente manuale e creativo, ovvero ai giovani (e non solo giovani) che intendano sperimentare innovative progettualità artigianali, indipendentemente dall'iscrizione a specifici albi burocratici, viceversa:

-       prevedendo disciplinari evoluti, dinamici e flessibili

-       favorendo lo sviluppo di modelli di Certificazione di Qualità con la Tracciabilità della Filiera Creativa e Produttiva (oggi ancora più agevoli da sviluppare grazie alle tecnologie digitali come IA, Blockchain, NFT, ...)

-       attivando Campagne di Promozione del “Valore Artigiano

4.    Una Riforma - organica e distintiva - delle Leggi Nazionali e Regionali sull'Artigianato che avvenga, non nella stanza dei bottoni, ma attraverso un pubblico confronto tra qualificate competenze complementari, per favorire la Vera Tutela e la Valorizzazione con lo Sviluppo Innovativo, anche del modello organizzativo, in grado di superare la Crisi strutturale del settore e costruire un nuovo Futuro Competitivo per l’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale, quale straordinario ed unico patrimonio materiale e immateriale, espressione diffusa del vero #MadeinItaly, componente costituente e caratterizzante il “Paesaggio Culturale Italiano” !

 

 

FIRMA PER DIFENDERE L’ARTIGIANATO ITALIANO  !

L'Artigianalità è una forma espressiva, un patrimonio culturale diffuso, NON una casta burocratizzata

Non lasciamo che una norma sbagliata si appropri delle nostre parole più belle, cancellando migliaia di micro-attività e impoverendo economicamente e culturalmente il vero "MadeinItaly”.

La Tua Firma conta ! 

Firma anche tu per difendere la Libertà di Creare con le proprie Mani e il Diritto per Tutti di chiamare le cose con il loro Nome !

 

 

La Petizione è promossa da FaròArte. Per aderire al Comitato Promotore scrivere a info@faroarte.it

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Carlo d'Aloisio MayoPromotore della petizioneImprenditore CreArtigiano, vice presidente di FaròArte, Network promotore del percorso progettuale partecipato per la valorizzazione e lo sviluppo in chiave innovativa del "Saper Fare Creativo" #MadeinRome (e non solo).

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Cinzia Pollastri e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Difendiamo il “Saper Fare Creativo #MadeinItaly”, Patrimonio Culturale diffuso, non Privilegio per una Casta Burocratizzata.

Destinatari:

-    On. Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy

-    i Presidenti delle Regioni Italiane

-    le Commissioni Attività Produttive di Camera e Senato

 

 

Sapevate che da oggi definire "artigianale" un gelato, un gioiello fatto a mano o il restauro di un mobile, potrebbe costare una multa di 25.000 Euro ?

Con l'entrata in vigore dell'Art.16 della Legge n.34 dell’ 11 Marzo 2026, lo Stato italiano ha di fatto "sequestrato" le parole "Artigianato" e "Artigianale". 

L'obiettivo dichiarato sulla carta sembrerebbe nobile: colpire le grandi industrie che usano questi termini impropriamente per fare marketing e pubblicità ingannevole verso i Consumatori.

Ma la realtà è un'altra: la norma rischia di colpire al cuore e penalizzare irreversibilmente centinaia di migliaia di piccole attività, produttori del territorio, giovani creativi, ecc.

Infatti, secondo la nuova legge, chiunque utilizzi questi termini o qualsiasi riferimento ad essi - senza essere iscritto all'Albo delle Imprese Artigiane - commette un illecito sanzionabile con multe salatissime

 

 

PERCHE' IL PROBLEMA E' MOLTO GRAVE ?

Con l’Art.16 della Legge n.34/2026, per contrastare alcuni grandi “Falsi Artigiani“, si rischia di colpire la gran parte dei piccoli VERI Artigiani !

Infatti, da martedì 7 aprile, 25.000,00 € (v-e-n-t-i-c-i-n-q-u-e-m-i-l-a Euro !!!) di multa per Chiunque usi il termine “Artigianato” o “Artigianale” nella propria denominazione, attività, marchio, insegna, comunicazione, promozione, sito web, social media, fiera, mercatino, ecc. senza essere impresa regolarmente iscritta nell’Albo delle Imprese Artigiane !!!

Persino le Gelaterie, i Panifici e le Pasticcerie, laddove - in quanto inquadrati come esercizi commerciali - NON fossero iscritte all’Albo, dovranno rimuovere la parola “Artigianale” dalle loro vetrine

Questo effetto assurdo e devastante potrebbe accadere perché, nella realtà diffusa, moltissime micro-attività artigianali sono svolte in forme organizzative diverse, oltre che commerciali, come le aziende agro-alimentari che trasformano manualmente i propri prodotti, come le Fattorie, ma anche i Trappisti, i Laboratori Gastronomici, le Cooperative Sociali, gli Enti del Terzo Settore, gli Spazi Formativi, le Attività di Inclusione, le Associazioni Culturali, i FabLab, i Designer, le StartUp Creative, i Birrifici, gli e-Commerce del settore, ecc. … tutti soggetti NON necessariamente iscrivibili all’Albo in questione e NON tutti organizzati nella dimensione imprenditoriale strutturata, come, ad esempio, i piccoli Prestatori d’Opera del Proprio Ingegno o i Maestri Artigiani che hanno dovuto chiudere la Bottega, ma continuano a lavorare e ad insegnare, soprattutto alle nuove generazioni.

Per il settore dell’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale l’applicazione generalizzata di questa norma rappresenterebbe il necrologio per tantissime micro attività, per di più proprio dopo decenni di Crisi strutturale del settore dovuta all’inadeguatezza da parte di Chi ne aveva e ne ha la responsabilità istituzionale, con la chiusura di decine di migliaia di Botteghe (128.000 in 10 anni secondo dati CNA/UnionCamere) conseguente all’avvento delle nuove dinamiche del Mercato Globale.

I “Falsi Artigiani” si combattono Certificando la Qualità con la Tracciabilità del processo Creativo e Produttivo, non con la Burocrazia in vecchio stile Protezionistico.

 

 

PERCHÉ QUESTA NORMA È INGIUSTA ?

L'Art. 45 della Costituzione sancisce che "La legge provvede alla Tutela (non alla Censura) e allo Sviluppo (non al Protezionismo) dell' Artigianato".

L’Art.16 della Legge n.34/2026 fa l'esatto opposto: confonde la dote e la qualità del “Saper Fare” con la conformità burocratica.

L'Artigianalità è un valore culturale ed una diffusa qualità tecnica del lavorare, NON una procedura burocratica. Questa legge crea paradossi incomprensibili, antistorici e controproducenti sul piano sociale, culturale ed economico:

A)  Sanzioni sproporzionate - Una multa minima di 25.000 € (che può arrivare all'1% del fatturato, ma ovviamente per chi fa fatturati milionari !) per un post su Instagram o una scritta in vetrina o un cartello in una fiera. È una cifra che - in un istante - distrugge qualsiasi micro-attività e manda in rovina le persone e le famiglie che vi lavorano.

B)   Censura alla libertà linguistica - Vietare l'uso di termini antropici di uso comune della lingua italiana a chiunque che - pur lavorando con le mani, con il cuore e con l'ingegno - NON può iscriversi all'Albo per vari motivi, soggettivi e oggettivi, economici, giuridici, burocratici, previdenziali, commerciali, ... o perché in fase di avvio progettuale (start-up) ... è un attacco alla libertà di espressione del proprio lavoro.

C)   Colpisce i più deboli - Quanti Maestri Artigiani che per la crisi hanno dovuto chiudere la Bottega (e quindi l'impresa) continuano a lavorare in altre forme, anche collaborative e associative ? Perché equipararli alle grandi industrie fraudolente, privandoli del diritto di raccontare la vera natura del proprio lavoro.

D)  Frena l'innovazione e la crescita - Soprattutto i giovani, ma non solo, che vogliono testare una nuova idea di artigianalità creativa, prima di aprire una partita iva e iscriversi a registri onerosi, sono condannati all'invisibilità.

 

 

COSA CHIEDIAMO ?

Non possiamo permettere che la tutela del "Vero Artigianato" diventi il pretesto per una *deterrenza linguistica* che favorisce SOLO alcuni privilegiati, mortificando e penalizzando il diffuso patrimonio etno-culturale del nostro Paese, nonché sfavorendo il rilancio attrattivo e lo sviluppo inclusivo dell'Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale Italiano.

Chiediamo al Ministro del Made in Italy, ai Presidenti delle Regioni ed alle preposte Commissioni Parlamentari:

1.    La revisione urgente dell’Art.16 della Legge 34/2026 per fare chiara distinzione applicativa tra la frode commerciale e la pubblicità ingannevole delle grandi industrie e l'uso descrittivo del termine "Artigianale" per le attività produttive tipiche del territorio e le micro-realtà creative.

2.    Una moratoria immediata sugli accertamenti e sull’applicazione delle sanzioni di 25.000 € previste dall'Art.16 della Legge n.34/2026 per chi svolge attività artigianale, artistica e creativa, tipica e tradizionale in qualsiasi forma organizzativa, fino ad una corretta riformulazione della norma.

3.    Il riconoscimento dell'Artigianatodi fatto” per permettere l'uso libero del termine a chiunque possa dimostrare un processo produttivo prevalentemente manuale e creativo, ovvero ai giovani (e non solo giovani) che intendano sperimentare innovative progettualità artigianali, indipendentemente dall'iscrizione a specifici albi burocratici, viceversa:

-       prevedendo disciplinari evoluti, dinamici e flessibili

-       favorendo lo sviluppo di modelli di Certificazione di Qualità con la Tracciabilità della Filiera Creativa e Produttiva (oggi ancora più agevoli da sviluppare grazie alle tecnologie digitali come IA, Blockchain, NFT, ...)

-       attivando Campagne di Promozione del “Valore Artigiano

4.    Una Riforma - organica e distintiva - delle Leggi Nazionali e Regionali sull'Artigianato che avvenga, non nella stanza dei bottoni, ma attraverso un pubblico confronto tra qualificate competenze complementari, per favorire la Vera Tutela e la Valorizzazione con lo Sviluppo Innovativo, anche del modello organizzativo, in grado di superare la Crisi strutturale del settore e costruire un nuovo Futuro Competitivo per l’Artigianato Artistico e Creativo, Tipico e Tradizionale, quale straordinario ed unico patrimonio materiale e immateriale, espressione diffusa del vero #MadeinItaly, componente costituente e caratterizzante il “Paesaggio Culturale Italiano” !

 

 

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L'Artigianalità è una forma espressiva, un patrimonio culturale diffuso, NON una casta burocratizzata

Non lasciamo che una norma sbagliata si appropri delle nostre parole più belle, cancellando migliaia di micro-attività e impoverendo economicamente e culturalmente il vero "MadeinItaly”.

La Tua Firma conta ! 

Firma anche tu per difendere la Libertà di Creare con le proprie Mani e il Diritto per Tutti di chiamare le cose con il loro Nome !

 

 

La Petizione è promossa da FaròArte. Per aderire al Comitato Promotore scrivere a info@faroarte.it

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Carlo d'Aloisio MayoPromotore della petizioneImprenditore CreArtigiano, vice presidente di FaròArte, Network promotore del percorso progettuale partecipato per la valorizzazione e lo sviluppo in chiave innovativa del "Saper Fare Creativo" #MadeinRome (e non solo).

I decisori

Alberto Luigi Gusmeroli
Alberto Luigi Gusmeroli
Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati
Luca De Carlo
Luca De Carlo
Presidente della Commissione Attività Produttive del Senato della Repubblica
Alberto Stefani
Alberto Stefani
Presidente della Regione Veneto
Roberto Fico
Roberto Fico
Presidente della Regione Campania
Francesco Rocca
Francesco Rocca
Presidente della Regione Lazio

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Petizione creata in data 7 aprile 2026