

NO all'uso del riconoscimento facciale. Prima leggi che tutelino.
Il problema
La Cina non è più così lontana. Sul riconoscimento facciale, il Parlamento italiano accelera. Il volto dei cittadini, prima ancora del reato. ll sistema su cui Pechino basa ormai di fatto tutte le proprie politiche di controllo e sicurezza, oltre che moltissimi altri servizi di uso civile.
Nella legge che prima e poi verrà chiediamo il DIVIETO TOTALE di tutti i sistemi di riconoscimento biometrico, sia in tempo reale che a posteriori. Sono strumenti che possono diventare strumenti di controllo sociale.
Non si tratta soltanto di telecamere, oggi si parla di tecnologie completamente diverse, "intelligenze" che spesso sbagliano, e non sbagliano in modo casuale. Ci sono casi documentati in cui persone innocenti sono state identificate come colpevoli. Un problema tecnico che diventa rapidamente un problema di diritti.
Non serve arrivare fino in Cina, in India o nei democratici Stati Uniti: gli esempi si trovano già in Israele, con quello che Amnesty ha definito “apartheid automatizzato” nei confronti della popolazione palestinese, o in Ungheria dove vengono utilizzati per identificare le persone che partecipano alle manifestazioni, è già realtà.
Le dichiarazioni sui sistemi biometrici sono chiare. Si vorrebbe introdurre queste forme di controllo ad alcuni livelli, e vogliono lasciare aperte le porte. Manca una reale trasparenza di cui possiamo essere sicuri. Servono leggi chiare che tutelino prima di tutto i diritti dei cittadini. Non ci sono informazioni trasparenti sui tempi di conservazione delle immagini, su chi le archivia, se siano accessibili solo alle forze dell'ordine o anche ad altri soggetti.
La battaglia da fare è ben precisa: normare i casi specifici in cui il riconoscimento biometrico a posteriori è ammissibile, ridurli al minimo, esplicitare i procedimenti di archiviazione e cancellazione dei dati, istituire meccanismi di ricorso per i cittadini. E vigilare su quella clausola di sicurezza nazionale, “troppo ampia”, che nell'AI Act lascia ampia discrezionalità ai governi nel definire le eccezioni. Ma in ogni caso, noi continuiamo comunque a chiedere il divieto totale.
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Il problema
La Cina non è più così lontana. Sul riconoscimento facciale, il Parlamento italiano accelera. Il volto dei cittadini, prima ancora del reato. ll sistema su cui Pechino basa ormai di fatto tutte le proprie politiche di controllo e sicurezza, oltre che moltissimi altri servizi di uso civile.
Nella legge che prima e poi verrà chiediamo il DIVIETO TOTALE di tutti i sistemi di riconoscimento biometrico, sia in tempo reale che a posteriori. Sono strumenti che possono diventare strumenti di controllo sociale.
Non si tratta soltanto di telecamere, oggi si parla di tecnologie completamente diverse, "intelligenze" che spesso sbagliano, e non sbagliano in modo casuale. Ci sono casi documentati in cui persone innocenti sono state identificate come colpevoli. Un problema tecnico che diventa rapidamente un problema di diritti.
Non serve arrivare fino in Cina, in India o nei democratici Stati Uniti: gli esempi si trovano già in Israele, con quello che Amnesty ha definito “apartheid automatizzato” nei confronti della popolazione palestinese, o in Ungheria dove vengono utilizzati per identificare le persone che partecipano alle manifestazioni, è già realtà.
Le dichiarazioni sui sistemi biometrici sono chiare. Si vorrebbe introdurre queste forme di controllo ad alcuni livelli, e vogliono lasciare aperte le porte. Manca una reale trasparenza di cui possiamo essere sicuri. Servono leggi chiare che tutelino prima di tutto i diritti dei cittadini. Non ci sono informazioni trasparenti sui tempi di conservazione delle immagini, su chi le archivia, se siano accessibili solo alle forze dell'ordine o anche ad altri soggetti.
La battaglia da fare è ben precisa: normare i casi specifici in cui il riconoscimento biometrico a posteriori è ammissibile, ridurli al minimo, esplicitare i procedimenti di archiviazione e cancellazione dei dati, istituire meccanismi di ricorso per i cittadini. E vigilare su quella clausola di sicurezza nazionale, “troppo ampia”, che nell'AI Act lascia ampia discrezionalità ai governi nel definire le eccezioni. Ma in ogni caso, noi continuiamo comunque a chiedere il divieto totale.
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Petizione creata in data 29 luglio 2026