No al ritorno dei manifesti sessisti.

Il problema

UN EMENDAMENTO PROMOSSO DA FRATELLI D'ITALIA RISCHIA DI RIPORTARE L'IMMAGINE DELLA DONNA IN PUBBLICITÀ AGLI ANNI '80. MA LA BUONA PUBBLICITÀ NON HA BISOGNO DI SESSISMO.

Qualche settimana fa, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia - tra cui il capogruppo al Senato Lucio Malan e l’ex sindaco di Catania Salvo Pogliese - hanno depositato un emendamento al Disegno di Legge Concorrenza che punta ad eliminare dal Codice della Strada il divieto di affiggere messaggi pubblicitari sessisti, omofobi o lesivi della dignità delle persone.

Quel divieto era stato introdotto nel 2021, durante il Governo Draghi, con il sostegno trasversale di diverse forze politiche, grazie a un emendamento della senatrice Valeria Valente (PD). Una misura di civiltà, nata per contrastare la violenza di genere e la discriminazione nella comunicazione pubblicitaria, riconoscendo il ruolo che le immagini e le parole hanno nel costruire la cultura e i comportamenti sociali.

Noi, pubblicitari e professionisti della comunicazione, siamo profondamente contrari a questo tentativo di smantellare una norma di civiltà: la buona comunicazione non ha bisogno di sessismo per essere efficace.

Per questo, attraverso la lettera in calce, chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire per fermare questo emendamento e confermare l’impegno dell’Italia a favore di una comunicazione libera, ma rispettosa, capace di rappresentare tutte e tutti con dignità e responsabilità.


"Gentile Presidente Meloni,

ci rivolgiamo a Lei come professionisti della comunicazione e della pubblicità, ma soprattutto come cittadini preoccupati per un emendamento che rischia di cancellare anni di progressi civili nel nostro Paese.

L'emendamento al DDL Concorrenza presentato dai senatori Malan e Pogliese del Suo partito vorrebbe abrogare i divieti introdotti nel 2021 nel Codice della Strada, che vietano la pubblicità sessista e discriminatoria lungo le strade. Una norma di civiltà che protegge la dignità delle donne e di tutte le persone da messaggi lesivi e stereotipi offensivi.

Lei è la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica Italiana. È un traguardo storico che rappresenta un simbolo potente per tutte le donne italiane, per le nostre figlie, per le generazioni future. Per questo ci rivolgiamo a Lei con particolare speranza e fiducia.

Come ha Lei stessa affermato, è "una donna, una madre, una cristiana". Come donna che ha dimostrato di poter ricoprire con autorevolezza un ruolo che sembrava appannaggio esclusivo degli uomini. Come madre di una bambina di sette anni, che certamente desidera crescere in un Paese dove una donna possa essere rispettata e valorizzata per ciò che è, non per come appare. Come cristiana, perché i valori di questa Fede si fondano sull'amore e sul rispetto del prossimo, non sulla mercificazione e sulla violenza.

Noi professionisti della comunicazione vogliamo essere chiari: la buona pubblicità non ha bisogno del sessismo per essere efficace. Non abbiamo bisogno di sfruttare il corpo femminile per vendere prodotti. La creatività vera si nutre di rispetto, innovazione e inclusività, non di stereotipi degradanti.

L'Italia sta faticosamente cercando di superare una cultura patriarcale che ancora produce violenza e discriminazione. Abrogare questa norma sarebbe un segnale devastante, un passo indietro di quarant'anni che contraddirebbe ogni sforzo fatto per costruire una società più equa e rispettosa.

Le chiediamo quindi, Presidente Meloni, di intervenire personalmente per fermare questo emendamento. Di usare la Sua autorità e la Sua influenza per impedire che l'Italia torni a essere il Paese delle veline e del sessismo istituzionalizzato. Di dimostrare che essere la prima donna Premier non è solo un primato storico, ma anche un impegno concreto per la dignità e i diritti di tutte le donne italiane.

Non si tratta di ideologia o di censura. Si tratta di rispetto. Di civiltà. Di quella stessa dignità che Lei rivendica quando chiede di essere chiamata "il Presidente" anziché "la Presidente”. Confidiamo nel Suo intervento e nella Sua sensibilità su questo tema così importante per il futuro del nostro Paese".

Firmato
Camilla Valle Porlezza, Associazione Italiana Copywriter
Daniela Montieri, Un posto al Copy
Mizio Ratti
Paolo Iabichino
Marco Faccio
Flavia Brevi
Assunta Squitieri

Firma anche tu!

 

 

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Il problema

UN EMENDAMENTO PROMOSSO DA FRATELLI D'ITALIA RISCHIA DI RIPORTARE L'IMMAGINE DELLA DONNA IN PUBBLICITÀ AGLI ANNI '80. MA LA BUONA PUBBLICITÀ NON HA BISOGNO DI SESSISMO.

Qualche settimana fa, alcuni esponenti di Fratelli d’Italia - tra cui il capogruppo al Senato Lucio Malan e l’ex sindaco di Catania Salvo Pogliese - hanno depositato un emendamento al Disegno di Legge Concorrenza che punta ad eliminare dal Codice della Strada il divieto di affiggere messaggi pubblicitari sessisti, omofobi o lesivi della dignità delle persone.

Quel divieto era stato introdotto nel 2021, durante il Governo Draghi, con il sostegno trasversale di diverse forze politiche, grazie a un emendamento della senatrice Valeria Valente (PD). Una misura di civiltà, nata per contrastare la violenza di genere e la discriminazione nella comunicazione pubblicitaria, riconoscendo il ruolo che le immagini e le parole hanno nel costruire la cultura e i comportamenti sociali.

Noi, pubblicitari e professionisti della comunicazione, siamo profondamente contrari a questo tentativo di smantellare una norma di civiltà: la buona comunicazione non ha bisogno di sessismo per essere efficace.

Per questo, attraverso la lettera in calce, chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire per fermare questo emendamento e confermare l’impegno dell’Italia a favore di una comunicazione libera, ma rispettosa, capace di rappresentare tutte e tutti con dignità e responsabilità.


"Gentile Presidente Meloni,

ci rivolgiamo a Lei come professionisti della comunicazione e della pubblicità, ma soprattutto come cittadini preoccupati per un emendamento che rischia di cancellare anni di progressi civili nel nostro Paese.

L'emendamento al DDL Concorrenza presentato dai senatori Malan e Pogliese del Suo partito vorrebbe abrogare i divieti introdotti nel 2021 nel Codice della Strada, che vietano la pubblicità sessista e discriminatoria lungo le strade. Una norma di civiltà che protegge la dignità delle donne e di tutte le persone da messaggi lesivi e stereotipi offensivi.

Lei è la prima donna a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio nella storia della Repubblica Italiana. È un traguardo storico che rappresenta un simbolo potente per tutte le donne italiane, per le nostre figlie, per le generazioni future. Per questo ci rivolgiamo a Lei con particolare speranza e fiducia.

Come ha Lei stessa affermato, è "una donna, una madre, una cristiana". Come donna che ha dimostrato di poter ricoprire con autorevolezza un ruolo che sembrava appannaggio esclusivo degli uomini. Come madre di una bambina di sette anni, che certamente desidera crescere in un Paese dove una donna possa essere rispettata e valorizzata per ciò che è, non per come appare. Come cristiana, perché i valori di questa Fede si fondano sull'amore e sul rispetto del prossimo, non sulla mercificazione e sulla violenza.

Noi professionisti della comunicazione vogliamo essere chiari: la buona pubblicità non ha bisogno del sessismo per essere efficace. Non abbiamo bisogno di sfruttare il corpo femminile per vendere prodotti. La creatività vera si nutre di rispetto, innovazione e inclusività, non di stereotipi degradanti.

L'Italia sta faticosamente cercando di superare una cultura patriarcale che ancora produce violenza e discriminazione. Abrogare questa norma sarebbe un segnale devastante, un passo indietro di quarant'anni che contraddirebbe ogni sforzo fatto per costruire una società più equa e rispettosa.

Le chiediamo quindi, Presidente Meloni, di intervenire personalmente per fermare questo emendamento. Di usare la Sua autorità e la Sua influenza per impedire che l'Italia torni a essere il Paese delle veline e del sessismo istituzionalizzato. Di dimostrare che essere la prima donna Premier non è solo un primato storico, ma anche un impegno concreto per la dignità e i diritti di tutte le donne italiane.

Non si tratta di ideologia o di censura. Si tratta di rispetto. Di civiltà. Di quella stessa dignità che Lei rivendica quando chiede di essere chiamata "il Presidente" anziché "la Presidente”. Confidiamo nel Suo intervento e nella Sua sensibilità su questo tema così importante per il futuro del nostro Paese".

Firmato
Camilla Valle Porlezza, Associazione Italiana Copywriter
Daniela Montieri, Un posto al Copy
Mizio Ratti
Paolo Iabichino
Marco Faccio
Flavia Brevi
Assunta Squitieri

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Petizione creata in data 22 ottobre 2025