No al declassamento dello stato di protezione del lupo


No al declassamento dello stato di protezione del lupo
Il problema
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https://drive.google.com/file/d/1MrhuXfkoR76zZkvmjI2qvEJLjkZoII-n/view?usp=drivesdk
NO AL DECLASSAMENTO DELLO STATO DI PROTEZIONE DEL LUPO!
I cittadini firmatari di questa petizione, si oppongono alla decisione di declassamento dello stato di protezione del lupo. Il lupo è un animale essenziale nel ruolo ecologico. E' il predatore in cima alla catena alimentare, e garantisce un sistema equilibrato e ricco di biodiversita. Per questo motivo la sua tutela è indispensabile! Spesso le predazioni al bestiame sono addossate ai lupi,senza averne le prove, e altrettanto spesso non vengono fatti i controlli del caso. Altre volte le predazioni da parte di questi animali avvengono per negligenza dell' uomo, basti pensare alle mancate misure di prevenzione, come le recinzioni elettrificate, l' assenza dei cani da guardiania, il bestiame non messo a dimora durante la notte, e/ o il pascolo non sorvegliato. Sul lupo sono state create false credenze, che non trovano nessun fondamento scientifico. Seppure il lupo ha ripopolato le montagne europee, bisogna tenere conto anche del numero di lupi che muoiono ogni anno, a causa degli incidenti stradali, del bracconaggio, e delle esche avvelenate. Bisogna calcolare poi che a causa della mortalità di origine umana, si può creare la disgregazione sociale dei branchi. Questo comporterebbe non solo ripercussioni sullo stato di conservazione, ma aumenterebbe il rischio di predazioni su animali domestici, oltre al rischio di ibridazione con cani randagi. Vista l' importanza nell' ecosistema, della presenza di questo animale, e visti i rischi di calo numerico e di ibridazione ( con tutte le conseguenze del caso), chiediamo a voi membri del parlamento europeo, di non declassare lo stato di protezione del lupo, ma di averne sempre maggiore tutela. Allego relazione scientifica dell' etologo Cristiano Fant , responsabile per la fauna selvatica dell' associazione Animalista LEAL.
Oggetto: il declassamento del lupo: un grave errore sociale e ambientale
Relazione scritta da Cristiano Fant, Operatore Esperto in Etologia Relazionale presso la Scuola di Etologia Relazionale Italiana, Operatore di Zooantropologia Didattica preso SIUA (Scuola Interazione Uomo Animale), responsabile fauna selvatica presso LEAL (Lega Antivivisezionista), autore del libro “Lupi, rewilding, uomini e bestiame” edito da A&A Marzia Carocci, 2024.
A breve si concluderà il procedimento di declassamento del lupo (Canis lupus lupus) che intende spostare il livello di tutela della specie dà “rigorosamente protetta” a “protetta”, all’interno della Direttiva Habitat.
Declassare la specie significherà esporla a scelte personalizzate da parte dei governi degli stati membri riguardo la gestione sul territorio di pertinenza.
Detto che:
lasciare ad ogni stato membro libertà di gestione della specie, in violazione di quelli che sono gli accordi standard comunitari riguardanti la tutela della fauna e della flora può risultare un errore; bisogna infatti ricordare che, a differenza dell’essere umano, gli animali non riconoscono i confini geografici territoriali quindi, gli abbattimenti che saranno decisi dai vari stati membri avranno ripercussioni anche oltre i confini nazionali. Quali ripercussioni non è dato sapere ma è certo che non potranno essere positivi in quanto, laddove l’essere umano ha inteso gestire la biodiversità, ha sempre creato scompensi negli equilibri presenti;
creare squilibri lungo i confini tra stati membri che possono avere ripercussioni anche politiche laddove, cercando vie di fuga dagli abbattimenti, branchi di lupi potrebbero spostarsi da un Paese che caccia con una elevata pressione antropica verso un altro che ritiene di gestire con una leggerezza maggiore il contenimento degli individui e viceversa.
È altresì da considerarsi che
molteplici studi scientifici hanno dimostrato l’inutilità ed il danno provocato dagli abbattimenti di individui all’interno dei branchi; l’inutilità è oggettiva in quanto se da un determinato territorio un branco viene eliminato, quello stesso territorio si presta ad essere occupato da un nuovo branco di lupi; il danno conseguente al prelievo di uno o più individui presenti è ampiamente comprovato in quanto la disgregazione di un branco colpito dalla morte di uno o più soggetti, porta i restanti ad optare per soluzioni di caccia più semplici che non l’attività a danno del selvatico, rivolgendo quindi l’attenzione verso gli animali da zootecnia, aumentando i conflitti tra attività antropiche e predatori;
la gestione numerica dei lupi in un determinato territorio è direttamente proporzionale al numero di prede disponibili. Il timore che vi possano essere troppi lupi in una determinata area è quindi assolutamente fuori luogo e fuorviante; basta pensare a quanto sta accadendo da decenni nel Parco Nazionale di Isle Royale, Michigan (USA) dove lupi e alci vivono in perfetto equilibrio da più di 70 anni, isolati dal resto del mondo;
numerosi studi hanno dimostrato che, laddove i sistemi di protezione degli animali da reddito vengono correttamente utilizzati, le predazioni calano con numeri che tendono ad avvicinarsi allo zero. Gli strumenti di tutela degli animali da zootecnia sono indispensabili e possono venire utilizzati nelle più diverse situazioni morfologiche comprendendo non solo metodi statici come le recinzioni ma anche l’utilizzo di pastori umani e cani guardiani, in grado di gestire ogni situazioni anche nei terreni più impervi. Le predazioni a danno degli animali da zootecnia, laddove avvengono, sono da imputarsi nella quasi totalità dei casi a mancanze da parte dei proprietari di animali. Va ricordato che sono moltissimi gli allevatori che convivono da sempre con la specie e che ne apprezzano l’attività di riequilibrio ambientale che riescono a mettere in atto, in modo completamente naturale;
il declassamento del lupo risulta una decisione meramente politica e di interesse di pochi nella misura in cui viene deciso di porre la specie in uno stato di tutela inferiore all’attuale, solamente per poter assicurare il proseguo in sicurezza delle pratiche di allevamento in una comunità come quella della UE che vede da decenni un calo numerico importante di queste attività, soppiantate dall’allevamento intensivo. Nessun’altro motivo appare rilevante per la scelta di declassare la specie in quanto, detenuti gli animali da zootecnia in sicurezza, il lupo non risulta minaccioso in alcun altro ambito per l’essere umano né per le sue attività in essere;
è compito del Comitato Permanente della Convenzione di Berna come di ogni altro organo rappresentante gli stati membri della UE e la popolazione stessa di detti stati assicurare il benessere dei cittadini; per soddisfare tanto è indispensabile che la biodiversità, da cui tutti dipendiamo, venga tutelata. La biodiversità di un ecosistema può essere protetta solamente laddove siano presenti specie apicali (di cui il lupo è la specie più rappresentativa), le uniche in grado di gestire correttamente l’equilibrio numerico di piante e animali presenti;
il declassamento del lupo si pone in violazione dell’Articolo 3 del Trattato sull’Unione europea che al punto 3 “Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su… un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente”. Per la realizzazione di un miglioramento della qualità dell’ambiente non è possibile prescindere dalla presenza di una specie fondamentale come il Canis lupus lupus, né è possibile gestirne il numero presente sul territorio, pena un crollo degli equilibri presenti; nello stesso articolo, al punto 5, il Trattato afferma che l ‘Unione “Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra”; è scientificamente provato quali e quanti danni la specie Homo sapiens provochi quotidianamente al pianeta; altresì è comprovato quali siano i benefici costituiti da corretti equilibri della biodiversità, di cui il lupo è fautore e garante;
Si ritiene quindi che
il declassamento del lupo e la caccia di selezione che ne seguirà, cui molti stati membri ambiscono, porterà sicuramente scompensi cui abbiamo già assistito in passato e assistiamo ancora nei territori dove non è ancora presente e nei quali l’aumento di specie preda come il cinghiale ed il cervo risultano in numero elevato e producono danni all’ambiente dove vivono. I vantaggi apportati dalla specie sono evidenti, basti pensare all’ottimo lavoro fatto nel Parco americano di Yellowstone (USA) che è tornato a vivere grazie all’intensa attività di predazione e dispersione degli ungulati erbivori fatta dal lupo o nella Foresta del Cansiglio, provincia di Belluno (Italia) dove il lupo in soli due anni ha fatto ciò che l’uomo non ha saputo fare in decenni, disperdendo i numerosi cervi che stavano distruggendo il sottobosco per nutrirsi;
Alla luce di tanto, la posizione della UE non deve cambiare ed il lupo deve rimanere nell’attuale status di specie rigorosamente protetta.
Cristiano Fant Operatore Esperto in Etologia Relazionale 3478824026 cristianofant.267@gmail.com
6227
Il problema
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NO AL DECLASSAMENTO DELLO STATO DI PROTEZIONE DEL LUPO!
I cittadini firmatari di questa petizione, si oppongono alla decisione di declassamento dello stato di protezione del lupo. Il lupo è un animale essenziale nel ruolo ecologico. E' il predatore in cima alla catena alimentare, e garantisce un sistema equilibrato e ricco di biodiversita. Per questo motivo la sua tutela è indispensabile! Spesso le predazioni al bestiame sono addossate ai lupi,senza averne le prove, e altrettanto spesso non vengono fatti i controlli del caso. Altre volte le predazioni da parte di questi animali avvengono per negligenza dell' uomo, basti pensare alle mancate misure di prevenzione, come le recinzioni elettrificate, l' assenza dei cani da guardiania, il bestiame non messo a dimora durante la notte, e/ o il pascolo non sorvegliato. Sul lupo sono state create false credenze, che non trovano nessun fondamento scientifico. Seppure il lupo ha ripopolato le montagne europee, bisogna tenere conto anche del numero di lupi che muoiono ogni anno, a causa degli incidenti stradali, del bracconaggio, e delle esche avvelenate. Bisogna calcolare poi che a causa della mortalità di origine umana, si può creare la disgregazione sociale dei branchi. Questo comporterebbe non solo ripercussioni sullo stato di conservazione, ma aumenterebbe il rischio di predazioni su animali domestici, oltre al rischio di ibridazione con cani randagi. Vista l' importanza nell' ecosistema, della presenza di questo animale, e visti i rischi di calo numerico e di ibridazione ( con tutte le conseguenze del caso), chiediamo a voi membri del parlamento europeo, di non declassare lo stato di protezione del lupo, ma di averne sempre maggiore tutela. Allego relazione scientifica dell' etologo Cristiano Fant , responsabile per la fauna selvatica dell' associazione Animalista LEAL.
Oggetto: il declassamento del lupo: un grave errore sociale e ambientale
Relazione scritta da Cristiano Fant, Operatore Esperto in Etologia Relazionale presso la Scuola di Etologia Relazionale Italiana, Operatore di Zooantropologia Didattica preso SIUA (Scuola Interazione Uomo Animale), responsabile fauna selvatica presso LEAL (Lega Antivivisezionista), autore del libro “Lupi, rewilding, uomini e bestiame” edito da A&A Marzia Carocci, 2024.
A breve si concluderà il procedimento di declassamento del lupo (Canis lupus lupus) che intende spostare il livello di tutela della specie dà “rigorosamente protetta” a “protetta”, all’interno della Direttiva Habitat.
Declassare la specie significherà esporla a scelte personalizzate da parte dei governi degli stati membri riguardo la gestione sul territorio di pertinenza.
Detto che:
lasciare ad ogni stato membro libertà di gestione della specie, in violazione di quelli che sono gli accordi standard comunitari riguardanti la tutela della fauna e della flora può risultare un errore; bisogna infatti ricordare che, a differenza dell’essere umano, gli animali non riconoscono i confini geografici territoriali quindi, gli abbattimenti che saranno decisi dai vari stati membri avranno ripercussioni anche oltre i confini nazionali. Quali ripercussioni non è dato sapere ma è certo che non potranno essere positivi in quanto, laddove l’essere umano ha inteso gestire la biodiversità, ha sempre creato scompensi negli equilibri presenti;
creare squilibri lungo i confini tra stati membri che possono avere ripercussioni anche politiche laddove, cercando vie di fuga dagli abbattimenti, branchi di lupi potrebbero spostarsi da un Paese che caccia con una elevata pressione antropica verso un altro che ritiene di gestire con una leggerezza maggiore il contenimento degli individui e viceversa.
È altresì da considerarsi che
molteplici studi scientifici hanno dimostrato l’inutilità ed il danno provocato dagli abbattimenti di individui all’interno dei branchi; l’inutilità è oggettiva in quanto se da un determinato territorio un branco viene eliminato, quello stesso territorio si presta ad essere occupato da un nuovo branco di lupi; il danno conseguente al prelievo di uno o più individui presenti è ampiamente comprovato in quanto la disgregazione di un branco colpito dalla morte di uno o più soggetti, porta i restanti ad optare per soluzioni di caccia più semplici che non l’attività a danno del selvatico, rivolgendo quindi l’attenzione verso gli animali da zootecnia, aumentando i conflitti tra attività antropiche e predatori;
la gestione numerica dei lupi in un determinato territorio è direttamente proporzionale al numero di prede disponibili. Il timore che vi possano essere troppi lupi in una determinata area è quindi assolutamente fuori luogo e fuorviante; basta pensare a quanto sta accadendo da decenni nel Parco Nazionale di Isle Royale, Michigan (USA) dove lupi e alci vivono in perfetto equilibrio da più di 70 anni, isolati dal resto del mondo;
numerosi studi hanno dimostrato che, laddove i sistemi di protezione degli animali da reddito vengono correttamente utilizzati, le predazioni calano con numeri che tendono ad avvicinarsi allo zero. Gli strumenti di tutela degli animali da zootecnia sono indispensabili e possono venire utilizzati nelle più diverse situazioni morfologiche comprendendo non solo metodi statici come le recinzioni ma anche l’utilizzo di pastori umani e cani guardiani, in grado di gestire ogni situazioni anche nei terreni più impervi. Le predazioni a danno degli animali da zootecnia, laddove avvengono, sono da imputarsi nella quasi totalità dei casi a mancanze da parte dei proprietari di animali. Va ricordato che sono moltissimi gli allevatori che convivono da sempre con la specie e che ne apprezzano l’attività di riequilibrio ambientale che riescono a mettere in atto, in modo completamente naturale;
il declassamento del lupo risulta una decisione meramente politica e di interesse di pochi nella misura in cui viene deciso di porre la specie in uno stato di tutela inferiore all’attuale, solamente per poter assicurare il proseguo in sicurezza delle pratiche di allevamento in una comunità come quella della UE che vede da decenni un calo numerico importante di queste attività, soppiantate dall’allevamento intensivo. Nessun’altro motivo appare rilevante per la scelta di declassare la specie in quanto, detenuti gli animali da zootecnia in sicurezza, il lupo non risulta minaccioso in alcun altro ambito per l’essere umano né per le sue attività in essere;
è compito del Comitato Permanente della Convenzione di Berna come di ogni altro organo rappresentante gli stati membri della UE e la popolazione stessa di detti stati assicurare il benessere dei cittadini; per soddisfare tanto è indispensabile che la biodiversità, da cui tutti dipendiamo, venga tutelata. La biodiversità di un ecosistema può essere protetta solamente laddove siano presenti specie apicali (di cui il lupo è la specie più rappresentativa), le uniche in grado di gestire correttamente l’equilibrio numerico di piante e animali presenti;
il declassamento del lupo si pone in violazione dell’Articolo 3 del Trattato sull’Unione europea che al punto 3 “Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su… un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente”. Per la realizzazione di un miglioramento della qualità dell’ambiente non è possibile prescindere dalla presenza di una specie fondamentale come il Canis lupus lupus, né è possibile gestirne il numero presente sul territorio, pena un crollo degli equilibri presenti; nello stesso articolo, al punto 5, il Trattato afferma che l ‘Unione “Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra”; è scientificamente provato quali e quanti danni la specie Homo sapiens provochi quotidianamente al pianeta; altresì è comprovato quali siano i benefici costituiti da corretti equilibri della biodiversità, di cui il lupo è fautore e garante;
Si ritiene quindi che
il declassamento del lupo e la caccia di selezione che ne seguirà, cui molti stati membri ambiscono, porterà sicuramente scompensi cui abbiamo già assistito in passato e assistiamo ancora nei territori dove non è ancora presente e nei quali l’aumento di specie preda come il cinghiale ed il cervo risultano in numero elevato e producono danni all’ambiente dove vivono. I vantaggi apportati dalla specie sono evidenti, basti pensare all’ottimo lavoro fatto nel Parco americano di Yellowstone (USA) che è tornato a vivere grazie all’intensa attività di predazione e dispersione degli ungulati erbivori fatta dal lupo o nella Foresta del Cansiglio, provincia di Belluno (Italia) dove il lupo in soli due anni ha fatto ciò che l’uomo non ha saputo fare in decenni, disperdendo i numerosi cervi che stavano distruggendo il sottobosco per nutrirsi;
Alla luce di tanto, la posizione della UE non deve cambiare ed il lupo deve rimanere nell’attuale status di specie rigorosamente protetta.
Cristiano Fant Operatore Esperto in Etologia Relazionale 3478824026 cristianofant.267@gmail.com
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Petizione creata in data 6 febbraio 2025