

Pubblichiamo di seguito l'arringa dell'Avv.ta di Nadia Lioce, Caterina Calia, tenuta il 28/09/2018 al processo di Nadia per "disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone":
Avv. Caterina Calia
Giudice, davvero ho poco da aggiungere, non perché non ci sarebbe da aggiungere, ma perché naturalmente siamo in un'aula dove tutto è stato detto da parte della collega, e non è che posso entrare ancora di più nel merito di questa vicenda. Però chiaramente condivido tutto quello che ha detto la collega e ritengo che il suo ruolo in questo processo sia importantissimo, perché in questa visione distorta e applicativa del 41 bis, che ha dato luogo ad una serie di soprusi, che non sono neanche legiferati, ma che di volta in volta, in base all'interpretazione che ne viene data all'interno dei singoli istituti, io credo che già oggi, o tutti i giorni, tutte le volte che ci sono state le udienze abbiamo avuto un riscontro a questo. Non è solo la Lioce che viene sanzionata, ma ci sono tutta una serie di condotte che arrivano davanti ai giudici ad intralciare, questo sì, la giustizia! Se ne dovessero occupare un pochino a Via Arenula quelli che dicono tanto, che si parla del fatto che i processi non vengono fatti…! Quanti soldi sono stati spesi e vengono spesi per sanzionare condotte che non sono condotte di reato? Perché poi a seguire ci sono il danneggiamento (un detenuto accusato di aver rotto uno sgabello) e quindi non esiste più neanche l'usura in carcere. Perché se si rompe una sedia si finisce davanti al giudice per il reato di danneggiamento! Come se non si rompono le cose anche nelle nostre case, figuriamoci in istituti fatiscenti, dove ci sono ancora gli sportelletti e gli sgabelli di 40 anni fa! Perché l’arredo è quello dell’entrata in vigore della riforma penitenziaria. Quindi bisogna misurarsi, non si può dire “questo non fa parte del processo”! Perché tutto quello che non faceva parte del processo è stato mandato a processo ed è stato mandato per una logica ed un interesse ben preciso, che era l’applicazione del 14 bis. Si voleva applicare alla Lioce, non bastasse il fatto che è da 15 anni in isolamento praticamente totale, in cui ogni sua minima forma di resistenza e di ribadire la propria integrità personale, appunto quello che ci ha già detto direttamente la Lioce e non ci devo ritornare. Tutto questo naturalmente non è permesso all'interno delle carceri di questo paese democratico, quelle in regime di 41 bis, e allora bisogna piegare ancora di più le persone! Le persone non devono neanche osare di utilizzare uno strumento che storicamente appartiene ai detenuti e non viene sanzionato in alcun modo, cioè i magistrati di sorveglianza annullano anche le sanzioni! Intanto le sanzioni disciplinari vengono applicate continuamente dall'istituto, qui parliamo specificamente dell'Istituto dell'Aquila, e c'è una finalità, c'è una finalità che è in un foglio che è stato già agli atti, è stato depositato, in cui si dice: “si ripropone inoltre, sulla base anche dei precedenti disciplinari a carico della detenuta in 41 bis Lioce Nadia Desdemona, l'avvio dell'iter procedurale per l’applicazione del regime particolare di cui all'articolo 14 bis della legge del ’75”. Quindi questa era la finalità!
E allora, non solo vi è un uso distorto e un’applicazione come quella che ha illustrato la collega, fino ad arrivare alla segregazione della parola, ma vi è un uso strumentale anche dell’autorità giudiziaria, perché si chiede una pronuncia e si mandano gli atti, come se si trattasse appunto di un illecito penale, all’autorità giudiziaria, perché poi si abbia la possibilità di applicare un istituto ulteriore ed ancora più gravoso rispetto a quello che è il 41 bis, cioè il 14 bis.
Quindi io credo che di fronte a questo ci debba essere anche un modo di analizzare complessivamente, cioè non limitarsi al segmento che viene portato alla sua attenzione di volta in volta, ma capire qual è il progetto di annientamento che viene portato dall'autorità amministrativa, nello specifico dal carcere dell'Aquila, attraverso appunto dei rapporti disciplinari che vengono elevati ogni giorno e che non sono stati confermati, ma che sono stati generici. Non voglio parlare della G. (detenuta in 41 bis nel carcere di L’Aquila), perché che cosa ci ha detto la G. nella sua testimonianza? Potremmo dire così semplicisticamente “è omertosa perché calabrese”?
La G. ci dice una cosa importante, la G. è in quel reparto dal 2014 e non ha mai visto in faccia la Lioce! Stiamo parlando di una sezione che è quanto quest’aula e qui siamo arrivati ad un livello di segregazione in nome dell'ordine e della sicurezza dell'Istituto! Ecco perché c'era un po' di rimostranza anche rispetto a questi concetti, che sono evanescenti quanto limitativi sempre più delle libertà, e in questa direzione stiamo andando in questo paese!
E allora se la G. in 4 anni non ha mai visto il viso della Lioce, stiamo parlando di segregazione totale e di fronte a questo è legittimo o non è legittimo, questa è la domanda al di là del disturbo, perché è la finalità, è legittimo o non è legittimo protestare? E in che modo si può protestare legittimamente senza ledere gli interessi altrui?
Quello che ha detto la Lioce, la proporzionalità tra quella che era la sua integrità violata, sequestro delle carte processuali - e ce l'ha detto la S. (agente dei gom), ci ha detto chiaramente: “nel momento in cui le ho restituito le carte processuali è finita la protesta della Lioce”. Così come c'è stata riferita la questione del phon, le sono state fatte sanzioni disciplinari addirittura ponendo in dubbio il fatto che lei curasse la propria persona, quindi un’integrità totale, alla propria soggettività, alla persona, addirittura supponendo che non si lavasse, non fosse abbastanza curata, perché non era andata in doccia e si era lavata con le bottiglie dentro la cella, perché tanto nella doccia l'acqua era fredda, il phon non funzionava - cosa ammessa sempre dalla S. - quindi era inutile andare a fare la doccia!
Queste erano le ragioni e c'era sempre una congruità comunque. E allora va detto che la battitura è l'ultima arma di protesta pacifica e legittima, rimasta nelle mani dei detenuti.
Io poi, se è possibile, vorrei anche produrre il capitolo di questo libro, scritto da Alessio Attanasio “l'inferno dei regimi differenziati” dove si parla proprio delle battiture.
Le battiture vengono fatte continuamente dentro le carceri e nessuno si sogna mai di denunciare penalmente chi fa la battitura! Intanto perché il disturbo non è agli altri detenuti, perché i detenuti lo sanno, tutti la praticano, anche le detenute al 41 bis a L'Aquila l'hanno praticata. Per cui il disturbo semmai è nei confronti dell'amministrazione! Ma questo storcere le cose, volerle utilizzare soltanto per poter applicare regimi ancora più pesanti e di annientamento totale, perché nessuno deve osare nemmeno! Divieto di parola, ma anche divieto di qualsiasi forma di protesta, anche legittima, rispetto a quelli che sono stati riconosciuti, dalla testimone che è stata sentita qua della polizia penitenziaria, come un abuso!
Dal mese di marzo fino al mese di settembre le sono state sottratte illegittimamente le carte processuali, quindi era un abuso! E allora va riconosciuto, non tanto e non solo che non c'era la volontà di arrecare disturbo, ma che c'era, alla base dell’atto posto in essere dalla Lioce, una serie di atti illegittimi della pubblica amministrazione, perché questo è quanto è successo.
Io chiedo quindi, naturalmente mi riporto alle richieste già fatte dalla collega, che venga assolta non nei sensi nel secondo comma, ma ai sensi del primo comma, perché qui non siamo venuti per perdere del tempo, la Lioce ha un ergastolo! Il problema è che deve il giudice intervenire in questo momento per stabilire anche dei limiti, e dire che è stata una denuncia del tutto pretestuosa in qualche maniera, e quindi in quanto nessuno è riuscito a dimostrare non solo il disturbo della quiete, ma è emerso, all'interno del processo, che l'azione della Lioce era legittima perché le sono state sottratte illegittimamente le carte processuali, cosa che non poteva essere fatta.