Petition updateNO AL 41bis PER NADIA LIOCEIl silenzio assordante sull’assoluzione di Nadia Lioce
luigia de biasil'aquila, Italy
3 Oct 2018

C’è un silenzio assordante dei media sull’assoluzione di Nadia Lioce ed in particolare sul suo processo. L’esito, per niente scontato, di questo processo è stato per noi una prima vittoria.

E' la vittoria della continua mobilitazione, presidi fatti ad ogni udienza al Tribunale e al carcere dell’Aquila, ma anche in altre città; è la vittoria dell'appello raccolto da lavoratori, donne, democratici ecc., della solidarietà che si è sviluppata in maniera vasta e in varie forme; è la vittoria della lucida determinazione di Nadia durante il processo, nello spiegare i motivi legittimi della sua protesta contro il regime 41bis; è la vittoria delle avvocate di Nadia, che non si sono affatto limitate ad una difesa tecnico-legale, ma hanno dimostrato come il 41bis equivalga a tortura e disvelato la vera finalità di questo processo: il totale annientamento di Nadia Lioce con ulteriore inasprimento delle sue condizioni detentive. Una vittoria che dice che questa battaglia contro le condizioni di detenzione e il regime del 41bis verso Nadia Lioce deve e può continuare.

Il processo a Nadia Lioce è stato in realtà un processo al 41 bis. Un processo che ha scoperchiato il vaso di Pandora e smascherato questo regime speciale per quello che è.

Ed è per questo che la maggior parte dei media ha calato il sipario su questo processo e dato l’allarme per un po’ di manifesti affissi contro la tortura del 41 bis sui prigionieri rivoluzionari.

Come hanno scritto i compagni di Napoli, “occorre fare il massimo di “rumore” possibile, così come ha fatto relativamente alle sue condizioni la compagna Lioce, per fare sì che la battaglia contro la tortura dell’isolamento carcerario e dunque per l’abrogazione/cancellazione dell’articolo 41 dell’ordinamento penitenziario finisca per essere vittoriosa”.

Ma per combattere un nemico bisogna conoscerlo. Ben vengano quindi tutte le iniziative in grado di diffondere la conoscenza su questo regime di tortura!

La verità è rivoluzionaria, e noi continueremo a sostenerla, dando in primo luogo la parola a Nadia Lioce.

Quelle che seguono sono le sue dichiarazioni spontanee rese durante l’ultima udienza del processo:

Nadia Lioce al giudice

Preferisco farle queste dichiarazioni, perché comunque qualcosa avrei da dire. Dubito che possano intralciare il dibattimento, perché penso anche che da un punto di vista contenutistico, quello che è successo nelle 6 volte per cui sono stata denunciata, in cui io ho effettuato la battitura, perché io non ho mai negato di averla effettuata, anzi ho portato, a consumazione del fatto che questa battitura non è stata fatta soltanto in quelle 6 volte, ma in altre 40 e più volte, anche tutte le notifiche di sanzioni disciplinari che ho avuto.

Le questioni nascono da, o sono collegabili a sottrazione di materiale cartaceo dalla mia cella, quello che è stato il motivo di questa protesta. Io ho fatto una protesta prolungata per 6 mesi per sottrazione di materiale cartaceo dalla mia cella, che includeva anche atti giudiziari - che però, agli occhi della polizia penitenziaria, erano esclusivamente pensiero mio, dal momento che erano presentati in occasione di processi da parte mia o da parte dei miei compagni in altri processi - e quindi non scevri di quella tutela di cui comunque godono gli atti giudiziari detenuti in cella, e che, nel momento in cui invece mi furono restituiti, motivarono l'interruzione della protesta, perché questa qui era una protesta chiaramente contro il personale penitenziario e comunque chi aveva comandato loro di farlo, e che non aveva più motivo di esistere nel momento in cui mi era stato restituito.

Che cosa c'è dietro tutto quello che è successo?

Il motivo della denuncia è il presunto disturbo del sonno, della quiete degli altri detenuti. Questo disturbo è un disturbo che a me non è stato testimoniato nel fatto. Certo, io non è che posso dire che qualcuno non possa essersi lamentato in privato con qualcuno, ma certamente non lo ha fatto in pubblico, perché se lo avesse fatto, certamente non avrei interrotto la protesta, ma l'avrei organizzata diversamente.

Non ho avuto cognizione di un presunto disturbo della quiete e non perché non potessi pensare che il rumore può arrecare del fastidio! Se è per questo noi abbiamo avuto anche delle proteste perché è cambiato l'orario di accensione e spegnimento delle televisioni, che prima venivano spente alle 3 di notte, ora sono spente a mezzanotte, e ci sono state delle proteste notturne, cioè alla mezzanotte, effettuate da una parte del maschile, ma né io né nessun'altra si è sognata di lamentarsi del fatto che altri prigionieri facessero questa protesta perché, se si ritiene che è giusto difendere i propri diritti, chiaramente si è d'accordo a prescindere, si sopporta il fastidio che si può avere, che è un fastidio comunque limitato rispetto a quello che può capitarci in termini di non tutela dei nostri diritti, in una condizione in cui l'integrità personale è soggetta a interpretazioni.

E quando dico integrità personale, e qui soprattutto io mi sto allargando un po', ma è impossibile non farlo, è comunque necessario averci un limite. Lo dico anche da me, cioè nel senso che io stessa ho dovuto valutare quale fosse una protesta opportuna e quindi fino a dove mi potessi spingere naturalmente. Non per quelle che potevano essere le conseguenze limitate su di te, ma per quello che è giusto e proporzionato fare!

Appunto, quando si parla di integrità personale, chiaramente è nel merito, per quello che è la mia soggettività, non soltanto la mia incolumità fisica! E nemmeno la mia sopravvivenza, come può essere ritenuto in parte del diritto che si è andato affermando in questi anni, o addirittura meno di una sopravvivenza, come, in parte, in ambito anglosassone, che abbiamo visto che ci può essere il fenomeno degli omicidi di stato, consentiti da una commissione di giuristi segreta.

- Interruzione del giudice

Integrità personale per me è anche tutto quello che sono soggettivamente, quello che penso,...

- Interruzione del giudice  e intervento delle avvocate Caterina Calia e Carla Serra: “mi scusi giudice, sta spiegando le ragioni alla base della protesta e credo siano un elemento fondamentale, dirimente...”

Perché il motivo della mia opposizione al decreto è stata la sostanziale legittimità della mia protesta, non il fatto che io non l'avessi compiuta!

E quindi è ovvio che ora io voglia argomentare il motivo della sua legittimità! E trovo il motivo della sua legittimità sostanziale nel fatto che io comunque ho difeso la mia integrità soggettiva! E l'integrità soggettiva sappiamo che nel contesto del 41 bis è dubbio che cosa significhi!

Perché nel momento in cui a me è vietato di parlare, così come lo è alle altre detenute - proprio ieri sono stati fatti dei rapporti disciplinari perché qualcuno del personale penitenziario ha ritenuto che una detenuta di un gruppo di segregazione parlasse con un'altra detenuta di un altro gruppo di segregazione, dopodiché non è detto che lo abbiano fatto davvero, perché la voce si diffonde e non è che si capisce bene tutto in diretta (?) - oppure, come il rumore si è diffuso in occasione delle proteste, ma a me nessuno è potuto venire a dirmi: " guarda, mi stai disturbando, non lo fare!", e quindi io non è che posso presumere che ci sia un disturbo per il solo fatto che c'è un atto materiale di protesta.

Perché, come è successo tante altre volte, questo non ha arrecato questo disturbo a quanto pare, o comunque non ha arrecato un disturbo tale da essere un illecito penale, perché, come abbiamo visto, per 40 e più altre volte non lo è stato, nonostante questa mia pratica sia stata sanzionata più di 50 volte, ma solo 6 sono state denunciate al Tribunale.

Allora, se non viene rispettata l'integrità soggettiva e quindi non solo fisica, non solo l'incolumità fisica del prigioniero, dal momento che invece ognuno di noi è un soggetto, è naturale che si difenda e che metta in atto le pratiche che sono possibili e che ritiene proporzionate per difendere la propria integrità.

Quindi chiaramente si tratta di criteri che ognuno ha per definirla. Il legislatore, o comunque sia l'esecutivo, non ha lo stesso criterio che ho io di integrità soggettiva, perché ha ritenuto possibile vietare la parola, e finora non c'è stata nessuna pronuncia, nessuna istanza giudiziaria superiore che dicesse: "sì, è giusto" o "non è giusto" quello che ha fatto il legislatore nel 2009, quando ha vietato la parola fra le persone, perché questo è quello che c'è! Ed è questo il motivo pratico...

- Giudice: "chiedo scusa, lei ha dato la sua versione dei fatti per quanto concerne la contestazione e credo, non mi pare adesso che parlare del legislatore, la parola e quant'altro, non credo siano cose attinenti la contestazione. Non mi piace interrompere e togliere la parola però...”

Signor Giudice, ma se il legislatore non avesse vietato la parola a me qualcuno lo avrebbe detto che stavo disturbando, ad esempio!

- Giudice: "ha spiegato, ha spiegato benissimo..."

Quindi se tiro in ballo il legislatore c'è un'attinenza molto specifica e puntuale con quello che sta succedendo in quest'aula o no? Purtroppo le cose sono andate diffondendosi in termini così antigiuridici che uno ne parla per forza del legislatore, non mi sembra di stare forzando più di tanto, anzi, mi sembra che la forzatura l'abbia fatta il legislatore!

Dopodiché, appunto, qui stiamo ognuno con il proprio modo di concepire quella che è l'integrità personale, quella che non è l'integrità personale, e c'è una necessità di prendere posizione anche su questo aspetto che riguarda i fatti per come si possono valutare.

Dopodiché chiaramente io difendo il mio, non solo diritto, ma anche dovere, perché non solo è un mio diritto difendere la mia integrità personale, ma è anche un dovere politico, perché io sono una rivoluzionaria e chiaramente non ammetto che ci sia un tentativo di coercire la soggettività altrui, questo non lo ammetto e quindi è un mio dovere anche difenderla da un punto di vista sociale.

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