PETIZIONE CHIUSA
Diretta a Presidente Regione Lazio Nicola Zingaretti ed ad 1 altro/a

No all'obiezione degli ospedali - Piena applicazione del diritto all'interruzione di gravidanza

La storia di Valentina Magnanti, costretta ad abortire, con il solo aiuto del marito, in un bagno dell'ospedale Sandro Pertini di Roma, è emblematica delle difficoltà, e spesso dei drammi, che le donne che decidono di interrompere una gravidanza si trovano a vivere a causa dell'alto numero di medici obiettori.

Se a livello nazionale obiettano sette medici su dieci, nel Lazio e in altre regioni, le percentuali sono ancora più elevate. Il risultato è che molti ospedali non sono più in grado di garantire l'accesso all'Ivg, nonostante la legge non ammetta l'obiezione di coscienza per le strutture sanitarie.

Al governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che è responsabile dell'applicazione della legge 194 sul territorio regionale, chiediamo di prendere tutti i provvedimenti necessari a garantire che l'obiezione di coscienza non ostacoli l'accesso all'interruzione di gravidanza in tutte le strutture ospedaliere pubbliche e convenzionate.

Secondo l’ultima Relazione del Ministero della Salute, nel 2011, l’obiezione di coscienza tra i ginecologi in Italia era pari al 69,3%. A fronte di questo dato, nonostante la stessa legge 194 escluda l’obiezione di struttura, non sono state adottate misure idonee a garantire la presenza di un numero adeguato di medici non obiettori in tutti gli ospedali pubblici.

Nella Regione Lazio la questione è di drammatica urgenza considerato che:

- secondo le rilevazioni dell'Agenzia di Sanità pubblica del Lazio, nel 2011 su 353 medici l'80,7% obietta e su 398 anestesisti il 72,4%;

- secondo i dati della LAIGA (Libera associazione italiana dei ginecologi per l'applicazione della legge 194) nel 2012, nel Lazio l’obiezione di coscienza tra i ginecologi ospedalieri si attesta al 91,3%; in 3 Province su 5 (Frosinone, Rieti, Viterbo) non è possibile eseguire aborti del secondo trimestre (cosiddetti terapeutici); e in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi e le cliniche accreditate) non si eseguono interruzioni di gravidanza; tra queste, due sono strutture universitarie (il Policlinico di Tor Vergata e l’Azienda Ospedaliera S. Andrea), che dunque disattendono anche il compito della formazione dei nuovi ginecologi, sancito dall’art. 15 della legge 194;

- secondo l’ultima Relazione del Ministero della Salute sull'Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine (aborto farmacologico) relativa al biennio 2010-2011, su un totale di 11268 Ivg così effettuate a livello nazionale, solo 361 sono state effettuate nel Lazio, contro le 3083 dell'Emilia Romagna; i presidi che hanno messo a disposizione il servizio sono stati 3 nel Lazio, contro i 20 dell'Emilia-Romagna.

Questi dati si traducono in:

- lunghe liste di attesa per le donne, che spesso portano le gravidanze al limite dei novanta giorni;

- sovraccarico di lavoro dei medici non obiettori, che sono completamente assorbiti dalle interruzioni di gravidanza senza poter esercitare la professione nella sua completezza;

- trascuratezza del servizio prestato (spazi insufficienti e degradati; lunghe ore di attesa; assenza di mediazione linguistica; tempi concitati in cui viene meno qualsiasi attenzione alla salute psicofisica delle donne);

- aumento degli aborti nelle strutture private e quindi una evidente discriminazione economica.

Chiediamo al governatore del Lazio Nicola di Zingaretti di garantire la piena applicazione della legge 194 in tutti gli ospedali pubblici e convenzionati della Regione.

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