Nicaragua: si fermi subito la spirale di violenza

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La repressione e l'uso indiscriminato della forza da parte della Polizia nazionale nicaraguense e delle forze paramilitari filogovernative è stata la risposta messa in atto dal regime orteguista alle legittime richieste del movimento spontaneo di protesta civica - composto da una larga parte della società civile, dell'opinione pubblica e dalla quasi totalità delle rappresentanze del settore privato - che da metà dello scorso aprile è sceso in piazza contro la Riforma del Sistema Previdenziale nazionale e, in seguito ai primi morti, per chiedere la rinuncia del presidente e il ripristino della democrazia nel paese.
Dal 19 aprile si è innescata una tale spirale di violenza, con gravi atti di crudeltà ed efferatezza, che ad oggi si contano già oltre le 351 persone uccise; più di 2500 feriti e 158 persone rapite o sequestrate e più di 500 persone arrestate illegalmente (Fonte: ANPDH e CNDH). I numerosi esecrabili episodi di violenza contro la popolazione disarmata sono documentati da immagini e testimonianze che provano la diretta responsabilità della polizia nazionale e delle bande paramilitari filogovernative nei massacri.
La stessa Unione Europea ha condannato con una risoluzione del 31 maggio l’uso indiscriminato della forza utilizzato dal Governo nicaraguense dall'inizio delle proteste, denunciando lo stato di corruzione e di autoritarismo della Repubblica del Nicaragua e più recentemente, a partire da una dichiarazione dell’alto rappresentante dell’unione per la politica estera Federica Mogherini, offrendosi come mediatore per la ripresa del dialogo nazionale.
È urgente che la violenza cessi e si dia seguito a quanto previsto dagli accordi firmati nell’ambito del Tavolo di Dialogo Nazionale presieduto dalla CEN - Conferenza Episcopale Nicaraguense e sottoscritti dal Governo lo scorso 15 giugno in relazione ai quali il regime di Daniel Ortega ha fatto solo minime concessioni permettendo solo l’ingresso nel paese di un monitoraggio della Commissione Interamericana per i Diritti Umani e dell’Alta Commissione ONU per i Diritti Umani, ma continuando nella repressione, detenzioni arbitrarie e sequestro degli oppositori politici. 

Pertanto chiediamo:

1.      La cessazione di ogni forma di violenza e minaccia all’integrità fisica, psichica e morale della popolazione;

2.      la creazione di garanzie per l’esercizio e la difesa dei diritti umani;

3.      la garanzia da parte del Governo del Nicaragua alle rappresentanze dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, della Commissione Interamericana per i Diritti Umani, Organizzazione degli Stati Americani e Unione Europea di piena autonomia operativa per indagare sui casi di abuso e violazione dei diritti umani e garantire supporto tecnico nella gestione dei negoziati per la pace, come peraltro previsto dall’accordo firmato in data 15 giugno 2018 nell’ambito del Tavolo di Dialogo e Mediazione anche dal Governo del Nicaragua;

4.      L’immediato smantellamento delle squadre paramilitari operanti in Nicaragua per riconsegnare alle Istituzioni proprie del Paese, tra cui l’esercito, le funzioni che gli sono deputate.

5.      Rendere pubbliche le carceri clandestine presenti sul territorio nazionale in cui le evidenze provano siano rinchiusi gli oppositori politici sequestrati indebitamente; permettere l’accesso alle celle ai rappresentanti della CIDH e del Mecanismo Especial de Seguimiento para Nicaragua (MESENI) per monitorarne lo stato di salute psico-fisica e prevedere la scarcerazione immediata di coloro che sono stati sequestrati e sono rinchiusi senza possibilità di accedere ad alcuna tutela legale. 

Soprattutto, si chiede che sia resa urgentemente operativa la “Commissione della Verità, Giustizia e Pace” con la partecipazione di attori nazionali indipendenti di tutti i settori e di attori internazionali autorevoli e credibili - ONU, OEA e UE - in modo da garantire e restituire credibilità ad un processo di dialogo nazionale teso a ripristinare nella Repubblica del Nicaragua uno stato di giustizia sino ad ora impedito dal rifiuto del regime di discutere seriamente della democratizzazione del paese e di elezioni anticipate.

Read the petition in english:

Repression and indiscriminate violence from the Nicaraguan national Police and pro-government paramilitary forces have been used by the Ortega’s regime as an answer to the legitimate demands on the part of the spontaneous movement of civic protest – composed of a large part of the civil society, the public opinion and almost all of the private sector’s representatives. Since the middle of last April, they have taken to the streets against the Reform of the national Social Security System and, after the first casualties, to ask for the president’s resignation and the restoration of democracy in the country. 
Since April 19th , it has triggered an escalation of violence, with serious acts of cruelty and brutality, so much that today it is possible to count over 351 people killed; more than 2500 injured people and 158 kidnapped or sequestered and more than 500 illegally arrested people (Source: ANPDH and CNDH). Numerous abominable episodes of violence against the disarmed population are documented by images and testimonies that prove the directed responsibility of the national police and pro-government paramilitary forces in massacres.
On May 31th, through a resolution, The European Union (EU) condemned the indiscriminate use of violence from the Nicaraguan government since the beginning of protests, denouncing the Republic of Nicaragua’s corruption and authoritarianism. More recently, starting from Federica Mogherini’s declaration, who is the High Representative of the European Union for Foreign Affairs and Social Security, The EU has offered to be mediator in the recovery of the national dialogue.  
It is urgent to cease the violence and follow the agreements that have been signed in the occasion of the Table of National Dialogue, which was led by the CEN – the Episcopal Conference of Nicaragua - and that the government approved last June 15th.  In respect to it, Daniele Ortega’s regime allowed the slightest concession, that is, the entrance of the Inter-American Commission on Human Rights and the United Nations High Commissioner for Human Rights in the country for a monitoring; on the contrary, it continues with repression, arbitrary detentions and kidnapping of the political opponents. 

Therefore, we are asking for: 

1.      The end of violence and threat to the physical, psychological and moral integrity of the population;

2.      The creation of guarantees for the practice and defence of human rights;

3.      The guarantee from the Nicaraguan Government that the representatives of the United Nations High Commissioner for Human Rights, the Inter-American Commission on Human Rights, the Organization of American States and the European Union have fully operational autonomy for investigating on the cases of human rights’ abuse and violation; guarantee the technical support in the management of the negotiations for the peace, as it is established by the signed agreement on June 15th, 2018 in the occasion of the Table of Dialogue and Mediation also on behalf of the Nicaraguan government;

4.      Immediate dissolution of paramilitary squads that are operating in Nicaragua, in order to give the designated functions back to their own institutions in the country, among which the army.

5.      Making the clandestine prisons on the national territory public, in which evidence proves that political opponents, who were sequestered illegitimately, are incarcerated. In addition, allowing the representatives of the CIDH and the Mecanismo Especial de Seguimiento para Nicaragua (MESENI) to have access to the cells to monitor the psychophysical state of health and provide for the immediate release of those who were sequestered and imprisoned without the possibility to have access to any legal protection. 

In particular, it is demanded to make the “Commission of Truth, Justice and Peace” urgently operative. Finally, it is requested the participation of national independent actors from all sectors and international respected and credible actors – ONU, OEA and UE – in order to guarantee and give credibility back to the process of national dialogue, to discuss seriously the democratisation of the country and anticipated elections.



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