Modigliana: no alla distruzione del territorio per Fondi Pubblici


Modigliana: no alla distruzione del territorio per Fondi Pubblici
Il problema
Noi, cittadini di Modigliana e sostenitori della sostenibilità, riteniamo essenziale una transizione verso fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, questa transizione non deve avvenire a discapito del territorio.
Il progetto in questione prevede l'installazione di 8 pale eoliche alte 200 metri ciascuna. Queste strutture verrebbero installate intorno a Montebello, l’unica tenuta forestale del nostro comune e una grande risorsa per la comunità. La realizzazione di questo progetto rischia di alterare in modo irreversibile il paesaggio e di compromettere gravemente l'uso dell’intero territorio, con conseguenze sulla mobilità e sull'ambiente circostante.
Non siamo contrari all'energia eolica, ma ci preme che i progetti di questa portata dimostrino una reale produttività e benefici tangibili. Il rischio è che questo progetto, con pale più alte di qualsiasi altra esistente al mondo, non solo non soddisfi i criteri di efficienza energetica, ma risulti principalmente una macchina per ottenere finanziamenti pubblici piuttosto che una vera iniziativa di transizione ecologica.
Le analisi disponibili rivelano che il progetto presenta numerose carenze: incompatibilità con le normative ambientali regionali, rischi per il nostro territorio già provato da eventi calamitosi e una produttività energetica discutibile. Inoltre, l'intervento potrebbe danneggiare irreparabilmente la rete idrica e le risorse naturali, senza considerare l'impatto devastante su flora, fauna e le attività locali.
È cruciale che i progetti di sostenibilità non compromettano il nostro patrimonio naturale e culturale. Chiediamo quindi che venga bloccato questo progetto finché non venga dimostrata una reale compatibilità con il nostro territorio e una chiara utilità per la comunità.
Firma anche tu per proteggere il territorio e garantire un futuro sostenibile che rispetti davvero le esigenze della nostra comunità!
Per approfondire:
Puoi fare qualcosa in più: Invia le tue osservazioni al Ministero entro il 10 agosto
MOTIVI PER RESPINGERE IL PROGETTO PER UN IMPIANTO EOLICO ON-SHORE DENOMINATO “MONTEBELLO”
Il progetto, presentato il 27 giugno 2024 al MASE (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica) dall’azienda SKI W AB S srl, prevede la costruzione di un impianto eolico on-shore denominato “Montebello”, nella zona collinare facente capo ai comuni di Modigliana (FC), Tredozio (FC), Rocca S. Casciano (FC).
Carenze programmatiche, ordinamentali, industriali del progetto
a) incompatibilità rispetto alle politiche di produzione di energie rinnovabili dell’Emilia-Romagna.
La Regione Emilia-Romagna nel PER - Piano Energetico Regionale 2017 ha stabilito che la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili deve avvenire “nel rispetto delle misure di salvaguardia ambientale”. Nel PTA - Piano Triennale di Attuazione del PER 2022-2024 viene affermato che “La crescita dell’eolico in Emilia-Romagna si scontra storicamente con le limitazioni fisiche e ambientali del territorio”. Di seguito, si sottolinea che è da privilegiarsi la realizzazione di impianti eolici off- shore (in mare) rispetto all’installazione di impianti eolici on-shore tanto impattanti con il paesaggio.
b) non idoneità del progetto ai vincoli vigenti e ai vincoli in via di legiferazione.
In molte sue parti il progetto presentato risulta non conforme alle norme e ai vincoli vigenti a livello nazionale, regionale e comunale. In altri casi, si lascia spazio a interpretazioni normative assolutamente controvertibili, se non errate; in altri casi ancora, viene ammesso dagli stessi proponenti che l’impianto non è in linea con legislazione corrente. Non di rado si omette deliberatamente di trattare questioni e problematiche che metterebbero in seria discussione la fattibilità e la sostenibilità del progetto. Inoltre, il suddetto progetto risulterebbe incompatibile con le disposizioni legislative più volte auspicate da rappresentanti dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna in merito all’ individuazione delle aree idonee o non idonee alla costruzione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, i cui criteri sono riportati nel recente D.L. 21 giugno 2024 (titolo II - principi e criteri omogenei per l’individuazione delle aree idonee art. 7). In tale D.L. si predispone che le Regioni possano fissare “una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela di ampiezza differenziata a seconda della tipologia di impianto, proporzionata al bene oggetto di tutela, fino a un massimo di 7 chilometri”. Qualora l’assemblea Emilia-Romagna - vista la dimensione abnorme della struttura in questione e del conseguente impatto ambientale - assumerà, come prevedibile, la distanza massima di tutela, l’impianto, nella sua totalità, risulterà insistere in area non idonea.
c) inadeguatezza della documentazione tecnica, alla luce degli eventi calamitosi del 2023 .
Nella documentazione del progetto si fa riferimento a leggi, dati, tabelle del tutto superati alla luce dei catastrofici eventi alluvionali del maggio 2023 che hanno colpito in maniera massiva il territorio in cui si intenderebbe collocare l’impianto. Si prendono in considerazione piani territoriali, idrogeologici, forestali, di rischio alluvionale, di tutela delle acque etc. antecedenti all’evento calamitoso del 2023 che ha determinato una totale modificazione morfologica, statica e idrologica del territorio in ogni sua componente. Per comprendere la gravità dei danni subiti dal territorio in cui si intenderebbe situare l’impianto, basti pensare che nel solo comune di Modigliana, si sono verificate 6962 frane, alcune di eccezionale gravità, con più di 550 edifici coinvolti dagli eventi franosi. Una situazione analoga riguarda i comuni di Tredozio e Rocca San Casciano e tutta l’area limitrofa.
d) inefficienze tecniche e di programmazione industriale.
Come riferito da autorevoli studi, la ventosità dell’Europa, dell’italia e in particolare dell’Appennino sta drasticamente diminuendo per effetto dei cambiamenti climatici: nel 2021 si è stimato un calo di ventosità del 15% rispetto all’anno precedente, in linea con il fenomeno di “siccità eolica” su terraferma che progredisce da oltre 30 anni e che si sta esponenzialmente aumentando. Secondo la Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del CAI un impianto è economicamente sostenibile quando si superano le 2.000 ore vento annue. Nella zona dove si intenderebbe installare l’impianto è assolutamente impensabile avere 2000 ore di vento/annue. Inoltre, sempre secondo la Commissione centrale tutela ambiente montano già citata, la ventosità opportuna per il funzionamento di un impianto eolico è circa 8 m/s, mentre gli stessi proponenti dichiarano che la zona dove situare l’impianto garantirebbe solo 6/7 m/s a 100 m. di altezza. In realtà, consultando le piattaforme internazionali ed europee che registrano la mappatura dell’intensità del vento in Italia si evince che l’area considerata dal progetto ha una ventosità media annua tra i 4/5 e i 5/6 m/s a 100 m. di altezza: considerando la scasa ventosità del sito, l’impianto ha potenzialità industriali non tanto nell’attività di esercizio, ma piuttosto nelle risorse finanziarie connesse alla sua costruzione e garantite dalle agevolazioni previste e dai consistenti finanziamenti nazionali ed europei.
Incompatibilità del progetto rispetto al territorio
a) danni per la rete viaria e la viabilità provinciale
La costruzione, la messa in opera e la successiva manutenzione delle strutture è assolutamente incompatibile con la rete viaria esistente nel territorio, la quale sarebbe gravata dal passaggio di decine di veicoli per trasporti eccezionali che, partendo dal porto di Ravenna, dovrebbero transitare da Faenza fino al sito di costruzione dell’impianto. La stessa rete stradale dovrebbe sopportare centinaia di mezzi pesanti in transito per il completamento dell’opera, nonché, successivamente per la manutenzione della stessa, e, infine, per la sua dismissione. Nel progetto sono indicate notevolissime modificazioni della rete viaria in cui si verificherà il passaggio dei mezzi eccezionali previsti, con l’allargamento della sede stradale, lo spianamento di dossi e rilievi, la costruzione di piazzole di manovra, l’edificazione di ponti temporanei. Gran parte di questi interventi così invasivi riguarderanno le strutture viarie di zone boschive, a tutela paesaggistica e ambientale.
b) incompatibilità con i lavori di ripristino successivi agli eventi alluvionali del 2023
Il progetto prevede massicci interventi su strade e terreni in cui sono già stati avviati (o sono già in fase avanzata di progetto) le attività di ripristino previste dalla Struttura Commissariale per la Ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione del 2023, presieduta dal Gen. Figliolo. Il sovraffollamento di mezzi derivante dall’istallazione dell’impianto si sommerebbe, nella stessa rete viaria, all’ingente passaggio dei mezzi pesanti che necessariamente copriranno, in buona parte, il medesimo tragitto per il ripristino del territorio devastato dagli eventi alluvionali del 2023. Dato che il cronoprogramma per la costruzione dell’impianto eolico prevede l’operatività dei cantieri tra il 2027 e il 2029, sarà inevitabile l’interferenza con le opere già avviate dal piano di recupero statale, se non l’ammaloramento delle stesse. Quest’ultima ipotesi è certa per quanto riguarda la SP 129 Modigliana - Rocca San Casciano e la SP 21 del Trebbio, poiché il progetto indica che le condotte per il passaggio dell’energia elettrica saranno situate sotto le sedi stradali delle suddette provinciali: dunque si andrà a demolire un’opera di ricostruzione appena realizzata o in via di completamento.
c) cementificazione di una zona forestale di pregio
Il progetto prevede una cementificazione massiva di un territorio forestale con impiego di migliaia di mc. di calcestruzzo per la costruzione dei basamenti delle pale e per le opere accessorie. Per ciascuna delle otto turbine sono previste le seguenti opere in cemento:
- un piazzale di cemento di 160x50 metri
-una fondazione circolare di 14 metri di diametro, spessa 2-3 metri con sovrapposta una ulteriore
fondazione superficiale di 7 metri di diametro.
- un set di 16 palificazioni infisse nel terreno per profondità variabili tra 20-24 metri
A questi si aggiungono oltre 25 km di cavidotti di cemento armato prefabbricato interrati nelle strade fino a raggiungere i crinali ove sono poste le 8 turbine. Da una stima sommaria, per ogni turbina , saranno scavati circa 600mila mc di terra, e realizzati altrettanti mc di opere cementizie; e saranno smaltiti circa 150mila mc di rifiuti: tutti i materiali suddetti dovranno trasportati utilizzando la rete viaria.
d) irreversibilità dell’intervento e carenze nel piano di smantellamento
Il progetto dichiara di ripristinare lo status quo dopo 30 anni di esercizio dell’impianto, ma, dall’analisi delle opere e del piano di decommissioning dell’impianto, si evince chiaramente che i grandi piazzali in cemento armato delle 8 turbine verranno lasciati sul territorio e nascosti sotto un metro di terreno agricolo, così come i 25 km di cavidotti di cemento realizzati, gran parte, sotto il sedime stradale. Inoltre tutte le strutture in vetroresina delle 24 pale lunghe oltre 174 metri ciascuna NON sono riciclabili in alcun modo, tecnicamente sono considerate “rifiuti speciali”, anch’essi da conferire in discarica, utilizzando, di nuovo, la rete viaria del territorio.
e) rischio idrogeologico
I proponenti, nella stesura del progetto, ammettono che l’intera area contemplata dal progetto, ai sensi del R.D. 3267/1923, è a rischio idrologico, ma si limitano a constatare, in mezza pagina, che la zona è stata colpita da eventi alluvionali nel 2023. Per le ulteriori analisi del rischio idrologico dell’area si prende come parametro la situazione fissata dal Piano Stralcio per il Rischio Idrogeologico del 2016 e del Piano Operativo Comunale risalente al 2018, che risultano, evidentemente, del tutto superati dopo i suddetti eventi calamitosi del 2023. Ai fini di valutare la compatibilità dell’intervento con il sistema delle acque superficiali e sotterranee, si è fatto riferimento al Piano Tutela delle Acque del 2005, come sopra, assolutamente non indicativo rispetto alla attuale condizione idrologica superficiale e sotterranea dell’area. Vista l’invasività dell’intervento previsto, con escavazioni di decine di migliaia di mc di terreno, l’eventualità di danneggiare gravemente la rete delle acque di falda e i tratti dei corsi d’acqua modificati dagli eventi del 2023 è pressoché inevitabile.
g) depauperamento della flora, della fauna e della biodiversità
Il sito considerato per la costruzione dell’impianto è a pochissimi chilometri dai confini delle oasi naturalistiche Natura 2000 e Parco delle Foreste Casentinesi: la prossimità con queste aree indica il valore territoriale dell’area che sarà irrimediabilmente compromessa. L’entità delle opere accessorie (chilometri di nuove piste, allargamento delle esistenti, scavi per 25 km, approntamento di piazzole di centinaia di mq cadauna, livellamenti dei terreni, scavo di nuovi fossi…) comporterà l’abbattimento di decine di migliaia di alberi, nonché la moria e l’allontanamento della fauna locale.
h) danni alle colture di pregio presenti nel territorio: vigneti e uliveti
Il progetto non tiene in considerazione la legislazione territoriale e regionale riguardante le normative a tutela delle aree agricole su cui insistono produzioni di eccellenza certificate: nell’area compresa dal progetto si registrano decine di ettari coltivati a vigneto, con produzione di vini DOGC e a ulivo.
i) danni all’utilizzo dell’area
La presenza dell’impianto provocherà consistenti danni all’attività venatoria, alla raccolta di funghi e tartufi, infatti l’impianto insiste su una riserva di caccia e l’intera area si caratterizza per la ricchezza di funghi pregiati e le numerosissime tartufaie.
l) compromissione delle attività ricreative e sportive del territorio.
L’area presa in esame dal progetto e le zone circostanti si caratterizzano per la diffusa attività sportiva outdoor (trekking, ciclismo, mountain bike, percorsi CAI, altevie…): ovviamente, la devastazione dei territori causata dalla costruzione e dal successivo funzionamento dell’impianto, nonché la desolazione paesaggistica che ne deriverà comprometteranno in maniera considerevole l’attrattività del luogo per la pratica di tali sport, con una notevole incidenza negativa sull’attività turistica, da considerarsi una tra le più rilevati risorse economiche degli abitanti della zona.
Incompatibilità del progetto rispetto ai beni paesaggistici, naturalistici e culturali
a) devastazione paesaggistica su larga scala: visibilità dell’impianto
L’impianto sarà visibile a decine di km di distanza e snaturerà in maniera definitiva l’identità paesistica, sociale e storica dei territori di Faenza e Forlì. Sono gli stessi proponenti ad ammettere la straordinaria visibilità dell’impianto, fornendo un’analisi relativa e un’apposita cartina che però non evidenzia l’incidenza visuale oltre Faenza e Forlì: in realtà, considerando che il territorio al di là di queste due città è totalmente pianeggiante, è incontrovertibile che le pale sanno distintamente visibili ben oltre.
b) devastazione paesaggistica sui territori circostanti
Come ovvio, molti comuni del territorio circostante, a particolare vocazione turistica (Bertinoro, Predappio, Brisighella, Palazzuolo, Castrocaro…) subiranno considerevoli ripercussioni negative a livello economico data la vicinanza al sito dell’impianto. Vista la conformazione del territorio e la dimensione dell’impianto gli aereogeneratori saranno incombenti su tutti i comuni sopracitati e le aree limitrofe per decine di chilometri. L’intero paesaggio collinare e boschivo, ancora incontaminato, tutelato da decine di norme locali, provinciali, regionali e nazionali (si veda, tra le altre, il D.L. del 22 gennaio 2004) sarà irrimediabilmente compromesso, determinando non solo la perdita di identità dei luoghi, ma anche della popolazione locale che, per più di mille anni, generazione dopo generazione, ha salvaguardato il proprio habitat tanto da mantenerlo ad oggi incontaminato e che continua a trattenere nel paesaggio un tratto essenziale della propria storia e delle proprie tradizioni.
c) svalutazione dei centri storici e dei beni culturali nei comuni direttamente coinvolti
L’impianto dista pochissimi chilometri da tre centri storici di tradizione millenaria, con innumerevoli beni di pregio artistico tutelati dal Ministero della Cultura. L’imponenza delle strutture previste dal progetto e la prossimità di esse ai suddetti centri storici determinerà un indelebile danno all’identità storico-culturale-artistica dei luoghi e della comunità che li abitano.
d) incompatibilità con i centri astronomici di Monteromano (Brisighella) e Montemaggiore (Predappio)
I potenti dispositivi di segnalazione luminosa che obbligatoriamente gli aereogeneratori presentano sia nel punto più alto della struttura sia ai vertici delle pale sono fonte di gravi danni per le osservazioni astronomiche. La Regione Emilia-Romagna riconosce come centri scientifici di interesse i due osservatori di Monteromano (Brisighella) e Montemaggiore (Predappio) e ne sancisce un’area perimetrale di protezione di 15 km, fascia territoriale in cui è vietata ogni interferenza luminosa che ne precluda l’esercizio. I due osservatori distano rispettivamente 10 e 8 km dall’impianto eolico e dunque lo stesso, secondo legge, non potrebbe essere installato.
e) incompatibilità del progetto con il territorio ad uso civico
Le terre di uso civico sono costituite da terreni a destinazione agro-silvo-pastorale, sulle quali vengono esercitati diritti di godimento essenziali da una comunità. Il territorio su cui dovrebbe situarsi l’impianto è riconducibile a uso civico in quanto da sempre utilizzato dalla collettività del luogo per la raccolta dei funghi e dei tartufi, senza limitazione rispetto ai confini e a eventuali diritti di proprietà. Inoltre, nell’area di installazione dell’impianto, è presente la tenuta di Montebello, gestita dal comune di Modigliana come bene collettivo e sede dell’Associazione Nucleo Volontari Antincendio-Protezione Civile. Se si acclarasse giuridicamente, come è probabile, che l’area presa in esame dal progetto è da annoverarsi tra i territori di uso civico o comunque contigua ad esso, l’impianto sarebbe collocato in area non idonea alla costruzione di impianti energetici, in quanto tutelato dal D.L. del 22 gennaio 2004, art. 142 e da provvedimenti successivi.
Se hai letto fino a qui e condividi le nostre motivazioni firma questa petizione! Più firme raggiungiamo entro il 10 agosto, termine ultimo per l'invio delle osservazioni al Ministero, più saremo incisivi.

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Il problema
Noi, cittadini di Modigliana e sostenitori della sostenibilità, riteniamo essenziale una transizione verso fonti energetiche rinnovabili. Tuttavia, questa transizione non deve avvenire a discapito del territorio.
Il progetto in questione prevede l'installazione di 8 pale eoliche alte 200 metri ciascuna. Queste strutture verrebbero installate intorno a Montebello, l’unica tenuta forestale del nostro comune e una grande risorsa per la comunità. La realizzazione di questo progetto rischia di alterare in modo irreversibile il paesaggio e di compromettere gravemente l'uso dell’intero territorio, con conseguenze sulla mobilità e sull'ambiente circostante.
Non siamo contrari all'energia eolica, ma ci preme che i progetti di questa portata dimostrino una reale produttività e benefici tangibili. Il rischio è che questo progetto, con pale più alte di qualsiasi altra esistente al mondo, non solo non soddisfi i criteri di efficienza energetica, ma risulti principalmente una macchina per ottenere finanziamenti pubblici piuttosto che una vera iniziativa di transizione ecologica.
Le analisi disponibili rivelano che il progetto presenta numerose carenze: incompatibilità con le normative ambientali regionali, rischi per il nostro territorio già provato da eventi calamitosi e una produttività energetica discutibile. Inoltre, l'intervento potrebbe danneggiare irreparabilmente la rete idrica e le risorse naturali, senza considerare l'impatto devastante su flora, fauna e le attività locali.
È cruciale che i progetti di sostenibilità non compromettano il nostro patrimonio naturale e culturale. Chiediamo quindi che venga bloccato questo progetto finché non venga dimostrata una reale compatibilità con il nostro territorio e una chiara utilità per la comunità.
Firma anche tu per proteggere il territorio e garantire un futuro sostenibile che rispetti davvero le esigenze della nostra comunità!
Per approfondire:
Puoi fare qualcosa in più: Invia le tue osservazioni al Ministero entro il 10 agosto
MOTIVI PER RESPINGERE IL PROGETTO PER UN IMPIANTO EOLICO ON-SHORE DENOMINATO “MONTEBELLO”
Il progetto, presentato il 27 giugno 2024 al MASE (Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica) dall’azienda SKI W AB S srl, prevede la costruzione di un impianto eolico on-shore denominato “Montebello”, nella zona collinare facente capo ai comuni di Modigliana (FC), Tredozio (FC), Rocca S. Casciano (FC).
Carenze programmatiche, ordinamentali, industriali del progetto
a) incompatibilità rispetto alle politiche di produzione di energie rinnovabili dell’Emilia-Romagna.
La Regione Emilia-Romagna nel PER - Piano Energetico Regionale 2017 ha stabilito che la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili deve avvenire “nel rispetto delle misure di salvaguardia ambientale”. Nel PTA - Piano Triennale di Attuazione del PER 2022-2024 viene affermato che “La crescita dell’eolico in Emilia-Romagna si scontra storicamente con le limitazioni fisiche e ambientali del territorio”. Di seguito, si sottolinea che è da privilegiarsi la realizzazione di impianti eolici off- shore (in mare) rispetto all’installazione di impianti eolici on-shore tanto impattanti con il paesaggio.
b) non idoneità del progetto ai vincoli vigenti e ai vincoli in via di legiferazione.
In molte sue parti il progetto presentato risulta non conforme alle norme e ai vincoli vigenti a livello nazionale, regionale e comunale. In altri casi, si lascia spazio a interpretazioni normative assolutamente controvertibili, se non errate; in altri casi ancora, viene ammesso dagli stessi proponenti che l’impianto non è in linea con legislazione corrente. Non di rado si omette deliberatamente di trattare questioni e problematiche che metterebbero in seria discussione la fattibilità e la sostenibilità del progetto. Inoltre, il suddetto progetto risulterebbe incompatibile con le disposizioni legislative più volte auspicate da rappresentanti dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna in merito all’ individuazione delle aree idonee o non idonee alla costruzione di impianti per la produzione di energia rinnovabile, i cui criteri sono riportati nel recente D.L. 21 giugno 2024 (titolo II - principi e criteri omogenei per l’individuazione delle aree idonee art. 7). In tale D.L. si predispone che le Regioni possano fissare “una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela di ampiezza differenziata a seconda della tipologia di impianto, proporzionata al bene oggetto di tutela, fino a un massimo di 7 chilometri”. Qualora l’assemblea Emilia-Romagna - vista la dimensione abnorme della struttura in questione e del conseguente impatto ambientale - assumerà, come prevedibile, la distanza massima di tutela, l’impianto, nella sua totalità, risulterà insistere in area non idonea.
c) inadeguatezza della documentazione tecnica, alla luce degli eventi calamitosi del 2023 .
Nella documentazione del progetto si fa riferimento a leggi, dati, tabelle del tutto superati alla luce dei catastrofici eventi alluvionali del maggio 2023 che hanno colpito in maniera massiva il territorio in cui si intenderebbe collocare l’impianto. Si prendono in considerazione piani territoriali, idrogeologici, forestali, di rischio alluvionale, di tutela delle acque etc. antecedenti all’evento calamitoso del 2023 che ha determinato una totale modificazione morfologica, statica e idrologica del territorio in ogni sua componente. Per comprendere la gravità dei danni subiti dal territorio in cui si intenderebbe situare l’impianto, basti pensare che nel solo comune di Modigliana, si sono verificate 6962 frane, alcune di eccezionale gravità, con più di 550 edifici coinvolti dagli eventi franosi. Una situazione analoga riguarda i comuni di Tredozio e Rocca San Casciano e tutta l’area limitrofa.
d) inefficienze tecniche e di programmazione industriale.
Come riferito da autorevoli studi, la ventosità dell’Europa, dell’italia e in particolare dell’Appennino sta drasticamente diminuendo per effetto dei cambiamenti climatici: nel 2021 si è stimato un calo di ventosità del 15% rispetto all’anno precedente, in linea con il fenomeno di “siccità eolica” su terraferma che progredisce da oltre 30 anni e che si sta esponenzialmente aumentando. Secondo la Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del CAI un impianto è economicamente sostenibile quando si superano le 2.000 ore vento annue. Nella zona dove si intenderebbe installare l’impianto è assolutamente impensabile avere 2000 ore di vento/annue. Inoltre, sempre secondo la Commissione centrale tutela ambiente montano già citata, la ventosità opportuna per il funzionamento di un impianto eolico è circa 8 m/s, mentre gli stessi proponenti dichiarano che la zona dove situare l’impianto garantirebbe solo 6/7 m/s a 100 m. di altezza. In realtà, consultando le piattaforme internazionali ed europee che registrano la mappatura dell’intensità del vento in Italia si evince che l’area considerata dal progetto ha una ventosità media annua tra i 4/5 e i 5/6 m/s a 100 m. di altezza: considerando la scasa ventosità del sito, l’impianto ha potenzialità industriali non tanto nell’attività di esercizio, ma piuttosto nelle risorse finanziarie connesse alla sua costruzione e garantite dalle agevolazioni previste e dai consistenti finanziamenti nazionali ed europei.
Incompatibilità del progetto rispetto al territorio
a) danni per la rete viaria e la viabilità provinciale
La costruzione, la messa in opera e la successiva manutenzione delle strutture è assolutamente incompatibile con la rete viaria esistente nel territorio, la quale sarebbe gravata dal passaggio di decine di veicoli per trasporti eccezionali che, partendo dal porto di Ravenna, dovrebbero transitare da Faenza fino al sito di costruzione dell’impianto. La stessa rete stradale dovrebbe sopportare centinaia di mezzi pesanti in transito per il completamento dell’opera, nonché, successivamente per la manutenzione della stessa, e, infine, per la sua dismissione. Nel progetto sono indicate notevolissime modificazioni della rete viaria in cui si verificherà il passaggio dei mezzi eccezionali previsti, con l’allargamento della sede stradale, lo spianamento di dossi e rilievi, la costruzione di piazzole di manovra, l’edificazione di ponti temporanei. Gran parte di questi interventi così invasivi riguarderanno le strutture viarie di zone boschive, a tutela paesaggistica e ambientale.
b) incompatibilità con i lavori di ripristino successivi agli eventi alluvionali del 2023
Il progetto prevede massicci interventi su strade e terreni in cui sono già stati avviati (o sono già in fase avanzata di progetto) le attività di ripristino previste dalla Struttura Commissariale per la Ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione del 2023, presieduta dal Gen. Figliolo. Il sovraffollamento di mezzi derivante dall’istallazione dell’impianto si sommerebbe, nella stessa rete viaria, all’ingente passaggio dei mezzi pesanti che necessariamente copriranno, in buona parte, il medesimo tragitto per il ripristino del territorio devastato dagli eventi alluvionali del 2023. Dato che il cronoprogramma per la costruzione dell’impianto eolico prevede l’operatività dei cantieri tra il 2027 e il 2029, sarà inevitabile l’interferenza con le opere già avviate dal piano di recupero statale, se non l’ammaloramento delle stesse. Quest’ultima ipotesi è certa per quanto riguarda la SP 129 Modigliana - Rocca San Casciano e la SP 21 del Trebbio, poiché il progetto indica che le condotte per il passaggio dell’energia elettrica saranno situate sotto le sedi stradali delle suddette provinciali: dunque si andrà a demolire un’opera di ricostruzione appena realizzata o in via di completamento.
c) cementificazione di una zona forestale di pregio
Il progetto prevede una cementificazione massiva di un territorio forestale con impiego di migliaia di mc. di calcestruzzo per la costruzione dei basamenti delle pale e per le opere accessorie. Per ciascuna delle otto turbine sono previste le seguenti opere in cemento:
- un piazzale di cemento di 160x50 metri
-una fondazione circolare di 14 metri di diametro, spessa 2-3 metri con sovrapposta una ulteriore
fondazione superficiale di 7 metri di diametro.
- un set di 16 palificazioni infisse nel terreno per profondità variabili tra 20-24 metri
A questi si aggiungono oltre 25 km di cavidotti di cemento armato prefabbricato interrati nelle strade fino a raggiungere i crinali ove sono poste le 8 turbine. Da una stima sommaria, per ogni turbina , saranno scavati circa 600mila mc di terra, e realizzati altrettanti mc di opere cementizie; e saranno smaltiti circa 150mila mc di rifiuti: tutti i materiali suddetti dovranno trasportati utilizzando la rete viaria.
d) irreversibilità dell’intervento e carenze nel piano di smantellamento
Il progetto dichiara di ripristinare lo status quo dopo 30 anni di esercizio dell’impianto, ma, dall’analisi delle opere e del piano di decommissioning dell’impianto, si evince chiaramente che i grandi piazzali in cemento armato delle 8 turbine verranno lasciati sul territorio e nascosti sotto un metro di terreno agricolo, così come i 25 km di cavidotti di cemento realizzati, gran parte, sotto il sedime stradale. Inoltre tutte le strutture in vetroresina delle 24 pale lunghe oltre 174 metri ciascuna NON sono riciclabili in alcun modo, tecnicamente sono considerate “rifiuti speciali”, anch’essi da conferire in discarica, utilizzando, di nuovo, la rete viaria del territorio.
e) rischio idrogeologico
I proponenti, nella stesura del progetto, ammettono che l’intera area contemplata dal progetto, ai sensi del R.D. 3267/1923, è a rischio idrologico, ma si limitano a constatare, in mezza pagina, che la zona è stata colpita da eventi alluvionali nel 2023. Per le ulteriori analisi del rischio idrologico dell’area si prende come parametro la situazione fissata dal Piano Stralcio per il Rischio Idrogeologico del 2016 e del Piano Operativo Comunale risalente al 2018, che risultano, evidentemente, del tutto superati dopo i suddetti eventi calamitosi del 2023. Ai fini di valutare la compatibilità dell’intervento con il sistema delle acque superficiali e sotterranee, si è fatto riferimento al Piano Tutela delle Acque del 2005, come sopra, assolutamente non indicativo rispetto alla attuale condizione idrologica superficiale e sotterranea dell’area. Vista l’invasività dell’intervento previsto, con escavazioni di decine di migliaia di mc di terreno, l’eventualità di danneggiare gravemente la rete delle acque di falda e i tratti dei corsi d’acqua modificati dagli eventi del 2023 è pressoché inevitabile.
g) depauperamento della flora, della fauna e della biodiversità
Il sito considerato per la costruzione dell’impianto è a pochissimi chilometri dai confini delle oasi naturalistiche Natura 2000 e Parco delle Foreste Casentinesi: la prossimità con queste aree indica il valore territoriale dell’area che sarà irrimediabilmente compromessa. L’entità delle opere accessorie (chilometri di nuove piste, allargamento delle esistenti, scavi per 25 km, approntamento di piazzole di centinaia di mq cadauna, livellamenti dei terreni, scavo di nuovi fossi…) comporterà l’abbattimento di decine di migliaia di alberi, nonché la moria e l’allontanamento della fauna locale.
h) danni alle colture di pregio presenti nel territorio: vigneti e uliveti
Il progetto non tiene in considerazione la legislazione territoriale e regionale riguardante le normative a tutela delle aree agricole su cui insistono produzioni di eccellenza certificate: nell’area compresa dal progetto si registrano decine di ettari coltivati a vigneto, con produzione di vini DOGC e a ulivo.
i) danni all’utilizzo dell’area
La presenza dell’impianto provocherà consistenti danni all’attività venatoria, alla raccolta di funghi e tartufi, infatti l’impianto insiste su una riserva di caccia e l’intera area si caratterizza per la ricchezza di funghi pregiati e le numerosissime tartufaie.
l) compromissione delle attività ricreative e sportive del territorio.
L’area presa in esame dal progetto e le zone circostanti si caratterizzano per la diffusa attività sportiva outdoor (trekking, ciclismo, mountain bike, percorsi CAI, altevie…): ovviamente, la devastazione dei territori causata dalla costruzione e dal successivo funzionamento dell’impianto, nonché la desolazione paesaggistica che ne deriverà comprometteranno in maniera considerevole l’attrattività del luogo per la pratica di tali sport, con una notevole incidenza negativa sull’attività turistica, da considerarsi una tra le più rilevati risorse economiche degli abitanti della zona.
Incompatibilità del progetto rispetto ai beni paesaggistici, naturalistici e culturali
a) devastazione paesaggistica su larga scala: visibilità dell’impianto
L’impianto sarà visibile a decine di km di distanza e snaturerà in maniera definitiva l’identità paesistica, sociale e storica dei territori di Faenza e Forlì. Sono gli stessi proponenti ad ammettere la straordinaria visibilità dell’impianto, fornendo un’analisi relativa e un’apposita cartina che però non evidenzia l’incidenza visuale oltre Faenza e Forlì: in realtà, considerando che il territorio al di là di queste due città è totalmente pianeggiante, è incontrovertibile che le pale sanno distintamente visibili ben oltre.
b) devastazione paesaggistica sui territori circostanti
Come ovvio, molti comuni del territorio circostante, a particolare vocazione turistica (Bertinoro, Predappio, Brisighella, Palazzuolo, Castrocaro…) subiranno considerevoli ripercussioni negative a livello economico data la vicinanza al sito dell’impianto. Vista la conformazione del territorio e la dimensione dell’impianto gli aereogeneratori saranno incombenti su tutti i comuni sopracitati e le aree limitrofe per decine di chilometri. L’intero paesaggio collinare e boschivo, ancora incontaminato, tutelato da decine di norme locali, provinciali, regionali e nazionali (si veda, tra le altre, il D.L. del 22 gennaio 2004) sarà irrimediabilmente compromesso, determinando non solo la perdita di identità dei luoghi, ma anche della popolazione locale che, per più di mille anni, generazione dopo generazione, ha salvaguardato il proprio habitat tanto da mantenerlo ad oggi incontaminato e che continua a trattenere nel paesaggio un tratto essenziale della propria storia e delle proprie tradizioni.
c) svalutazione dei centri storici e dei beni culturali nei comuni direttamente coinvolti
L’impianto dista pochissimi chilometri da tre centri storici di tradizione millenaria, con innumerevoli beni di pregio artistico tutelati dal Ministero della Cultura. L’imponenza delle strutture previste dal progetto e la prossimità di esse ai suddetti centri storici determinerà un indelebile danno all’identità storico-culturale-artistica dei luoghi e della comunità che li abitano.
d) incompatibilità con i centri astronomici di Monteromano (Brisighella) e Montemaggiore (Predappio)
I potenti dispositivi di segnalazione luminosa che obbligatoriamente gli aereogeneratori presentano sia nel punto più alto della struttura sia ai vertici delle pale sono fonte di gravi danni per le osservazioni astronomiche. La Regione Emilia-Romagna riconosce come centri scientifici di interesse i due osservatori di Monteromano (Brisighella) e Montemaggiore (Predappio) e ne sancisce un’area perimetrale di protezione di 15 km, fascia territoriale in cui è vietata ogni interferenza luminosa che ne precluda l’esercizio. I due osservatori distano rispettivamente 10 e 8 km dall’impianto eolico e dunque lo stesso, secondo legge, non potrebbe essere installato.
e) incompatibilità del progetto con il territorio ad uso civico
Le terre di uso civico sono costituite da terreni a destinazione agro-silvo-pastorale, sulle quali vengono esercitati diritti di godimento essenziali da una comunità. Il territorio su cui dovrebbe situarsi l’impianto è riconducibile a uso civico in quanto da sempre utilizzato dalla collettività del luogo per la raccolta dei funghi e dei tartufi, senza limitazione rispetto ai confini e a eventuali diritti di proprietà. Inoltre, nell’area di installazione dell’impianto, è presente la tenuta di Montebello, gestita dal comune di Modigliana come bene collettivo e sede dell’Associazione Nucleo Volontari Antincendio-Protezione Civile. Se si acclarasse giuridicamente, come è probabile, che l’area presa in esame dal progetto è da annoverarsi tra i territori di uso civico o comunque contigua ad esso, l’impianto sarebbe collocato in area non idonea alla costruzione di impianti energetici, in quanto tutelato dal D.L. del 22 gennaio 2004, art. 142 e da provvedimenti successivi.
Se hai letto fino a qui e condividi le nostre motivazioni firma questa petizione! Più firme raggiungiamo entro il 10 agosto, termine ultimo per l'invio delle osservazioni al Ministero, più saremo incisivi.

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Petizione creata in data 6 agosto 2024