Modifica Esame di Abilitazione per Fisioterapisti - Scritto
Modifica Esame di Abilitazione per Fisioterapisti - Scritto
Il problema
Cari Colleghi,
Mi rivolgo a voi e ai rappresentanti degli organi competenti per le professioni sanitarie e per la regolamentazione della formazione superiore e dell’abilitazione professionale, per sottoporre alla vostra attenzione una proposta di modifica delle modalità dell’Esame di Abilitazione per Fisioterapisti.
Sono consapevole che alcune delle osservazioni che sto per condividere potrebbero non essere del tutto nuove. Tuttavia, credo fermamente che il cambiamento sia possibile solo se ci si espone, anche se a promuoverlo sono individui "comuni". Pur consapevole che alcuni possano considerare questa iniziativa una perdita di tempo, ritengo che agire e proporre sia sempre più efficace che rimanere in silenzio e subire le circostanze.
La proposta nasce da una riflessione condivisa anche da altri colleghi, sulla disparità e disomogeneità della formazione universitaria in ambito fisioterapico. La Laurea in Fisioterapia è stata istituita in Italia, come sapete, nel 2000, introducendo un percorso universitario strutturato, ma le esperienze di tirocinio possono variare notevolmente in termini di complessità e specializzazione. Alcuni studenti hanno la possibilità di svolgere tirocini in contesti con una maggiore varietà di casi clinici e risorse avanzate, mentre altri si trovano in realtà più limitate, con conseguenze evidenti sulla preparazione complessiva. Ciò solleva questioni più profonde, legate alle disparità dei servizi sanitari regionali e a problematiche di origine sociale che qui non intendo approfondire.
Tali differenze si sommano a quelle già presenti a livello Europeo. Per esperienza diretta, e di altrettanti privilegiati colleghi, durante un periodo Erasmus, ho potuto constatare come la formazione e le modalità di esame varino significativamente tra Paesi. Ciò è in parte dovuto al fatto che la fisioterapia è una professione relativamente giovane e non esiste ancora un piano di formazione standardizzato a livello europeo, come avviene per altri percorsi di studi più consolidati (ad esempio ingegneria o medicina). Alcuni Paesi prevedono corsi triennali, altri quadriennali, alcuni integrano lauree magistrali specialistiche; analogamente, anche in Italia, le magistrali potrebbero essere riformate per introdurre specializzazioni cliniche più mirate, piuttosto che un unico percorso comune anche con altri professionisti con aree di intervento distinte con focus su ricerca, management e didattica.
Alla luce di queste considerazioni, e giungendo al punto centrale di questa proposta, riteniamo che l’introduzione di un esame unico di abilitazione — scritto, omogeneo, imparziale e oggettivo — ispirato ai principi della pratica clinica basata sulle evidenze (Evidence-Based Practice), possa rappresentare un significativo passo avanti.
Una prova di questo tipo non solo garantirebbe una maggiore uniformità nella valutazione delle competenze teoriche, ma stimolerebbe anche università e professionisti a un adeguamento complessivo della preparazione, riducendo i dislivelli e formando fisioterapisti realmente pronti ad affrontare le sfide della professione.
Inoltre, essa contribuirebbe ad allenare i candidati a sostenere test simili a quelli previsti nei concorsi pubblici, generalmente articolati in una prova scritta e una orale.
L’attuale modalità d’esame presenta alcune criticità: il sorteggio di un caso clinico (immaginate quindi l'ampiezza delle variabili da considerare) può risultare monotematico o più complesso per alcuni candidati, limitando la valutazione globale delle competenze nei principali ambiti riabilitativi: muscoloscheletrico, neurologico, cardiorespiratorio ed età evolutiva. Ritengo inoltre che non sia più accettabile pensare che la formazione del fisioterapista si acquisisca principalmente “sul campo” o “mettendo le mani in pasta” anche tramite corsi economicamente impegnativi una volta laureati: l’esperienza pratica è fondamentale, ma la preparazione teorica non può essere trascurata, poiché costituisce la base imprescindibile per una pratica clinica sicura ed efficace. Una prova scritta a scelta multipla, eventualmente integrata da domande aperte, renderebbe la valutazione più uniforme e oggettiva, contribuendo a formare professionisti preparati e sicuri nelle loro competenze. (Paesi che adottano questa modalità sono USA con famoso esame NPTE e anche altri Europei)
Come noto, l’esame di abilitazione alla professione di fisioterapista è regolato dal Decreto 14 settembre 1994, n. 741, e dal Decreto Interministeriale 19 febbraio 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 2009 n. 119. Pur potendo considerarsi relativamente recenti, la professione e i suoi operatori si stanno evolvendo a un ritmo molto più rapido rispetto all’aggiornamento della normativa. Inoltre, la Direttiva Europea 2005/36/CE e le successive modifiche (2013/55/UE) sul riconoscimento delle qualifiche professionali non prevedono l’obbligo di sostenere un esame orale, confermando la compatibilità di una prova scritta standardizzata con le normative europee.
Chiedo quindi il vostro sostegno per promuovere un esame di abilitazione più equo, imparziale e oggettivo, che contribuisca ad identificare e promuovere solo quei professionisti davvero pronti ad affrontare le sfide della nostra professione.
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Il problema
Cari Colleghi,
Mi rivolgo a voi e ai rappresentanti degli organi competenti per le professioni sanitarie e per la regolamentazione della formazione superiore e dell’abilitazione professionale, per sottoporre alla vostra attenzione una proposta di modifica delle modalità dell’Esame di Abilitazione per Fisioterapisti.
Sono consapevole che alcune delle osservazioni che sto per condividere potrebbero non essere del tutto nuove. Tuttavia, credo fermamente che il cambiamento sia possibile solo se ci si espone, anche se a promuoverlo sono individui "comuni". Pur consapevole che alcuni possano considerare questa iniziativa una perdita di tempo, ritengo che agire e proporre sia sempre più efficace che rimanere in silenzio e subire le circostanze.
La proposta nasce da una riflessione condivisa anche da altri colleghi, sulla disparità e disomogeneità della formazione universitaria in ambito fisioterapico. La Laurea in Fisioterapia è stata istituita in Italia, come sapete, nel 2000, introducendo un percorso universitario strutturato, ma le esperienze di tirocinio possono variare notevolmente in termini di complessità e specializzazione. Alcuni studenti hanno la possibilità di svolgere tirocini in contesti con una maggiore varietà di casi clinici e risorse avanzate, mentre altri si trovano in realtà più limitate, con conseguenze evidenti sulla preparazione complessiva. Ciò solleva questioni più profonde, legate alle disparità dei servizi sanitari regionali e a problematiche di origine sociale che qui non intendo approfondire.
Tali differenze si sommano a quelle già presenti a livello Europeo. Per esperienza diretta, e di altrettanti privilegiati colleghi, durante un periodo Erasmus, ho potuto constatare come la formazione e le modalità di esame varino significativamente tra Paesi. Ciò è in parte dovuto al fatto che la fisioterapia è una professione relativamente giovane e non esiste ancora un piano di formazione standardizzato a livello europeo, come avviene per altri percorsi di studi più consolidati (ad esempio ingegneria o medicina). Alcuni Paesi prevedono corsi triennali, altri quadriennali, alcuni integrano lauree magistrali specialistiche; analogamente, anche in Italia, le magistrali potrebbero essere riformate per introdurre specializzazioni cliniche più mirate, piuttosto che un unico percorso comune anche con altri professionisti con aree di intervento distinte con focus su ricerca, management e didattica.
Alla luce di queste considerazioni, e giungendo al punto centrale di questa proposta, riteniamo che l’introduzione di un esame unico di abilitazione — scritto, omogeneo, imparziale e oggettivo — ispirato ai principi della pratica clinica basata sulle evidenze (Evidence-Based Practice), possa rappresentare un significativo passo avanti.
Una prova di questo tipo non solo garantirebbe una maggiore uniformità nella valutazione delle competenze teoriche, ma stimolerebbe anche università e professionisti a un adeguamento complessivo della preparazione, riducendo i dislivelli e formando fisioterapisti realmente pronti ad affrontare le sfide della professione.
Inoltre, essa contribuirebbe ad allenare i candidati a sostenere test simili a quelli previsti nei concorsi pubblici, generalmente articolati in una prova scritta e una orale.
L’attuale modalità d’esame presenta alcune criticità: il sorteggio di un caso clinico (immaginate quindi l'ampiezza delle variabili da considerare) può risultare monotematico o più complesso per alcuni candidati, limitando la valutazione globale delle competenze nei principali ambiti riabilitativi: muscoloscheletrico, neurologico, cardiorespiratorio ed età evolutiva. Ritengo inoltre che non sia più accettabile pensare che la formazione del fisioterapista si acquisisca principalmente “sul campo” o “mettendo le mani in pasta” anche tramite corsi economicamente impegnativi una volta laureati: l’esperienza pratica è fondamentale, ma la preparazione teorica non può essere trascurata, poiché costituisce la base imprescindibile per una pratica clinica sicura ed efficace. Una prova scritta a scelta multipla, eventualmente integrata da domande aperte, renderebbe la valutazione più uniforme e oggettiva, contribuendo a formare professionisti preparati e sicuri nelle loro competenze. (Paesi che adottano questa modalità sono USA con famoso esame NPTE e anche altri Europei)
Come noto, l’esame di abilitazione alla professione di fisioterapista è regolato dal Decreto 14 settembre 1994, n. 741, e dal Decreto Interministeriale 19 febbraio 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 maggio 2009 n. 119. Pur potendo considerarsi relativamente recenti, la professione e i suoi operatori si stanno evolvendo a un ritmo molto più rapido rispetto all’aggiornamento della normativa. Inoltre, la Direttiva Europea 2005/36/CE e le successive modifiche (2013/55/UE) sul riconoscimento delle qualifiche professionali non prevedono l’obbligo di sostenere un esame orale, confermando la compatibilità di una prova scritta standardizzata con le normative europee.
Chiedo quindi il vostro sostegno per promuovere un esame di abilitazione più equo, imparziale e oggettivo, che contribuisca ad identificare e promuovere solo quei professionisti davvero pronti ad affrontare le sfide della nostra professione.
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Petizione creata in data 16 ottobre 2025