Futuro migliore per gli operatori delle discipline ad indirizzo artistico.

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Migliorare la ricerca condivisa e l'agibilità professionale degli operatori.

Da più di un ventennio anche nel nostro paese si sono sviluppate attività di ricerca applicata nell'ambito educativo , riabilitativo e terapeutico , ( ad esempio ad indirizzo artistico e non solo ) , attività che già operano nel sistema sanitario e per le quali e' applicabile  l'art. 5 della legge 11 gennaio 2018, n. 3  ancora non applicato, “ Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonchè disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute .“ , normativa che istituisce un canale di candidatura per le nuove professioni del settore.


La collocazione di queste discipline nel settore sociosanitario risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività.


A fronte di un ritardo nel percorso attuativo della norma per la candidatura sociosanitaria di tali attività riguardante molti operatori , il Gruppo Promotore Interdisciplinare sollecita  “ l'applicazione dell'art. 5 della legge 3 dell'11 gennaio 2018 riguardante l'attivazione dell'area sociosanitaria con specificazione delle modalità di candidatura per le nuove professioni ”.

Roma li , 19-1-2019

per il GRUPPO PROMOTORE INTERDISCIPLINARE
Dott.ssa Mila Sanna , Psicologa e Psicoterapeuta
Danzaterapeuta Simonetta Ottone
Musicoterapista Rolando Proietti Mancini

 

salutarti.blogspot.it

 

art5attuazione@gmail.com

 

DETTAGLI

 

Attivare l'area delle professioni sociosanitarie.Applicare l'art.5 della legge 3 del 2018,

iniziativa dal mondo delle terapie di ricerca  ad indirizzo artistico ( danzaterapia , musicoterapia , etc.).

Le terapie di ricerca ; nasce il GPI , Guppo Promotore Interdisciplinare ,

finalizzato allo sviluppo delle collaborazioni interdisciplinari tra le discipline di ricerca che sviluppano le loro attività nell'area mista artistica e scientifica , e non solo , ed alla attuazione della strada istituzionale di prospettiva per il miglioramento delle condizioni di agibilità delle nuove figure professionali correlate ( costituita dall'art. 5 della Legge 3 dell'11 gennaio 2018 relativamente alla candidatura di nuove professioni. ).

Premessa da scenario e linee programmatiche

Per ragioni storiche, Culturali e sociali molto complesse che possono in parte riferirsi alla crisi dei modelli prevalenti, molto si è diffuso il ricorso alle cosiddette pratiche terapeutiche “alternative”. Senza voler entrare nel dettaglio di questi problemi, va da sé che, oggi, vi è un bisogno diffuso di visioni complessive che un tecnicismo non sempre umanizzante appare non soddisfare.

La musicoterapia e la danzaterapia (diciamo l'arteterapia in senso lato successivamente denominata AT ) , pur sicuramente collocandosi in una visione olistica dell’essere umano ,non e’

collocabile nell’ambito delle pratiche mediche “alternative” per le seguenti ragioni:

a) “Alternativo” vuol dire letteralmente “al posto di qualcos’altro” e la AT non si pone in antitesi ad alcun tipo di intervento medico o risocializzante o psicoeducativo

b) Essa nel momento in cui non si colloca nell’ambito del ristretto intervento terapeutico non puo’ essere considerata una pratica medica alternativa

c) Nei corsi di formazione per arteterapeuti , non autoreferenziali , vengono date informazioni sulla l’Antropologia Culturale, la Sociologia, la Psicologia Sociale e di Comunità, la Psicologia dello

Sviluppo ed altre discipline prevalentemente dal punto di vista storico; questo non per fornire competenze in queste aree ma per inquadrare, nell’ottica ermeneutica, la AT tra le discipline

umanistiche.

d) Nel momento in cui la prassi AT ha sempre lavorato avendo la massima disponibilità ad essere testata e valutata secondo metodiche condivise dalla Comunità scientifica (esistono molti

studi rigorosi pubblicati in questo ambito) questa prassi si colloca del tutto nell’alveo delle metodiche potenzialmente “ufficiali”.

Nella maggior parte dei luoghi e dei dispositivi deputati alla costruzione del senso di appartenenza alla Comunità come le scuole o anche negli spazi della cura, della riabilitazione e della

socializzazione dell’handicap fisico, psichico e sociale troviamo operatori che con la più varia qualifica pongono in atto degli interventi che prevedano l’uso sistematico di quelle che solitamente

nella nostra Cultura definiamo arte e che non hanno come scopo principale la formazione tecnica (finalità ovviamente lecitissima per una progetto scolastico, accademico o di acquisizione di

competenze finalizzate all’inserimento lavorativo o anche semplicemente per il piacere di accrescere il proprio saper fare) ma si pongono invece, in maniera esplicita, come interventi

francamente “terapeutici” finalizzati al miglioramento delle relazioni e ad una migliore modulazione del proprio mondo emozionale.

In particolare non è facile trovare una scuola, un centro diurno o una Comunità terapeutica che non abbia un laboratorio espressivo in cui si realizzino procedure riferibili alla AT con la finalità di

creare un migliore clima relazionale , rieducare e riabilitare.

I principali obiettivi di questa costellazione di metodi possono essere definiti come:

1. un superamento della dicotomia mente-corpo

2. un occuparsi non solo della persona francamente malata ma anche della persona “sana”, con finalità peraltro non solo preventive ma anche di consolidamento del “benessere” che viene

sempre più inteso sia come diritto individuale che come dovere sociale tanto che si è aperto un dibattito mondiale sull’inserimento del livello di benessere degli individui nel PIL.

3. un considerare con particolare attenzione la dimensione culturale del soggetto, ritenendola un aspetto fondativo e non secondario per la persona e presupponendo l’idea che ognuno di noi

è costantemente in relazione dinamica con più modelli culturali

4. un considerare sempre come punto di partenza una visione ecologica del soggetto, ovvero una visione sia unitaria che molteplice, la quale non possa prescindere anche dal sistema

complesso di relazioni in cui la persona vive

5. il considerare necessario per migliorare la qualità della vita delle persone, fare leva soprattutto sulle risorse e competenze proprie del soggetto nella loro accezione più ampia e, in questo

ambito, il ritenendo la creatività come una caratteristica universale delle persone e dei gruppi, non di esclusivo appannaggio di pochi privilegiati “artisti”.

6. un porsi costantemente in ambiti interdisciplinari e, in particolare, quando queste metodiche vengano applicate in campo clinico, considerare come necessaria la collaborazione con figure

professionali come quelle del medico o dello psicologo .

Tali metodiche di aiuto e di sostegno, a volte vengono sommariamente definite “non convenzionali”, “olistiche” o addirittura “alternative”.

Questi termini, sia pure di uso frequente, non fanno giustizia dello spessore scientifico degli operatori qualificati del settore.

Tra l’altro ingenerano un equivoco, ipotizzando una collocazione di queste metodiche in un’area “altra”, lontana ad esempio dalle possibilità di verifica rigorosa e di collocazione in ambiti

metodologici consolidati.

Nel nostro paese, come peraltro anche in tutta Europa, assistiamo ad un costante aumento della domanda in questo variegato settore, con variegati sviluppi di un quadro normativo giuridico

che definisca e delimiti queste varie aree metodologiche, i criteri formativi che le riguardino, le regole deontologiche che siano alla base del loro operato. Tale quadro normativo , in evoluzione

verso la professionalità sociosanitaria , migliora con eccessiva lentezza a causa di diffusi pregiudizi artistici , scientifici e corporativi.

Nel momento dell’inserimento di queste nuove professionalità in un preciso quadro normativo e giuridico, va specificato che le loro peculiarità ne richiedono la collocazione finale nel

settore sociosanitario, poiché le professionalità in questione non possono essere considerate di specifico né tantomeno esclusivo ambito medico o psicologico.

Questa scelta è ovviamente legata alla natura complessa e interdisciplinare di queste professionalità e al loro costante riferirsi alla complessità dell’ecosistema relazionale, culturale e sociale del
soggetto.

L'inserimento , possibile attraverso la recente legislazione , di queste discipline in ambito sociosanitario è conseguente anche a causa della crescente tendenza alla diffusione di un particolare

aspetto nella più recente visione del benessere individuale e collettivo : in particolare, oggi il benessere non viene considerato solamente come un diritto, ma anche come un dovere del soggetto
e della collettività.

Nel momento in cui le nostre società confermano la scelta di modelli di welfare, non è più possibile ragionare sulla malattia escludendo il problema dei costi sociali, umani ed economici delle
patologie.

Prevenire le disabilità e l'esclusione ( a qualunque livello ) determina una inevitabile ricaduta positiva a tutti questi i livelli, per l’appunto sociali, umani ed economici.

La salute e il benessere non appartengono quindi più solo all’individuo (ammesso e non concesso che mai siano appartenuti esclusivamente alla sfera individuale) e devono dunque trovare posto
nel discorso sulla collettività nel suo insieme.

In altri termini, la collocazione di queste discipline nel settore sociosanitario risponde alla sempre più diffusa e radicata visione del benessere e della salute come doveri sociali, sia della
collettività nei confronti del singolo sia del singolo verso la collettività.

Solo per fare un esempio specifico, pensiamo al problema degli anziani non autosufficienti. L’aumento dell’età media non sempre corrisponde infatti , come sappiamo , ad un reale benessere per
tutto l’arco della vita.

Diffondere quindi dei programmi di prevenzione delle disabilità legate alla senescenza potrebbe, nel quadro di un’adeguata programmazione, corrispondere ad enormi risparmi economici da

parte del Servizio Sanitario Nazionale ( oltre, ovviamente, a ridimensionare significativamente le sofferenze e i disagi degli anziani stessi e delle loro famiglie ).

In base a quanto esposto i sottoscritti si propongono di proporre ai colleghi ed alle associazioni la costituzione di un Coordinamento Nazionale Intercategoriale sul tema , e per realizzarlo istituiscono in data odierna il Gruppo Promotore Interdisciplinare finalizzato allo sviluppo delle collaborazioni interdisciplinari tra le discipline di ricerca che sviluppano le loro attività nell'area mista artistica e scientifica ( e non solo) ed alla attuazione della strada istituzionale di prospettiva per il miglioramento delle condizioni di agibilità delle nuove figure professionali ( costituita dall'art. 5 della Legge 3 dell'11 gennaio 2018 relativamente alla candidatura di nuove professioni. ).

Roma li , 19-1-2019

per il GPI

Dott.ssa Mila Sanna

Danzaterapeuta Simonetta Ottone

Musicoterapista Rolando Proietti Mancini

 

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   COMUNICATO STAMPA DEL GPI

 

GRUPPO PROMOTORE INTERDISCIPLINARE TPIA

      Terapie Psicocorporee ad Indirizzo Artistico

 

 

 

 

 

Il GPI , Gruppo Promotore Interdisciplinare , esprimendo i sentimenti di migliaia di operatori delle terapie di ricerca ad indirizzo artistico e di tutte le professioni sociosanitarie interessate , si rivolge alle istituzioni , alla cittadinanza , alle forze politiche e sociali , alle fonti di comunicazione , della tutela della salute e della cultura al fine di sensibilizzare le autorità preposte e la pubblica opinione a sostenere la richiesta di applicazione dell'art.5 della legge 3 gennaio 2018 riguardante l'attivazione dell'area sociosanitaria delle professioni.

A tale scopo propone una serie di iniziative di sollecitazione e tra queste la petizione online :-

 https://www.change.org/p/ministro-salute-giulia-grillo-attivare-l-area-delle-professioni-sociosanitarie-applicare-l-art-5-della-legge-3-del-2018  .

 

 

A tutt’oggi questa area è stata istituita nell'art.5 della legge 3 dell'11 gennaio 2018, con giusta intuizione del legislatore in un settore, quale quello sociosanitario, ad elevata espansione per l’attuale quadro demografico e quello epidemiologico e in forza della mutata denominazione del nome del Ministero da “della Sanità” a della Salute che ha espanso la mission del Dicastero in un spettro di intervento e di competenza che va oltre la concezione di ambito sanitario in senso stretto ed ora aderente al concetto di salute, proprio dell’OMS e del diritto sancito dall’art.32 della Costituzione Repubblicana.

 

 

E’ bene ricordare , altresì, che alcune figure professionali sono state inserite per rivedere le criticità di alcuni profili, quali l'Operatore Socio Sanitario , il doppio canale formativo universitario dell’educatore professionale in sanità e di quello nel sociale o l’incongruo inquadramento nel ruolo tecnico di alcune professioni quali l’assistente sociale ed il sociologo che ne limita e circoscrive le potenzialità operative.

 

 

 

 

Ma l’attivazione di quest’area offre una legittimazione più adeguata a quelle professioni non riconosciute ancora nel SSN, in particolare nell’area dell’integrazione sociosanitaria, ma ritenute utili ed efficaci per il piano terapeutico, presenti in presidi sociosanitari pubblici e privati, ad iniziare dalle terapie di ricerca ad indirizzo artistico.

 

 

Per quanto sopra esposto è estremamente necessario per migliaia di operatori , utenti e familiari che il Ministero della Salute  attivi tutte le necessarie procedure per dar corso all’attuazione dell’area sociosanitaria  delle professioni.


Per il GPI Gruppo Promotore Interdisciplinare


Rolando P. Mancini musicoterapista , portavoce

Mila Sanna , Psicologa , Psicoterapeuta

Simonetta Ottone , Danzamovimentoterapeuta Roma li , 22-2-2019

 

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APPENDICE

 

 

Art. 5

Istituzione dell'area delle professioni sociosanitarie

1. Al fine di rafforzare la tutela della salute, intesa come stato
di benessere fisico, psichico e sociale, in applicazione
dell'articolo 6 dell'intesa sancita il 10 luglio 2014, ai sensi
dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il
Governo, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano,
sul nuovo Patto per la salute per gli anni 2014-2016, e' istituita
l'area delle professioni sociosanitarie, secondo quanto previsto
dall'articolo 3-octies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502.
2. In attuazione delle disposizioni del comma 1, mediante uno o
piu' accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di
Bolzano, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto
1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sono individuati
nuovi profili professionali sociosanitari. L'individuazione di tali
profili, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il
territorio nazionale, avviene in considerazione dei fabbisogni
connessi agli obiettivi di salute previsti nel Patto per la salute e
nei Piani sanitari e sociosanitari regionali, che non trovino
rispondenza in professioni gia' riconosciute.
3. Gli accordi di cui al comma 2 individuano l'ambito di attivita'
dei profili professionali sociosanitari definendone le funzioni
caratterizzanti ed evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le
professioni gia' riconosciute o con le specializzazioni delle stesse.
4. Con successivo accordo sancito in sede di Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di
Trento e di Bolzano sono stabiliti i criteri per il riconoscimento
dei titoli equipollenti ai fini dell'esercizio dei profili
professionali di cui ai commi precedenti. Con decreto del Ministro
dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca, di concerto con il
Ministro della salute, sentite le competenti commissioni parlamentari
e acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del
Consiglio superiore di sanita', e' definito l'ordinamento didattico
della formazione per i profili professionali sociosanitari.
5. Sono compresi nell'area professionale di cui al presente
articolo i preesistenti profili professionali di operatore
socio-sanitario, assistente sociale, sociologo ed educatore
professionale. Resta fermo che i predetti profili professionali
afferiscono agli Ordini di rispettiva appartenenza, ove previsti.

 
Note all'art. 5:
- L'Intesa tra Governo regioni e Provincie autonome di
Trento e Bolzano sancita il 10 luglio 2014, concerne il
nuovo Patto per la salute per gli anni 2014-2016.
- Si riporta il testo dell'art. 6 della citata Intesa
tra Governo regioni e Provincie autonome di Trento e
Bolzano sancita il 10 luglio 2014:
«Art. 6. - 1. Le attivita' indicate al presente
articolo sono effettuate nei limiti delle risorse previste
a legislazione vigente per gli ambiti di intervento
individuati nei successivi commi.
2. Le regioni disciplinano i principi e gli strumenti
per l'integrazione dei servizi e delle attivita' sanitarie,
sociosanitarie e sociali, particolarmente per le aree della
non autosufficienza, della disabilita', della salute
mentale adulta e dell'eta' evolutiva, dell'assistenza ai
minori e delle dipendenze e forniscono indicazioni alle ASL
ed agli altri enti del sistema sanitario regionale per
l'erogazione congiunta degli interventi, nei limiti delle
risorse programmate per il Ssr e per il Sistema dei servizi
sociali per le rispettive competenze.
3. L'accesso alla rete integrata dei servizi
sociosanitari avviene tramite un "punto unico" che
indirizza il cittadino al percorso sociosanitario e
socioassistenziale adeguato alle sue condizioni e
necessita'.
4. Per l'individuazione del setting di erogazione delle
prestazioni sociosanitarie (domiciliare, territoriale
ambulatoriale, semiresidenziale o residenziale) e
l'ammissione ad un livello appropriato di intensita'
assistenziale si fa ricorso alla valutazione
multidimensionale effettuata con uno strumento valutativo
del quale sia stata verificata la corrispondenza con gli
strumenti gia' concordati dalle regioni con il Ministero
della salute.
5. La valutazione multidimensionale accerta la presenza
delle condizioni cliniche e delle risorse ambientali,
familiari e sociali, incluse quelle rese disponibili dal
Sistema dei servizi sociali, che possano consentire la
permanenza al domicilio della persona non autosufficiente.
6. Il Piano delle prestazioni personalizzato, formulato
dall'equipe responsabile della presa in carico
dell'assistito, individua gli interventi sanitari,
sociosanitari e sociali che i servizi sanitari territoriali
e i servizi sociali si impegnano a garantire, anche in modo
integrato, secondo quanto previsto per le rispettive
competenze dal decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 29 novembre 2001 e successive modifiche e
integrazioni.
7. Al fine di promuovere una piu' adeguata
distribuzione delle prestazioni assistenziali domiciliari e
residenziali rivolte ai malati cronici non autosufficienti,
a conferma ed integrazione di quanto gia' stabilito dal
Patto per la salute 2010-2012, si conviene che le regioni e
le Province autonome, ciascuna in relazione ai propri
bisogni territoriali rilevati, adottano ovvero aggiornano i
progetti di attuazione dei commi precedenti, dando
evidenza:
del fabbisogno di posti letto, espresso in funzione
della popolazione da assistere presso le strutture
residenziali e semiresidenziali destinate ai malati cronici
non autosufficienti, ai disabili, alle persone con disturbi
psichiatrici, ai minori e alle persone con dipendenze,
articolato per intensita' assistenziale e per durata e con
evidenza di proporzione tra assistiti in regime
residenziale e in regime domiciliare;
del fabbisogno, espresso in funzione della
popolazione da assistere, e l'organizzazione delle cure
domiciliari sanitarie e socio-sanitarie articolate per
intensita', complessita' e durata dell'assistenza;
delle modalita' di integrazione nelle UVMD di tutte
le professionalita', anche al fine di garantire una
gestione integrata delle risorse impiegate nel progetto
assistenziale.
8. Le regioni si impegnano ad armonizzare i servizi
socio sanitari, individuando standard minimi qualificanti
di erogazione delle prestazioni socio-sanitarie che saranno
definite anche in relazione al numero e alla tipologia del
personale impiegato.».
- Si riporta il testo dell'art. 8, comma 6, della legge
5 giugno 2003, n. 131, recante «Disposizioni per
l'adeguamento dell'ordinamento della Repubblica alla legge
costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3»:
«Art. 8. - (Omissis).
6. Il Governo puo' promuovere la stipula di intese in
sede di Conferenza Stato-regioni o di Conferenza unificata,
dirette a favorire l'armonizzazione delle rispettive
legislazioni o il raggiungimento di posizioni unitarie o il
conseguimento di obiettivi comuni; in tale caso e' esclusa
l'applicazione dei commi 3 e 4 dell'art. 3 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Nelle materie di cui
all'art. 117, terzo e quarto comma, della Costituzione non
possono essere adottati gli atti di indirizzo e di
coordinamento di cui all'art. 8 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e all'art. 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998,
n. 112.».
- Si riporta il testo dell'art. 3-octies del citato
decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, di cui in
note all'art. 1:
«Art. 3-octies (Area delle professioni sociosanitarie).
- 1. Con decreto del Ministro della sanita', di concerto
con il Ministro per la solidarieta' sociale e con il
Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, sentito il Consiglio superiore di sanita' e la
Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le
regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto
legislativo 19 giugno 1999, n. 229, e' disciplinata
l'istituzione all'interno del Servizio sanitario nazionale,
dell'area sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria e
sono individuate le relative discipline della dirigenza
sanitaria.
2. Con decreto del Ministro della sanita', di concerto
con il Ministro per la solidarieta' sociale, sentito il
Ministro per l'universita' e la ricerca scientifica e
tecnologica e acquisito il parere del Consiglio superiore
di sanita', sono integrate le tabelle dei servizi e delle
specializzazioni equipollenti previste per l'accesso alla
dirigenza sanitaria del Servizio sanitario nazionale, in
relazione all'istituzione dell'area sociosanitaria a
elevata integrazione sanitaria.
3. Con decreto del Ministro della sanita', di concerto
con il Ministro per la solidarieta' sociale, sono
individuati, sulla base di parametri e criteri generali
definiti dalla Conferenza unificata di cui all'art. 8 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, i profili
professionali dell'area sociosanitaria a elevata
integrazione sanitaria.
4. Le figure professionali di livello non dirigenziale
operanti nell'area sociosanitaria a elevata integrazione
sanitaria, da formare con corsi di diploma universitario,
sono individuate con regolamento del Ministro della
sanita', di concerto con i Ministri dell'universita' e
della ricerca scientifica e tecnologica e per la
solidarieta' sociale, ai sensi dell'art. 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400; i relativi ordinamenti
didattici sono definiti dagli atenei, ai sensi dell'art.
17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, sulla
base di criteri generali determinati con decreto del
Ministro dell'universita' e della ricerca scientifica e
tecnologica, emanato di concerto con gli altri Ministri
interessati, tenendo conto dell'esigenza di una formazione
interdisciplinare, adeguata alle competenze delineate nei
profili professionali e attuata con la collaborazione di
piu' facolta' universitarie.
5. Le figure professionali operanti nell'area
sociosanitaria a elevata integrazione sanitaria, da formare
in corsi a cura delle regioni, sono individuate con
regolamento del Ministro della sanita' di concerto con il
Ministro per la solidarieta' sociale, sentita la Conferenza
permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano, ai sensi dell'art.
17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; con lo
stesso decreto sono definiti i relativi ordinamenti
didattici.».
- Si riporta il testo dell'art. 4, del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, recante «Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta'
ed autonomie locali»:
«Art. 4 (Accordi tra Governo, regioni e Province
autonome di Trento e Bolzano). - 1. Governo, regioni e
Province autonome di Trento e di Bolzano, in attuazione del
principio di leale collaborazione e nel perseguimento di
obiettivi di funzionalita', economicita' ed efficacia
dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di
Conferenza Stato-regioni accordi, al fine di coordinare
l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere
attivita' di interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione
dell'assenso del Governo e dei presidenti delle regioni e
delle Province autonome di Trento e di Bolzano.».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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