Stop all'eccesso di medici obiettori negli ospedali siciliani

Firmatari recenti
emilia tangredi e altri 14 hanno firmato di recente.

Il problema

DOCUMENTO DELLA RETE CONSULTIVA DONNE DELLA PROVINCIA DI TRAPANI

Premesso che:

La legge 194/ 78 il 22 maggio ha compiuto quaranta/tre anni e ne sono passati quaranta da quando le elettrici e gli elettori italiani ne hanno confermato la validità e l’hanno riconquistata votando NO al referendum abrogativo voluto dalla parte più oscurantista del paese.
Tracciando un bilancio, non c’è dubbio che questa legge, ancora attualissima nei contenuti, sia stata uno strumento fondamentale per garantire la salute e la vita di tante donne, insieme al loro diritto a decidere senza imposizioni del proprio corpo, della propria sessualità, a scegliere liberamente se essere madri e quando. 
Da anni la CGIL Sicilia e le diverse Associazioni femminili denunciano che la 194 trova serie difficoltà di applicazione, in particolare a causa delle dimensioni assunte dal fenomeno dell’obiezione di coscienza di medici, anestesisti, ostetriche e persino operatori socio sanitari che operano negli ospedali siciliani e dalle resistenze alla diffusione della interruzione di gravidanza farmacologica.
L’obiezione di coscienza, infatti, ormai investe inopinatamente anche la contraccezione, basti pensare all’obiezione dei farmacisti alla vendita della pillola del giorno dopo. Per noi è impensabile mettere in contrapposizione due diritti individuali, quello della donna a scegliere liberamente della sua gravidanza e quello dei medici ad obiettare, perché la scelta di interrompere una gravidanza è un atto di libertà di scontata responsabilità personale, che riguarda una donna e lei sola. Un atto cui nulla si può obiettare.

Questo ha effetti diretti soprattutto sulle fasce di popolazione con minori risorse
(minorenni, donne straniere, donne in condizioni economiche precarie), penalizzate quando si tratta di reperire le informazioni per accedere ai servizi o di spostarsi nel territorio per ottenere una prestazione. Quanto alla educazione sessuale nelle scuole, per sviluppare in ragazze e ragazzi un atteggiamento responsabile e consapevole rispetto alla sessualità, i consultori pubblici da anni hanno drasticamente ridotto le attività.

Considerato che:

nella nostra regione il rapporto abitanti/consultori è ben lontano sia da quanto previsto dalla legge sia dalla media nazionale;
la regione Sicilia ha 4.840.876 (dati 2020) abitanti ed è la quinta regione italiana e la provincia di Trapani ha 430.492 (dato 2019);
in Sicilia cinque ginecologi su sei sono obiettori di coscienza e che dai dati del 2019 il tasso dei medici obiettori era dell’82,7% a cui va aggiunto quello degli anestesisti che è pari al 79,2%;

in alcune città la legge 194/78 non può essere applicata, tra queste Marsala che è la quinta città della Sicilia e più in generale nella provincia di Trapani c’è soltanto un medico non obiettore;
il Consigliere Pietro Cavasino di Marsala ha annunciato un atto di indirizzo che impegni l’amministrazione Comunale a chiedere all’Asp competente medici non obiettori per l’ospedale di Marsala;
le interruzioni di gravidanza in Sicilia sono state 5281, un dato che risulta in discesa rispetto agli anni precedenti, come si evince dall’ultimo report del Ministero della Salute, ma, che può derivare dalla difficoltà di ricorrere all’interruzione di gravidanza e che, può nascondere un’altra verità: il ricorso da parte di alcune donne a strutture clandestine;
non bisogna sottovalutare che la Sicilia è porto di arrivo per le donne migranti che spesso chiedono di ricorrere all’interruzione di gravidanze frutto degli stupri avvenuti in Libia;
l’IVG farmacologica con Ru486 è possibile sono in otto strutture in tutta la Sicilia;

che dalle inchieste giornalistiche “Troppi aborti in Sicilia, tornano gli aborti clandestini” a firma di Eugenia Nicolosi pubblicato su “La Repubblica” o “Trapani dibatte sui nodi dell’aborto ma qui sono tutti obiettori” a firma di Rosanna Campaniolo pubblicato su “Il Locale News”, emerge un grave rischio per la salute delle donne, in violazione quindi alla legge 194/78, dal momento che troppo
spesso per carenza di medici che praticano l’interruzione di gravidanza le donne sono costrette a spostarsi in altre province, soprattutto Catania e Palermo, rischiando di andare oltre il tempo massimo per poter interrompere la gravidanza. Oltre alla provincia di Trapani, una delle province più penalizzate è quella di Messina, dove dai dati raccolti non ci sarebbe un ospedale dove poter
interrompere la gravidanza.
Occorre ripensare la questione dell’obiezione di coscienza, non intervenendo sulla norma ma nelle pratiche concrete, anche contrattuali e di gestione aziendale degli enti ospedalieri, prima di tutto garantendo in ogni struttura pubblica e privata accreditata la dotazione organica necessaria a garantire l’applicazione della legge e l’esercizio individuale del diritto da parte delle donne. Si tratta cioè di costruire l’organizzazione necessaria a garantire il diritto, altrimenti il diritto resta sulla carta.

Pertanto si chiedono:

- azioni che mirino a garantire la piena applicazione della 194/78 a partire dal potenziamento dei consultori e dalle campagne di informazione soprattutto nelle scuole, fra i mediatori culturali e nelle comunità straniere;
- maggiori risorse per garantire nelle scuole centri di ascolto e sostegno psicologico nelle scuole con personale laico specializzato e per l’intero anno scolastico;
- una verifica di tutti gli organici degli ospedali siciliani in relazione al numero di medici e anestesisti obiettori di coscienza;
- di disporre concorsi pubblici per medici non obiettori, come già fatto in altre regioni italiane e dove è stato accertato che tale pratica non è in contrasto con alcuna norma costituzionale.

Su queste questioni, che possono avere una attuazione pratica nella piena applicazione della legge 194/78, intendiamo aprire una vertenza con Regione Sicilia per ottenere un confronto serio e garantire il diritto alla salute sessuale e la libertà delle scelte delle donne.

 

23.628

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emilia tangredi e altri 14 hanno firmato di recente.

Il problema

DOCUMENTO DELLA RETE CONSULTIVA DONNE DELLA PROVINCIA DI TRAPANI

Premesso che:

La legge 194/ 78 il 22 maggio ha compiuto quaranta/tre anni e ne sono passati quaranta da quando le elettrici e gli elettori italiani ne hanno confermato la validità e l’hanno riconquistata votando NO al referendum abrogativo voluto dalla parte più oscurantista del paese.
Tracciando un bilancio, non c’è dubbio che questa legge, ancora attualissima nei contenuti, sia stata uno strumento fondamentale per garantire la salute e la vita di tante donne, insieme al loro diritto a decidere senza imposizioni del proprio corpo, della propria sessualità, a scegliere liberamente se essere madri e quando. 
Da anni la CGIL Sicilia e le diverse Associazioni femminili denunciano che la 194 trova serie difficoltà di applicazione, in particolare a causa delle dimensioni assunte dal fenomeno dell’obiezione di coscienza di medici, anestesisti, ostetriche e persino operatori socio sanitari che operano negli ospedali siciliani e dalle resistenze alla diffusione della interruzione di gravidanza farmacologica.
L’obiezione di coscienza, infatti, ormai investe inopinatamente anche la contraccezione, basti pensare all’obiezione dei farmacisti alla vendita della pillola del giorno dopo. Per noi è impensabile mettere in contrapposizione due diritti individuali, quello della donna a scegliere liberamente della sua gravidanza e quello dei medici ad obiettare, perché la scelta di interrompere una gravidanza è un atto di libertà di scontata responsabilità personale, che riguarda una donna e lei sola. Un atto cui nulla si può obiettare.

Questo ha effetti diretti soprattutto sulle fasce di popolazione con minori risorse
(minorenni, donne straniere, donne in condizioni economiche precarie), penalizzate quando si tratta di reperire le informazioni per accedere ai servizi o di spostarsi nel territorio per ottenere una prestazione. Quanto alla educazione sessuale nelle scuole, per sviluppare in ragazze e ragazzi un atteggiamento responsabile e consapevole rispetto alla sessualità, i consultori pubblici da anni hanno drasticamente ridotto le attività.

Considerato che:

nella nostra regione il rapporto abitanti/consultori è ben lontano sia da quanto previsto dalla legge sia dalla media nazionale;
la regione Sicilia ha 4.840.876 (dati 2020) abitanti ed è la quinta regione italiana e la provincia di Trapani ha 430.492 (dato 2019);
in Sicilia cinque ginecologi su sei sono obiettori di coscienza e che dai dati del 2019 il tasso dei medici obiettori era dell’82,7% a cui va aggiunto quello degli anestesisti che è pari al 79,2%;

in alcune città la legge 194/78 non può essere applicata, tra queste Marsala che è la quinta città della Sicilia e più in generale nella provincia di Trapani c’è soltanto un medico non obiettore;
il Consigliere Pietro Cavasino di Marsala ha annunciato un atto di indirizzo che impegni l’amministrazione Comunale a chiedere all’Asp competente medici non obiettori per l’ospedale di Marsala;
le interruzioni di gravidanza in Sicilia sono state 5281, un dato che risulta in discesa rispetto agli anni precedenti, come si evince dall’ultimo report del Ministero della Salute, ma, che può derivare dalla difficoltà di ricorrere all’interruzione di gravidanza e che, può nascondere un’altra verità: il ricorso da parte di alcune donne a strutture clandestine;
non bisogna sottovalutare che la Sicilia è porto di arrivo per le donne migranti che spesso chiedono di ricorrere all’interruzione di gravidanze frutto degli stupri avvenuti in Libia;
l’IVG farmacologica con Ru486 è possibile sono in otto strutture in tutta la Sicilia;

che dalle inchieste giornalistiche “Troppi aborti in Sicilia, tornano gli aborti clandestini” a firma di Eugenia Nicolosi pubblicato su “La Repubblica” o “Trapani dibatte sui nodi dell’aborto ma qui sono tutti obiettori” a firma di Rosanna Campaniolo pubblicato su “Il Locale News”, emerge un grave rischio per la salute delle donne, in violazione quindi alla legge 194/78, dal momento che troppo
spesso per carenza di medici che praticano l’interruzione di gravidanza le donne sono costrette a spostarsi in altre province, soprattutto Catania e Palermo, rischiando di andare oltre il tempo massimo per poter interrompere la gravidanza. Oltre alla provincia di Trapani, una delle province più penalizzate è quella di Messina, dove dai dati raccolti non ci sarebbe un ospedale dove poter
interrompere la gravidanza.
Occorre ripensare la questione dell’obiezione di coscienza, non intervenendo sulla norma ma nelle pratiche concrete, anche contrattuali e di gestione aziendale degli enti ospedalieri, prima di tutto garantendo in ogni struttura pubblica e privata accreditata la dotazione organica necessaria a garantire l’applicazione della legge e l’esercizio individuale del diritto da parte delle donne. Si tratta cioè di costruire l’organizzazione necessaria a garantire il diritto, altrimenti il diritto resta sulla carta.

Pertanto si chiedono:

- azioni che mirino a garantire la piena applicazione della 194/78 a partire dal potenziamento dei consultori e dalle campagne di informazione soprattutto nelle scuole, fra i mediatori culturali e nelle comunità straniere;
- maggiori risorse per garantire nelle scuole centri di ascolto e sostegno psicologico nelle scuole con personale laico specializzato e per l’intero anno scolastico;
- una verifica di tutti gli organici degli ospedali siciliani in relazione al numero di medici e anestesisti obiettori di coscienza;
- di disporre concorsi pubblici per medici non obiettori, come già fatto in altre regioni italiane e dove è stato accertato che tale pratica non è in contrasto con alcuna norma costituzionale.

Su queste questioni, che possono avere una attuazione pratica nella piena applicazione della legge 194/78, intendiamo aprire una vertenza con Regione Sicilia per ottenere un confronto serio e garantire il diritto alla salute sessuale e la libertà delle scelte delle donne.

 

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I decisori

Nello Musumeci
Presidente Regione Sicilia
Assessore alla Sanità Ruggero Razza
Assessore alla Sanità Ruggero Razza
Deputati e Senatori Sicilia
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Parlamentari regionali Sicilia
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Petizione creata in data 31 ottobre 2021