Nessuno tocchi Jago!

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Sentenza shock del Tribunale di Milano: il cane è un oggetto.

La sentenza di primo grado del Tribunale di Milano equipara Jago, un meticcio simil pincher adottato da Monica Poma dopo essere stato ritrovato senza microchip per strada, ad un oggetto e dispone, dopo cinque anni, che il cane sia restituito a un uomo che si dichiara il suo primo padrone.

Era il 15 Agosto del 2014 quando una donna vede quel piccolo cane vagare solo, senza collare, su una strada trafficata del milanese. Così lo ha preso e portato in canile. Qui si scopre che il cane non ha un microchip. Nonostante le ricerche, nessuno reclama la sua scomparsa.
Così, 10 giorni dopo, il cane viene adottato da Monica Poma, la figlia della donna che lo ha ritrovato. Da quel momento, i due vivono in simbiosi. Jago ed Monica sono inseparabili e tra di loro si crea fin da subito un forte legame.

Ma oggi, a distanza di cinque anni, in virtù di una sentenza del Tribunale di Milano che lo equipara a un oggetto, il cagnolino Jago dev’essere restituito a un uomo che si dichiara suo padrone. Si tratta di Paolo che dopo settimane dal ritrovamento del cane ha iniziato a sostenere fosse il suo, rivolendolo indietro.
Le due famiglie finiscono così in tribunale, con una causa che dura da più di 4 anni.

Dal processo si scopre che:

- Paolo lasciava il cane libero di girare da solo (vive in una cascina di campagna dove l'abitudine è diffusa);

- Non lo aveva iscritto all’anagrafe canina né microchippato (il microchip è obbligatorio per legge), né gli aveva messo una medaglietta di riconoscimento;

- Non ne aveva regolarmente denunciato la scomparsa entro 7 giorni come previsto dalla legge;

Nonostante questo, per il giudice Jago deve essere restituito a Paolo.
Perché? Perché lo dicono gli articoli 927 e seguenti del codice civile che regolano le questioni relative allo “smarrimento e ritrovamento delle cose mobili”, secondo cui si può pretendere la restituzione di un oggetto rinvenuto da altri entro un anno dallo smarrimento. Insomma, Jago è un oggetto!
Se il giudice invece, avesse preso a riferimento il Trattato di Lisbona, recepito anche in Italia, che dice che gli animali sono esseri senzienti, e dunque provano sentimenti, le cose molto probabilmente sarebbero andate diversamente dato che sarebbe stata presa in considerazione la tutela del benessere animale.

Monica ha lanciato un appello con queste parole:
“Negli ultimi cinque anni abbiamo condiviso davvero tutto, dalle lunghe passeggiate alle dormite sul divano, ai viaggi anche in treno o in aereo, fino ai momenti più bui, dove non mi ha mai negato il suo amore folle e incondizionato, guadagnandosi anche il soprannome di “cozza” da chiunque lo abbia conosciuto perché “il tuo cane non ti molla neanche un secondo”! Agli occhi del giudice però JAGO E’ UN OGGETTO che non soffre e non prova alcun sentimento e quindi va restituito, anche a distanza di 5 anni, a quello che dice di esserne il proprietario”.

In attesa della sentenza di secondo grado, che potrebbe ribaltare il primo verdetto, l’ufficiale giudiziario potrebbe arrivare da un momento all’altro per prelevare l’animale, a meno che non ci sia la sospensione dell’esecuzione della sentenza. Si saprà solo il 2 luglio.

Non sta a me, ovviamente, decidere a chi dei due debba essere affidato definitivamente Jago. Dovrebbe andare con chi sta meglio e dovrebbe “decidere lui” tramite prove monitorate, per esempio, da un etologo. Amare significa volere il bene dell’altro: quindi sia Paolo che Monica, se gli vogliono davvero bene, dovrebbero mettere Jago nella condizione di scegliere.

Tutta questa storia, che ha dell’incredibile, è accaduta perché in Italia c’è un vuoto normativo che riguarda gli animali domestici e la loro “gestione” in caso di controversie.

Chiedo quindi al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ed ai Presidenti della Camera Roberto Fico e del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, di attivarsi affinché vengano finalmente inserite nel codice civile delle disposizioni che sanciscano chiaramente che gli animali sono esseri senzienti e che, qualora sorgano controversie circa la loro proprietà, il giudice debba dirimere tali controversie tenendo conto di diversi fattori e soprattutto della tutela dell'animale.

Non devono accadere più casi come questo in cui, a causa di un vuoto normativo, si individua il “proprietario” in base a norme che parificano un animale familiare a una cosa smarrita.


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