Salviamo Il Lago di Paola

Salviamo Il Lago di Paola

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Più firme aiuteranno questa petizione a destare l'interesse dei media locali. Aiuta a portare questa petizione a 200 firme!
Azienda Vallicola del Lago di Paola ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Marta Cartabia (Ministra della Giustizia) e a

Il Lago di Paola è l'unico lago privato in Europa, acquistato nel 1888 a un'asta pubblica e sempre preservato dalla famiglia Scalfati come Azienda Ittica. Sede della riunione della Fao nel 1968 e Valle da pesca di carattere storico perchè risalente all'Impero Romano. Soggetto a numerosi tentativi di speculazione in una zona fortemente antropizzata per la presenza sulla sponda della città di Sabaudia è stato protetto prima dall'avv.Giulio Scalfati, amministrativista ed esperto di diritto della Pesca e dal 2007 della figlia Anna, giornalista Rai che con le sue battaglie ha evitato che il Lago ( protetto da direttive comunitarie, zona SIC ZPS Mab-Unesco e zona umida Ramsar) divenisse un porto per barche di 40 metri : in questi anni si è battuta contro gli scarichi abusivi e i fitofarmaci di carattere agricolo spingendo per la tutela delle attività di pesca uniche compatibili con la biodoversità del luogo. Sul litorale pontino sono attive tutte le mafie e diffuso è il sistema di collusione: questo rende la vita della giornalista molto difficile. Nonostante i numerosi protocolli siglati per lo svolgimento nel bacino della Prima Prova di Coppa del Mondo di Canottaggio con il Comune, la Provincia e la Regione, nonostante l'evidente interesse pubblico del Lago che ricade con il suo sistema idrografico nel Parco Nazionale del Circeo, si sta tentando di portare avanti per via giudiziaria una divisione in lotti del Lago . Tale richiesta ( formulata dal titolare di una quota ereditaria pari al 12 ,50%) è stata accolta dai tecnici del Tribunale i quali non hanno preso in considerazione i vincoli ambientali e archeologici presenti nel sito, non hanno valutato l'impatto di separare il Lago dai canali adduttori di acqua dal mare e soprattutto non hanno tenuto conto che questa divisione porterebbe al DEGRADO del Sito contravvenendo a quanto indicato nella Direttiva Habitat al punto 6 comma 2, portando l'Italia in regime di Infrazione ed inoltre hanno palesemente ignorato il Parere della Regione Lazio rilasciato in base alle prerogative dell'art 117 della Costituzione. Tale ignoranza oggi non è ammessa perchè la perdita di un ecosistema non garantisce solo l'ambiente ma preclude il futuro alle nuove generazioni e consente in una zona attenzionata dalla DDA come il Sud del Lazio l'ulteriore radicamento da parte  della criminalità organizzata e più in generale del riciclaggio a opera del sistema dei "colletti bianchi". L'unica via è quella di creare una Fondazione Pubblico-Privato che salvaguardi gli aspetti ambientali nel rilancio di una economia compatibile con l'apporto e l'esperienza di chi fino a oggi ha tutelato, con sacrifici inauditi, questo luogo.

 

 

 

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