Memoria dei Navigators
Memoria dei Navigators
Il problema
L’incontro di Uiltemp dell'11 di novembre con i Navigators, alla luce dell’audizione in Parlamento del Presidente di Anpal, Domenico Parisi, ha riportato all’attenzione il profilo professionale del Navigator, figura creata con il Reddito di Cittadinanza, DL n.4 del 28 gennaio 2019, convertito dalla L. n.26 del 28 marzo 2019, a supporto dell’operatività dei Centri per l’Impiego. Siamo tremila persone, investite di un incarico in esito ad una dura selezione che ha visto premiate professionalità diverse accomunate da un omogeneo substrato culturale, nel cui bagaglio la maggior parte vanta una laurea magistrale ed esperienze lavorative in campo giuridico, economico, delle scienze umane e sociali. Competenze tutte necessarie nell’attività che quotidianamente svolgiamo e che vanno a valorizzare le diverse professionalità nei compiti specifici che il ruolo di operatore di servizi per il lavoro comporta. Abbiamo ricevuto una formazione di alto livello della durata di quattro mesi, fruita contemporaneamente al training on the job, affiancata dalla formazione in presenza a livello regionale. Ci siamo progressivamente addentrati nel vivo delle attività affidateci, che si connota di caratteristiche particolari riguardo alla tipologia di utenza che ci è stata affidata.
Il Reddito di Cittadinanza, prima ancora di una misura di politica attiva, è una misura di civiltà, presente negli altri paesi europei e da tempo richiesto a gran voce dalle istanze sociali. Ha raccolto l’eredità del Rei, il reddito di inclusione, spostando il fulcro dai Servizi Sociali ai Centri per l’Impiego, dopo anni di studio e confronto con le criticità emerse dal già collaudato sistema tedesco.
L’istituzione del Reddito di Cittadinanza ha comportato come suo complemento strutturale la creazione di un nuovo profilo professionale ad esso dedicato. Siamo nati così noi Navigators, ruolo spesso investito, come sottolineato negli interventi di colleghi di altre regioni d’Italia, di compiti e funzioni diverse, che coinvolgono il nostro impegno contemporaneamente nelle attività rivolte alla domanda ed all’offerta di lavoro, nel front office, in back office, da remoto, nell’approfondimento e nel continuo aggiornamento.
Le difficoltà, non lo nascondo, non sono poche. Per comprenderle bisogna considerare il contesto socio economico nel quale ci troviamo ad operare. Chi sono i nuovi poveri? La maggior parte sono extracomunitari, in un quadro relativamente nuovo della compagine sociale. Nei loro nuclei familiari sperimentiamo già le difficoltà di integrazione della seconda generazione, quella dei figli degli immigrati delle prime ondate migratorie, del decennio degli anni ’90. Sono cittadini italiani. Marocchini, tunisini, bangladesi, egiziani, senegalesi, nati e cresciuti in Italia, si sentono italiani e fanno da interpreti ai loro genitori, perché in casa parlano arabo. Poi ci sono i lavoratori poveri, che la crisi economica ha escluso prematuramente dal mercato del lavoro, destinati ormai da oltre un decennio ad una vita caratterizzata dall’instabilità, conseguenza della precarietà del lavoro.
Sul fronte opposto, quello della domanda, la politica del lavoro ha lasciato spazio ad una contrattazione che fa fronte alle esigenze delle imprese, sempre più in affanno, alimentando la precarietà di un mercato del lavoro temporaneo e che dà vita a contratti che si rinnovano di settimana in settimana.
A noi il delicato compito di individuare, nel dialogo con i nuclei familiari, un bisogno complesso che necessita del rinvio ai Servizi Sociali, in una collaborazione interistituzionale, le cui modalità operative sono ancora in attesa di definizione in sede di Conferenza Unificata Stato – Regioni. E’ quotidiano il nostro confronto con i colleghi giuristi, per sviscerare le implicazioni giuridiche dei decreti attuativi, delle direttive, i dettagli previsti nelle circolari; con i colleghi sociologi per meglio comprendere i fenomeni di carattere socio-economico che coinvolgono le famiglie dei nostri utenti, i nuovi orfani, le vittime dei femminicidi, persone sole; esperti di scienze sociali nella individuazione e comprensione dei funzionamenti alla base delle motivazioni di rinvio ad una valutazione multidimensionale della persona.
Il progetto che ci è stato affidato contempla una tempistica di realizzazione asimmetrica rispetto ai tempi che in concreto l’organizzazione delle attività comporta. La maggior parte degli utenti, distante dal mercato del lavoro per carenza di competenze e anzianità di disoccupazione, necessita infatti di formazione o riqualificazione professionale, che viene loro offerta mediante i corsi di formazione attivati dagli organismi accreditati con una calendarizzazione allineata a quella propria del sistema scolastico.
La durata del nostro progetto, così come concepita, è insufficiente a portare a termine la presa in carico dell’utente fino all’incrocio domanda-offerta di lavoro, obiettivo dell’intero percorso.
L’emergenza Coronavirus, con la sospensione della condizionalità, dal 17 marzo al 17 maggio, ha bloccato un’attività in procinto di avviamento, quella dei Pri, i progetti di ricollocazione individualizzati, che prevedono l’assegnazione dell’Assegno di Ricollocazione. Ci ha costretti a gestire i rapporti con l’utenza, anche la più difficile, a distanza, con persone che spesso non hanno un computer, talvolta nemmeno un indirizzo email e si rivolgono a parenti ed amici, quando presenti, per l’espletamento delle attività loro richieste.
Per questi ed altri motivi oggettivi, non di parte, ma che spero di essere riuscita a riempire di quei contenuti che sono realtà concreta, chiediamo ci sia concesso più tempo per portare a regime un sistema che sin dal suo esordio è stato oggetto di critiche ingiustificate.
Rivendichiamo la nostra professionalità, il riconoscimento del nostro ruolo e la sua valorizzazione nel mondo delle politiche attive del lavoro, con uno sguardo di più ampio respiro. Chiediamo che venga preso in considerazione l’impegno profuso nella nostra attività e la serietà con la quale ci siamo dedicati ai compiti che ci sono stati affidati, con le difficoltà che comportano, noi che prendiamo in carico gli “ultimi” del mercato del lavoro, noi che, per qualifiche, background culturale e professionalità, non siamo gli ultimi.
Paola Mirco
Operatore di Servizi per il Lavoro e RdC
Anpal Servizi S.p.A. - Piemonte - Centro per l'Impiego di Novara

Il problema
L’incontro di Uiltemp dell'11 di novembre con i Navigators, alla luce dell’audizione in Parlamento del Presidente di Anpal, Domenico Parisi, ha riportato all’attenzione il profilo professionale del Navigator, figura creata con il Reddito di Cittadinanza, DL n.4 del 28 gennaio 2019, convertito dalla L. n.26 del 28 marzo 2019, a supporto dell’operatività dei Centri per l’Impiego. Siamo tremila persone, investite di un incarico in esito ad una dura selezione che ha visto premiate professionalità diverse accomunate da un omogeneo substrato culturale, nel cui bagaglio la maggior parte vanta una laurea magistrale ed esperienze lavorative in campo giuridico, economico, delle scienze umane e sociali. Competenze tutte necessarie nell’attività che quotidianamente svolgiamo e che vanno a valorizzare le diverse professionalità nei compiti specifici che il ruolo di operatore di servizi per il lavoro comporta. Abbiamo ricevuto una formazione di alto livello della durata di quattro mesi, fruita contemporaneamente al training on the job, affiancata dalla formazione in presenza a livello regionale. Ci siamo progressivamente addentrati nel vivo delle attività affidateci, che si connota di caratteristiche particolari riguardo alla tipologia di utenza che ci è stata affidata.
Il Reddito di Cittadinanza, prima ancora di una misura di politica attiva, è una misura di civiltà, presente negli altri paesi europei e da tempo richiesto a gran voce dalle istanze sociali. Ha raccolto l’eredità del Rei, il reddito di inclusione, spostando il fulcro dai Servizi Sociali ai Centri per l’Impiego, dopo anni di studio e confronto con le criticità emerse dal già collaudato sistema tedesco.
L’istituzione del Reddito di Cittadinanza ha comportato come suo complemento strutturale la creazione di un nuovo profilo professionale ad esso dedicato. Siamo nati così noi Navigators, ruolo spesso investito, come sottolineato negli interventi di colleghi di altre regioni d’Italia, di compiti e funzioni diverse, che coinvolgono il nostro impegno contemporaneamente nelle attività rivolte alla domanda ed all’offerta di lavoro, nel front office, in back office, da remoto, nell’approfondimento e nel continuo aggiornamento.
Le difficoltà, non lo nascondo, non sono poche. Per comprenderle bisogna considerare il contesto socio economico nel quale ci troviamo ad operare. Chi sono i nuovi poveri? La maggior parte sono extracomunitari, in un quadro relativamente nuovo della compagine sociale. Nei loro nuclei familiari sperimentiamo già le difficoltà di integrazione della seconda generazione, quella dei figli degli immigrati delle prime ondate migratorie, del decennio degli anni ’90. Sono cittadini italiani. Marocchini, tunisini, bangladesi, egiziani, senegalesi, nati e cresciuti in Italia, si sentono italiani e fanno da interpreti ai loro genitori, perché in casa parlano arabo. Poi ci sono i lavoratori poveri, che la crisi economica ha escluso prematuramente dal mercato del lavoro, destinati ormai da oltre un decennio ad una vita caratterizzata dall’instabilità, conseguenza della precarietà del lavoro.
Sul fronte opposto, quello della domanda, la politica del lavoro ha lasciato spazio ad una contrattazione che fa fronte alle esigenze delle imprese, sempre più in affanno, alimentando la precarietà di un mercato del lavoro temporaneo e che dà vita a contratti che si rinnovano di settimana in settimana.
A noi il delicato compito di individuare, nel dialogo con i nuclei familiari, un bisogno complesso che necessita del rinvio ai Servizi Sociali, in una collaborazione interistituzionale, le cui modalità operative sono ancora in attesa di definizione in sede di Conferenza Unificata Stato – Regioni. E’ quotidiano il nostro confronto con i colleghi giuristi, per sviscerare le implicazioni giuridiche dei decreti attuativi, delle direttive, i dettagli previsti nelle circolari; con i colleghi sociologi per meglio comprendere i fenomeni di carattere socio-economico che coinvolgono le famiglie dei nostri utenti, i nuovi orfani, le vittime dei femminicidi, persone sole; esperti di scienze sociali nella individuazione e comprensione dei funzionamenti alla base delle motivazioni di rinvio ad una valutazione multidimensionale della persona.
Il progetto che ci è stato affidato contempla una tempistica di realizzazione asimmetrica rispetto ai tempi che in concreto l’organizzazione delle attività comporta. La maggior parte degli utenti, distante dal mercato del lavoro per carenza di competenze e anzianità di disoccupazione, necessita infatti di formazione o riqualificazione professionale, che viene loro offerta mediante i corsi di formazione attivati dagli organismi accreditati con una calendarizzazione allineata a quella propria del sistema scolastico.
La durata del nostro progetto, così come concepita, è insufficiente a portare a termine la presa in carico dell’utente fino all’incrocio domanda-offerta di lavoro, obiettivo dell’intero percorso.
L’emergenza Coronavirus, con la sospensione della condizionalità, dal 17 marzo al 17 maggio, ha bloccato un’attività in procinto di avviamento, quella dei Pri, i progetti di ricollocazione individualizzati, che prevedono l’assegnazione dell’Assegno di Ricollocazione. Ci ha costretti a gestire i rapporti con l’utenza, anche la più difficile, a distanza, con persone che spesso non hanno un computer, talvolta nemmeno un indirizzo email e si rivolgono a parenti ed amici, quando presenti, per l’espletamento delle attività loro richieste.
Per questi ed altri motivi oggettivi, non di parte, ma che spero di essere riuscita a riempire di quei contenuti che sono realtà concreta, chiediamo ci sia concesso più tempo per portare a regime un sistema che sin dal suo esordio è stato oggetto di critiche ingiustificate.
Rivendichiamo la nostra professionalità, il riconoscimento del nostro ruolo e la sua valorizzazione nel mondo delle politiche attive del lavoro, con uno sguardo di più ampio respiro. Chiediamo che venga preso in considerazione l’impegno profuso nella nostra attività e la serietà con la quale ci siamo dedicati ai compiti che ci sono stati affidati, con le difficoltà che comportano, noi che prendiamo in carico gli “ultimi” del mercato del lavoro, noi che, per qualifiche, background culturale e professionalità, non siamo gli ultimi.
Paola Mirco
Operatore di Servizi per il Lavoro e RdC
Anpal Servizi S.p.A. - Piemonte - Centro per l'Impiego di Novara

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Petizione creata in data 18 novembre 2020