Ministro Bernini, la riforma dell'ammissione a Medicina crea molti gravi problemi

Ministro Bernini, la riforma dell'ammissione a Medicina crea molti gravi problemi

Il problema

Lettera aperta all'On. Anna Maria Bernini, Ministro dell'Università e della Ricerca

Ministro Bernini, la riforma dell'ammissione a Medicina crea molti gravi problemi a studenti e docenti, tali da imporne una profonda e rapida revisione

Onorevole Ministro Bernini,

La nuova Legge (D.lgs. 71/2025 e legge delega 26/2025) che regola l'accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, insieme a quelli di Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria, da Lei presentata insieme a tutti i proponenti come una panacea dei mali legati all’attuale modalità di selezione dei futuri medici, si rivela invece agli occhi dei firmatari di questo documento come un provvedimento che non solo non modifica nella sostanza tale modalità, ma crea anche gravissimi problemi che andiamo di seguito a dettagliare e discutere.

Alcuni di questi problemi sono già stati oggetto di una lettera che, l'8 Maggio 2025, 751 Docenti Universitari italiani hanno inviato a Lei e a tutti i Parlamentari, ai Ministri, ai Rettori e ad altre figure istituzionali, in cui sono state poste precise domande in merito alla nuova Legge, con particolare riguardo ad aspetti di possibile incostituzionalità della medesima. Non essendo stata data alcuna risposta, in particolare da parte di tutti coloro che hanno promosso e approvato la Legge, riteniamo utile e doveroso ribadire ed estendere le considerazioni a riguardo, anche in seguito alla pubblicazione dei primi Decreti Ministeriali attuativi. 

La nuova legge non liberalizza affatto l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, come viene invece narrato da più parti, ma, rispetto all’attuale procedura, si limita a posporre di qualche mese la selezione dei candidati, lasciando immutato il numero finale delle immatricolazioni. Di fatto, durante il nuovo cosiddetto “semestre filtro” gli aspiranti medici non frequenteranno il primo semestre del Corso di Medicina e Chirurgia, ma un generico Corso di preparazione ad una prova di ammissione mascherata da esame nelle tre discipline indicate nel decreto, in base all'esito della quale essi sapranno se nel secondo semestre potranno immatricolarsi nel Corso da loro scelto all’atto dell’iscrizione o se, per vedersi riconosciuti gli eventuali “esami” sostenuti, dovranno “ripiegare” su uno dei Corsi Affini indicati nel Decreto Ministeriale n. 418 del 30 maggio 2025. Gli attuali percorsi didattici dei Corsi coinvolti nella riforma dovranno pertanto essere modificati e uniformati alle esigenze del semestre filtro, con pesanti ripercussioni negative sulla qualità del percorso formativo degli studenti, che dovrà essere fortemente modificato e necessariamente reso generico rispetto a quanto previsto dagli attuali regolamenti didattici. Non è difficile prevedere che tale semestre filtro risulterà altamente stressogeno per studenti e docenti e le attività didattiche si svolgeranno in assenza di quelle relazioni e interazioni e di quella fondamentale circolazione dell’informazione e dei contenuti didattici tra gli studenti che caratterizza la normale vita universitaria.

La grande maggioranza di chi avrà frequentato il semestre filtro, non potendo continuare gli studi medici, odontoiatrici o veterinari dovrà confluire in altri Corsi (affini o non) in cui chi è già immatricolato avrà completato il primo semestre, con inevitabili problemi quantitativi e qualitativi per la didattica di tali Corsi a partire dal secondo semestre. Inoltre, i crediti formativi degli esami delle materie che costituiscono la prova di ammissione potranno essere utilizzati nei Corsi affini, ma solo parzialmente o per nulla in quelli di ambito diverso (Ingegneria, Fisica, Lettere, Filosofia, etc.). Di conseguenza, lo studente non ammesso a Medicina, Odontoiatria o Veterinaria che non intenda proseguire gli studi in altro Corso affine avrà perso di fatto il primo semestre del Corso in cui si immatricolerà.

La necessità di insegnare nel semestre filtro a un numero di studenti stimabile in generale almeno nel triplo di quello degli attuali iscritti al primo anno del Corso di Medicina renderà indispensabile, almeno nelle sedi più gettonate, il ricorso alla didattica telematica a distanza. Questo, insieme all’aumento significativo del rapporto studenti/docenti, comporterà una inevitabile riduzione della complessità e della qualità della didattica, paradossalmente in deroga ad altre norme istituite specificamente per salvaguardarla, con un impatto più significativo proprio sugli studenti maggiormente bisognosi di colmare eventuali lacune formative pregresse. Non è pertanto sostenibile la tesi di chi afferma che la nuova legge metterà tutti gli aspiranti medici sullo stesso piano, ovviando alle differenze di preparazione sulle materie oggetto della selezione attualmente legate alla possibilità che solo alcuni candidati hanno di frequentare Corsi di preparazione a pagamento nei mesi che precedono l’esame di ammissione. Un Corso telematico "somministrato" a migliaia di studenti che affronti in maniera generica in solo una decina di settimane i contenuti di tre discipline della portata della Fisica, della Chimica e Propedeutica Biochimica, e della Biologia non può essere considerato né formativo, né di tale sostanza da modificare in maniera decisiva il bagaglio culturale fornito allo studente dalle scuole superiori o dall’eventuale pregressa frequentazione dei suddetti Corsi a pagamento. Per non parlare della possibilità che chi disponga di adeguate risorse economiche possa comunque frequentare durante il semestre filtro Corsi serali integrativi a pagamento. Sarebbe stato invece opportuno che una legge di riforma avesse percorso una strada diversa, che, sulla falsariga di quanto proposto nei mesi scorsi dalla Conferenza dei Rettori, prevedesse l’istituzione di un percorso formativo sulle materie individuate per la selezione da svolgersi nel trimestre che precede il tradizionale test di ingresso, proposta che ha anche incontrato il favore della componente studentesca. Tra gli altri problemi che tale organizzazione della didattica creerà agli studenti, va sottolineato che essendo la frequenza obbligatoria, ove la didattica venga svolta in presenza durante il semestre filtro gli studenti fuori sede saranno costretti a trovare nella sede prescelta una soluzione abitativa che potrà essere temporanea, con una elevata probabilità di doversi spostare in una sede diversa per il secondo semestre.

Risultando altresì assai difficile individuare al termine del primo semestre una modalità di selezione degli studenti affidabile ed equilibrata tra le diverse sedi, si è stabilito di ricorrere a una semplice riproposizione, anche se in forma camuffata, del test che viene proposto attualmente. Ciò non consentirà al docente il normale utilizzo del linguaggio proprio della disciplina e la verifica puntuale dell’efficacia dell’insegnamento nel corso della prova d’esame. Le inevitabili differenze tra le diverse sedi nella modalità di organizzazione della didattica o nella gestione delle prove di valutazione finali spalancheranno inoltre le porte a ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale da parte degli esclusi, con ricadute drammatiche sulla numerosità degli immatricolati negli anni successivi al primo e sulla possibilità di garantire a tali coorti di studenti una formazione adeguata allo svolgimento della professione medica.

La trasformazione del primo semestre del Corso di Laurea di Medicina in un generico semestre di preparazione alle prove d’esame che consentiranno l’effettiva immatricolazione, ferma restando la mostruosità giuridica dell'esistenza di uno studente iscritto ad un Corso di Laurea ma non immatricolato in esso, andrà anche a colpire e limitare pesantemente la libertà di insegnamento dei docenti coinvolti. In primo luogo, circa le modalità di insegnamento, il docente potrà essere costretto all'insegnamento online, fino ad ora riservata a sole situazioni di emergenza sanitaria, senza avere la possibilità di alcun rapporto reale con gli Studenti, fondamento della relazione tra docente e allievi. Inoltre, per uniformare la formazione, gli specifici contenuti per gli insegnamenti del primo semestre dovranno infatti essere rigidamente stabiliti. Tale imposizione a livello centrale dell’organizzazione e dei contenuti della didattica, scavalcando Atenei, Dipartimenti e Corsi di Laurea, e privandoli della loro autonomia decisionale risulta irrispettosa della "Magna Charta Universitatum" di Bologna del 1988, firmata da più di 900 Atenei di tutto il mondo e che prevede che l'Università sia una "istituzione autonoma" e indipendente da "ogni potere politico". Gli argomenti oggetto della valutazione non potranno essere trattati in modo critico, ma si dovrà fornire una versione ridotta ed edulcorata della materia, finalizzata esclusivamente all’apprendimento meccanico di risposte rigorosamente predefinite. Posto che la libertà di insegnamento è garantita dall'Art. 33 della Costituzione, non potrà più essere definito docente “universitario” il docente che non potrà scegliere liberamente i contenuti specifici del suo Corso, non avrà la possibilità di trasmettere informazioni inerenti ai contenuti della propria attività di ricerca nell’ambito considerato. In sintesi, il docente universitario perde tutte le prerogative essenziali della docenza, non potendo più stabilire liberamente né le modalità della didattica, né il programma dettagliato del suo Corso, né le modalità dell’esame, e non potrà valutare puntualmente i propri studenti. Per effetto della Legge, docenti con lo stesso stato giuridico si troveranno in parte di fronte all’impossibilità di scegliere liberamente le modalità e i contenuti della propria didattica e le modalità di esame, mentre in parte continueranno a esercitare liberamente queste scelte. Chi ha insegnamenti nel primo semestre sarà quindi demansionato e discriminato (Art. 3 della Costituzione). 

Il complesso di queste considerazioni porta a concludere che la nuova Legge che regola l'accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia non solo non va di fatto a modificare le modalità di selezione degli aspiranti medici, ma è destinata a creare una serie di gravi problemi agli studenti, soprattutto a quelli che non supereranno la selezione, e ai docenti coinvolti, che vedranno conculcato il loro diritto di svolgere in maniera autonoma e coerente con gli obiettivi formativi del Corso di studi la loro attività di didattica. Nell'attesa dell'esito dei ricorsi che sono in preparazione in merito a questi gravi aspetti, sui quali al momento nessuna risposta è pervenuta dagli organi istituzionali, che paiono semplicemente ignorare il problema, si rende a nostro avviso indispensabile almeno l’individuazione di parametri che consentano di monitorare in maniera quantitativa a partire dal secondo semestre l’evoluzione delle carriere degli studenti coinvolti in questo percorso e, a seguito dell’inevitabile riscontro oggettivo di quanto paventato in questo documento, possano indurLa ad intervenire in modo tempestivo con opportuni correttivi alla legge, nell'attesa della auspicata verifica della sua incostituzionalità e di una quanto più rapida e completa revisione della medesima a garanzia della qualità della docenza e di un’adeguata formazione del medico.

Grazie per l'attenzione, cordialmente, 

Primi firmatari*:

Pierluigi Strippoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Roberto Amici - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Giovanna Zoccoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Francesca Bisulli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Flavia Frabetti - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Michela Mazzetti - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Vitaliano Tugnoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Lorenza Vitale - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Davide De Caro - Università degli Studi di Napoli "Federico II" - Coordinatore del Movimento Carlo Ferraro per la Dignità della Docenza Universitaria

*Nota Bene. I firmatari di questa lettera possono aver votato per i più diversi schieramenti parlamentari e diffidano dall'utilizzo strumentale di questa lettera, che è specificamente orientata ad una Legge particolare, e si rivolge a tutti/e, a favore della libertà di tutti/e, e della qualità dell'insegnamento universitario.

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Pierluigi StrippoliPromotore della petizione

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Lettera aperta all'On. Anna Maria Bernini, Ministro dell'Università e della Ricerca

Ministro Bernini, la riforma dell'ammissione a Medicina crea molti gravi problemi a studenti e docenti, tali da imporne una profonda e rapida revisione

Onorevole Ministro Bernini,

La nuova Legge (D.lgs. 71/2025 e legge delega 26/2025) che regola l'accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, insieme a quelli di Odontoiatria e Protesi Dentaria e Medicina Veterinaria, da Lei presentata insieme a tutti i proponenti come una panacea dei mali legati all’attuale modalità di selezione dei futuri medici, si rivela invece agli occhi dei firmatari di questo documento come un provvedimento che non solo non modifica nella sostanza tale modalità, ma crea anche gravissimi problemi che andiamo di seguito a dettagliare e discutere.

Alcuni di questi problemi sono già stati oggetto di una lettera che, l'8 Maggio 2025, 751 Docenti Universitari italiani hanno inviato a Lei e a tutti i Parlamentari, ai Ministri, ai Rettori e ad altre figure istituzionali, in cui sono state poste precise domande in merito alla nuova Legge, con particolare riguardo ad aspetti di possibile incostituzionalità della medesima. Non essendo stata data alcuna risposta, in particolare da parte di tutti coloro che hanno promosso e approvato la Legge, riteniamo utile e doveroso ribadire ed estendere le considerazioni a riguardo, anche in seguito alla pubblicazione dei primi Decreti Ministeriali attuativi. 

La nuova legge non liberalizza affatto l’accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, come viene invece narrato da più parti, ma, rispetto all’attuale procedura, si limita a posporre di qualche mese la selezione dei candidati, lasciando immutato il numero finale delle immatricolazioni. Di fatto, durante il nuovo cosiddetto “semestre filtro” gli aspiranti medici non frequenteranno il primo semestre del Corso di Medicina e Chirurgia, ma un generico Corso di preparazione ad una prova di ammissione mascherata da esame nelle tre discipline indicate nel decreto, in base all'esito della quale essi sapranno se nel secondo semestre potranno immatricolarsi nel Corso da loro scelto all’atto dell’iscrizione o se, per vedersi riconosciuti gli eventuali “esami” sostenuti, dovranno “ripiegare” su uno dei Corsi Affini indicati nel Decreto Ministeriale n. 418 del 30 maggio 2025. Gli attuali percorsi didattici dei Corsi coinvolti nella riforma dovranno pertanto essere modificati e uniformati alle esigenze del semestre filtro, con pesanti ripercussioni negative sulla qualità del percorso formativo degli studenti, che dovrà essere fortemente modificato e necessariamente reso generico rispetto a quanto previsto dagli attuali regolamenti didattici. Non è difficile prevedere che tale semestre filtro risulterà altamente stressogeno per studenti e docenti e le attività didattiche si svolgeranno in assenza di quelle relazioni e interazioni e di quella fondamentale circolazione dell’informazione e dei contenuti didattici tra gli studenti che caratterizza la normale vita universitaria.

La grande maggioranza di chi avrà frequentato il semestre filtro, non potendo continuare gli studi medici, odontoiatrici o veterinari dovrà confluire in altri Corsi (affini o non) in cui chi è già immatricolato avrà completato il primo semestre, con inevitabili problemi quantitativi e qualitativi per la didattica di tali Corsi a partire dal secondo semestre. Inoltre, i crediti formativi degli esami delle materie che costituiscono la prova di ammissione potranno essere utilizzati nei Corsi affini, ma solo parzialmente o per nulla in quelli di ambito diverso (Ingegneria, Fisica, Lettere, Filosofia, etc.). Di conseguenza, lo studente non ammesso a Medicina, Odontoiatria o Veterinaria che non intenda proseguire gli studi in altro Corso affine avrà perso di fatto il primo semestre del Corso in cui si immatricolerà.

La necessità di insegnare nel semestre filtro a un numero di studenti stimabile in generale almeno nel triplo di quello degli attuali iscritti al primo anno del Corso di Medicina renderà indispensabile, almeno nelle sedi più gettonate, il ricorso alla didattica telematica a distanza. Questo, insieme all’aumento significativo del rapporto studenti/docenti, comporterà una inevitabile riduzione della complessità e della qualità della didattica, paradossalmente in deroga ad altre norme istituite specificamente per salvaguardarla, con un impatto più significativo proprio sugli studenti maggiormente bisognosi di colmare eventuali lacune formative pregresse. Non è pertanto sostenibile la tesi di chi afferma che la nuova legge metterà tutti gli aspiranti medici sullo stesso piano, ovviando alle differenze di preparazione sulle materie oggetto della selezione attualmente legate alla possibilità che solo alcuni candidati hanno di frequentare Corsi di preparazione a pagamento nei mesi che precedono l’esame di ammissione. Un Corso telematico "somministrato" a migliaia di studenti che affronti in maniera generica in solo una decina di settimane i contenuti di tre discipline della portata della Fisica, della Chimica e Propedeutica Biochimica, e della Biologia non può essere considerato né formativo, né di tale sostanza da modificare in maniera decisiva il bagaglio culturale fornito allo studente dalle scuole superiori o dall’eventuale pregressa frequentazione dei suddetti Corsi a pagamento. Per non parlare della possibilità che chi disponga di adeguate risorse economiche possa comunque frequentare durante il semestre filtro Corsi serali integrativi a pagamento. Sarebbe stato invece opportuno che una legge di riforma avesse percorso una strada diversa, che, sulla falsariga di quanto proposto nei mesi scorsi dalla Conferenza dei Rettori, prevedesse l’istituzione di un percorso formativo sulle materie individuate per la selezione da svolgersi nel trimestre che precede il tradizionale test di ingresso, proposta che ha anche incontrato il favore della componente studentesca. Tra gli altri problemi che tale organizzazione della didattica creerà agli studenti, va sottolineato che essendo la frequenza obbligatoria, ove la didattica venga svolta in presenza durante il semestre filtro gli studenti fuori sede saranno costretti a trovare nella sede prescelta una soluzione abitativa che potrà essere temporanea, con una elevata probabilità di doversi spostare in una sede diversa per il secondo semestre.

Risultando altresì assai difficile individuare al termine del primo semestre una modalità di selezione degli studenti affidabile ed equilibrata tra le diverse sedi, si è stabilito di ricorrere a una semplice riproposizione, anche se in forma camuffata, del test che viene proposto attualmente. Ciò non consentirà al docente il normale utilizzo del linguaggio proprio della disciplina e la verifica puntuale dell’efficacia dell’insegnamento nel corso della prova d’esame. Le inevitabili differenze tra le diverse sedi nella modalità di organizzazione della didattica o nella gestione delle prove di valutazione finali spalancheranno inoltre le porte a ricorsi al Tribunale Amministrativo Regionale da parte degli esclusi, con ricadute drammatiche sulla numerosità degli immatricolati negli anni successivi al primo e sulla possibilità di garantire a tali coorti di studenti una formazione adeguata allo svolgimento della professione medica.

La trasformazione del primo semestre del Corso di Laurea di Medicina in un generico semestre di preparazione alle prove d’esame che consentiranno l’effettiva immatricolazione, ferma restando la mostruosità giuridica dell'esistenza di uno studente iscritto ad un Corso di Laurea ma non immatricolato in esso, andrà anche a colpire e limitare pesantemente la libertà di insegnamento dei docenti coinvolti. In primo luogo, circa le modalità di insegnamento, il docente potrà essere costretto all'insegnamento online, fino ad ora riservata a sole situazioni di emergenza sanitaria, senza avere la possibilità di alcun rapporto reale con gli Studenti, fondamento della relazione tra docente e allievi. Inoltre, per uniformare la formazione, gli specifici contenuti per gli insegnamenti del primo semestre dovranno infatti essere rigidamente stabiliti. Tale imposizione a livello centrale dell’organizzazione e dei contenuti della didattica, scavalcando Atenei, Dipartimenti e Corsi di Laurea, e privandoli della loro autonomia decisionale risulta irrispettosa della "Magna Charta Universitatum" di Bologna del 1988, firmata da più di 900 Atenei di tutto il mondo e che prevede che l'Università sia una "istituzione autonoma" e indipendente da "ogni potere politico". Gli argomenti oggetto della valutazione non potranno essere trattati in modo critico, ma si dovrà fornire una versione ridotta ed edulcorata della materia, finalizzata esclusivamente all’apprendimento meccanico di risposte rigorosamente predefinite. Posto che la libertà di insegnamento è garantita dall'Art. 33 della Costituzione, non potrà più essere definito docente “universitario” il docente che non potrà scegliere liberamente i contenuti specifici del suo Corso, non avrà la possibilità di trasmettere informazioni inerenti ai contenuti della propria attività di ricerca nell’ambito considerato. In sintesi, il docente universitario perde tutte le prerogative essenziali della docenza, non potendo più stabilire liberamente né le modalità della didattica, né il programma dettagliato del suo Corso, né le modalità dell’esame, e non potrà valutare puntualmente i propri studenti. Per effetto della Legge, docenti con lo stesso stato giuridico si troveranno in parte di fronte all’impossibilità di scegliere liberamente le modalità e i contenuti della propria didattica e le modalità di esame, mentre in parte continueranno a esercitare liberamente queste scelte. Chi ha insegnamenti nel primo semestre sarà quindi demansionato e discriminato (Art. 3 della Costituzione). 

Il complesso di queste considerazioni porta a concludere che la nuova Legge che regola l'accesso al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia non solo non va di fatto a modificare le modalità di selezione degli aspiranti medici, ma è destinata a creare una serie di gravi problemi agli studenti, soprattutto a quelli che non supereranno la selezione, e ai docenti coinvolti, che vedranno conculcato il loro diritto di svolgere in maniera autonoma e coerente con gli obiettivi formativi del Corso di studi la loro attività di didattica. Nell'attesa dell'esito dei ricorsi che sono in preparazione in merito a questi gravi aspetti, sui quali al momento nessuna risposta è pervenuta dagli organi istituzionali, che paiono semplicemente ignorare il problema, si rende a nostro avviso indispensabile almeno l’individuazione di parametri che consentano di monitorare in maniera quantitativa a partire dal secondo semestre l’evoluzione delle carriere degli studenti coinvolti in questo percorso e, a seguito dell’inevitabile riscontro oggettivo di quanto paventato in questo documento, possano indurLa ad intervenire in modo tempestivo con opportuni correttivi alla legge, nell'attesa della auspicata verifica della sua incostituzionalità e di una quanto più rapida e completa revisione della medesima a garanzia della qualità della docenza e di un’adeguata formazione del medico.

Grazie per l'attenzione, cordialmente, 

Primi firmatari*:

Pierluigi Strippoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Roberto Amici - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Giovanna Zoccoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Francesca Bisulli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Flavia Frabetti - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Michela Mazzetti - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Vitaliano Tugnoli - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Lorenza Vitale - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Davide De Caro - Università degli Studi di Napoli "Federico II" - Coordinatore del Movimento Carlo Ferraro per la Dignità della Docenza Universitaria

*Nota Bene. I firmatari di questa lettera possono aver votato per i più diversi schieramenti parlamentari e diffidano dall'utilizzo strumentale di questa lettera, che è specificamente orientata ad una Legge particolare, e si rivolge a tutti/e, a favore della libertà di tutti/e, e della qualità dell'insegnamento universitario.

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Pierluigi StrippoliPromotore della petizione

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