STANZIAMENTO DI PIÙ FONDI DALLO STATO PER I TIROCINANTI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI ITALIANI!

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Rappresentiamo oltre mille tirocinanti che hanno svolto o che attualmente stanno svolgendo il tirocinio presso gli uffici giudiziari italiani e che, all’esito della procedura di selezione per l’attribuzione della borsa di studio relativa all’anno 2016, sono rimasti esclusi dal beneficio.

Il tirocinio formativo è stato introdotto dal decreto legge n. 69/2013 (cd. “Decreto del fare”) al fine di migliorare l'efficienza del sistema giudiziario e consentire ai migliori laureati di conseguire un titolo di accesso al concorso in magistratura, nonché il riconoscimento di 12 mesi di pratica forense.

La chiara intenzione del Governo è stata quella trovare il più velocemente possibile un utile strumento ai fini di “smaltire” il carico di lavoro degli uffici giudiziari.

Chi sta svolgendo e chi ha svolto il tirocinio presso gli uffici giudiziari può senz'altro affermare come la nostra sia di fatto un'attività anche e soprattutto di lavoro, oltre che uno strumento di studio e formazione per giovani laureati.

In più occasioni è stato riconosciuto come i tirocinanti abbiano contribuito in misura apprezzabile alle gravi carenze d’organico che da anni affliggono il “sistema giustizia” in Italia, tanto che lo stesso Ministro Orlando, in più occasioni pubbliche, ha evidenziato come i tirocinanti abbiano concorso all’accelerazione e al buon andamento del sistema negli ultimi anni, rilevando l'indiscutibile importanza che tale esperienza formativa al momento riveste presso molte realtà giudiziarie.

Tuttavia non sono previste forme di retribuzione e vi è soltanto la possibilità di accedere ad una borsa di studio, tra l'altro calcolata sulla base dell'indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) per le prestazioni erogate agli studenti nell'ambito del diritto allo studio universitario – criterio che riteniamo essere profondamente ingiusto, dato che non siamo più studenti e anzi il nostro contributo è sicuramente qualificabile come lavoro a tutti gli effetti.

Purtroppo, il Governo non si è reso conto che i fondi risultati sufficienti nel 2015, non lo sono più nel 2016, dato che il numero dei tirocinanti in Italia è notevolmente aumentato e con esso il beneficio apportato all’intero sistema giudiziario.

Di conseguenza, secondo la graduatoria degli ammessi pubblicata, il 15 giugno u.s., risultano idonei solo coloro con valore ISEEU non superiore ad euro 42.012,21, mentre tutti gli altri – circa 1.300 meritevoli laureati – restano esclusi.

Oltre alla carenza di fondi, vogliamo anche sottolineare come con la formula della borsa di studio basata sul valore ISEEU si sia cercato sibillinamente di equiparare lo stage al percorso universitario, evidenziandone unicamente il profilo formativo, mentre risulta innegabile come il lavoro svolto quotidianamente da ognuno di noi garantisce un apprezzabile e concreto contributo al funzionamento del sistema giudiziario e, per questa ragione, sia di fatto ben più equiparabile ad una effettiva posizione lavorativa - dalla quale mutua, oltre alle modalità di svolgimento e all’obbligo di performance, anche il regime tributario, posto che la borsa di studio è equiparata sul piano fiscale alle retribuzioni derivanti da lavoro dipendente e concorre a formare reddito.

Di conseguenza, sarebbe auspicabile che il Governo decidesse di riconoscere questo valore aggiunto non solo a parole, ma anche nei fatti, prevedendo un riconoscimento economico al quale tutti gli stagisti abbiano accesso, perché il lavoro ha pari diritti e dignità, comunque lo si chiami e a prescindere dallo stipendio dei propri genitori utilizzato ai fini del calcolo ISEE.

Per quanto riguarda la nostra attuale situazione di esclusi, riteniamo sia davvero il minimo che lo Stato preveda anche per noi un riconoscimento economico, considerate le rinunce che ognuno di noi sopporta in termini di ore di lavoro (inevitabilmente sottratte allo studio!) e spese (assicurazione obbligatoria, trasporto, pasti, libri, codici…), nonché per il contributo che innegabilmente diamo per il buon funzionamento del sistema giudiziario.

Peraltro la scelta di escludere parte dei tirocinanti dall'erogazione della borsa di studio crea una situazione di diseguaglianza sostanziale che uno Stato di diritto non dovrebbe permettere e svilisce l’apporto che gli esclusi dal beneficio hanno fornito, giorno dopo giorno, per il miglior funzionamento degli uffici giudiziari.

Inoltre risulta incomprensibile il fatto che lo Stato, dapprima imponga alle aziende e ai liberi professionisti (a titolo esemplificativo si veda quanto previsto dall’art. 40 del Codice Deontologico Forense) di retribuire, anche solo sotto forma di rimborso spese, i propri stagisti e poi si sottragga in prima persona a tale onere, utilizzando le competenze di meritevoli laureati al fine di accelerare il sistema giustizia senza riconoscere a buona parte degli stessi un beneficio economico per gli sforzi profusi.

Per far fronte a tale spiacevole situazione, la soluzione più auspicabile per le borse di studio dell’anno 2016 è che venga previsto un ulteriore stanziamento di fondi a favore dei tirocinanti presso gli uffici giudiziari. Trattasi di un’ipotesi tutt’altro che remota, basti considerare che per l’anno 2016 sono stati destinati al fondo di cui all’art. 1 comma 96 della l. 190/2014 un totale di 90 milioni, ben 40 milioni in più rispetto all’anno precedente e che da tale fondo è possibile attingere qualora le risorse di cui all'articolo 2, comma 7, lettera b), del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143 siano indisponibili. In proposito si evidenzia come appare incomprensibile che, nonostante l’incremento del numero di tirocinanti – con evidenti benefici per il sistema giustizia - e nonostante la disponibilità di una somma notevolmente maggiore rispetto a quella dell’anno 2015, siano state destinate al tirocinio presso gli uffici giudiziari le medesime risorse dell’anno precedente.

Le criticità sopra evidenziate suggeriscono come sarebbe in realtà più ragionevole, in prospettiva futura, considerare una riqualificazione dei connotati dello stage ex art. 73, riconoscendone, oltre all’innegabile natura formativa, anche l’indubbia componente lavorativa, con ogni conseguenza che ciò comporta.

In tal senso, la soluzione più equa sarebbe quella di prevedere una indennità spettante a tutti i tirocinanti, indipendentemente dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare di riferimento, in conformità a quanto previsto dalle legislazioni regionali in materia di tirocini extracurriculari.

Confidando nel Vostro ascolto e nella Vostra condivisione, attendiamo fiduciosi una pronta risposta da parte delle autorità competenti.



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