L’esercito di “dipendenti” mascherati da liberi professionisti a partita IVA

L’esercito di “dipendenti” mascherati da liberi professionisti a partita IVA

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L’esercito di “dipendenti” mascherati da liberi professionisti a partita IVA

In questo momento di rivoluzione politica ed economica che pervade l’intera Italia, tra guerre dei dazi e rivolte contro il cambiamento climatico spesso ci si dimentica di altri problemi che hanno la loro importanza e che minano dal profondo il mondo lavorativo del nostro paese. 

Molte volte si sente parlare di lavoro e di disoccupazione, e ancora più spesso si parla dell’occupazione dei giovani, e sui giornali si legge frequentemente di una costante crescita delle assunzioni di questi ultimi, ma una cosa che quasi sempre ci si dimentica di citare, in tali analisi che si nascondono dietro fredde percentuali, sono le reali condizioni di lavoro alle quali molti giovani, compresi noi che scriviamo, devono sottostare.

Noi che stiamo portando alla luce questi fatti, che sono ben noti ma volutamente nascosti sotto al tappeto, siamo un gruppo di giovani professionisti, laureati in Ingegneria e laureati in architettura, attualmente esercitiamo la “libera professione” a tempo pieno presso società cooperative / studi di ingegneria e architettura.

Contemporaneamente al lavoro quotidiano, molti giovani professionisti al termine della carriera universitaria scelgono di frequentare anche corsi di alta formazione come Master universitari di secondo livello (massimo livello di istruzione raggiungibile in Europa), sia per incrementare la loro istruzione ma soprattutto per mirare a migliori offerte di lavoro. 

Fino ad ora abbiamo creduto fortemente nell'istruzione italiana e per noi, come per molti altri nostri coetanei, sarebbe una grande sconfitta accettare proposte di lavoro, che sarebbero quantomeno dignitose, all'estero.

Crediamo e ci auguriamo che questo nostro messaggio possa portare in superficie la reale condizione lavorativa che molti giovani professionisti (che rientrano nelle percentuali di “occupati”) vive ogni giorno e speriamo che possa giungere anche alle orecchie di chi è al potere in modo da regolamentare tramite norme e leggi questo tipo di situazione per poterci costruire un futuro ed una famiglia in questo Paese.

A differenza del credo comune, dove si pensa che i giovani italiani non vogliano uscire dal nido familiare, questa possibilità ci è in realtà fortemente limitata da condizioni di lavoro ingiuste, inaccettabili e per niente dignitose, non solo per un laureato ma anche per un qualsiasi tipo di lavoratore nonché essere umano. 

Nessuno di noi, che non abbia alle spalle un investimento da parte della famiglia, sarà mai in grado di pagarsi il riscatto degli anni investiti all'università e tanto meno di rientrare dell'investimento universitario, che come tale dovrebbe ripagarsi e dare condizioni migliori di vita. 

La legge in vigore attualmente  impone, per esempio, che un soggetto a partita IVA debba fatturare almeno il 20% dei suoi introiti annui ad un cliente diverso da quello principale, in modo da contrastare il dilagante effetto nel quale si accomunano le partite IVA al lavoro dipendente, chiamate “false partite IVA”.

Inarcassa (ente previdenziale di ingegneri ed architetti liberi professionisti), ad esempio, non si è mai battuta, come nemmeno gli ordini professionali di settore, per riproporre i tariffari minimi, rendendosi di fatto complici del sistema che stiamo denunciando.

La maggior parte degli ingegneri edili e degli architetti lavorano a partita IVA come “liberi professionisti” per uno stesso studio o società di ingegneria a condizioni lavorative del tutto assimilabili a quelle di un lavoratore dipendente ma senza alcun beneficio dato da tale condizione lavorativa e vorremmo sottolineare che è attualmente in Italia l’unica forma possibile per poter lavorare in uno studio professionale dove l’assunzione o qualsiasi tipo di contratto di lavoro dipendente non è neppure preso in considerazione. 

La nostra condizione, come quella di tantissimi altri professionisti in Italia, è la seguente: il nostro compenso prevede uno "stipendio" che si aggira tra i 4 e gli 8 euro lordi l'ora, niente contributi pagati, niente malattia pagata, niente tutele di maternità, assenza di contratti scritti o disciplinari d’incarico, nessuna assicurazione se non a nostre spese, senza contare che non viene neppure pagato il pranzo e non viene data nessuna garanzia sulla continuità del rapporto lavorativo. 

Ci siamo rivolti ai rispettivi ordini professionali di appartenenza e la loro risposta è stata che sono perfettamente consci dell’attuale situazione nata dalla crisi economica come un’emorragia alla quale non è mai stato messo un freno, ma dichiarano anche di non poter agire per risolverla (per ovvi motivi di conflitti di interesse interni).

Con la Legge n. 92/2012 si è intervenuto sul mercato del lavoro, modificando le principali tipologie di contratto di lavoro subordinato e autonomo.  A questo proposito, il legislatore ha inserito una presunzione legale relativa. Qualora si verifichino determinate condizioni, fino a prova contraria, il rapporto di lavoro autonomo con partita IVA è qualificato come rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato (ai sensi degli artt. 61 e 69 del D. Lgs. n. 276/2003). Senza prove, quindi gli organi competenti possono riqualificare il rapporto di lavoro e applicare le relative sanzioni.

Ci sono dei casi tuttavia dove la presunzione non opera; sono i casi di prestazioni che sono caratterizzate da elevate competenze teoriche o capacità tecnico pratiche e da una redditività minima fissata per legge, né per quelle per cui l’attività richieda l’iscrizione ad un ordine professionale, appositi registri, albi o elenchi professionali qualificati. 

Essendo i professionisti nel campo edilizio soggetti all'iscrizione ad albi od ordini professionali di fatto non potranno in alcun modo avvalersi della presunzione di lavoro subordinato come descritto dalla legge sopra citata, rimanendo di fatto in una palude normativa dove, dopo l’abolizione dei minimi tariffari avvenuta da parte  del DL n. 223 del 4 luglio 2006 non hanno più nessuna garanzia che gli garantisca una tutela salariale.

Ci appelliamo disperatamente alle più alte cariche dello Stato perché vengano definiti dei regolamenti che tutelino la nostra professionalità e ci diano delle garanzie per poter avere un futuro nel nostro Paese.

Nel caso non dovesse arrivare una risposta concreta ci troveremo costretti, nostro malgrado, a spendere le nostre conoscenze e la nostra professionalità all'estero, dove il nostro ruolo è considerato altamente qualificato.

In uno stato come l'Italia, con il più grande patrimonio edilizio monumentale storico del mondo, è inconcepibile che la questione delle condizioni lavorative dei professionisti del settore non venga nemmeno preso in considerazione, quando ci sono innumerevoli giovani professionisti con la volontà di introdurre innovazione e ricerca per valorizzare e accrescere la qualità della progettazione nel mondo dell’edilizia, per aggiungere anche questo settore alle eccellenze italiane.

La rinascita dell'edilizia non può quindi costruire le sue fondamenta sulle spalle di giovani progettisti per i quali la crisi non è mai finita. 

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