
COMUNICATO STAMPA
Di
ANTONIO BARBATO
Già Comandante della Polizia Locale di Milano
SCIOPERO DELLA POLIZIA LOCALE. ECCO PERCHE’ LA GIUNTA SALA SBAGLIA.
Premesso che non è mia intenzione entrare nelle scelte politiche del Sindaco di Milano, e nemmeno in quelle delle sigle sindacali che, a vario titolo, si contrappongono o meno alle determinazioni della Giunta, in ordine all’adozione del cosiddetto badge. Non mi compete e non lo voglio fare, però da tecnico, mi permetto sommessamente di intervenire sulla protesta dei Ghisa perché, in questi ultimi giorni, sembra avere assunto i contorni di una vertenza “fotocopia” del passato. Mi riferisco alla protesta della polizia locale del 1997, contro il Sindaco di Milano Gabriele Albertini, che era deciso a modificare il contrato decentrato dei Ghisa e, per farlo, utilizzò anche metodi poco ortodossi. Albertini, comprese bene di cosa erano capaci i “Vigili Urbani di Milano”, quando veniva messa in discussione la propria dignità. Felloni, parassiti, tuonò Indro Montanelli dalle pagine di un noto quotidiano milanese, per andare in soccorso al sindaco, parole che gli costarono 300 milioni di lire per avere vilipeso il Corpo. Anche in quel caso i sindacati confederali, inizialmente, non diedero spazio alla protesta, per poi accodarvisi onde evitare perdite fragorose di consensi. La vertenza durò quasi due anni. Raggiungere un accordo con i Ghisa era diventato un imperativo categorico per Albertini, perché l’Amministrazione aveva subito una reazione durissima e inaspettata dai propri Ghisa (che si era espressa attraverso numerose assemblee, azioni dimostrative, scioperi e manifestazioni) che, a lungo andare, avevano logorato il sindaco che puntava a un secondo mandato elettorale. L’accordo permise ad Albertini di affrontare la campagna elettorale per il secondo mandato in serenità, anche se costò molti soldi all’Amministrazione. Albertini vinse con il 57,5% dei consensi.
Nell’interesse di tutti, mi auguro che la storia insegni qualcosa… Anche in quell’occasione la parola d’ordine dei Ghisa fu “Dignità”, la stessa che sento riecheggiare in questi giorni dagli agenti e dagli ufficiali che si sono mobilitati. Come a quei tempi, oggi le iniziative sono partite dalla base, che ha deciso di superare persino i sindacati confederali che, ora come allora, venivano percepiti come “traditori” perché si erano schierati contro i lavoratori della polizia locale, in favore del Sindaco.
A distanza di più di 20 anni da quella vertenza la situazione, se possibile, si complica ulteriormente, perché è cambiato il mondo e con esso la polizia locale che, sempre più, viene chiamata a svolgere compiti che per tradizione non sono propri, infatti, la protesta dei “Ghisa” ha origine, prima di tutto, da un generale e diffuso malcontento, che vede le polizie locali in tutta Italia direttamente coinvolte in operazioni di ordine pubblico, antiterrorismo, di polizia giudiziaria e molto altro ancora, senza che gli operatori, sottoposti ai rischi dei propri colleghi di polizia, carabinieri, finanza e penitenziaria, siano provvisti delle stesse tutele giuridiche e degli stessi strumenti per operare, come ad esempio l’accesso alle banche dati.
Basti solo pensare che allo stato attuale, se durante un servizio congiunto tra polizia, carabinieri, finanza e polizia locale, tutti gli operatori rimanessero gravemente feriti per lo scoppio di un ordigno, gli unici ai quali non verrebbe riconosciuta la causa di servizio sarebbero proprio gli operatori di polizia locale.
Ciò che cova sotto la protesta è il riconoscimento, senza se e senza ma, di uno status giuridico specifico per la polizia locale che, oggettivamente, non può più essere quello dell’equiparazione al resto dei dipendenti comunali. I dipendenti comunali non sono tutti uguali, perché svolgono mansioni diverse. Le educatrici, gli sportellisti, i tecnici, gli assistenti sociali, gli addetti al decentramento, gli impiegati dei vari settori, fanno obbiettivamente lavori diversi dagli agenti di polizia locale, non migliori, non peggiori, ma semplicemente diversi. Al resto degli impiegati comunali non viene richiesto di arrestare spacciatori, stupratori, rapinatori, non viene richiesto di lavorare 365 giorni l’anno, sabati, domeniche e festivi compresi, 24 ore su 24, non rischiano la vita come è accaduto a Nicolò Savarino.
Per quanto riguarda l’oggetto del contendere, il badge, a mio avviso siamo di fronte a un falso problema, in primo luogo perché la norma non indica quale sistema di rilevazione delle presenze occorra adottare (vi sono altri strumenti più efficaci e meno ingessanti), in secondo luogo, perché già altri corpi di polizia (siamo in ottima compagnia) hanno evitato l’utilizzo di questo dispositivo, in quanto totalmente incompatibile con servizi operativi di questo genere (ciò dimostra che si può fare). Oggettivamente, si tratta di un congegno poco utile e sorpassato che sta per essere abbandonato anche in altre pubbliche amministrazioni, tanto inutile che le cronache sono piene di notizie che ci raccontano quanto sia semplice aggirare tali strumenti! Esistono sistemi diversi, molto più efficaci, come la spunta elettronica proposta a Milano durante il mio mandato, che vanno incontro alle esigenze della norma, delle amministrazioni e dell’operatività, ma soprattutto dei cittadini.
La Giunta lamenta elevate spese per l’erogazione di straordinari agli agenti, ma deve anche dire che molti dei servizi ordinari vengono coperti proprio con gli straordinari per carenza di personale, pertanto, le scelte da fare non sono molte: a) non fornire più alcuni servizi ai cittadini; b) continuare ad assegnare straordinari agli agenti per sopperire alle richieste dei cittadini; c) assumere nuovi agenti, a mio avviso almeno 500. Da una di queste tre opzioni non si sfugge. Non è pensabile che si possano erogare un numero infinito di servizi senza avere, di contro, le risorse umane o economiche per fornirli.
La realtà e che, dietro questa contrapposizione tra polizia locale e giunta Sala, si celano due modi molto distanti di intendere la polizia locale: chi vuole che la polizia locale mantenga un profilo amministrativo e meno interventista, in sostanza, che gli operatori siano impiegati comunali in divisa; chi vuole una polizia locale più dinamica, più presente sul territorio, in grado di intervenire a tutto tondo sulle diverse problematiche che, inevitabilmente, sono fonte di disagio per i cittadini (microcriminalità, violenza su donne e minori, tutela del decoro urbano, contrasto all’abusivismo edilizio, a quello commerciale, alle occupazioni abusive delle case popolari, alle truffe agli anziani, etc.). Se non si affronta il problema dello status, badge o non badge, questa protesta non finirà mai!
Inoltre, a Milano, in particolare, ci sono altri nervi scoperti, come la mancata assunzione dei 300 agenti di polizia locale promessa da Sala in campagna elettorale, la mancata erogazione degli emolumenti per la previdenza e l’assistenza sanitaria complementare per gli operatori della polizia locale (art. 208 C.D.S.), la riorganizzazione del Corpo sempre annunciata e nemmeno mai avviata, e così via…
A questo punto mi appello al Sindaco per evitare un inutile “bagno di sangue” che non avrà solo ripercussioni sulla Giunta, ma anche sulla città. Credo che Sala debba circondarsi di persone che conoscano a fondo la polizia locale e che abbiano sufficiente esperienza per evitare uno scontro che, seppure a singhiozzo, continuerà fino alla fine del suo mandato nel 2021. Il Sindaco, ma in particolare il vicesindaco e l’attuale comandante, non avevano calcolato che questa vicenda potesse avere un risvolto sentimentale e romantico, che affonda le proprie radici nel profondo dell’anima di un Corpo glorioso che, da quasi 160 anni, garantisce la civile convivenza ai cittadini milanesi e che, permettetemi di dirlo con franchezza, merita molta più considerazione di quella che gli è stata data fino adesso.
L’ultimo appello lo faccio ai ministri Salvini e Di Maio che con il contratto di Governo hanno previsto la riforma della polizia locale italiana, per la quale sono state già raccolte circa 13.000 firme in una petizione lanciata su Change.org. A loro chiedo di procedere speditamente in tal senso anche per dare dignità a più di 60.000 operatori che da molto tempo chiedono, a gran voce, la riforma della legge 65/86, ormai fuori dalla storia.
Polizia Locale e sicurezza secondo Antonio Barbato Facebook
https://www.change.org/p/sergio-mattarella-riforma-della-polizia-locale-italiana