Petition updateRivogliamo il Comandante BARBATODal " comitato verità e giustizia per Antonio Barbato" Facebook
Ruggero CazzanigaMilano, Italy
Jan 30, 2018
LA POLIZIA LOCALE DI MILANO RIDOTTA IN SCHIAVITU’… di Antonio Barbato Il documento che segue è una lunga e aspra riflessione di Antonio Barbato sul suo caso e sulle ripercussioni che questo caso potrebbe avere sulle polizie locali in tutta Italia. Vi invitiamo a leggerlo tutto e a trarne le vostre conclusioni anche in termini politici e sindacali… Il Comitato Verità e Giustizia per Barbato Sotto lo sguardo disattento di molti, disinvolto di altri, complice di altri ancora, sindacati compresi, si è consumato un processo silenzioso, ma inesorabile, che ha portato la Polizia Locale di Milano (una delle più efficienti al mondo, un faro e un simbolo per le polizie locali nazionali e internazionali), ad essere posta sotto tutela di altri organismi che, di fatto, ne stanno determinando il ruolo, l’operatività e le prospettive future… Le ricadute? Se è vero che Milano spesso anticipa le novità che, nel bene e nel male, sono destinate a condizionare tutto il panorama nazionale, c’è veramente da preoccuparsi per le sorti della polizia locale di tutta Italia. A Milano si sta sperimentando un nuovo modello di impiego delle polizie locali che prevede due cambiamenti fondamentali: perdita totale di autonomia operativa e, contestuale, asservimento del personale di polizia locale alle esigenze operative dei Questori. Cari colleghi della polizia locale, avete osato alzare la testa? In alcune attività siete diventati anche più bravi di noi? Fate operazioni così brillanti da essere citati quasi tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali? Siete entrati a pieno titolo in Procura e i magistrati vi affidano indagini che fino a ora erano delegate solo ad altri Corpi? Vi ammazzano in strada come foste Carabinieri e Poliziotti? ALT! È ora di finirla! Se poi continuate a rivendicare la causa di servizio e la pensione privilegiata, è proprio arrivato il momento di fermare questa pericolosa deriva e di ricondurvi a più miti consigli… Così Ministri e legislatori, in questo delicato momento storico, nonostante avessero l’impellente necessità di effettuare la più massiccia e veloce assunzione di poliziotti a costo zero (circa 60.000 operatori di polizia locale in Italia), da impiegare immediatamente nella prevenzione del terrorismo internazionale, nei mesi passati, si sono messi alacremente a lavoro e hanno partorito una mezza riformina, il cosiddetto decreto sicurezza urbana “Minniti”, trasformato poi nella legge 18 aprile 2017 n. 48, che in cambio di qualche misero contentino elargito alla categoria per placarne la frustrazione, ha sancito una volta per tutte, la fine dell’autonomia operativa e, aggiungo, professionale, dei Corpi di Polizia Locale mettendoli sotto il diretto e definitivo controllo dei Questori, per essere impiegati sempre a copertura degli ormai endemici vuoti d’organico di polizia e carabinieri, in compiti di bassa manovalanza, con un vantaggio non di poco conto però per chi ha ordito questo piano, e cioè che la bassa manovalanza la si paga meno, in termini economici e di tutele… Si tratta di un processo preoccupante che va in direzione contraria alle rivendicazioni di autonomia che la polizia locale continua a invocare tramite ANCI e in occasione del rinnovo dei contratti di categoria, attraverso modifiche legislative e contrattuali degne di questo nome, utili non solo a migliorare le condizioni economiche e di sicurezza di ogni singolo operatore di polizia locale (visto che svolgiamo funzioni di polizia di sicurezza e di polizia giudiziaria al pari di altri operatori), ma che definiscano, una volta per tutte, senza indugio alcuno e mistificazioni di sorta, compiti, ruoli, ambiti operativi, maggiore e migliore agibilità (come ad esempio l’accesso illimitato alle banche dati). Guarda caso, da quando è stato istituito il Tavolo Permanente dei Comandanti delle Città Metropolitane - che si riunisce periodicamente in ANCI –, al quale partecipano però anche comandanti di città di medie dimensioni, e proprio da quel tavolo sono arrivate agli organi preposti pressanti richieste di modifica di leggi ormai desuete, ovvero di miglioramento di quelle in via di definizione (anche sulla base dei risultati operativi esposti ogni anno in sede di assemblea ANCI dai Comandi delle polizie locali di tutta Italia, che dimostrano inequivocabilmente i grandissimi risultati ottenuti dai Corpi in termini operativi su tutto il territorio nazionale), quando queste proposte sono state fatte dicevo, per alcuni di noi, sono cominciati i guai con improvvisi cambi al vertice (Milano, in modo più cruento e Palermo in modo più soft, ad esempio), ovvero minacce di cambi al vertice (vedasi il caso di Roma), e guarda caso proprio i Comandanti delle Polizie Locali delle città Metropolitane che alle richieste di miglioramento del decreto Minniti avevano chiesto ulteriori modifiche, mettendoci la loro faccia ed esprimendo la loro insoddisfazione per il mancato accoglimento delle stesse! Colpirne uno per educarne 100? Non lo so e non lo voglio sapere, anche se a pensar male… Di fatto, però, togliendo di mezzo il Comandante Barbato, troppo in vista, troppo operativo, troppo indipendente da Questure, Prefettura, Procura, mettere sotto tutela la polizia locale, azzerandone l’autonomia per portarla sotto il controllo diretto della Questura, è stato un gioco da ragazzi. Chi ha deciso tutto questo ha fatto bene i propri conti… Colpita e affondata Milano, con la violenza utilizzata nel mio caso, chi mai avrebbe avuto il coraggio di rivendicare ancora il ruolo, le funzioni, i diritti della Polizia Locale in Italia, sapendo a cosa poteva andare incontro? Tutto ciò nel nome di cosiddette scelte politiche che si traducono nella profonda mortificazione di una categoria che da nord a sud Italia, dalla base, ma ultimamente anche da parte della propria classe dirigente, rivendica il riconoscimento del lavoro che svolge quotidianamente con grande dedizione in favore dei cittadini come polizia di prossimità, di comunità. Milano, in questo specifico momento storico, è stata trasformata nella succursale “figlio di un Dio minore” della polizia statale, è stata ridotta a un Corpo senza autonomia operativa, utile solo a coprire le pezze altrui! Carne da macello al servizio di chi ne ha bisogno. Un tanto al chilo per intenderci. In altri tempi, di fronte a una situazione del genere, si sarebbe scatenata una vera e propria ridda di reazioni, almeno da parte sindacale… Oggi tutto tace, forse anche nel nome dell’attendismo elettorale (non dimentichiamoci che oltre alle elezioni regionali e politiche tra poco si voterà per il rinnovo delle RSU sui luoghi di lavoro). Nonostante tutto però è proprio alla politica che dobbiamo guardare, e anche in fretta (le elezioni sono dietro l’angolo), ma questa volta, come categoria portatrice di interessi precisi, bisogna avere il coraggio di sganciarsi da tutto e da tutti (anche dai sindacanti che non si schierano apertamente a favore dei nostri interessi) e rivolgere lo sguardo solo nei confronti di quelle parti politiche che intendono fermare questa deriva, perché quello che sta accadendo questa volta a Milano non è una cosa positiva per Milano, per le altre città, per i cittadini che di noi hanno bisogno per ciò che sappiamo fare meglio degli altri… A mio avviso è giunto il momento di dare un segnale forte a tutti coloro che ci vogliono trasformare in veline, a chi ci ritiene buoni a nulla, da sottostimare, sottopagare, da usare solo per fare le pulizie di casa! Io credo che colpendo Milano si sia voluto dare un messaggio chiaro a tutta la categoria: “cari poliziotti locali sappiate che decidiamo noi del vostro destino, fate ciò che vi diciamo ma soprattutto ciò che vi concediamo di fare, fatelo di buona lena ma state fuori dai giochi, utilizzate pure le vostre risorse ma comandate da noi e, soprattutto, senza pretese, senza richieste, muti e silenti! Questo messaggio deve essere riconsegnato al mittente. A governare questo processo di vera e propria riduzione in schiavitù, a Milano ci ha pensato un assessore alla sicurezza – che oltre ad essere incapace di cogliere gli aspetti deleteri di una scelta tanto scellerata – di fatto, si è resa complice di un processo messo in atto da un Ministro degli Interni, suo amico personale, che da Milano voleva partire per sperimentare una linea che dovrebbe essere applicata appunto in tutta Italia. La cosa grave è che l’Assessore lo ha fatto non per convinzione che quel percorso fosse cosa buona e giusta, ma molto più semplicemente per non avere inciampi in prospettiva di una propria affermazione personale che la portava ad ottenere, come è accaduto, una candidatura alle prossime elezioni regionali. Il tutto è avvenuto però anche con l’ausilio di una seconda persona, l’attuale Comandante del Corpo che, consapevole o inconsapevole di quanto messo in campo, di fatto, è il garante del buon andamento di questo piano strategico. Tutto ciò è evidente, perché uno scempio come quello che si sta consumando a Milano, uno di noi - della polizia locale intendo - non lo avrebbe permesso mai e poi mai! E questo sia Minniti che la Rozza lo sapevano, e hanno agito di conseguenza… Cosa diversa, ovviamente, era affidare la gestione del processo di cannibalizzazione del Corpo a chi non ha a cuore le sorti della Polizia Locale, un esterno appunto, che fra meno di tre anni, dovrà tornare da dove è arrivato! Lasciando da parte il mio caso personale che, per come è avvenuto e per come ha ben rappresentato il Sindaco Sala in questi giorni su tutti i giornali, appare sempre più la coda di una serie di scambi di piaceri tra le attività EXPO 2015, Procura e ANAC, di cui sono vittima e per i quali ho depositato un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Brescia, il piano di Rozza e Minniti non ha tenuto conto di alcune cose che ne stanno parzialmente minando la buona riuscita. In particolare la reazione del sottoscritto e quella della base, dei singoli operatori. Se la mia reazione è ormai tema di dibattito pubblico e la speranza di rendermi invisibile non è ben riuscita, non è andata meglio con la reazione della base, perché si era dato per scontato che bastasse il silenzio assenso dei sindacati affinché tutto procedesse nel migliore dei modi, e che il Corpo si assoggettasse al “cambiamento” senza colpo ferire… Fortunatamente con la base non è andata esattamente così, perché non si è tenuto conto di due cose fondamentali: una persona proveniente da un’altra istituzione, estranea alle tradizioni, alla storia, al mondo polizie locali, non può che essere percepita per quello che è, cioè un corpo estraneo e ciò porta inevitabilmente alla drastica riduzione dei risultati operativi determinanti proprio dall’imposizione di una presenza non gradita; il ridimensionamento professionale del Corpo non può che portare alla caduta di motivazione anche fra i più attivi tra gli operatori e le operatrici, con gravi e irreparabili ripercussioni sull’utenza. Come poteva essere diversamente? E’ come se si volesse fare una riforma sulle attività della polizia o dei carabinieri e uno dei nostri ufficiali diventasse temporaneamente Questore o Generale dei Carabinieri con il compito di governare proprio quel processo, e lo si facesse entrare di forza in un mondo che della sua presenza ne fa volentieri a meno (perché non ne è l’erede naturale, perché la passione per una professione non si improvvisa, perché la polizia e carabinieri rivendicherebbero la propria autonomia, perché mal si sopporta chi vuole insegnare ad altri il proprio mestiere non conoscendolo), i risultati no sarebbero certo quelli attesi! Ne sono convinto, questione di tempo e a Milano tutti i nodi verranno al pettine, almeno me lo auguro per la dignità della divisa che indossiamo ogni giorno con fatica, sotto il sole o la pioggia battente, facendo attraversare un bambino per andare a scuola o inseguendo un pericoloso malvivente che ha appena compiuto una rapina… A noi tutti, agenti e ufficiali, il compito di respingere questa pericolosa offensiva contro la Polizia Locale, di difendere con le unghie e con i denti le conquiste fatte in questi anni con i nostri sacrifici, con il nostro sangue, con la nostra pelle, senza accettare supinamente che chiunque, anche solo involontariamente, possa esprimersi come il Sindaco Beppe Sala, in occasione della nomina del nuovo Comandante della Polizia Locale di Milano, un poliziotto che da pochi mesi era diventato dirigente di un piccolo commissariato: “Nella polizia locale non abbiamo trovato professionalità adeguate a ricoprire il ruolo lasciato vacante da Barbato, pertanto siamo stati costretti a scegliere altrove…” Oltre alla evidente e implicita attestazione di stima nei miei confronti, ritenuto così bravo dal mio Sindaco, da essere insostituibile da tutti i miei colleghi italiani (cosa che vi assicuro però è destituita di ogni fondamento), anche qui vorrei fare una precisazione, Barbato quel ruolo non lo ha lasciato vacante per sua volontà… Barbato è stato costretto a lasciarlo con una pistola fumante alla tempia! Nelle condizioni in cui era stato relegato (una gogna mediatica infernale costruita ad arte dalla politica che ne ha architettato la defenestrazione e il Corpo che ne avrebbe subito le conseguenze), ha dovuto mettersi momentaneamente in disparte per fare la propria battaglia successivamente, affrontando da solo le conseguenze di un’azione politica violenta, cinica, e gravemente disumana. Ora è in atto una controffensiva che, si spera, faccia risvegliare maggiori coscienze, supportata dalle 150 mila visualizzazioni nel profilo Facebook del Comitato Verità e Giustizia per Antonio Barbato, dal contributo di alcune associazioni che questa vicenda l’hanno presa seriamente a cuore, tra queste ANCUPM e ASAPS, da numerosi cittadini onesti, da alcuni politici onesti, da alcuni giornalisti onesti, da tutta, e ci tengo a dirlo, tutta la base della Polizia Locale di questa Italia che quotidianamente gli invia messaggi di solidarietà e incitazioni a non mollare, da alcuni sindacalisti, ma non certo dalle loro associazioni sindacali in forma ufficiale, una controffensiva che Barbato chiede di appoggiare da tutta Italia con ancora maggior forza, perché in questa vicenda è ormai chiaro a tutti, in gioco non ci sono le sole sorti di Barbato, ma dell’intero sistema delle polizie locali in Italia… Cari colleghi e care colleghe, da parte mia non ho mai mollato una volta in tutta la mia vita e non mollerò certo in questa circostanza, affrontando anche da solo questa battaglia di principi, con le azioni giudiziarie messe in campo, con le molteplici iniziative che quasi quotidianamente metto in atto per tenere viva la vostra attenzione, ma questo non basta! È solo con il vostro aiuto, con la vostra forza che, partendo da un caso come il mio, che nasconde tutto quello che ho espresso in questo lungo brano, si potrà ottenere un cambio di rotta per la categoria. Il silenzio, i timori, il semplice soprassedere, rende sempre più forti coloro che la Polizia Locale la vogliono asservita, imbalsamata, incapace di intendere e di volere, in poche parole prigioniera, ridotta in schiavitù. Ad Maiora colleghi e colleghe, A Maiora!
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