Fermare l'uso delle armi, condannare chi viola leggi e diritto internazionale, e chi fa violenza su uomini e donne.

Il problema

Ieri gli Yazidi oggi i Curdi, domani a chi ?

La comunità costruita dai curdi della provincia di Rojava è un’importante esperienza di convivenza tra le diverse comunità siriane, alternativa alla dittatura di Bashar Al Assad, alternativa al jiahdismo islamico, orientata a ricostruire una Siria democratica, multietnica e pluriculturale. I curdi hanno costruito nella loro terra e in mezzo alla guerra civile siriana un’esperienza di autogoverno democratico straordinaria, basata sulla Carta di Rojava, che include tutti: “arabi, curdi, assiri, armeni, ceceni, musulmani, cristiani e yazidi, secondo il principio della convivenza pacifica e della fratellanza”. Un messaggio più unico che raro in quella parte del mondo martoriata dalla guerra e dall’interventismo statunitense, l’esatto contrario dei principi sui cui si basa il Califfato proclamato dall’Isis. 

Ciò che sta avvenendo al confine tra Turchia e Siria, la conquista di Kobane, enclave Curda circondata da una parte dalle milizie dell'Isis e dall’altra dall’esercito turco, è l'ennesimo esempio del fallimento della politica della guerra giusta, della delega alle armi, della rinuncia ad agire sulla strada del diritto e del negoziato. 

L'Isis deve essere isolato e disarmato, attraverso il blocco dei finanziamenti e degli aiuti che riceve attraverso paesi (alleati dell’occidente come l’Arabia Saudita quando non addirittura membri della Nato come la Turchia) che hanno interesse a mantenere il caos geo-politico nella regione oppure modificarne gli equilibri a loro vantaggio.

L’Italia e la Nato non hanno nulla da dire rispetto al fatto che un Paese alleato e membro dell’alleanza atlantica ha schierato il suo esercito al confine con la Siria con l’unico scopo di impedire ai curdi di scappare dalla guerra o di ricevere aiuti, rifornimenti e sostegno? 

Fermare l'uso delle armi, condannare chi viola leggi e diritto internazionale, e chi fa violenza su uomini e donne. 

〉 Condanniamo l'ennesimo episodio di una guerra di cui tutti i governi, compreso il nostro, sono responsabili. 

〉 Condanniamo e chiediamo che sia condannato dal governo italiano e dalla comunità internazionale il governo turco, che ha chiuso la frontiera e represso violentemente i curdi del Nord della Turchia arrivati in soccorso dei loro fratelli e delle loro sorelle di Kobane.

〉 Esprimiamo la nostra vicinanza ai curdi-siriani e alla popolazione di Kobane e a tutto il popolo siriano e irakeno. Le morti e le sofferenze di queste popolazioni peseranno sia sull’Isis e su tutta la Comunità Internazionale, in parte complice e in parte spettatrice.

〉 Chiediamo che l'Italia si faccia promotrice di un’immediata azione internazionale con il mandato delle Nazioni Unite per la protezione della vita dei civili, impedendo che Kobane e il territorio autonomo della Rojava cada nelle mani dell'Isis, e garantendo l'apertura del corridoio umanitario per la popolazione in fuga verso la Turchia, senza alcuna discriminazione per l'appartenenza etnica.

〉 Chiediamo che l'Italia, nel semestre di presidenza europea, promuova in Europa e presso gli stati membri un programma straordinario di aiuti umanitari da destinare alle popolazioni curde siriane, e che finalmente tolgano il Pkk dalla lista delle organizzazioni terroriste.

〉 Chiediamo nuovamente che la crisi della regione medio-orientale sia oggetto, con priorità assoluta, di una discussione in sede ONU da cui escano decisioni vincolanti per tutti gli stati membri, individuando le responsabilità dei massacri e delle violazioni del diritto internazionale sino a oggi avvenute, concordando una strategia di soluzione politica e negoziata per porre fine ai conflitti in Iraq e Siria, riconoscendo ai diversi popoli di questi paesi piena sovranità, libertà di espressione e di autodeterminazione nel rispetto delle regole democratiche di tutela delle minoranze. 

La soluzione di questa drammatica situazione non è facile, ma necessariamente deve essere politica, sotto l'egida dell'ONU. 

Di una cosa siamo certi: le troppe armi presenti che rendono floride le nostre industrie allontanano la pacificazione e causano morte e distruzione.

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Maso NotarianniPromotore della petizioneDa bambino avrei voluto fare il veterinario a Salina, un lavoro semplice su un’isola tranquilla. Poi la vita mi ha portato altrove, e dal sognare un’isola mi sono ritrovato a far di tutto, in giro per il mondo. In ordine sparso, a fare l’elettricista, il corrispondente di guerra in Afghanistan, l’imbianchino, a viaggiare per il Chiapas con i comandanti zapatisti, a fare il dirigente di Emergency, a crescere tre figli, a dirigere per dieci anni una redazione di 20 persone. Ho imparato che servono alte doti diplomatiche per tenere insieme una redazione, per esempio, e che invece a volte una crisi diplomatica si risolve con “l’intelligenza degli elettricisti”, come direbbe Paolo Conte. Ho imparato a gestire gruppi complessi in situazioni complesse, il che diventa molto utile quando si deve collaborare alla liberazione di un ostaggio in Afghanistan, o mandare in stampa un giornale, o tenere insieme una famiglia, oppure – come di solito succede – portare avanti il tutto contemporaneamente.
Questa petizione aveva 364 sostenitori

Il problema

Ieri gli Yazidi oggi i Curdi, domani a chi ?

La comunità costruita dai curdi della provincia di Rojava è un’importante esperienza di convivenza tra le diverse comunità siriane, alternativa alla dittatura di Bashar Al Assad, alternativa al jiahdismo islamico, orientata a ricostruire una Siria democratica, multietnica e pluriculturale. I curdi hanno costruito nella loro terra e in mezzo alla guerra civile siriana un’esperienza di autogoverno democratico straordinaria, basata sulla Carta di Rojava, che include tutti: “arabi, curdi, assiri, armeni, ceceni, musulmani, cristiani e yazidi, secondo il principio della convivenza pacifica e della fratellanza”. Un messaggio più unico che raro in quella parte del mondo martoriata dalla guerra e dall’interventismo statunitense, l’esatto contrario dei principi sui cui si basa il Califfato proclamato dall’Isis. 

Ciò che sta avvenendo al confine tra Turchia e Siria, la conquista di Kobane, enclave Curda circondata da una parte dalle milizie dell'Isis e dall’altra dall’esercito turco, è l'ennesimo esempio del fallimento della politica della guerra giusta, della delega alle armi, della rinuncia ad agire sulla strada del diritto e del negoziato. 

L'Isis deve essere isolato e disarmato, attraverso il blocco dei finanziamenti e degli aiuti che riceve attraverso paesi (alleati dell’occidente come l’Arabia Saudita quando non addirittura membri della Nato come la Turchia) che hanno interesse a mantenere il caos geo-politico nella regione oppure modificarne gli equilibri a loro vantaggio.

L’Italia e la Nato non hanno nulla da dire rispetto al fatto che un Paese alleato e membro dell’alleanza atlantica ha schierato il suo esercito al confine con la Siria con l’unico scopo di impedire ai curdi di scappare dalla guerra o di ricevere aiuti, rifornimenti e sostegno? 

Fermare l'uso delle armi, condannare chi viola leggi e diritto internazionale, e chi fa violenza su uomini e donne. 

〉 Condanniamo l'ennesimo episodio di una guerra di cui tutti i governi, compreso il nostro, sono responsabili. 

〉 Condanniamo e chiediamo che sia condannato dal governo italiano e dalla comunità internazionale il governo turco, che ha chiuso la frontiera e represso violentemente i curdi del Nord della Turchia arrivati in soccorso dei loro fratelli e delle loro sorelle di Kobane.

〉 Esprimiamo la nostra vicinanza ai curdi-siriani e alla popolazione di Kobane e a tutto il popolo siriano e irakeno. Le morti e le sofferenze di queste popolazioni peseranno sia sull’Isis e su tutta la Comunità Internazionale, in parte complice e in parte spettatrice.

〉 Chiediamo che l'Italia si faccia promotrice di un’immediata azione internazionale con il mandato delle Nazioni Unite per la protezione della vita dei civili, impedendo che Kobane e il territorio autonomo della Rojava cada nelle mani dell'Isis, e garantendo l'apertura del corridoio umanitario per la popolazione in fuga verso la Turchia, senza alcuna discriminazione per l'appartenenza etnica.

〉 Chiediamo che l'Italia, nel semestre di presidenza europea, promuova in Europa e presso gli stati membri un programma straordinario di aiuti umanitari da destinare alle popolazioni curde siriane, e che finalmente tolgano il Pkk dalla lista delle organizzazioni terroriste.

〉 Chiediamo nuovamente che la crisi della regione medio-orientale sia oggetto, con priorità assoluta, di una discussione in sede ONU da cui escano decisioni vincolanti per tutti gli stati membri, individuando le responsabilità dei massacri e delle violazioni del diritto internazionale sino a oggi avvenute, concordando una strategia di soluzione politica e negoziata per porre fine ai conflitti in Iraq e Siria, riconoscendo ai diversi popoli di questi paesi piena sovranità, libertà di espressione e di autodeterminazione nel rispetto delle regole democratiche di tutela delle minoranze. 

La soluzione di questa drammatica situazione non è facile, ma necessariamente deve essere politica, sotto l'egida dell'ONU. 

Di una cosa siamo certi: le troppe armi presenti che rendono floride le nostre industrie allontanano la pacificazione e causano morte e distruzione.

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Maso NotarianniPromotore della petizioneDa bambino avrei voluto fare il veterinario a Salina, un lavoro semplice su un’isola tranquilla. Poi la vita mi ha portato altrove, e dal sognare un’isola mi sono ritrovato a far di tutto, in giro per il mondo. In ordine sparso, a fare l’elettricista, il corrispondente di guerra in Afghanistan, l’imbianchino, a viaggiare per il Chiapas con i comandanti zapatisti, a fare il dirigente di Emergency, a crescere tre figli, a dirigere per dieci anni una redazione di 20 persone. Ho imparato che servono alte doti diplomatiche per tenere insieme una redazione, per esempio, e che invece a volte una crisi diplomatica si risolve con “l’intelligenza degli elettricisti”, come direbbe Paolo Conte. Ho imparato a gestire gruppi complessi in situazioni complesse, il che diventa molto utile quando si deve collaborare alla liberazione di un ostaggio in Afghanistan, o mandare in stampa un giornale, o tenere insieme una famiglia, oppure – come di solito succede – portare avanti il tutto contemporaneamente.

I decisori

Matteo Renzi
Ex Presidente del Consiglio dei Ministri (2014-2016)

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