STOP alle esternalizzazioni dei servizi educativi!

STOP alle esternalizzazioni dei servizi educativi!

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Le petizioni con più di 5000 firme hanno il 50% di probabilità in più di raggiungere la vittoria!

Funzione Pubblica Cgil ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Mario Draghi (Presidente del Consiglio dei Ministri) e a

Nelle scorse settimane le lavoratrici e i lavoratori dei servizi educativi scolastici comunali hanno intrapreso una mobilitazione contro l’esternalizzazione degli asili nido comunali, a partire da Siena, Venezia, Modena, Livorno, Sondrio, Pavia, Taranto, Scandicci e in tante altre realtà.

È chiara oramai la scelta di sempre più amministrazioni di dismettere la gestione diretta degli asili nido e delle scuole dell’infanzia avviando procedure di esternalizzazione dei servizi.

Gli obiettivi che nel 2002 il consiglio europeo, riunito a Barcellona, ha stabilito prevedevano che almeno il 33% di bambini sotto i 3 anni accedesse all’asili nido e ai servizi per la prima infanzia e almeno il 90% dei bambini di età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico accedesse alle scuole per l’infanzia.

Il decreto 65 del 2017 all’articolo 4 prevede che “lo Stato promuova (…) il progressivo consolidamento, ampliamento, nonché l’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia, anche attraverso un loro riequilibrio territoriale, con l’obiettivo tendenziale di raggiungere almeno il 33 per cento di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale”.

Ad oggi siamo lontani dall’obiettivo relativo alla fascia 0-3 e registriamo un ulteriore arretramento vista la carenza di personale.

Questa tendenza va invertita. Il PNRR prevede, all’interno della Missione 4 dedicata a Istruzione e Ricerca, 4,60 miliardi dedicati al Piano asili nido, servizi integrati e scuole d’infanzia (3-6 anni) con l’obiettivo di aumentare l’offerta di asili nido e servizi per l’infanzia e favorirne una distribuzione equilibrata sul territorio nazionale.

Nonostante le risorse per questo capitolo siano considerevoli, non è detto che tale aumento di fondi per asili nido e scuole d’infanzia siano sufficienti a garantire un posto a 228 mila bambine e bambini.

L’offerta formativa della scuola dell’infanzia ha da tempo raggiunto l’obiettivo europeo fissato a Barcellona, mentre si evince una notevole arretratezza della copertura del nostro territorio da parte del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a 6 anni.

La diffusione e l’offerta diminuisce sia in termini di struttura che di capacità più ci si avvicina al sud del Paese o ci si allontana dai centri urbanizzati.

Già i fondi stabiliti in Legge di Bilancio per il 2020 (art. 1, comma 59, legge n. 160/2019 di circa 300 milioni) si sono concentrati sulla riconversione o costruzione di nuovi servizi per la prima infanzia.

Inoltre, premesso che per regolamento del Recovery Fund i due miliardi vanno destinati a investimenti straordinari, va da sé che il bilancio dello Stato e degli enti locali devono sostenere gli investimenti per l’implementazione dei servizi, con i fondi per assunzioni, percorsi di riconoscimento, valorizzazione e formazione professionale.

Ci vuole, per questa ragione, un piano organico di assunzioni programmate che vada oltre il turn over perché l’obiettivo deve essere l’ampliamento dei servizi.
Discorso analogo anche in considerazione dei dati Istat 2019 nella fascia d’età 0-3 anni dove sono attivi 5.500 nidi privati - ovvero la metà del totale - con 21 mila educatrici, e in alcuni comuni è opportuno sottolineare come la totalità dell’offerta sia ascrivibile al privato sociale.

Le risorse messe a disposizione, a partire dal 2022, anche se veicolate in maniera condivisibile (attraverso una sezione del Fondo di solidarietà comunale) sono insufficienti. Gli investimenti programmati rischiano così di essere attuati senza una parallela riorganizzazione di strutture, del lavoro pubblico, degli appalti, convenzioni, accreditamento e processi produttivi, senza colmare i gap di competenze e i rilevanti divari nella distribuzione regionale degli occupati nei servizi socio-educativi.

Oggi investire nelle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e nell’aumento dell’offerta di asili nido comunali significa da un lato migliorare le condizione di lavoro e la valorizzazione professionale di chi lavora negli asili nido e nella scuola dell’infanzia e dall’altro guardare ad una condizione della cittadinanza sociale per le future generazioni che sia anche in grado di contrastare oltre al fenomeno della povertà educativa anche quello di un saldo negativo della bilancia demografica.

Siamo un paese che sta invecchiando e che assicura sempre meno mobilità sociale alle nuove generazioni. L’attenzione per la prima infanzia e l’accesso a percorsi di istruzione ed educazione pubblici sono la prima grande leva per ripristinare la mobilità sociale del nostro Paese.

Per una società più giusta e più equa bisogna ripartire dai bambini, bisogna soprattutto ripartire dalle educatrici/educatori e dalle maestre/i che possono, attraverso la loro professionalità e competenza, costruire una società più inclusiva.

CHIEDIAMO:

che vengano fermate tutte le esternalizzazioni degli asili nido aprendo un confronto con le organizzazioni sindacali sul futuro di questi servizi, coinvolgendo anche le famiglie
che si proceda rapidamente a predisporre un piano straordinario di assunzioni nei servizi 0-6 comunali di almeno 20 mila unità
che le risorse dedicate ai servizi 0-6 vengano scomputate dai vincoli di spesa dei comuni, perché il settore dei servizi per l’infanzia è un investimento ed un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione
che si riconosca l’evoluzione professionale e la qualità del lavoro del personale che garantisce e garantirà questi servizi, garantendo corretti inquadramenti contrattuali nel settore pubblico e privato e programmi di aggiornamento professionali come diritto delle lavoratrici e dei lavoratori.
Servono assunzioni, risorse e attenzione alla qualità del servizio.

I bambini sono il nostro Futuro, la loro educazione ed istruzione sono le fondamenta della società che verrà, non possiamo tollerare che vi sia nel nostro Paese un’area di esclusione così ampia. La comunità locale, i Comuni, cioè le Istituzioni di prossimità, hanno un ruolo fondamentale e vanno supportati e aiutati a programmare, gestire, accrescere l’innovazione per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, per questo chiediamo che a tutte e tutti siano garantiti “Beni in Comune”.

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