Settimana lavorativa di 4 giorni


Settimana lavorativa di 4 giorni
Il problema
L’ultimo paese a provarci, nel cuore dell’Europa, è la Spagna. La riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salari e di stipendi, diventa sempre più una possibilità concreta per cogliere tre obiettivi. Aumentare reddito disponibile, benessere e tempo libero dei lavoratori. Migliorare l’occupazione e la produttività delle aziende. Incentivare i consumi interni.
PERCHÉ LAVORARE MENO
La Spagna ci prova, per almeno tre anni. La settimana lavorativa è stata tagliata a 4 giorni, per un totale di 32 ore (rispetto alle 40 in Italia), con la stessa retribuzione precedente. Le imprese che aderiscono alla sperimentazione hanno a disposizione 50 milioni di incentivi da dividersi.
LAVORARE DI MENO
Lavorare tutti, lavorare meno. Non è uno slogan anni Settanta da rispolverare, ma una possibilità molto concreta per affrontare con serietà una grande diseguaglianza: la mancanza di un lavoro dignitoso e sicuro, obiettivo numero 8 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile Onu 2030.
La crisi dell’occupazione è ormai strutturale, amplificata anche dall’effetto Covid-19 e dalle incertezze che accompagnano le onde dei contagi. E non bastano certo misure straordinarie, che tra l’altro dovrebbero avere altri obiettivi, come il reddito di cittadinanza. Certo: bisogna investire in formazione e di qualità. Bisogna formare anche ricollocare i lavoratori espulsi dall’innovazione tecnologica. Ma intanto? Intanto diversi governi, dall’Europa al Giappone pensano a una soluzione molto più radicale: lavorare meno per lavorare tutti. Così la premier finlandese Sanna Marin intende ridurre l’orario di lavoro, attualmente di 8 ore, per portarlo a 6 ore, promettendo più posti e più produttività. In Germania, sindacati e imprese negoziano rinnovi collettivi con la settimana lavorativa di quattro giorni.
LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO
Come mai in Giappone, regno del lavoro stakanovista, serio e disciplinato, guadagna punti la soluzione “Lavorare tutti, lavorare meno“? La risposta non arriva da sindacalisti estremisti, ma da alcuni casi molto concreti, creati dai manager e dai proprietari delle imprese, con i quali si dimostra che diminuire l’orario di lavoro può comportare un aumento della produttività e la diminuzione di una serie di costi. Con maggiore soddisfazione sia per le imprese sia per i lavoratori. In sintesi: meno malcontento e meno sprechi; più soddisfazione e più guadagno.
Un caso paradigmatico è quello della Microsoft Giappone. La società ha deciso di accorciare la settimana lavorativa a 4 giorni, annunciando la decisione come un test. Con risultati sorprendenti. La produttività è schizzata del 40 per cento (vantaggio per l’azienda), i consumi di energia sono diminuti del 23 per cento come quelli per la carta (altri benefici per l’azienda), mentre la soddisfazione dei lavoratori è quasi raddoppiata (+ 92 per cento). Con l’effetto di guadagni più alti, maggiori spazi per nuove assunzioni e con benefici positivi, in generale, per tutto l’ambiente di lavoro in azienda.
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Il problema
L’ultimo paese a provarci, nel cuore dell’Europa, è la Spagna. La riduzione dell’orario di lavoro, a parità di salari e di stipendi, diventa sempre più una possibilità concreta per cogliere tre obiettivi. Aumentare reddito disponibile, benessere e tempo libero dei lavoratori. Migliorare l’occupazione e la produttività delle aziende. Incentivare i consumi interni.
PERCHÉ LAVORARE MENO
La Spagna ci prova, per almeno tre anni. La settimana lavorativa è stata tagliata a 4 giorni, per un totale di 32 ore (rispetto alle 40 in Italia), con la stessa retribuzione precedente. Le imprese che aderiscono alla sperimentazione hanno a disposizione 50 milioni di incentivi da dividersi.
LAVORARE DI MENO
Lavorare tutti, lavorare meno. Non è uno slogan anni Settanta da rispolverare, ma una possibilità molto concreta per affrontare con serietà una grande diseguaglianza: la mancanza di un lavoro dignitoso e sicuro, obiettivo numero 8 dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile Onu 2030.
La crisi dell’occupazione è ormai strutturale, amplificata anche dall’effetto Covid-19 e dalle incertezze che accompagnano le onde dei contagi. E non bastano certo misure straordinarie, che tra l’altro dovrebbero avere altri obiettivi, come il reddito di cittadinanza. Certo: bisogna investire in formazione e di qualità. Bisogna formare anche ricollocare i lavoratori espulsi dall’innovazione tecnologica. Ma intanto? Intanto diversi governi, dall’Europa al Giappone pensano a una soluzione molto più radicale: lavorare meno per lavorare tutti. Così la premier finlandese Sanna Marin intende ridurre l’orario di lavoro, attualmente di 8 ore, per portarlo a 6 ore, promettendo più posti e più produttività. In Germania, sindacati e imprese negoziano rinnovi collettivi con la settimana lavorativa di quattro giorni.
LAVORARE TUTTI LAVORARE MENO
Come mai in Giappone, regno del lavoro stakanovista, serio e disciplinato, guadagna punti la soluzione “Lavorare tutti, lavorare meno“? La risposta non arriva da sindacalisti estremisti, ma da alcuni casi molto concreti, creati dai manager e dai proprietari delle imprese, con i quali si dimostra che diminuire l’orario di lavoro può comportare un aumento della produttività e la diminuzione di una serie di costi. Con maggiore soddisfazione sia per le imprese sia per i lavoratori. In sintesi: meno malcontento e meno sprechi; più soddisfazione e più guadagno.
Un caso paradigmatico è quello della Microsoft Giappone. La società ha deciso di accorciare la settimana lavorativa a 4 giorni, annunciando la decisione come un test. Con risultati sorprendenti. La produttività è schizzata del 40 per cento (vantaggio per l’azienda), i consumi di energia sono diminuti del 23 per cento come quelli per la carta (altri benefici per l’azienda), mentre la soddisfazione dei lavoratori è quasi raddoppiata (+ 92 per cento). Con l’effetto di guadagni più alti, maggiori spazi per nuove assunzioni e con benefici positivi, in generale, per tutto l’ambiente di lavoro in azienda.
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I decisori


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Petizione creata in data 13 aprile 2021