Contrasto del fenomeno di avvelenamento e del maltrattamento degli animali di affezione

Contrasto del fenomeno di avvelenamento e del maltrattamento degli animali di affezione

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Federica Boccia ha lanciato questa petizione e l'ha diretta a Maria Elisabetta Alberti Casellati (Presidente del Senato) e a

 

All'Ecc.mo Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati

e, per conoscenza,

Ecc.mi Senatore Danilo Toninelli, Senatore Gianluca Perilli, Senatrice Alessandra Maiorino, Senatrice Loredana Depetris, Deputata Michela Vittoria Brambilla, Senatrice Gabriella Giammanco, Deputato Vittorio Ferraresi, Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, Sindaco di Imola Marco Panieri, Assessore del Comune di Imola Elisa Spada

* * *

È difficile rendere partecipi del dolore, della sofferenza e conseguente frustrazione di chi subisce crimini non solo crudelmente indirizzati all’incolpevole animale, ma che colpiscono con altrettanta brutalità il rapporto che si è stabilito in tanti anni condivisi con il padrone anch'egli vittima di questi spregevoli atti d'avvelenamento e/o maltrattamento dei propri animali d'affezione. Attentare alla vita, alla salute o anche solo palesare una incombente minaccia per gli amici a quattro zampe è senza dubbio un reato odioso che non trova la chiara interpretazione nella legge vigente al fine di tutelare in maniera adeguata e secondo giustizia la comunità intera da questo grave ed odioso reato.

Noi a Imola viviamo una situazione che ci fa sentire ostaggio di alcuni delinquenti. Ci sentiamo continuamente possibili obiettivi di un potenziale e incombente attacco che può essere innescato con modalità e tempistiche diverse stabilite da malfattori che agiscono sotto lo stimolo di motivi più disparati (da tare psicologiche a ritorsioni specifiche fino ad a rappresaglie più generiche rivolte al genere animale) ma che danno tutte come risultato il voler generare dolore e sofferenza per imporre una propria legge di prepotenza. Siamo una comunità in cui si stimano oltre 15.000 cani e ci troviamo a subire questa situazione come che fosse “la normalità” del vivere quotidiano, mentre è ben lontana dall’essere quella rispettosa civiltà a cui tutti ambiamo e quel che è peggio è che ciò lascia liberi i Caino di generare altri Caino per emulazione.

L’argomento meriterebbe una lunga dissertazione ma crediamo che il concetto sia chiaro così come il motivo di questa petizione, ossia sensibilizzarvi in modo che siano intrapresi da parte del Parlamento Italiano e dalle altre autorità competenti azioni tali che mirino a debellare questa piaga che (nel caso specifico della comunità imolese) ci perseguita da oltre 20 anni senza che ad essa sia stata trovata una adeguata soluzione. Una piaga che poi trova ripercussioni anche con i problemi di sicurezza perché questo vuoto creatosi nella legalità porta a sua volta ad episodi di legge “fai da te” e da qui le degenerazioni nella illegalità del crimine comune il passo è breve perché la matrice è la stessa.

Questa non vuol essere una amara e lamentosa rampogna, non vuole essere il cardine per articolare una sterile polemica e tanto meno mendicare una soluzione miracolistica; noi abbiamo chiesto di essere parte della soluzione dato che noi viviamo questa realtà e la conosciamo molto bene; l’informazione palesa che il grave fenomeno non solo compare nella nostra regione ma anche in tutta la nazione.

L’evoluzione di una società democratica dovrebbe condurre ad una maggior consapevolezza del problema e conseguente intervento legislativo poiché l'impianto normativo oggi esistente in materia di difesa degli animali non risulta più adeguato a tutelare la cittadinanza perché non porta quel carico di deterrenza necessario a distogliere dalla propensione a questo crimine.

La ricerca di una vera sensibilizzazione ci ha portato a concretizzare questo approccio alle autorità competenti perché auspichiamo che la materia sia trattata con la dovuta determinazione e con mezzi adeguati in quanto non è solo un crimine recato alla comunità ma è anche una offesa al concetto di civiltà.

Alleghiamo alcune firme raccolte in un breve lasso di tempo e nei limiti imposti dalla pandemia, significative della partecipazione popolare Imolese. Nel caso che la presente non fosse completamente esauriente siamo sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti. Come cittadini noi ci siamo sempre per collaborare con le istituzioni auspicando che si attivino con i mezzi dovuti per provvedere a colmare queste lacune e per far questo non sarà mai troppo presto.

Al di là dei suggerimenti che hanno mosso la petizione per la specificità della problematica Imolese chiediamo che si attivi chi di competenza per porre la dovuta enfasi alla parola “soluzione” con un tavolo di confronto con le autorità preposte nella regione e nella nostra città auspicando che nello stesso sia portata la voce di chi si è impegnato personalmente per queste tematiche relative agli animali:

-senza che si pensi che il fenomeno si risolva da solo;

-senza che la scala delle priorità releghi questa problematica nella marginalità delle necessità quotidiane;

-senza che, nel complicato puzzle delle necessità del paese, questa tessera sia trascurata, ma auspicando che la stessa trovi la giusta collocazione per dare un senso compiuto alla parola civiltà.

Tanto premesso con la presente petizione si chiede:

-         che il sistema legislativo attuale ponga mano e legiferi in modo tale da dare adeguata risposta nei riguardi di chi con coscienza e volontà e senza alcuna necessità si fa autore di crimini contro gli animali di affezione o equiparabili, mediante applicazione di sanzioni penali adeguate;

-         che si inaspriscano le pene garantendo effettività della certezza della pena, anche detentiva, per chi commette reati contro gli animali;

-         che il colpevole sconti la pena effettivamente in carcere, senza possibilità di poter definire il procedimento con l’emissione di decreto penale di condanna, né di poter far ricorso all'istituto dell'applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) ed alla sospensione del procedimento con messa alla prova;

-         che là ove, per qualunque motivo o disciplina di legge, l’alternativa sia una condanna che porti all’espiazione della pena in regime di libertà assistita e controllata mediante applicazione dell'affidamento al servizio sociale, la sua durata non coincida con quella della pena da scontare bensì, come ulteriore effetto deterrente, con la pena massima prevista per il reato commesso;

-         che si attui una regolamentazione più stretta circa la distribuzione, vendita e detenzione dei veleni, soprattutto per quelli di libera vendita (in particolar modo topicidi e lumachicidi), imponendo ai produttori di aggiungere sostanze amaricanti e specifici traccianti, garantendone poi l’accessibilità solo ai maggiorenni con registrazione del relativo documento di identità; mentre per i “liquidi tecnici” contenenti glicole etilenico la previsione che siano denaturati in modo tale da renderli repellenti per gli animali;

-         che si attuino più approfondite e continuative attività investigative per individuare la provenienza di potenti veleni come la stricnina che, sebbene non legali, pare siano importati illegalmente da paesi dell’est europeo e che comunque vengono trovati in molti bocconi avvelenati;

-         che si attui un protocollo comune a livello nazionale ovvero si demandi alle autorità locali la predisposizione di specifici protocolli finalizzati ad individuare le procedure e misure da porre in essere nonché le strutture/enti coinvolti in caso di rinvenimento di bocconi avvelenati, animali deceduti o con sintomatologia sospetta, al fine di adottare un sistema in grado di monitorare il fenomeno, favorirne la prevenzione e rendere più efficaci agli interventi repressivi.

Perché...”non è solo un cane”

Ringraziando per l'attenzione, si porgono distinti saluti. 

Ing. Cesare Croci 

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