Per il dissequestro della Limonaia. Vogliamo una Zona Rosa libera!

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La Limonaia-Zona Rosa è uno spazio femminista, “safe”, dove dal 7 aprile diversi progetti hanno trovato casa: consulenza contraccettiva e sessuologica, sportelli di ascolto, supporto pratico e legale contro l'obiezione di coscienza. Al grido femminista di Non Una Di Meno la città di Pisa ha visto fiorire numerosi percorsi femministi e transfemministi, nati dalle esigenze e dai sogni di ognuna di noi, con la consapevolezza che per colpire alla radice la violenza sistemica, l'unica soluzione sia immaginarsi nuovi modi di stare insieme e auto-organizzarci.
La riapertura della Limonaia e la sua trasformazione in una Zona Rosa, ha un grande significato simbolico e emotivo per noi: ridare alla città uno spazio così bello e centrale, con un giardino che da subito ha preso le configurazioni di un parco pubblico, è una pratica che riteniamo orizzontale e femminista, che si contrappone alla privatizzazione e alla speculazione cittadina, messe in atto dall'amministrazione del PD.

Sin dal primo momento, abbiamo richiesto un'interlocuzione proprio con l'amministrazione provinciale e comunale, perché crediamo che questi progetti auto-organizzati siano una ricchezza per la città di Pisa, in cui tutti i giorni, sulla nostra pelle, avvertiamo la forte mancanza di servizi accessibili a tutte, che siano facilmente raggiungibili e che non siano discriminanti.

Non abbiamo mai ricevuto risposta. I responsabili provinciali, in particolare Giovanni Viale, ci hanno più volte ripetuto che sarebbe stato necessario abbandonare lo stabile per motivi tecnici, senza mai affrontare i problemi politici che sollevavamo. Tuttavia, lo stabile è agibile e l'amministrazione non è stata in grado di fornirci alcuna prova dell'inagibilità.
Il sindaco Marco Filippeschi non ha mai voluto interloquire con noi, ed ha sviluppato una assurda quanto ridicola strategia dello struzzo.

Dopo un primo sgombero militare, alle 6 di mattina, ma allo stesso tempo una solidarietà e una sorellanza commovente da parte di tutte quelle che avevano sentito quello sgombero come se fosse il loro, abbiamo capito che la Zona Rosa avrebbe proseguito il suo cammino.
Dopo un mese in cui abbiamo continuato le nostre attività nelle piazze e negli altri spazi autogestiti di questa città, siamo rientrate alla Limonaia. Siamo rientrate alla Limonaia perché anche questo significa decidere sulle nostre vite e sui nostri corpi. Siamo rientrate alla Limonaia perché crediamo che questa città abbia bisogno di spazi femministi come il nostro, come la Mala Servanen Jin occupata negli stessi giorni.

L'amministrazione comunale targata Partito Democratico continua a fare muro contro di noi. L'unica risposta che abbiamo ricevuto è uno stringato comunicato in cui Filippeschi dichiara che non vuole parlare con chi occupa. Non una riga sulle violenze della polizia durante gli sgomberi. Non una riga sul problema dell'obiezione di coscienza a Pisa. Non una riga sulla necessità di spazi safe ed autogestiti.

Noi continuiamo le nostre attività e ne costruiamo di nuove: momenti di socialità con musica, giornate per bambine e bambini, cineforum, mostre. Questo e molto di più è quello che facciamo, e che abbiamo in programma di fare.

Per questo chiediamo ancora il dissequestro immediato dello stabile della Limonaia, in modo da poter continuare i nostri progetti senza la spada di Damocle di un nuovo sgombero violento sulle nostre teste. Inoltre chiediamo l'apertura di un confronto reale sui temi che abbiamo sollevato, sulla necessità di spazi femministi in città.

Zona Rosa



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