Segnaliamo un importante incontro che si è svolto presso la Casa della cultura di Milano, in cui viene stabilita una chiara connessione tra attacco alla storia e attacco alla scuola della conoscenza: https://www.youtube.com/live/hAUw38BT8GM?feature=share
Proponiamo inoltre la lettura del seguente documento della Fondazione Astrid, che sta circolando in molte scuole:
Insegnare contro vento
Per la difesa della relazione educativa dalla religione del digitale
di Alberto Gualandi, Lorenzo Morri, Francesco Genovesi
(insegnanti di scuola secondaria superiore)
Dopo che da anni imprese e sindacati, maggioranza e opposizione, governo nazionale e istituzioni europee chiamano unanimi ad accelerare la digitalizzazione di ogni ambito della vita sociale, anche la Scuola, nonostante la recente vicenda della Didattica a Distanza, è pronta a rispondere “presente!” e a saltare sul treno in corsa del PNRR-Scuola 4.0. Mentre ciò accade, intendiamo segnalare all’opinione pubblica i rischi prodotti non dall’uso accorto e consapevole degli strumenti digitali, ma da un’ideologia che assume talvolta i caratteri di una vera e propria idolatria.
1. La religione del digitale delegittima e snatura la relazione umana
I docenti sono esseri umani e come tali imperfetti: hanno storie, memorie, emozioni, aspettative, idiosincrasie. Come evitare che ciò interferisca con il processo formativo delle nuove generazioni Standardizzando e sterilizzando la relazione educativa, essenziale alla crescita, in modo da ridurre al minimo il suo carattere di imprevedibilità e aleatorietà. Riducendo la didattica a istruzioni, procedure, protocolli. Ci si dimentica, così, che solo un essere umano può rispondere alle domande di senso di un altro essere umano: una macchina informazionale, per quanto performante, esercita la connessione di stimoli e risposte, ma non educa al dialogo e al radicamento della problematicità dell’esperienza nei corpi e nelle menti.
2. La religione del digitale deresponsabilizza e distrae
Le tecnologie informatiche sembrano estremizzare una delle fondamentali funzioni di ogni strumento tecnico: esonerare il corpo e la mente da compiti gravosi, liberando energie per nuove prestazioni. Ma siamo certi che esonerare dalla fatica di un’operazione aritmetica senza calcolatori elettronici, dello sporcarsi le mani svitando e riavvitando i meccanismi dell’ortografia e della sintassi, dell’elaborare un’ipotesi di traduzione e interpretazione, aiuti davvero a comprendere se stessi confrontandosi criticamente col mondo? Crediamo davvero che la digitalizzazione crei un clima propizio a meditare una poesia, a confrontarsi con un’argomentazione filosofica, a ragionare su una dimostrazione matematica? Il rischio è che, eliminata la dimensione temporale e umana necessaria alla paziente costruzione del sé, le energie liberate siano utilizzate non per promuovere creatività e immaginazione, ma per lasciarsi vivere, chattando distrattamente o reagendo in maniera compulsiva alle ricompense emozionali della onlife.
3. La religione del digitale sottrae risorse alla riqualificazione della Scuola
L’enorme quantità di denaro del PNRR vincolata all’innovazione digitale degli strumenti e degli ambienti di apprendimento rischia di distogliere dai problemi reali della Scuola italiana, che restano inevasi: gli elevati tassi di abbandono, le carenze di un’edilizia spesso vetusta e priva di adeguata manutenzione, le classi sovrannumerarie, la mancanza di spazi idonei alle attività di insegnamento, all’archiviazione dei materiali, all’incontro con le famiglie, allo svolgimento di iniziative culturali aperte al pubblico ecc.
4. La religione del digitale non porta doni gratuiti... e non è un gioco disinteressato
L’utenza giovanile rappresenta un target estremamente appetibile per soggetti commerciali e imprenditoriali che tentano da anni di fare ingresso nel mondo istituzionalmente “protetto” della Scuola, con i loro prodotti, counseling, expertises, scavalcando le forme tradizionali di relazione educativa e trasmissione del sapere. L’informatizzazione esasperata costituisce il varco attraverso cui sottrarre autonomia decisionale e pedagogica alla Scuola, per renderla permeabile alle logiche di mercato e indirizzarla alla formazione di soggettività sempre più adattabili alle performance che queste richiedono.
5. La religione del digitale viola la privacy
La Carta dei Diritti Fondamentali della UE e il Regolamento UE 2016/679 stabiliscono norme severe su privacy e protezione dei dati personali. Ciononostante, le scuole si avvalgono di fatto di raccolte di strumenti, software e ambienti di produttività e collaborazione messi a disposizione da multinazionali che archiviano e gestiscono le informazioni personali in sterminate banche dati al di là di ogni frontiera, sottraendosi alla possibilità di un effettivo controllo istituzionale. Chi garantisce che queste informazioni non siano utilizzate per carpire desideri e bisogni indotti dei nostri studenti e per offrire loro prodotti sempre più appetibili che li rendono sempre più dipendenti?
Testo sottoscritto da:
Luigi Cancrini (psichiatra)
Franco Farinelli (geografo)
Sara Gandini (epidemiologa)
Leopoldo Grosso (psicologo)
Alberto Pellai (psicoterapeuta)
Adriano Prosperi (storico)
Salvatore Settis (archeologo)
Carlo Sini (filosofo)
Silvia Vegetti Finzi (psicologa e pedagogista)
Luigi Zoja (psicoanalista)
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