L'Italia fermi la vendita di armi alla Turchia e il massacro del popolo curdo

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Caro Ministro Di Maio,

sabato 12 ottobre a Napoli, davanti a migliaia di persone, ha promesso di fermare la vendita di armi alla Turchia. Ora le chiediamo di trasformare subito questa promessa in realtà.

Ma questa non è l'unica cosa che il governo italiano può fare per far finire il massacro che sta subendo il popolo curdo. E' da quasi 10 anni che la Turchia, membro della NATO e alleato dell'Italia, supporta bande di terroristi islamisti causando infiniti lutti in Siria. Ora l'autoritario presidente Erdogan ha invaso la Siria e mira a un'operazione di pulizia etnica e allo sterminio del popolo curdo, che ha già pagato un enorme tributo di sangue per sconfiggere l'ISIS. L'Italia non può rimanere inerte di fronte a questo atto che ha già provocato nuove morti, distruzioni e profughi e rischia di far tornare in Europa molti combattenti dell'ISIS. Il governo italiano deve far sentire la sua voce come chiesto da decine di migliaia di persone in piazza in questi giorni.

Ecco i sei provvedimenti che chiediamo di adottare immediatamente:

• Fermare subito l’export di armi ad Ankara, nel rispetto dell’articolo 6 della legge 185 del 1990 che afferma il divieto di commercio di armi “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani” e “l’esportazione e il transito di armi sono altresì vietati verso paesi in stato di conflitto armato”. Dal 2013 a oggi c’è stato un incredibile balzo in avanti delle esportazioni di armi alla Turchia, regime autoritario e irrispettoso dei più elementari diritti delle popolazioni dentro e fuori i confini turchi. L’anno scorso abbiamo venduto armamenti per un valore di 362,3mln di euro, il che fa della Turchia il maggior beneficiario di armi italiane all’interno della NATO. In prima fila c’è la Leonardo, azienda il cui maggior azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia per la fornitura di elicotteri che di sistemi satellitari. L’Italia deve fare ciò che il 9 ottobre ha fatto la Finlandia e il 10 ottobre la Norvegia, paese peraltro membro della NATO: fermare immediatamente l’export di armi;

• Sospendere il programma relativo a F-35 Joint Strike Fighter, ad oggi in cooperazione con diversi paesi tra cui la Turchia, per lo “sviluppo, industrializzazione e supporto alla produzione di un velivolo multiruolo di quinta generazione in sostituzione degli aeromobili attualmente in servizio”, per una spesa prevista di 690mln di euro per il 2019 e di 859mln di euro per il 2020;

• Ritirare il contingente di 130 unità che opera in Turchia sotto l’ombrello della NATO, nell’ambito dell’operazione “Sagitta”, una missione “di difesa anti-missile a favore della Turchia”. Alleanze come la NATO dimostrano una volta di più di servire solo gli interessi di dominio dei suoi membri, soprattutto quelli più forti.

• Lunedì 14 ottobre, in occasione dell’incontro dei Ministri degli Esteri dell’UE in Lussemburgo, rivendicare la fine del Programma di aiuti finanziari UE alla Turchia, che ha il solo obiettivo di tenere i migranti siriani lontani dai nostri occhi ed è un’arma di ricatto che Erdogan non ha alcuno scrupolo a utilizzare;

• Congelare la cooperazione tra servizi segreti italiani e turchi, come richiesto anche da deputati del Labour Party nel Regno Unito: sarebbe imperdonabile offrire ai turchi informazioni che li agevolerebbero nel genocidio delle popolazioni siriane, come pare abbia purtroppo già fatto l’intelligence statunitense;

• Imporre sanzioni diplomatiche ed economiche ad Ankara, iniziando dal ritiro dal nostro ambasciatore.

Queste le misure da applicare immediatamente. Non ci servono belle parole per bloccare l'offensiva, servono fatti. L’Italia deve adottare una diplomazia di pace attiva, contribuendo alla giustizia e alla pace tra i popoli.