Esami universitari in sede, non online! Diritto allo studio per tutti e tutte!
Esami universitari in sede, non online! Diritto allo studio per tutti e tutte!
Il problema
SE DARE ESAMI È UN DIRITTO, DARLI ONLINE È UN PRIVILEGIO! SE È POSSIBILE PRODURRE IN SICUREZZA, DEVE ESSERLO ANCHE DARE GLI ESAMI!
Siamo gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Firenze, quelli che faticano a mantenersi gli studi, i lavoratori precari, migranti e riders, divisi fra mille lavoretti, spesso a nero e spesso nel settore del turismo, che ha chiuso i battenti lasciandoci disoccupati e senza tutele. Quelli che con difficoltà riescono a pagarsi l’affitto nella Firenze di palazzinari e turisti, dove una singola costa in media 500 euro. Siamo gli studenti borsisti, che fanno i salti mortali per produrre i crediti necessari, per mantenere la borsa di studio e non essere cacciati dalle case dello studente spesso fatiscenti. Siamo gli studenti migranti, che vi portano il cibo a casa per pochi euro all’ora, che fuori ci sia sole, tempesta o pandemia globale, siamo tra quelli che non si sono mai fermati, nemmeno adesso: per noi avere la borsa di studio significa poter avere il permesso di soggiorno, quindi la possibilità di un futuro migliore, precluso a chi nasce dalla parte sbagliata del mondo.
In un sistema universitario sempre più esclusivo e relegato a logiche di merito e produttività, nessuno ha pensato agli studenti e alle studentesse che fanno i salti mortali per conseguire una laurea che permetta loro un futuro migliore, e la soluzione è diventata la didattica online. Tale modalità esclude a priori chi non ha una connessione internet stabile, come chi vive nelle residenze universitarie, chi non ha la possibilità di avere un computer, o lo deve condividere col resto della famiglia, tra genitori che fanno smart-working o fratelli minori che seguono le loro lezioni, chi non ha una stanza in cui restare solo per il tempo necessario dell'esame, perchè magari la condivide con altri coinquilini. Esami invalidati o meno in base alla libera interpretazione dei singoli professori che in molti casi, per disguidi tecnici, non hanno fatto sostenere gli esami a molti studenti. Ma un esame bocciato non ha lo stesso peso per tutti gli studenti: per chi deve mantenere la borsa di studio e/o il permesso di soggiorno qualche credito in più o in meno determina la possibilita di continuare il proprio percorso di studio. Se in questa prima fase abbiamo tenuto duro, siamo rimasti a casa tra le numerose difficoltà e incertezze sulla nostra vita è stato per far fronte, in qualche modo, ad un'emergenza sanitaria senza precedenti, ora pretendiamo che siano i responsabili di questa situazione a pagarne le conseguenze.
PRETENDIAMO CHE L'UNIVERSITÀ FACCIA LA PROPRIA PARTE, RIAPRENDO GLI SPAZI NECESSARI A SVOLGERE GLI ESAMI, CON LE DOVUTE ACCORTEZZE SANITARIE, SANIFICANDO GLI SPAZI, FORNENDO I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE E SCAGLIONANDO I FLUSSI, IN MODO TALE DA EVITARE AULE AFFOLLATE, MA GARANTENDO COMUNQUE IL DIRITTO DI FARE ESAMI A TUTTI E TUTTE. PERCHÈ SE PRODURRE IN SICUREZZA È POSSIBILE ALLORA LO È ANCHE DARE GLI ESAMI.
Questo sarebbe solo il primo passo per consentire ai meno privilegiati di non perdere il diritto allo studio. Ma siamo ben consapevoli, come dimostrano le lotte che portiamo avanti da anni davanti ai palazzi di DSU, Università e Regione, che la situazione di prima comunque non garantiva a tutti il diritto allo studio. Consapevoli della grave crisi che ci aspetta, che vorrebbero far pagare sempre agli ultimi, noi non staremo zitti e non lo staremo finchè il diritto allo studio non sarà garantito a tutte e tutti, finchè tutti non avranno diritto a una casa, a un salario, alla possibilità di curarsi gratuitamente in strutture adeguate, sappiamo chi sono i veri colpevoli di questa crisi che da anni lucrano sul nostro lavoro precario e sulla nostra volontà di avere un futuro migliore, coloro che in parlamento hanno distrutto lo stato sociale per poi predicare meritocrazia, quando le condizioni di partenza non sono le stesse. Adesso è arrivato il momento di istruirci, organizzarci e agitarci, dentro e fuori l’università, a fianco di tutti i lavoratori precari e non, migranti, e tutti coloro a cui vorrebbero far pagare il peso di questa crisi, consapevoli che l’unica divisione è tra sfruttati e sfruttatori. Non saremo di nuovo la carne da macello, non ci sacrificheremo per la vostra crisi!

Il problema
SE DARE ESAMI È UN DIRITTO, DARLI ONLINE È UN PRIVILEGIO! SE È POSSIBILE PRODURRE IN SICUREZZA, DEVE ESSERLO ANCHE DARE GLI ESAMI!
Siamo gli studenti e le studentesse dell’Università degli Studi di Firenze, quelli che faticano a mantenersi gli studi, i lavoratori precari, migranti e riders, divisi fra mille lavoretti, spesso a nero e spesso nel settore del turismo, che ha chiuso i battenti lasciandoci disoccupati e senza tutele. Quelli che con difficoltà riescono a pagarsi l’affitto nella Firenze di palazzinari e turisti, dove una singola costa in media 500 euro. Siamo gli studenti borsisti, che fanno i salti mortali per produrre i crediti necessari, per mantenere la borsa di studio e non essere cacciati dalle case dello studente spesso fatiscenti. Siamo gli studenti migranti, che vi portano il cibo a casa per pochi euro all’ora, che fuori ci sia sole, tempesta o pandemia globale, siamo tra quelli che non si sono mai fermati, nemmeno adesso: per noi avere la borsa di studio significa poter avere il permesso di soggiorno, quindi la possibilità di un futuro migliore, precluso a chi nasce dalla parte sbagliata del mondo.
In un sistema universitario sempre più esclusivo e relegato a logiche di merito e produttività, nessuno ha pensato agli studenti e alle studentesse che fanno i salti mortali per conseguire una laurea che permetta loro un futuro migliore, e la soluzione è diventata la didattica online. Tale modalità esclude a priori chi non ha una connessione internet stabile, come chi vive nelle residenze universitarie, chi non ha la possibilità di avere un computer, o lo deve condividere col resto della famiglia, tra genitori che fanno smart-working o fratelli minori che seguono le loro lezioni, chi non ha una stanza in cui restare solo per il tempo necessario dell'esame, perchè magari la condivide con altri coinquilini. Esami invalidati o meno in base alla libera interpretazione dei singoli professori che in molti casi, per disguidi tecnici, non hanno fatto sostenere gli esami a molti studenti. Ma un esame bocciato non ha lo stesso peso per tutti gli studenti: per chi deve mantenere la borsa di studio e/o il permesso di soggiorno qualche credito in più o in meno determina la possibilita di continuare il proprio percorso di studio. Se in questa prima fase abbiamo tenuto duro, siamo rimasti a casa tra le numerose difficoltà e incertezze sulla nostra vita è stato per far fronte, in qualche modo, ad un'emergenza sanitaria senza precedenti, ora pretendiamo che siano i responsabili di questa situazione a pagarne le conseguenze.
PRETENDIAMO CHE L'UNIVERSITÀ FACCIA LA PROPRIA PARTE, RIAPRENDO GLI SPAZI NECESSARI A SVOLGERE GLI ESAMI, CON LE DOVUTE ACCORTEZZE SANITARIE, SANIFICANDO GLI SPAZI, FORNENDO I DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE E SCAGLIONANDO I FLUSSI, IN MODO TALE DA EVITARE AULE AFFOLLATE, MA GARANTENDO COMUNQUE IL DIRITTO DI FARE ESAMI A TUTTI E TUTTE. PERCHÈ SE PRODURRE IN SICUREZZA È POSSIBILE ALLORA LO È ANCHE DARE GLI ESAMI.
Questo sarebbe solo il primo passo per consentire ai meno privilegiati di non perdere il diritto allo studio. Ma siamo ben consapevoli, come dimostrano le lotte che portiamo avanti da anni davanti ai palazzi di DSU, Università e Regione, che la situazione di prima comunque non garantiva a tutti il diritto allo studio. Consapevoli della grave crisi che ci aspetta, che vorrebbero far pagare sempre agli ultimi, noi non staremo zitti e non lo staremo finchè il diritto allo studio non sarà garantito a tutte e tutti, finchè tutti non avranno diritto a una casa, a un salario, alla possibilità di curarsi gratuitamente in strutture adeguate, sappiamo chi sono i veri colpevoli di questa crisi che da anni lucrano sul nostro lavoro precario e sulla nostra volontà di avere un futuro migliore, coloro che in parlamento hanno distrutto lo stato sociale per poi predicare meritocrazia, quando le condizioni di partenza non sono le stesse. Adesso è arrivato il momento di istruirci, organizzarci e agitarci, dentro e fuori l’università, a fianco di tutti i lavoratori precari e non, migranti, e tutti coloro a cui vorrebbero far pagare il peso di questa crisi, consapevoli che l’unica divisione è tra sfruttati e sfruttatori. Non saremo di nuovo la carne da macello, non ci sacrificheremo per la vostra crisi!

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 28 aprile 2020