RIVE PUBBLICHE LIBERE PER VENEZIA CITTA' D'ACQUA

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Appello al Comune di Venezia e alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio.


Denunciamo la progressiva chiusura delle rive d'acqua pubbliche nei canali di Venezia.

In questi mesi assistiamo ad una serie di interventi senza più regole:
rive d'acqua, con scalinate, che vengono ostruite da passerelle/pontili privati che ne impediscono l'utilizzo pubblico,
rive pubbliche che vengono chiuse per farne spazi acquei a pagamento,
rive pubbliche che sono occupate da plateatici di ristoranti,

Per noi abitanti è sempre più difficile muoversi in barca e trovare delle rive dove poter svolgere le attività quotidiane.
Ogni riva d'acqua infatti, ha una sua precisa funzione di sevizio nell'area in cui è presente e rappresenta un punto fondamentale dello scambio fra la viabilità pedonale e la viabilità acquatica.

Per questo noi tutti cittadini veneziani siamo contrari alla chiusura delle rive perché queste rive con le scalinate per agevolare le operazioni con le variazioni di marea, sono utilizzate quotidianamente da trasportatori, artigiani, trasporto malati ed anziani, mezzi di soccorso, servizi pubblici, corrieri e dai cittadini con le loro imbarcazioni da diporto.

Riteniamo che una riva pubblica, con tutte le funzioni ed i servizi agli abitanti che garantisce, abbia un valore sociale, urbano e di qualità della vita non cedibile a qualsivoglia privato.

Le rive sono sempre state vincolate ad uso pubblico e così devono rimanere.

La nostra denuncia evidenzia che, l' ufficio preposto alla difesa e conservazione delle rive d'acqua, l'Ufficio Spazi Acquei del Comune di Venezia, non sta svolgendo il proprio lavoro per garantire la funzionalità e l'uso pubblico di questi beni.

Riteniamo inoltre che sia doveroso che un bene pubblico possa essere utilizzato da tutti nel modo più rispettoso e più corretto per gli altri.
La riva pubblica è la testimonianza che la vita a Venezia è sempre stata svolta sull’acqua. Oggi invece, il normale cittadino è sempre più impossibilitato dalla normativa vigente a vivere sull’acqua con la propria piccola imbarcazione. C’è un bisogno assoluto di poter muoversi per fare la spesa, per un piccolo trasporto, per andare a trovare una persona cara con la propria imbarcazione.
Le imbarcazioni però vanno ormeggiate e si deve poter avere lo spazio e la possibilità di farlo in maniera temporanea.

A tal fine si chiede che siano predisposti degli spazi acquei ad hoc utilizzabili a ore, davanti all’ospedale, davanti al cimitero, davanti al Comune (Cà Farsetti), a P.le Roma, alla Ferrovia e al Tronchetto. Non è possibile che gli enti pubblici non prevedano che un veneziano, con la propria barca, possa ormeggiarsi, un’ora al cimitero o all’ospedale in caso di bisogno, alla Ferrovia per accompagnare qualcuno al binario, a P.le Roma per una serena operazione di carico e scarico. Nel caso specifico del Tronchetto e P.le Roma, bisogna dare al più presto la possibilità di lasciare l’imbarcazione per qualche ora (max 8-12 ore ad esempio) per poter prendere l’auto, sbrigare le dovute faccende in terraferma, e poi avere la possibilità di eseguire un eventuale carico/scarico merci. Tutte queste piccole cose cambierebbero le nostre vite, rendendole più semplici, più serene e contribuirebbero a rendere più appetibile la residenza in città.


Domandiamo:

al Comune di Venezia di intervenire immediatamente per cambiare questo modo di operare dell'Ufficio Spazi Acquei,

alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di vigilare con più solerzia sulla trasformazione /occupazione di queste rive d'acqua pubbliche.

A tutti gli Enti Pubblici di prendere in considerazione in modo serio ed efficace il grande bisogno di poter vivere Venezia per com’è, non una città d’acqua ma, LA CITTÀ D’ACQUA PER ECCELLENZA.

 

 



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