Evitiamo la cancellazione delle rotte Ryanair dall'aeroporto d'Abruzzo


Evitiamo la cancellazione delle rotte Ryanair dall'aeroporto d'Abruzzo
Il problema
L'Abruzzo rischia piú che tarparsi le ali...
Per una regione la cui popolazione residente all’estero (specialmente a Londra) e la spinta verso il turismo sono ai massimi storici, perdere l’unico e principale collegamento aereo con l’europa vuol dire sbattersi la porta del futuro in faccia; un vero e proprio infarto della regione. Inaccettabile.
Il quadro generale della situazione:
“La "tassa d’imbarco" è stata istituita dalla finanziaria del 2004 (legge 350/2003) e si chiama in realtà ufficialmente "addizionale comunale sui diritti d’imbarco": è dovuta ai Comuni che mettono a disposizione una parte del loro territorio come sedime aeroportuale. La tassa viene pagata da ogni passeggero sul biglietto in partenza dall’Italia, il gestore aeroportuale la versa allo Stato. Pur essendo una tassa a beneficio degli enti locali viene gestita dal Ministero dell’Interno con opportuni trasferimenti.” (cit.VareseNews)
Il primo dubbio sorge quindi nel leggere le dichiarazioni sui motivi che avrebbero spinto la Ryanair alla decisione di chiudere la base Abruzzo:
“Ryanair – scrive la Saga – attribuisce all’incremento delle addizionali comunali le motivazioni che hanno generato la decisione di sospendere parte della propria operatività sull’Aeroporto d’Abruzzo visti gli impatti negativi sulla redditività delle rotte e che quindi rende insostenibile il mantenimento di alcune destinazioni”.
“Non crediamo alla favola delle addizionali comunali: ha spiegato Armando Foschi, esponente dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’, il primo ieri a lanciare l’allarme sulla crisi dell’aeroporto di Pescara ufficializzando il blitz dei vertici della compagnia irlandese a Pescara per oggi, blitz altrimenti tenuto segreto (??!!!).
La Saga si riferisce alla ‘tassa d’imbarco’, un’addizionale gia’ compresa nel biglietto del passeggero che la compagnia deve versare alla Saga, ma il presunto aumento di 2,5 euro, imposto dal Governo Renzi, li paga il passeggero (grazie Renzi…), ovvero non ricade ne’ sulle casse della compagnia ne’ in quelle della Saga, e la somma complessiva finisce in parte nella cassa piloti in parte all’Erario. Ma quella somma la Ryanair, stando ai conti della Saga, non li ha mai versati, perche’ andavano in compensazione con le somme che a sua volta la Saga avrebbe dovuto versare alla compagnia stessa, dunque era poi la Saga a dover versare quelle somme all’Erario e anche su queste partite abbiamo chiesto chiarezza inviando il faldone alla Corte dei Conti e all’Enac.
Dunque dobbiamo capire perchè Ryanair abbandona Pescara, specie dopo che si fanno sempre piu’ insistenti le voci circa la volontà della Regione Abruzzo di tentare di nuovo la carta con altri vettori, ma ci chiediamo a quali condizioni e con quali potenzialita’.
Che l’aumento della tassa d’imbarco avesse dubbia utilità per i cittadini italiani, e chiaro favoritismo elitario per una certa fetta degli stessi questo é ormai assodato ( "Finalmente l’Inps ha reso noti i dati su chi realmente sostiene i costi del fondo che permette ai dipendenti Alitalia, in particolare, di percepire una Cig di lusso. Emerge che il 96% del fondo è stato prelevato attraverso la tassa d’imbarco dei passeggeri in partenza. Mentre aziende e lavoratori hanno finanziato solo il 4% del totale del miliardo e 400 milioni accumulati al 2014." Dario Ballotta su Il fatto Quotidiano )
Il pericolo principale per la regione, le sue attività, i sui abitanti, e tutti gli Italiani direttamente o indirettamente, rimangono le dubbie circostanze per che portano alla decisione della Ryanair, che ci tiene a sottolineare, rimane comunque aperta ad un dialogo.
Siamo sicuri che un accordo equo con la Ryanair sia ancora raggiungibile e sicuramente più immediato che cercare di rimpiazzarla con altri potenziali compagnie vettore (anche se potenzialmente meno lucroso per certe parti dirigenti).
Esigiamo la ripresa di un dialogo TRASPARENTE tra l’aeroporto d’Abruzzo e Ryanair e la delega di una commissione competente per salvare le rotte low cost dall’Abruzzo.
Il problema
L'Abruzzo rischia piú che tarparsi le ali...
Per una regione la cui popolazione residente all’estero (specialmente a Londra) e la spinta verso il turismo sono ai massimi storici, perdere l’unico e principale collegamento aereo con l’europa vuol dire sbattersi la porta del futuro in faccia; un vero e proprio infarto della regione. Inaccettabile.
Il quadro generale della situazione:
“La "tassa d’imbarco" è stata istituita dalla finanziaria del 2004 (legge 350/2003) e si chiama in realtà ufficialmente "addizionale comunale sui diritti d’imbarco": è dovuta ai Comuni che mettono a disposizione una parte del loro territorio come sedime aeroportuale. La tassa viene pagata da ogni passeggero sul biglietto in partenza dall’Italia, il gestore aeroportuale la versa allo Stato. Pur essendo una tassa a beneficio degli enti locali viene gestita dal Ministero dell’Interno con opportuni trasferimenti.” (cit.VareseNews)
Il primo dubbio sorge quindi nel leggere le dichiarazioni sui motivi che avrebbero spinto la Ryanair alla decisione di chiudere la base Abruzzo:
“Ryanair – scrive la Saga – attribuisce all’incremento delle addizionali comunali le motivazioni che hanno generato la decisione di sospendere parte della propria operatività sull’Aeroporto d’Abruzzo visti gli impatti negativi sulla redditività delle rotte e che quindi rende insostenibile il mantenimento di alcune destinazioni”.
“Non crediamo alla favola delle addizionali comunali: ha spiegato Armando Foschi, esponente dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’, il primo ieri a lanciare l’allarme sulla crisi dell’aeroporto di Pescara ufficializzando il blitz dei vertici della compagnia irlandese a Pescara per oggi, blitz altrimenti tenuto segreto (??!!!).
La Saga si riferisce alla ‘tassa d’imbarco’, un’addizionale gia’ compresa nel biglietto del passeggero che la compagnia deve versare alla Saga, ma il presunto aumento di 2,5 euro, imposto dal Governo Renzi, li paga il passeggero (grazie Renzi…), ovvero non ricade ne’ sulle casse della compagnia ne’ in quelle della Saga, e la somma complessiva finisce in parte nella cassa piloti in parte all’Erario. Ma quella somma la Ryanair, stando ai conti della Saga, non li ha mai versati, perche’ andavano in compensazione con le somme che a sua volta la Saga avrebbe dovuto versare alla compagnia stessa, dunque era poi la Saga a dover versare quelle somme all’Erario e anche su queste partite abbiamo chiesto chiarezza inviando il faldone alla Corte dei Conti e all’Enac.
Dunque dobbiamo capire perchè Ryanair abbandona Pescara, specie dopo che si fanno sempre piu’ insistenti le voci circa la volontà della Regione Abruzzo di tentare di nuovo la carta con altri vettori, ma ci chiediamo a quali condizioni e con quali potenzialita’.
Che l’aumento della tassa d’imbarco avesse dubbia utilità per i cittadini italiani, e chiaro favoritismo elitario per una certa fetta degli stessi questo é ormai assodato ( "Finalmente l’Inps ha reso noti i dati su chi realmente sostiene i costi del fondo che permette ai dipendenti Alitalia, in particolare, di percepire una Cig di lusso. Emerge che il 96% del fondo è stato prelevato attraverso la tassa d’imbarco dei passeggeri in partenza. Mentre aziende e lavoratori hanno finanziato solo il 4% del totale del miliardo e 400 milioni accumulati al 2014." Dario Ballotta su Il fatto Quotidiano )
Il pericolo principale per la regione, le sue attività, i sui abitanti, e tutti gli Italiani direttamente o indirettamente, rimangono le dubbie circostanze per che portano alla decisione della Ryanair, che ci tiene a sottolineare, rimane comunque aperta ad un dialogo.
Siamo sicuri che un accordo equo con la Ryanair sia ancora raggiungibile e sicuramente più immediato che cercare di rimpiazzarla con altri potenziali compagnie vettore (anche se potenzialmente meno lucroso per certe parti dirigenti).
Esigiamo la ripresa di un dialogo TRASPARENTE tra l’aeroporto d’Abruzzo e Ryanair e la delega di una commissione competente per salvare le rotte low cost dall’Abruzzo.
PETIZIONE CHIUSA
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I decisori

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Petizione creata in data 4 febbraio 2016