Luciana: "Permettete a mio figlio di trovare una cura. Vogliamo che torni alla luce"

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Mio figlio, Valerio Gaio Pedini, ha 24 anni. Amava la poesia e il teatro. Ha pubblicato libri lui stesso. Era un ragazzo un po' bizzarro, a volte incomprensibile, ma ironico e affettuoso.
La sua esistenza (e la nostra) è cambiata totalmente, da quando ha cominciato a soffrire di schizofrenia. Ha rischiato la vita rincorrendo le proprie allucinazioni. Ha subito più di un TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio); l'uso intensivo di farmaci gli ha abbassato le difese immunitarie, causandogli una polmonite. È sempre nel suo letto d'ospedale. La sua malattia ha allontanato da lui tutti, tranne noi, che siamo la sua famiglia. Il dramma è che non si riesce a impostare una terapia per lui. Finora, ha risposto male a qualunque trattamento. Il personale medico è restio a concedere il trasferimento ai pazienti psichiatrici, per non sovraccaricare alcune strutture sanitarie svuotandone altre (così ci hanno detto). Ma quella in cui si trova Valerio, a Vigevano, è pensata per emergenze e TSO, non per lunghe degenze. L'unica speranza, per Valerio, sarebbe potersi trasferire in un altro ospedale. A Milano e Novara, ci sono strutture che sarebbero pronte ad accoglierlo.

Permettete a mio figlio di trasferirsi, di cercare una terapia adatta a lui. Un passo necessario per ricominciare a vivere.

Luciana Borgnis

Vedasi anche: Dopo Basaglia, il diluvio? Voci di ordinaria psichiatria di Erica Gazzoldi (giornalista).



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