Quest'anno niente voti in pagella

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Caro Ministero dell’Istruzione,

dagli anni ’60 si parla di una scuola di classe, non per lo spazio claustrofobico entro cui spesso è costretta l’esperienza di apprendimento, bensì perché in nome di una valutazione oggettiva si sono classificati gli studenti sulla base delle disponibilità economiche delle loro famiglie. Se l’analisi era - ed è - corretta, la proposta non lo fu: il 6 politico andava a privare studenti e insegnanti di quella possibilità formativa insita nella valutazione, grazie alla quale ciascuno può riconoscere il proprio percorso, con i suoi slanci e i suoi inciampi, e costruire il proprio futuro. Forse era un modo per dire: “Se non sei capace di valutare, non farlo!”, ma pedagogicamente fu un errore. Fa impressione leggere a cinquant’anni di distanza la stessa espressione nell’ultima tua ordinanza: “La valutazione avverrà sulla base di quanto effettivamente svolto, gli alunni potranno essere ammessi alla classe successiva anche in presenza di voti inferiori a 6 decimi, in una o più discipline. Ma non sarà ‘6 politico’.

La scuola non ha bisogno del 6 politico e nemmeno lo chiede, quello che chiede è una risposta politica al problema dell’esclusione sociale che a suon di numeri, la scuola continua a perpetrare, più o meno inconsapevolmente.

Ma la consapevolezza alla politica non manca. Infatti, è stata capace di mettere nero su bianco, su molte norme e linee guida per gli insegnanti, l’importanza della valutazione come momento di accompagnamento dell’apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo, tranne poi dimenticarsi di fornire gli strumenti adeguati per realizzarla. Piuttosto, alla politica sembra mancare la capacità di cambiare, di dare risposta a quella domanda di senso che diverse voci del mondo della scuola hanno levato in questi anni, interrogandosi sulle finalità dell’istruzione e sui frutti sociali e culturali che da essa nascono.

Così ti diciamo che sulla base di quanto effettivamente svolto in questi mesi non è possibile valutare nelle forme a cui siamo stati abituati, siamo al limite della dichiarazione di un falso in atto pubblico. Abbiamo svolto delle verifiche, ma le condizioni materiali non davano garanzia dell’autenticità delle prove e, dunque, dei risultati. Non abbiamo potuto svolgere le verifiche, perché non tutti i nostri studenti erano nelle condizioni materiali di potersi collegare a distanza.  Non abbiamo voluto occuparci di queste modalità di verifica, perché la valutazione formativa si fa attraverso un lavoro di riflessione e confronto con ciascuno dei nostri studenti. Però questo l’abbiamo fatto e possiamo esprimere serenamente il nostro giudizio, ma tu non ci dai la possibilità di farlo. Sappi che, se ci obbligherai a mettere un voto ci metterai nella condizione di mentire o di disobbedire.

La scuola in questi mesi ha provato a non spezzare quella relazione che dava senso all’apprendimento e all’insegnamento, ha provato ad esserci e reinventarsi, così come ha tentato di non abbandonare nessuno. Ma non sempre ci è riuscita. Nella fatica, però, ha ricordato a se stessa che dai problemi si sortisce insieme, come diceva don Milani, insomma, ha dimostrato cosa sia la politica. Che voto le daresti?

Invece, caro Ministero, sulla base di quello che Tu hai effettivamente svolto non "sei politico", ma noi il voto non te lo diamo perché crediamo che tu possa ancora migliorare.