libertà di coscienza per polizia provinciale e guardiaparco: basta abbattimenti di animali


libertà di coscienza per polizia provinciale e guardiaparco: basta abbattimenti di animali
Il problema
Alcuni articoli delle leggi quadro sulla protezione della fauna selvatica e sulle aree protette negano agli operatori la libertà di coscienza:
[...] le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. (art. 19 c. 2 L. 157/92); Prelievi e abbattimenti devono... essere attuati dal personale dell'Ente parco (art. 11 c. 4 L. 394/91); prelievi ed abbattimenti devono avvenire... per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell'organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente (art. 22 c. 6 L. 394/91).
Questo determina un obbligo, per agenti di polizia provinciale e guardiaparco, di uccidere animali selvatici o domestici (ad esempio quelli inselvatichiti, vaganti, di grandi dimensioni, accusati di essere un problema di sicurezza) per ottemperare agli ordini di servizio di dirigenti e superiori, in attuazione di piani di abbattimento regionali, di ordinanze sindacali, ecc.
Così facendo si calpestano le convinzioni etiche, morali o religiose degli agenti di polizia, si impedisce il progresso delle libertà politiche e civili e delle conoscenze tecniche perché si affossa l'utilizzo di metodi ecologici incruenti (che infatti non stanno trovando alcuna attuazione in Italia) e si discrimina chi rifiuta e condanna il ricorso alla violenza verso gli animali.
Non obbedire ad ordini di uccisione di animali potrebbe comportare sanzioni disciplinari, trasferimenti, mobbing, dimissioni, licenziamenti ed anche mancate assunzioni.
Tutto questo significa evidentemente dotarsi di corpi di polizia provinciale a senso unico, manchevoli della componente protezionista, in favore di personale filo-venatorio e zootecnico, in grado di trovarsi a proprio agio con i piani di abbattimento oggigiorno ancora più pressanti.
Ciò avviene a discapito di tutte le attività di applicazione delle norme sulla protezione dell’ambiente, degli animali e della salute pubblica.
Ecco perché urge una previsione normativa che consenta agli agenti di polizia provinciale ed ai guardiaparco di esercitare la propria obiezione di coscienza all’uccisione di animali.
Diversamente si sta affermando ed accettando che chi coltiva la non violenza e il rispetto per tutti gli esseri viventi debba essere escluso da questi corpi di polizia e da queste professioni.
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Il problema
Alcuni articoli delle leggi quadro sulla protezione della fauna selvatica e sulle aree protette negano agli operatori la libertà di coscienza:
[...] le regioni possono autorizzare piani di abbattimento. Tali piani devono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle amministrazioni provinciali. (art. 19 c. 2 L. 157/92); Prelievi e abbattimenti devono... essere attuati dal personale dell'Ente parco (art. 11 c. 4 L. 394/91); prelievi ed abbattimenti devono avvenire... per iniziativa e sotto la diretta responsabilità e sorveglianza dell'organismo di gestione del parco e devono essere attuati dal personale da esso dipendente (art. 22 c. 6 L. 394/91).
Questo determina un obbligo, per agenti di polizia provinciale e guardiaparco, di uccidere animali selvatici o domestici (ad esempio quelli inselvatichiti, vaganti, di grandi dimensioni, accusati di essere un problema di sicurezza) per ottemperare agli ordini di servizio di dirigenti e superiori, in attuazione di piani di abbattimento regionali, di ordinanze sindacali, ecc.
Così facendo si calpestano le convinzioni etiche, morali o religiose degli agenti di polizia, si impedisce il progresso delle libertà politiche e civili e delle conoscenze tecniche perché si affossa l'utilizzo di metodi ecologici incruenti (che infatti non stanno trovando alcuna attuazione in Italia) e si discrimina chi rifiuta e condanna il ricorso alla violenza verso gli animali.
Non obbedire ad ordini di uccisione di animali potrebbe comportare sanzioni disciplinari, trasferimenti, mobbing, dimissioni, licenziamenti ed anche mancate assunzioni.
Tutto questo significa evidentemente dotarsi di corpi di polizia provinciale a senso unico, manchevoli della componente protezionista, in favore di personale filo-venatorio e zootecnico, in grado di trovarsi a proprio agio con i piani di abbattimento oggigiorno ancora più pressanti.
Ciò avviene a discapito di tutte le attività di applicazione delle norme sulla protezione dell’ambiente, degli animali e della salute pubblica.
Ecco perché urge una previsione normativa che consenta agli agenti di polizia provinciale ed ai guardiaparco di esercitare la propria obiezione di coscienza all’uccisione di animali.
Diversamente si sta affermando ed accettando che chi coltiva la non violenza e il rispetto per tutti gli esseri viventi debba essere escluso da questi corpi di polizia e da queste professioni.
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Petizione creata in data 9 settembre 2022