

Lettera aperta sul caso di Minturno
Il problema
Lettera pubblica
Al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
All’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Al Garante per la Protezione dei dati personali
All’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
In conoscenza
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro della Giustizia
Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia
segnaliamo
la grave e scorretta informazione che ha accompagnato e contraddistinto l’intera vicenda di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni, originarie di Minturno (LT), allontanatesi dalla struttura di Civitella Alfedena (AQ) la notte tra il 6 e il 7 giugno a.c. e ritrovate in un appartamento di Formia (LT) il 21 giugno a.c..
In particolare rileviamo che:
- fin dai primi istanti dalla scomparsa, la quasi totalità della scena mediatica veniva lasciata al solo padre delle ragazze, il sig. Stefano Di Giacinto, il quale diffondeva notizie e informazioni sulle figlie minori e sulla ex moglie che nulla avevano di necessario o utile al fine delle ricerche;
- che tali informazioni personali e notizie familiari private, rilasciate prima e dopo il ritrovamento, risultano non solo lesive della dignità e della privacy delle figlie e della loro madre, ma si sono successivamente rivelate anche false, per ammissione dello stesso Di Giacinto, che pure le ha diffuse per giorni con ogni mezzo mediatico;
- che il racconto di parte del sig. Di Giacinto non è stato sostenuto da alcuna comprova documentale né testimonianza terza;
- che all’esposizione mediatica del Di Giacinto non ha corrisposto alcun contraddittorio né approfondimento giornalistico sul reale andamento dei fatti;
In particolare evidenziamo che:
- Il sig. Di Giacinto, fin dal primo istante, affermava di non vedere le figlie da molti anni: “dal 2020”, dichiara espressamente e ripetutamente, come viene riportato da quasi tutte le testate;
- Nessuno controlla che questa “notizia” corrisponda alla realtà dei fatti, nonostante vi siano alcune evidenze che la rendano altamente improbabile e anche un post del sig. Di Giacinto sul suo profilo pubblico Facebook in cui egli si ritrae a Civitella Alfedena il 25 marzo 2025;
- Il sig. Di Giacinto e tutti i media utilizzano questa informazione costruendo un racconto falsato nel suo incipit, in cui si insinua che la sig.ra Valentina D’Acunto (madre delle due ragazze) abbia impedito al padre di vedere le figlie fin dal momento della separazione, raccontando questa ipotetica azione come una vendetta personale della ex moglie strumentalizzando le figlie;
- Tale racconto è in contrasto con diverse foto postate dal sig. Di Giacinto sul suo profilo pubblico Facebook, in cui lo stesso si ritrae con le figlie fin dal 2016, quando le bambine avevano appena 2 e 6 anni, in allegri quadretti familiari in cui la loro mamma era già sostituita (senza essere nemmeno intervenuta la separazione, datata 2017) dalla nuova compagna del Di Giacinto; si segnala che tali foto, altamente lesive della privacy e della dignità dell’intera famiglia, sono tutt’ora (al 7/7/2026) pubbliche e online, nonostante l’esplicito divieto di diffusione intervenuto in data 21/06/2026;
- L’illazione secondo cui il sig. Di Giacinto non avrebbe visto le figlie per anni a causa della ex moglie non viene smentita e nemmeno contrastata attraverso banali domande che ogni giornalista avrebbe dovuto porre:
· come può la madre essere responsabile dei mancati incontri tra il padre e le figlie, se le minori sono da 7 anni sotto la responsabilità dei Servizi Sociali e da 3 ospiti in strutture di accoglienza?
· come mai i Servizi Sociali non hanno predisposto, in 7 anni, i dovuti incontri tra il padre e le figlie?
Queste semplici e dovute domande di banale buonsenso e minima cultura, non sono state poste. Come mai?
- La suggestione collettiva coglie anche figure istituzionali come il procuratore di Sulmona che durante la conferenza stampa successiva al ritrovamento delle ragazze dichiara: “"Tra i tanti difetti della mamma c'era anche quello di mantenere il controllo” e il Sindaco di Minturno, nominato tutore delle ragazze, che punta il dito contro l’intera famiglia materna e parla di un “percorso di ravvedimento” per le ragazze di 12 e 16 anni che hanno ripetutamente espresso il desiderio inascoltato di stare con la propria madre. Entrambe le affermazioni denotano un pregiudizio non consentito alle istituzioni, oltre che un’ignoranza non ammissibile riguardo le normative vigenti sul trattamento e la tutela dei minori.
- Tutte le ricostruzioni e le dichiarazioni basate sui “mancati incontri” tra il padre e le figlie, però, vengono smentite dallo stesso Di Giacinto, che il 24 giugno 2026 (tre giorni dopo il ritrovamento delle figlie) occupa ancora la scena mediatica, rivelando - in diretta su Rai Uno, durante la trasmissione “Storie italiane” - di avere in realtà incontrato la figlia Alisya il 22 maggio 2026, appena sei giorni prima della sentenza di affido emessa dal Tribunale di Cassino:
“Vorrei dire una cosa che non ho mai detto. Ho aspettato che le mie figlie fossero messe in sicurezza per poterlo dire, dato che la mia ex suocera dice che non mi volevano vedere né sentire. Poi chiudo questo capitolo per dedicarmi esclusivamente alle mie figlie, tanto si sta per chiudere il cerchio. Mia figlia grande aveva chiesto ai Servizi Sociali di potermi incontrare, ci hanno dato il consenso e ci siamo incontrati il 22 maggio a Cassino, in un incontro che è durato più di due ore e dopo sei anni e mezzo ci sono stati abbracci, coccole, carezze, ci siamo presi per la mano, abbiamo camminato insieme. Mi ha chiesto scusa di tutto quello che aveva fatto nei miei confronti, dicendo che purtroppo era stata gestita e comandata a fare tutto ciò. Con noi c’era la curatrice delle ragazze, l’assistente sociale del Comune di Minturno, c’era il fidanzatino della grande, Joseph, e la responsabile della struttura, Francesca”.
E ancora. “la grande aveva chiesto ai Servizi di potermi incontrare, ma non lo voleva dire né alla sorellina più piccola e né alla mamma. I giudici erano a conoscenza di questo incontro ed è stato detto verbalmente perché non volevano scriverlo sul fascicolo perché poi tutti quanti potevano leggere ciò che era stato fatto e che si stava facendo. Hanno voluto accontentare mia figlia grande perché questo era il suo desiderio. Probabilmente lo aveva avuto molto tempo addietro, ma non aveva mai avuto la forza di poterlo tirare fuori, poi non so se è stato un aiuto da parte di qualcuno della struttura o del fidanzatino”.
Stefano Di Giacinto ripete questo suo racconto nello stesso pomeriggio - sempre su Rai Uno, ai microfoni de “La vita in diretta”, nonostante l’intervenuto silenzio stampa imposto dal Sindaco di Minturno in qualità di responsabile delle minori - senza che nessuno osi sollevare minime considerazioni:
1. Di Giacinto ha dunque mentito fin dall’inizio, quando dichiarava di non aver più visto le sue figlie dal 2020. Come si può essere certi che stia dicendo la verità ora, che non stia continuando a mentire e che non abbia mentito su altri punti della vicenda?
2. Come mai nessuno tutela le minori dalla diffusione di notizie che le riguardano direttamente e che hanno un notevole peso giuridico?
3. Come mai nessun giornalista solleva la questione di come sia possibile che magistrati, servizi sociali e operatori di case famiglia si accordino verbalmente sulla gestione dei minori senza che questo venga nemmeno riportato per iscritto?
- Come mai, proprio nel mentre delle gravi affermazioni pubbliche del sig. Di Giacinto, viene imposto il silenzio stampa?
- Come mai nessuna delle figure intervenute per giorni nei vari dibattiti televisivi (tra giornalisti, psicologi e psichiatri, opinionisti e persino magistrati) osa sottolineare o commentare le affermazioni del Di Giacinto in merito a incontri segreti tra padre (all’epoca privo della responsabilità genitoriale) e figlie minori in carico ai servizi sociali, avvenuti con la complicità delle istituzioni? Quante domande ci sarebbero da fare a riguardo: come può accadere che ciò avvenga fuori protocollo? come può accadere che le istituzioni operino senza relazionare il proprio operato?
- Nel frattempo, le due ragazze - già da 7 anni ostaggio del sistema, questo sì “malato”, che da anni imperversa nel nostro Paese (fatto di denunce archiviate, richieste inascoltate, perizie precompilate e sentenze automatiche) – vengono nuovamente fatte sparire. Nuovamente oscurate e cancellate nella loro essenza di persone riconosciute dal diritto nazionale e internazionale come degne di ascolto e protezione. Si ricorda, inoltre, che a 16 anni si è per legge “grande minore”.
Ciò esposto,
DENUNCIAMO
- che nell’intera vicenda, il giornalismo italiano si è rivelato privo di adeguata conoscenza e spirito critico, dando adito alla diffusione di vere e proprie fake news senza controllo, a vere e proprie illazioni nei confronti di persone non intervenute nel confronto, strumentalizzando paradossalmente le minori attraverso le sole parole del padre;
- che non sono stati garantiti i principi fondamentali di completezza, imparzialità, pluralismo e trasparenza, né è stata garantita un’informazione obiettiva e accessibile a tutti i cittadini;
- che non vi è stata alcun controllo delle fonti né si è appurata la reale posizione giuridica del sig. Di Giacinto, su cui i giornalisti hanno espresso opinioni e pareri personali senza alcun approfondimento: chi è il sig. Di Giacinto? perché dalla carriera militare ora risulta operaio in un supermercato? per cosa è stato denunciato e perché la denuncia è stata archiviata? come mai è stato privato della responsabilità genitoriale? perché viene lasciato parlare a ruota libera uno solo degli attori di una complessa vicenda giuridica ancora in corso?
- che i contenuti e le modalità con cui sono stati riportati i fatti si sono rivelati lesivi della dignità e della privacy della sig.ra D’Acunto e delle sue figlie, ma sono divenuti emblematici della gravissima situazione in cui versa il nostro sistema mediatico: improntato al sessismo, alla discriminazione delle donne, alla colpevolizzazione e denigrazione sistematica delle madri e alla strumentalizzazione dei minori da parte del sistema. Tutto questo avviene non solo in costante spregio delle dichiarazioni nazionali e internali, ma diviene lesivo della stessa qualità e correttezza dell’informazione, anche di quella offerta dalla cosiddetta “tv di Stato” finanziata dai cittadini.
Pertanto,
CHIEDIAMO
- che venga fatta luce sull’intera vicenda, sull’utilizzo mediatico a fini personali e giuridici di parte, sulla strumentalizzazione delle minori e di altre persone, sulla lesione della privacy e della dignità delle persone coinvolte;
- che vengano individuate e punita eventuali responsabilità da parte degli organi di stampa nella diffusione e strumentalizzazione di fake news nonché nella lesione di diritti personali;
- che venga ripristinata la corretta informazione attraverso il contraddittorio e la diffusione di narrazioni differenti da quella stereotipata e strumentale che ha trovato in questa vicenda il suo emblema.
INOLTRE
- chiediamo che vengano rese pubbliche e approfondite le dinamiche che, in questa come in molte altre storie, conducono all’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie e che ciò avvenga attraverso una seria e documentata informazione, necessaria a rendere nota ai cittadini l’effettiva dinamica degli allontanamenti operati da servizi sociali e tribunali;
- chiediamo che Sarah e Alisya abbiano voce e che possano essere ascoltate.
Lettera firmata e sottoscritta online
Emanuela Valente, InQuantoDonna
Silvia Mari De Santis, Vicecaporedattrice centrale agenzia di stampa Dire
Monica Ricci Sargentini, giornalista e presidente Radfem Italia
Flavia Fratello, giornalista
Alessandra Capuano Branca, avvocata
Paola Massari, autrice
Marina Marconato, avvocata
Livia Zancaner, giornalista
Pina Nuzzo, femminista storica
Maria Serenella Pignotti, pediatra e medico legale
Mara Accettura, giornalista
Claudia Saba, autrice
Maria Giovanna Devetag, docente universitaria
Rosa Di Matteo, referente Centri antiviolenza Napoli
Radfem Italia
Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale
Comitato spontaneo dalla parte delle bambine
Condomini di Monteverde
Maternamente
Judith Pinnok, psicologa esperta delle risorse umane e scrittrice
Simona Cavallari, attrice
Andrea Mazzeo Fazio, psichiatra
Simona Petrozzi, imprenditrice e operatrice antiviolenza
Susanna Capitani
Emanuela Natoli
Francesca Ortu, dirigente sanitaria
Ginevra Amerighi, docente di scuola primaria
Marco La Veglia
Valentina Pappacena, ValoreDonna
Manuela Bruschini
Chiara Carpita, Resistenza femminista aps
Roberta Ricci, mamma e impiegata Ministero della Cultura
Margherita Carlini
Flavia Camagna
Giovanna Hernandez Munoz, istruttrice amministrativa
Chiara Napolitano
Simona Durante, consulente relazioni istituzionali
Piera Ferrari
Michela Nacca, avvocata
Ambra Strinati
Eleonora Bruscolini, nonna e pensionata
Ayala Leon Nathaly, infermiera forense
Carola Ramajo
Giancarlo Desideri
Paola Trujillo
Laura Cutaia, ingegnera
Sabrina Ruggiero, insegnante
Beatrice Corrias, mamma e oss
Giusy Pulice
Romina De Simone
Sara Piperno
Beatrice Tommasi
Giuliana Di Cioccio
Imma Cusmai
Valore Donna
MovimentiAMOci Vicenza
Laboratorio del possibile
Antonella Canale, donna mamma e nonna
Paola Pieri
Oltre il pregiudizio
Giovanna Ferrari, madre ed ex insegnante
Rozana Krroqi
Sara Petrozzi, mamma e lavoratrice dipendente
Luigi Capitani, nonno e pensionato
Weruska Mannelli, mamma femminista
Maison Antigone
Marilù Ferrara
Nadia Papeo

306
Il problema
Lettera pubblica
Al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
All’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Al Garante per la Protezione dei dati personali
All’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
In conoscenza
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro della Giustizia
Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia
segnaliamo
la grave e scorretta informazione che ha accompagnato e contraddistinto l’intera vicenda di Sarah e Alisya, le due sorelle di 12 e 16 anni, originarie di Minturno (LT), allontanatesi dalla struttura di Civitella Alfedena (AQ) la notte tra il 6 e il 7 giugno a.c. e ritrovate in un appartamento di Formia (LT) il 21 giugno a.c..
In particolare rileviamo che:
- fin dai primi istanti dalla scomparsa, la quasi totalità della scena mediatica veniva lasciata al solo padre delle ragazze, il sig. Stefano Di Giacinto, il quale diffondeva notizie e informazioni sulle figlie minori e sulla ex moglie che nulla avevano di necessario o utile al fine delle ricerche;
- che tali informazioni personali e notizie familiari private, rilasciate prima e dopo il ritrovamento, risultano non solo lesive della dignità e della privacy delle figlie e della loro madre, ma si sono successivamente rivelate anche false, per ammissione dello stesso Di Giacinto, che pure le ha diffuse per giorni con ogni mezzo mediatico;
- che il racconto di parte del sig. Di Giacinto non è stato sostenuto da alcuna comprova documentale né testimonianza terza;
- che all’esposizione mediatica del Di Giacinto non ha corrisposto alcun contraddittorio né approfondimento giornalistico sul reale andamento dei fatti;
In particolare evidenziamo che:
- Il sig. Di Giacinto, fin dal primo istante, affermava di non vedere le figlie da molti anni: “dal 2020”, dichiara espressamente e ripetutamente, come viene riportato da quasi tutte le testate;
- Nessuno controlla che questa “notizia” corrisponda alla realtà dei fatti, nonostante vi siano alcune evidenze che la rendano altamente improbabile e anche un post del sig. Di Giacinto sul suo profilo pubblico Facebook in cui egli si ritrae a Civitella Alfedena il 25 marzo 2025;
- Il sig. Di Giacinto e tutti i media utilizzano questa informazione costruendo un racconto falsato nel suo incipit, in cui si insinua che la sig.ra Valentina D’Acunto (madre delle due ragazze) abbia impedito al padre di vedere le figlie fin dal momento della separazione, raccontando questa ipotetica azione come una vendetta personale della ex moglie strumentalizzando le figlie;
- Tale racconto è in contrasto con diverse foto postate dal sig. Di Giacinto sul suo profilo pubblico Facebook, in cui lo stesso si ritrae con le figlie fin dal 2016, quando le bambine avevano appena 2 e 6 anni, in allegri quadretti familiari in cui la loro mamma era già sostituita (senza essere nemmeno intervenuta la separazione, datata 2017) dalla nuova compagna del Di Giacinto; si segnala che tali foto, altamente lesive della privacy e della dignità dell’intera famiglia, sono tutt’ora (al 7/7/2026) pubbliche e online, nonostante l’esplicito divieto di diffusione intervenuto in data 21/06/2026;
- L’illazione secondo cui il sig. Di Giacinto non avrebbe visto le figlie per anni a causa della ex moglie non viene smentita e nemmeno contrastata attraverso banali domande che ogni giornalista avrebbe dovuto porre:
· come può la madre essere responsabile dei mancati incontri tra il padre e le figlie, se le minori sono da 7 anni sotto la responsabilità dei Servizi Sociali e da 3 ospiti in strutture di accoglienza?
· come mai i Servizi Sociali non hanno predisposto, in 7 anni, i dovuti incontri tra il padre e le figlie?
Queste semplici e dovute domande di banale buonsenso e minima cultura, non sono state poste. Come mai?
- La suggestione collettiva coglie anche figure istituzionali come il procuratore di Sulmona che durante la conferenza stampa successiva al ritrovamento delle ragazze dichiara: “"Tra i tanti difetti della mamma c'era anche quello di mantenere il controllo” e il Sindaco di Minturno, nominato tutore delle ragazze, che punta il dito contro l’intera famiglia materna e parla di un “percorso di ravvedimento” per le ragazze di 12 e 16 anni che hanno ripetutamente espresso il desiderio inascoltato di stare con la propria madre. Entrambe le affermazioni denotano un pregiudizio non consentito alle istituzioni, oltre che un’ignoranza non ammissibile riguardo le normative vigenti sul trattamento e la tutela dei minori.
- Tutte le ricostruzioni e le dichiarazioni basate sui “mancati incontri” tra il padre e le figlie, però, vengono smentite dallo stesso Di Giacinto, che il 24 giugno 2026 (tre giorni dopo il ritrovamento delle figlie) occupa ancora la scena mediatica, rivelando - in diretta su Rai Uno, durante la trasmissione “Storie italiane” - di avere in realtà incontrato la figlia Alisya il 22 maggio 2026, appena sei giorni prima della sentenza di affido emessa dal Tribunale di Cassino:
“Vorrei dire una cosa che non ho mai detto. Ho aspettato che le mie figlie fossero messe in sicurezza per poterlo dire, dato che la mia ex suocera dice che non mi volevano vedere né sentire. Poi chiudo questo capitolo per dedicarmi esclusivamente alle mie figlie, tanto si sta per chiudere il cerchio. Mia figlia grande aveva chiesto ai Servizi Sociali di potermi incontrare, ci hanno dato il consenso e ci siamo incontrati il 22 maggio a Cassino, in un incontro che è durato più di due ore e dopo sei anni e mezzo ci sono stati abbracci, coccole, carezze, ci siamo presi per la mano, abbiamo camminato insieme. Mi ha chiesto scusa di tutto quello che aveva fatto nei miei confronti, dicendo che purtroppo era stata gestita e comandata a fare tutto ciò. Con noi c’era la curatrice delle ragazze, l’assistente sociale del Comune di Minturno, c’era il fidanzatino della grande, Joseph, e la responsabile della struttura, Francesca”.
E ancora. “la grande aveva chiesto ai Servizi di potermi incontrare, ma non lo voleva dire né alla sorellina più piccola e né alla mamma. I giudici erano a conoscenza di questo incontro ed è stato detto verbalmente perché non volevano scriverlo sul fascicolo perché poi tutti quanti potevano leggere ciò che era stato fatto e che si stava facendo. Hanno voluto accontentare mia figlia grande perché questo era il suo desiderio. Probabilmente lo aveva avuto molto tempo addietro, ma non aveva mai avuto la forza di poterlo tirare fuori, poi non so se è stato un aiuto da parte di qualcuno della struttura o del fidanzatino”.
Stefano Di Giacinto ripete questo suo racconto nello stesso pomeriggio - sempre su Rai Uno, ai microfoni de “La vita in diretta”, nonostante l’intervenuto silenzio stampa imposto dal Sindaco di Minturno in qualità di responsabile delle minori - senza che nessuno osi sollevare minime considerazioni:
1. Di Giacinto ha dunque mentito fin dall’inizio, quando dichiarava di non aver più visto le sue figlie dal 2020. Come si può essere certi che stia dicendo la verità ora, che non stia continuando a mentire e che non abbia mentito su altri punti della vicenda?
2. Come mai nessuno tutela le minori dalla diffusione di notizie che le riguardano direttamente e che hanno un notevole peso giuridico?
3. Come mai nessun giornalista solleva la questione di come sia possibile che magistrati, servizi sociali e operatori di case famiglia si accordino verbalmente sulla gestione dei minori senza che questo venga nemmeno riportato per iscritto?
- Come mai, proprio nel mentre delle gravi affermazioni pubbliche del sig. Di Giacinto, viene imposto il silenzio stampa?
- Come mai nessuna delle figure intervenute per giorni nei vari dibattiti televisivi (tra giornalisti, psicologi e psichiatri, opinionisti e persino magistrati) osa sottolineare o commentare le affermazioni del Di Giacinto in merito a incontri segreti tra padre (all’epoca privo della responsabilità genitoriale) e figlie minori in carico ai servizi sociali, avvenuti con la complicità delle istituzioni? Quante domande ci sarebbero da fare a riguardo: come può accadere che ciò avvenga fuori protocollo? come può accadere che le istituzioni operino senza relazionare il proprio operato?
- Nel frattempo, le due ragazze - già da 7 anni ostaggio del sistema, questo sì “malato”, che da anni imperversa nel nostro Paese (fatto di denunce archiviate, richieste inascoltate, perizie precompilate e sentenze automatiche) – vengono nuovamente fatte sparire. Nuovamente oscurate e cancellate nella loro essenza di persone riconosciute dal diritto nazionale e internazionale come degne di ascolto e protezione. Si ricorda, inoltre, che a 16 anni si è per legge “grande minore”.
Ciò esposto,
DENUNCIAMO
- che nell’intera vicenda, il giornalismo italiano si è rivelato privo di adeguata conoscenza e spirito critico, dando adito alla diffusione di vere e proprie fake news senza controllo, a vere e proprie illazioni nei confronti di persone non intervenute nel confronto, strumentalizzando paradossalmente le minori attraverso le sole parole del padre;
- che non sono stati garantiti i principi fondamentali di completezza, imparzialità, pluralismo e trasparenza, né è stata garantita un’informazione obiettiva e accessibile a tutti i cittadini;
- che non vi è stata alcun controllo delle fonti né si è appurata la reale posizione giuridica del sig. Di Giacinto, su cui i giornalisti hanno espresso opinioni e pareri personali senza alcun approfondimento: chi è il sig. Di Giacinto? perché dalla carriera militare ora risulta operaio in un supermercato? per cosa è stato denunciato e perché la denuncia è stata archiviata? come mai è stato privato della responsabilità genitoriale? perché viene lasciato parlare a ruota libera uno solo degli attori di una complessa vicenda giuridica ancora in corso?
- che i contenuti e le modalità con cui sono stati riportati i fatti si sono rivelati lesivi della dignità e della privacy della sig.ra D’Acunto e delle sue figlie, ma sono divenuti emblematici della gravissima situazione in cui versa il nostro sistema mediatico: improntato al sessismo, alla discriminazione delle donne, alla colpevolizzazione e denigrazione sistematica delle madri e alla strumentalizzazione dei minori da parte del sistema. Tutto questo avviene non solo in costante spregio delle dichiarazioni nazionali e internali, ma diviene lesivo della stessa qualità e correttezza dell’informazione, anche di quella offerta dalla cosiddetta “tv di Stato” finanziata dai cittadini.
Pertanto,
CHIEDIAMO
- che venga fatta luce sull’intera vicenda, sull’utilizzo mediatico a fini personali e giuridici di parte, sulla strumentalizzazione delle minori e di altre persone, sulla lesione della privacy e della dignità delle persone coinvolte;
- che vengano individuate e punita eventuali responsabilità da parte degli organi di stampa nella diffusione e strumentalizzazione di fake news nonché nella lesione di diritti personali;
- che venga ripristinata la corretta informazione attraverso il contraddittorio e la diffusione di narrazioni differenti da quella stereotipata e strumentale che ha trovato in questa vicenda il suo emblema.
INOLTRE
- chiediamo che vengano rese pubbliche e approfondite le dinamiche che, in questa come in molte altre storie, conducono all’allontanamento dei minori dalle proprie famiglie e che ciò avvenga attraverso una seria e documentata informazione, necessaria a rendere nota ai cittadini l’effettiva dinamica degli allontanamenti operati da servizi sociali e tribunali;
- chiediamo che Sarah e Alisya abbiano voce e che possano essere ascoltate.
Lettera firmata e sottoscritta online
Emanuela Valente, InQuantoDonna
Silvia Mari De Santis, Vicecaporedattrice centrale agenzia di stampa Dire
Monica Ricci Sargentini, giornalista e presidente Radfem Italia
Flavia Fratello, giornalista
Alessandra Capuano Branca, avvocata
Paola Massari, autrice
Marina Marconato, avvocata
Livia Zancaner, giornalista
Pina Nuzzo, femminista storica
Maria Serenella Pignotti, pediatra e medico legale
Mara Accettura, giornalista
Claudia Saba, autrice
Maria Giovanna Devetag, docente universitaria
Rosa Di Matteo, referente Centri antiviolenza Napoli
Radfem Italia
Comitato Madri Unite contro la Violenza Istituzionale
Comitato spontaneo dalla parte delle bambine
Condomini di Monteverde
Maternamente
Judith Pinnok, psicologa esperta delle risorse umane e scrittrice
Simona Cavallari, attrice
Andrea Mazzeo Fazio, psichiatra
Simona Petrozzi, imprenditrice e operatrice antiviolenza
Susanna Capitani
Emanuela Natoli
Francesca Ortu, dirigente sanitaria
Ginevra Amerighi, docente di scuola primaria
Marco La Veglia
Valentina Pappacena, ValoreDonna
Manuela Bruschini
Chiara Carpita, Resistenza femminista aps
Roberta Ricci, mamma e impiegata Ministero della Cultura
Margherita Carlini
Flavia Camagna
Giovanna Hernandez Munoz, istruttrice amministrativa
Chiara Napolitano
Simona Durante, consulente relazioni istituzionali
Piera Ferrari
Michela Nacca, avvocata
Ambra Strinati
Eleonora Bruscolini, nonna e pensionata
Ayala Leon Nathaly, infermiera forense
Carola Ramajo
Giancarlo Desideri
Paola Trujillo
Laura Cutaia, ingegnera
Sabrina Ruggiero, insegnante
Beatrice Corrias, mamma e oss
Giusy Pulice
Romina De Simone
Sara Piperno
Beatrice Tommasi
Giuliana Di Cioccio
Imma Cusmai
Valore Donna
MovimentiAMOci Vicenza
Laboratorio del possibile
Antonella Canale, donna mamma e nonna
Paola Pieri
Oltre il pregiudizio
Giovanna Ferrari, madre ed ex insegnante
Rozana Krroqi
Sara Petrozzi, mamma e lavoratrice dipendente
Luigi Capitani, nonno e pensionato
Weruska Mannelli, mamma femminista
Maison Antigone
Marilù Ferrara
Nadia Papeo

Voci dei sostenitori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 8 luglio 2026