Lettera al Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

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The Issue

Al Presidente della Fraternità di CL
e, p.c.
alla Diaconia Centrale della Fraternità

Caro Davide,

scriviamo in merito alle recenti modifiche apportate allo statuto della Fraternità di Comunione e Liberazione. Queste revisioni, intervenendo sul disegno originale voluto da Don Giussani, tendono a trasformare la Fraternità da esperienza carismatica fondata sulla libera adesione del singolo, a struttura associativa verticisticamente controllata.

Innanzitutto, ti chiediamo conto del metodo. Prima della necessaria approvazione del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, il nuovo testo non è stato condiviso con gli associati, venendo meno al principio della “libera volontà degli associati” richiamata dallo stesso Dicastero nella nota esplicativa al Decreto dell’11 giugno 2021. La mancata consultazione ci sembra ancora più grave, alla luce dello stravolgimento apportato alle articolazioni locali, che ne cancella completamente gli organi. Modifica, peraltro, non necessaria per adeguarsi a quanto richiesto dal Dicastero nel decreto citato.

In secondo luogo, proprio questa ci sembra la modifica più significativa: la ricca articolazione degli organi locali (artt. 28-33 Statuto 2017) viene drasticamente sostituita da referenti territoriali nominati dalla Diaconia Centrale (art. 15, comma 2, lett. o del nuovo Statuto) senza alcuna regolamentazione cogente. La Diaconia può scegliere arbitrariamente se e chi nominare, senza limiti di durata del mandato e con facoltà di revoca in ogni momento. Inoltre, a differenza del Responsabile Diocesano dell’impianto originale, il referente territoriale del nuovo Statuto non viene designato dalla assemblea dei membri dell’Associazione residenti nella Diocesi, e non è soggetto all’approvazione del Vescovo Diocesano, che rimane completamente estraneo alla vita della Fraternità. 

Questa modifica, va anche a cancellare quella che lo Statuto voluto da Don Giussani definiva come la “guida di ogni comunità di Comunione e Liberazione” secondo una natura squisitamente comunionale: una Diaconia riconosciuta dal Responsabile Diocesano, e rappresentata nella Diaconia Diocesana (art. 33 Statuto 2017). Ti chiediamo: chi o cosa dovrebbe guidare, oggi, ogni comunità di Comunione e Liberazione?

Infine, il nuovo statuto introduce un controllo verticistico e capillare, fin nelle dimensioni costitutive del carisma, assolutamente assente nel testo originale. In particolare, l’art. 4 inserisce al comma 1: i) la nomina da parte della Diaconia Centrale di tutti i sacerdoti che tengono i ritiri locali; ii) il vincolo del lavoro culturale ai soli strumenti proposti dalla Fraternità; iii) il vincolo dell’azione caritativa esclusivamente a gesti comunitari di carità.

Lo stesso articolo, al comma 2, introduce i) la nomina da parte del referente territoriale delle guide di ogni Scuola di Comunità, e ii) la loro partecipazione obbligatoria a incontri periodici di formazione proposti dalla Diaconia Centrale. 

Ti chiediamo: da dove nasce questo intendimento caparbio di controllare centralmente il cammino di fede di decine di migliaia di persone raggiunte dal carisma di Giussani in quasi cento paesi? 

Il rischio è che questo tentativo di normalizzazione verticistica soffochi la novità di vita che tanti aderenti vivono ancora quotidianamente. Si vuole davvero trasformare un movimento laicale nato dal carisma attrattivo di don Luigi Giussani in una organizzazione normata per la gestione di un capillare controllo?

Perché il processo di revisione, avviato per assicurare “rappresentatività di tutti i membri nelle vostre elezioni” (Papa Francesco, 16 settembre 2021), sì è risolto con la creazione dell’Assemblea Generale, che ogni cinque anni vota gli organi centrali e si dissolve (art. 14 nuovo Statuto), cancellando di fatto dalla conduzione la ricchezza e la diversità dei contributi locali?

Il nostro carisma troverà ancora modo di scorrere, libero, nei rivoli incontrollabili della sfida quotidiana alla ricerca di senso?

Risuonano forti in questo momento le parole di Don Giussani: “Non sono qui perché voi riteniate come vostre le idee che vi do io, ma per insegnarvi un metodo vero per giudicare le cose che io vi dirò.” La sfida alla libertà e all’autonomia di giudizio, fondamenti del carisma stesso, è apertissima.

1° novembre 2025, 
giorno della proclamazione di San J.H. Newman Dottore della Chiesa

Primi firmatari
Duccio Medini
Giuseppe Capaccioni
Mauro Bove
Emilio Buchicchio
Marta Boldrini
Anna Elisa Marinelli
Riccardo Dottori
Paola Di Dio
Giuseppina Giorgini
Benedetta Carlotti
Franca Proietti Cicoria
Roberto Tarducci
Giulio Luzietti
Maria Giovanna Ranalli
Francesco Vignaroli
Emanuela Costanzi
Antonio Campanella
Massimo Piciotti
Enrico Maiorca
Anna Brero
Giovanna Bruno
Marco Di Antonio
Anna Maria Fiorito
Ornella Carciani
Giorgio Eduardo Montanari
Maria De Ioanni
M. Giulia Borney
Lorena Urbani
Nazareno Morresi
Andrea Capaccioni
Uliano Salvatori
Stefano Lavaggi
Antonio Catullo
Elisabetta Marcolini
Maggiorino De Dominicis
Massimiliano Sconosciuto
Roberta Reali
Lorenzo Bartolacci
Margherita Bellani
Marisa Meschini
Tiziana Martinelli
Roberto Zamponi
Filippo Canesin
Corrado Nastasi
Marzia Pistorio
Giacinto D’Ettorre
Rebecca Flamini
Massimo Cappuccio
Roberto Pallotti
Simona Canessa
Enrico Jansiti
Mauro Frega
Francesco Vella
Claudia Asaro
Matilde Pignatelli
Patrizia Fioriti
Domenico Salvemini
Elisa Muzio
Mariapaola Rosati
Maria Pia Innocenti
Aloma Beretta
Costantina Nembrini
Adriano Trapletti
Alessandro Bossi
Giovanni Zennaro
Daniele Nembrini
Claudia Nembrini
Ida Soldini
Fausto Montanini
Marco Gianinazzi
Francesca Verdoni Scupps
Amelia  Innocenti
Paola Catelli
Massimo Tirantello
Valter Venturi 
Emilia Pignanelli
Luisella Ferrario
Mariella Carlotti
Viviana  Filippucci 
Giancarlo  Guasco 
Paolo Datore Giansante
Orlando Caruso
Fausto Montanini
Maria Claudia Sguilla
Angelo Mucci
Vincenzo Sorella
Libera Voto
Gerardo Cavera
Tino Emanuele Poloni
Paola Rubbioni 

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