PETIZIONE CHIUSA

Le imprese non devono decidere cosa va pubblicato! Stop alla direttiva sul segreto aziendale!

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Presto i giornalisti e le loro fonti potrebbero essere citati in giudizio dalle imprese se rivelano ciò che queste stesse aziende vogliono mantenere segreto. A meno che non reagiamo per difendere il lavoro di inchiesta dei giornalisti e, di riflesso, il diritto dei cittadini a essere informati.

Con il pretesto della lotta allo spionaggio industriale, il Parlamento europeo ha preparato una nuova arma di massa contro il giornalismo, il "segreto aziendale", la cui definizione, di fatto, è una censura senza precedenti in Europa.

Con questa direttiva ogni azienda potrà decidere arbitrariamente se un’informazione che per lei ha un valore economico potrà o no essere pubblicata. In altre parole, con la direttiva "Segreto aziendale", non avreste mai sentito parlare dello scandalo finanziario Luxleaks, dei pesticidi di Monsanto, o dello scandalo del vaccino Gardasil... E di molte altre cose.

Poiché il nostro lavoro consiste nel rivelare informazioni di interesse pubblico, ci sarà d’ora in poi impossibile informarvi su interi aspetti della vita economica, sociale e politica dei nostri Paesi. Molte trasmissioni televisive di inchiesta non potranno certamente più essere diffuse.

Con questo testo, un giudice scelto da una società diventerà il caporedattore del Paese, colui che decide se vale la pena o no pubblicare un’informazione. Con il pretesto di proteggere gli interessi economici delle imprese, si sta realizzando una vera legittimazione dell’opacità.

Se una fonte o un giornalista "viola" questi "segreti aziendali", potrebbero esserle o essergli reclamate somme colossali, fino a milioni o addirittura miliardi di euro, perché il risarcimento dovrà essere "proporzionato al danno subito". In alcuni Paesi potrebbe persino essere applicata la pena detentiva.

Di fronte a una tale minaccia, finanziaria e giudiziaria, chi accetterà di correre un rischio del genere? Quale dipendente - come Anthoine Deltour all’origine delle rivelazioni sullo scandalo Luxleaks - oserà denunciare il malaffare di un’impresa? Le fonti saranno le prime vittime di un sistema di questo tipo, ma nel testo non figura nemmeno una parola che ne assicuri la protezione.

I sostenitori del testo dicono di voler difendere gli interessi economici delle imprese europee, in particolare di quelle piccole e medie. Sorprendentemente, tra coloro che per primi sono entrati in contatto con la Commissione su questo progetto, non figurano molte piccole aziende ma piuttosto grandi multinazionali: Air Liquide, Alstom, DuPont, General Electric, Intel, Michelin, Nestlé e Safran, tra le altre.

Le aziende utilizzeranno questo nuovo mezzo offerto loro su un vassoio d’argento per esercitare pressione e impedirci di denunciare gli scandali.

Vista l’attualità di Luxleaks, non tolleriamo che i parlamentari da noi eletti si pronuncino su un testo così grave per la libertà d’espressione senza alcuna consultazione con i rappresentanti della stampa, degli informatori e delle ONG. Solo le lobby industriali sono state consultate.

Noi giornalisti ci rifiutiamo di accontentarci di ricopiare dei comunicati stampa perché voi cittadini restiate informati. E come disse George Orwell: "Il giornalismo consiste nel pubblicare ciò che gli altri non vorrebbero vedere pubblicato: tutto il resto è pubbliche relazioni".

Per questo chiedo la soppressione di questa direttiva liberticida.

Mobilitiamoci per dire no alla censura in Europa.

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