Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

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Al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,

Nel 1966 una donna normale rifiutò un sopruso e, con un atto di coraggio eccezionale, scrisse una pagina fondamentale della storia civile italiana. Questo atto di coraggio è sconosciuto ai più, non compare nemmeno nei libri di storia. È la vicenda di Franca Viola, prima donna italiana ad aver denunciato uno stupro.
Sono un’insegnante e le chiedo di far inserire nei libri di storia in ogni ordine di scuola la vicenda di Franca Viola.

Sappiamo quanto lei è sensibile ai temi dell’uguaglianza dei diritti tra gli uomini e le donne per questo mi rivolgo a Lei, certa che capirà l'importanza di quanto le chiediamo. Siamo in un momento particolare della nostra storia. Due processi contraddittori si scontrano: da un lato l’emancipazione delle donne sembra aver raggiunto traguardi importanti, dall’ altra le violenze sulle donne e i femminicidi rivelano che ancora tanta strada è da fare. Segno che il cammino verso la parità dei diritti è ancora incompiuto.
La violenza sulle donne, la discriminazione tra uomo e donna che ha tante declinazioni, sono mali da combattere sul piano politico, civile, sociale e culturale su cui molto si è detto e fatto ma molto si deve fare.

Da donna di scuola penso che proprio l’azione nella scuola sia la più importante da mettere in campo per innestare processi di relazione sana tra i ragazzi e le ragazze e invertire la rotta attraverso l'educazione, la sensibilizzazione e l'istruzione riviste in una prospettiva di genere. E in tal senso è intervenuto il legislatore con alcune leggi tra cui la firma della Convenzione di Istanbul e la legge 107, che recano chiare indicazioni sulla necessità di prevenire le discriminazioni sul piano educativo.

Nonostante le donne siano l’87% degli insegnanti e delle insegnanti, la scuola italiana “parla” al maschile, la storia è scritta al maschile, i testi scolastici sono pieni di stereotipi di genere e il linguaggio è a volte sottilmente e a volte smarcatamente sessista. I testi di scuola primaria mostrano ancora oggi stereotipi che invece dovrebbero combattere mentre quelli delle scuole superiori ignorano fatti e presenza delle donne nella scena culturale, sociale, storica. Le politiche di genere, le tante conquiste del secolo passato, sono state completamente assenti nei contenuti e nei programmi scolastici come anche nelle metodologie e nelle sensibilità. Solo da pochi anni si è invertita la rotta con bandi che hanno promosso attività e azioni in tale senso.

Nel recente passato c'è stata l'adozione di una serie di azioni importanti. Una sensibilizzazione dei docenti e dei buoni provvedimenti a sostegno di un insegnamento di genere come si fa in tanti paesi dell’Unione Europea. Ma dovrebbe metetrsi in campo una strategia più efficace: con metodi specifici, insegnamenti specifici e libri di scuola scritti in una prospettiva di genere. Non sono azioni che si improvvisano. Sono processi e azioni che esigono riflessioni e sensibilizzazione. Ad esempio quella sui libri di testo. 

Questo io le chiedo, un gesto semplice dalla ricaduta immensa: che la vicenda di Franca Viola venga inserita nei manuali scolastici come primo gesto per una revisione dei testi scolastici in un ottica di genere, come da indicazione UE (da affidare a chi ne deve avere responsabilità: storici, esperti, responsabili degli insegnamento). 

Chiedo un gesto piccolo ma simbolico. Che sia da sprone. È semplice e si può far subito. Basta aggiungere una pagina sola nei libri di storia rendendo onore a una donna che ha scritto la Storia Italiana al modo delle donne: senza una guerra, senza un'arma ma solo con un gesto di coraggio. Che sia il primo passo verso la scrittura di libri di testo scolastici in un ' ottica di genere, perchè il mondo lo fanno e lo hanno fatto gli uomini e le donne e anche la Storia. La Storia è fatta di parole e le parole sono importanti. Rimuovere un linguaggio sessista sarebbe il passo successivo. Se cambiamo le parole cambiano i pensieri e i comportamenti. 

Chiedo al ministero dell'Istruzione che dia vita anche a una consultazione nazionale aperta alle scuole, ai docenti, agli esperti e alle esperte, chiedendo quali temi, quali eventi, quali storie di donne vorrebbero vedere nei libri. 

Se è vero che la Storia è maestra di vita ci aiuti a scrivere la Storia anche con le donne che hanno cambiato la Storia. Che Franca Viola sia la prima ma inauguri un nuovo corso: quello dei libri di scuola scritti in un'ottica paritaria. La sua storia intanto sia insegnamento per l’Italia che vogliamo costruire per le nostre ragazze e i nostri ragazzi: civile, moderna e basata su un’alleanza sana e paritaria tra le persone, uomini, donne, lgbt.

Mila Spicola

 

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La storia di Franca Viola

«Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l'ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori »

Franca Viola (Alcamo, 9 gennaio 1947) fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane.

Il 26 dicembre 1965, all'età di 17 anni, figlia di una coppia di coltivatori diretti, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da uno spasimante sempre respinto, Filippo Melodia, imparentato con la potente famiglia mafiosa dei Rimi, che agì con l'aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese; fu liberata con un blitz dei carabinieri il 2 gennaio 1966.

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come "donna svergognata".

All'epoca, la legislazione italiana, in particolare l'articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto "matrimonio riparatore", contratto tra l'accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Ma, contrariamente alle consuetudini del tempo, Franca Viola non accettò il matrimonio riparatore. Suo padre, contattato da emissari durante il rapimento, finse di acconsentire alle nozze, mentre con i carabinieri di Alcamo preparavano una trappola: infatti, quando rapitore e complici rientrarono in paese con la ragazza furono arrestati.

Subito dopo il fatto, la famiglia Viola, che aveva contravvenuto alle regole di vita locale, fu soggetta a intimidazioni: il padre Bernardo venne minacciato di morte, la vigna fu rasa al suolo e il casolare annesso bruciato.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d'amore, la cosiddetta "fuitina", un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito.

Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 e quindi a 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani.

Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di "dire no" e rifiutare il matrimonio riparatore. Si sposò nel 1968 con un giovane compaesano con il quale era fidanzata dall'età di 14 anni, Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timori di rappresaglie. Come la stessa Franca ricordò anni dopo in una delle rare interviste concesse alla stampa, il futuro marito le avrebbe dichiarato di non temere ritorsioni da parte dei Melodia, dichiarando: "Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un'altra". La coppia ebbe due figli: si trasferì a vivere a Monreale per i primi tre anni di matrimonio, per poi tornare adAlcamo. Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica, inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare a Franca Viola la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani. In quello stesso anno i due sposi furono ricevuti dal papa Paolo VI in udienza privata.

Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo.

Passeranno ancora sedici anni prima dell'abrogazione della norma inutilmente invocata a propria discolpa dall'aggressore: l'articolo 544 del codice penale sarà abrogato dall'articolo 1 della legge 442, emanata il 5 agosto 1981, che abolisce la facoltà di cancellare una violenza sessuale tramite un successivo matrimonio.

(da wikipedia)


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