FUORI gli OBIETTORI DI COSCIENZA dalla SANITA' PUBBLICA

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La presenza degli OBIETTORI DI COSCIENZA all'interno della Sanità Pubblica comporta grandi difficoltà per le donne nel far valere il loro diritto all'aborto. Questa presenza non solo demotiva e demoralizza le donne che volessero, nel pieno della legalità, usufruire del servizio loro dovuto, ma rappresenta anche una grave ipocrisia, in quanto da una parte l'aborto viene definito come un diritto e dall'altra viene sconsigliato e, non prendiamoci in giro, perfino boicottato. 

Medici, infermieri e in generale chiunque lavori in una struttura ospedaliera, si mettono al servizio della Salute Pubblica. In quanto funzionario della suddetta, deve fare il possibile affinché siano garantiti a chiunque i servizi dovuti. Tutto ciò non ha minimamente a che vedere con le opinioni e la coscienza personale degli individui.

Se davvero qualche membro del personale ospedaliero non vuole partecipare ad interventi o trattamenti che non ritiene in linea con la propria coscienza è libero di farsi assegnare ad altri reparti o mansioni; se infine ancora non sopportasse l'idea di far parte di una "tale barbarie" sarebbe sempre libero di andarsene a casa e trovare un nuovo lavoro al fine di lasciare in pace tutti coloro che invece volessero adempiere ai loro doveri, applicare la legge e, soprattutto, aiutare le persone.

E' da notare che l'OBIEZIONE DI COSCIENZA è qualcosa di estraneo alla normale applicazione della legge, in quanto lascia liberi i singoli individui di fare più o meno come vogliono. Il che non sempre è un male:

- durante la I e la II Guerra Mondiale ci furono casi di persone che si rifiutarono di combattere, in quanto la COSCIENZA impediva loro di andare ad uccidere altre persone;

- negli anni '90 molte persone si sono battute contro la sperimentazione sugli animali dichiarandosi OBIETTORI in quanto la coscienza impediva loro di partecipare ad attività che recassero danno ad altri esseri viventi.

Dunque i precedenti casi di Obiezione di Coscienza riguardavano persone che non volevano uccidere o causare sofferenza. Potrebbe sembrare che anche nel caso dell'aborto sia così ma, difendendo quelli che sono i diritti di una "non persona", non si tiene minimamente conto della donna che si ha davanti.

Quella donna non è un semplice contenitore di una ipotetica progenie, non è neanche uno strumento (un utero) per arrivare ad un fine (l'ipotetica progenie); quella donna è un individuo, è una persona. Come tale ha diritto a decidere della propria vita.

Infine, non per essere pignoli, ma ricordiamo che nel 2014 l'Unione Europea, nello specifico il CEDS (Comitato Europeo dei Diritti Civili) ha emesso una decisione contro l'Italia avente oggetto l’applicazione della legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza. Nel reclamo si contesta che, a causa dell’elevato numero di medici, anestesisti e personale sanitario che sollevano obiezione di coscienza e sono perciò esonerati dalle procedure abortive, di fatto il servizio sanitario italiano, nel suo complesso, non garantisce il diritto alla salute nei confronti di una categoria di persone particolarmente vulnerabili, quali sono le donne che richiedano di interrompere una gravidanza.

Per concludere, ci teniamo a dire che questa petizione non è stata scritta da esperti in materia, ma da semplici persone (perdonate se ci siamo permessi di trattare un simile argomento in poche righe) che vedono nel sistema una serie di ipocrisie mai risolte che continuano ad interferire con la vita degli individui e con la loro felicità (e salute).

Speriamo però che qualche esperto in materia renda questa petizione più completa e che aiuti la società a dare voce a questa legittima protesta.



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