LA SCALA NON FAVORISCA LA PROPAGANDA DI PUTIN: musica russa solo dopo la fine della guerra


LA SCALA NON FAVORISCA LA PROPAGANDA DI PUTIN: musica russa solo dopo la fine della guerra
Il problema
Al Sindaco di Milano
Alla Fondazione del Teatro alla Scala di Milano
Oggetto: APPELLO URGENTE per la sostituzione degli spettacoli di autori e di rappresentanti russi al Teatro alla Scala di Milano nella stagione 2022-2023, inclusa la Prima della Scala del 07.12.22: l’opera russa “Boris Godunov” del compositore russo Musorgskij, e le successive.
Egregio Signor Sindaco Giuseppe Sala,
come tutto il mondo sa, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa guidata dal regime criminale di Vladimir Putin ha aggredito l’Ucraina, un Paese sovrano, libero e democratico, riconosciuto dall’intera comunità internazionale, scatenando la guerra più sanguinosa in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Da 8 mesi vengono quotidianamente bombardate le città ucraine, sono decine di migliaia i morti, i feriti, e oltre 5 milioni i profughi. È stato messo in atto uno sterminio di stampo nazista del popolo ucraino, cui viene negato il diritto di esistere, di avere la propria lingua, cultura, storia.
Le atrocità dell’esercito russo contro la popolazione civile ucraina non sono casi isolati, sono crimini di guerra pianificati e commessi su tutti i territori occupati dai russi. Questi crimini sono ampiamente permessi dal comando militare e politico russo, e godono di un consenso popolare nella Russia stessa.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha più volte condannato l’aggressione russa, con oltre 140 Paesi a favore delle specifiche Risoluzioni.
In questa guerra totale, militare e ibrida, oltre alle armi il Cremlino utilizza la propaganda strumentalizzando persino la cultura e l’arte russa per diffondere l’ideologia del “Mondo Russo” (Ruskij Mir), l’ideologia dell’imperialismo russo; è proprio con questo concetto che viene giustificata l’invasione in Ucraina, così come le altre guerre compiute dalla Russia negli ultimi 30 anni. L’esibizione degli artisti o delle opere russe dà alla popolazione la sensazione di normalità, di rispetto, di grandezza. Sono, i russi, convinti che il Paese venga percepito come portatore della loro grande cultura, che la politica di Putin sia condivisa dalla maggioranza dei popoli e che si oppongono a Putin solo i politici che rappresentano quel cattivo Occidente che vuole distruggere la Russia. Proprio per queste ragioni, fino a che ci sarà la guerra, in tutto il mondo occidentale gli eventi, gli spettacoli e i concerti che promuovono la cultura russa sono stati sospesi in segno di solidarietà e di supporto verso l'Ucraina.
Il Teatro alla Scala è uno dei luoghi della cultura più importanti nel mondo; il suo repertorio, e soprattutto la Prima rappresentazione della Stagione, può essere interpretato da molti come un messaggio, in questo caso una presa di posizione. Infatti, la propaganda russa ha riservato molto spazio alla decisione del Teatro di presentare l’opera del compositore russo Musorgskij “Boris Godunov”, ispirata all'omonimo testo del poeta russo Pushkin, nella Prima della stagione 2022/2023 il prossimo 7 dicembre, e di continuare la collaborazione con artisti russi.
La comunità ucraina in Italia ha appreso queste notizie con grande sorpresa e sconcerto.
Mentre in Ucraina venivano tirati fuori dalle fosse di Izyum i corpi di civili con le mani legate, con la corda al collo, e i corpi dei bambini morti ammazzati dalle bombe, dai missili e dai proiettili russi, dal 14 al 25 settembre al Teatro alla Scala di Milano andava in scena il balletto russo “Onegin”. Quando milioni di donne e bambini ucraini lasciano il proprio Paese dopo aver perso la propria casa, il Teatro alla Scala, nel 2022, prosegue con le rappresentazioni di balletti di Čajkovskij e di opere di Musorgskij, chiamando a esibirsi sul palcoscenico alcuni artisti russi, come se la guerra causata dalla Russia non esistesse o non riguardasse tutti.
La Fondazione del Teatro alla Scala è una struttura istituzionale italiana alla quale concorrono lo Stato, la Regione Lombardia, il Comune di Milano e i Fondatori vari (come da art. 1.2, Allegato "B" al n. 20219/10332 di repertorio, statuto della Fondazione Teatro alla Scala di Milano, approvato il 18 dicembre 2019). Come può, dunque, non essere solidale con il Governo italiano che fornisce un forte supporto politico, economico e militare all’Ucraina al fine di aiutare a sconfiggere l’esercito russo?
Nessuno può vietare né la lingua né la cultura di un qualsiasi popolo, soprattutto in una società democratica, e noi, ucraini, condividiamo questo concetto di civiltà. Ma cosa c’entra Pushkin o Musorgskij col regime di Putin? Che cosa c’entrava Wagner e la sua musica con i nazisti? Perché le opere di Wagner non furono riprodotte in Israele per decenni in segno di rispetto delle vittime dell’Olocausto? Quelle vittime venivano mandate nelle camere a gas a morire con il sottofondo di musica wagneriana ascoltata dagli ufficiali delle SS. La musica, la cultura, veniva utilizzata per un fine immondo. Il dolore che sta vivendo in questo momento tutto il popolo ucraino è molto simile a quello delle vittime dei campi di concentramento nazisti, dove anche molti artisti e musicisti italiani hanno perso la loro vita.
Forse per la cultura russa arriverà un tempo più maturo, quando la guerra finirà con la vittoria dell’Ucraina, quindi della democrazia occidentale, e quando la stessa Russia diventerà un paese libero. Allora la stessa opera “Boris Godunov” potrà diventare anche un simbolo antimperialista per la nuova Russia libera e rigenerata. Ma oggi, nel 2022, il suono della musica di Čajkovskij e di Musorgskij riportano alle rovine di Mariupol, ai bambini violentati e uccisi dai militari russi, ai loro corpi estratti dalle fosse comuni, a quelli strappati alle loro famiglie e trasferiti forzatamente in Russia.
Noi, cittadini ucraini, come anche i rappresentanti di varie associazioni culturali italo-ucraine regolarmente registrate sul territorio della Repubblica Italiana, chiediamo di sostituire per la Prima della Scala del prossimo 7 dicembre l’opera russa “Boris Godunov” del compositore russo Musorgskij con una qualsiasi altra opera, e inoltre di sospendere tutti gli altri spettacoli russi in programmazione nell’anno 2022/2023 fino a che le bombe russe non smettano di cadere sulle città ucraine e distruggere un paese, un popolo, una cultura.
Milano, 25 ottobre 2022
dott.ssa Kalchenko Valeriya
Interprete specializzata in Comunicazione Internazionale
Oles Horodetskyy
Presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia
Tetyana Ceppici Bezruchenko
Responsabile per la Regione Lombardia e città di Milano e la provincia. Associazione Culturale Europea Italia-Ucraina MAIDAN
Maksakova Maria
Cantante lirica
Maryann Hutsalyuk
Responsabile Movimento informativo Forzaucraina.it
La petizione è stata firmata da 23 associazioni Italo ucraine
1148
Il problema
Al Sindaco di Milano
Alla Fondazione del Teatro alla Scala di Milano
Oggetto: APPELLO URGENTE per la sostituzione degli spettacoli di autori e di rappresentanti russi al Teatro alla Scala di Milano nella stagione 2022-2023, inclusa la Prima della Scala del 07.12.22: l’opera russa “Boris Godunov” del compositore russo Musorgskij, e le successive.
Egregio Signor Sindaco Giuseppe Sala,
come tutto il mondo sa, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa guidata dal regime criminale di Vladimir Putin ha aggredito l’Ucraina, un Paese sovrano, libero e democratico, riconosciuto dall’intera comunità internazionale, scatenando la guerra più sanguinosa in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Da 8 mesi vengono quotidianamente bombardate le città ucraine, sono decine di migliaia i morti, i feriti, e oltre 5 milioni i profughi. È stato messo in atto uno sterminio di stampo nazista del popolo ucraino, cui viene negato il diritto di esistere, di avere la propria lingua, cultura, storia.
Le atrocità dell’esercito russo contro la popolazione civile ucraina non sono casi isolati, sono crimini di guerra pianificati e commessi su tutti i territori occupati dai russi. Questi crimini sono ampiamente permessi dal comando militare e politico russo, e godono di un consenso popolare nella Russia stessa.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha più volte condannato l’aggressione russa, con oltre 140 Paesi a favore delle specifiche Risoluzioni.
In questa guerra totale, militare e ibrida, oltre alle armi il Cremlino utilizza la propaganda strumentalizzando persino la cultura e l’arte russa per diffondere l’ideologia del “Mondo Russo” (Ruskij Mir), l’ideologia dell’imperialismo russo; è proprio con questo concetto che viene giustificata l’invasione in Ucraina, così come le altre guerre compiute dalla Russia negli ultimi 30 anni. L’esibizione degli artisti o delle opere russe dà alla popolazione la sensazione di normalità, di rispetto, di grandezza. Sono, i russi, convinti che il Paese venga percepito come portatore della loro grande cultura, che la politica di Putin sia condivisa dalla maggioranza dei popoli e che si oppongono a Putin solo i politici che rappresentano quel cattivo Occidente che vuole distruggere la Russia. Proprio per queste ragioni, fino a che ci sarà la guerra, in tutto il mondo occidentale gli eventi, gli spettacoli e i concerti che promuovono la cultura russa sono stati sospesi in segno di solidarietà e di supporto verso l'Ucraina.
Il Teatro alla Scala è uno dei luoghi della cultura più importanti nel mondo; il suo repertorio, e soprattutto la Prima rappresentazione della Stagione, può essere interpretato da molti come un messaggio, in questo caso una presa di posizione. Infatti, la propaganda russa ha riservato molto spazio alla decisione del Teatro di presentare l’opera del compositore russo Musorgskij “Boris Godunov”, ispirata all'omonimo testo del poeta russo Pushkin, nella Prima della stagione 2022/2023 il prossimo 7 dicembre, e di continuare la collaborazione con artisti russi.
La comunità ucraina in Italia ha appreso queste notizie con grande sorpresa e sconcerto.
Mentre in Ucraina venivano tirati fuori dalle fosse di Izyum i corpi di civili con le mani legate, con la corda al collo, e i corpi dei bambini morti ammazzati dalle bombe, dai missili e dai proiettili russi, dal 14 al 25 settembre al Teatro alla Scala di Milano andava in scena il balletto russo “Onegin”. Quando milioni di donne e bambini ucraini lasciano il proprio Paese dopo aver perso la propria casa, il Teatro alla Scala, nel 2022, prosegue con le rappresentazioni di balletti di Čajkovskij e di opere di Musorgskij, chiamando a esibirsi sul palcoscenico alcuni artisti russi, come se la guerra causata dalla Russia non esistesse o non riguardasse tutti.
La Fondazione del Teatro alla Scala è una struttura istituzionale italiana alla quale concorrono lo Stato, la Regione Lombardia, il Comune di Milano e i Fondatori vari (come da art. 1.2, Allegato "B" al n. 20219/10332 di repertorio, statuto della Fondazione Teatro alla Scala di Milano, approvato il 18 dicembre 2019). Come può, dunque, non essere solidale con il Governo italiano che fornisce un forte supporto politico, economico e militare all’Ucraina al fine di aiutare a sconfiggere l’esercito russo?
Nessuno può vietare né la lingua né la cultura di un qualsiasi popolo, soprattutto in una società democratica, e noi, ucraini, condividiamo questo concetto di civiltà. Ma cosa c’entra Pushkin o Musorgskij col regime di Putin? Che cosa c’entrava Wagner e la sua musica con i nazisti? Perché le opere di Wagner non furono riprodotte in Israele per decenni in segno di rispetto delle vittime dell’Olocausto? Quelle vittime venivano mandate nelle camere a gas a morire con il sottofondo di musica wagneriana ascoltata dagli ufficiali delle SS. La musica, la cultura, veniva utilizzata per un fine immondo. Il dolore che sta vivendo in questo momento tutto il popolo ucraino è molto simile a quello delle vittime dei campi di concentramento nazisti, dove anche molti artisti e musicisti italiani hanno perso la loro vita.
Forse per la cultura russa arriverà un tempo più maturo, quando la guerra finirà con la vittoria dell’Ucraina, quindi della democrazia occidentale, e quando la stessa Russia diventerà un paese libero. Allora la stessa opera “Boris Godunov” potrà diventare anche un simbolo antimperialista per la nuova Russia libera e rigenerata. Ma oggi, nel 2022, il suono della musica di Čajkovskij e di Musorgskij riportano alle rovine di Mariupol, ai bambini violentati e uccisi dai militari russi, ai loro corpi estratti dalle fosse comuni, a quelli strappati alle loro famiglie e trasferiti forzatamente in Russia.
Noi, cittadini ucraini, come anche i rappresentanti di varie associazioni culturali italo-ucraine regolarmente registrate sul territorio della Repubblica Italiana, chiediamo di sostituire per la Prima della Scala del prossimo 7 dicembre l’opera russa “Boris Godunov” del compositore russo Musorgskij con una qualsiasi altra opera, e inoltre di sospendere tutti gli altri spettacoli russi in programmazione nell’anno 2022/2023 fino a che le bombe russe non smettano di cadere sulle città ucraine e distruggere un paese, un popolo, una cultura.
Milano, 25 ottobre 2022
dott.ssa Kalchenko Valeriya
Interprete specializzata in Comunicazione Internazionale
Oles Horodetskyy
Presidente dell’Associazione Cristiana degli Ucraini in Italia
Tetyana Ceppici Bezruchenko
Responsabile per la Regione Lombardia e città di Milano e la provincia. Associazione Culturale Europea Italia-Ucraina MAIDAN
Maksakova Maria
Cantante lirica
Maryann Hutsalyuk
Responsabile Movimento informativo Forzaucraina.it
La petizione è stata firmata da 23 associazioni Italo ucraine
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Petizione creata in data 30 ottobre 2022