La Puglia non è in vendita - Fermiamo il resort di Mogale!

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Il problema

La costa di Ostuni è un paradiso naturale e paesaggistico di inestimabile valore, incastonato nella nostra Puglia, rappresenta un patrimonio condiviso inestimabile per tutti noi, nonché  un ecosistema fragile e uno spazio vitale che definisce l'identità della nostra comunità. Oggi, questo gioiello del Mediterraneo è minacciato dalla costruzione di un mega-resort di lusso nell'area incontaminata di Mogale, a firma della multinazionale Four Seasons. Parliamo di quasi 9 ettari di costa vergine destinati a essere cementificati per ospitare decine di fabbricati e piscine private che distruggeranno la macchia mediterranea e altereranno il delicato sistema delle "lame" (i canali naturali di deflusso delle acque), aumentando il rischio idrogeologico.Tutto questo, aggravato dal tentativo di aggirare la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) sfruttando le procedure accelerate governative.
 Il progetto di Mogale rappresenta una grave forzatura istituzionale, è andato avanti scavalcando i pareri contrari degli Enti Locali, della Regione Puglia e della Soprintendenza. Per aggirare la tutela paesaggistica e urbanistica, si è fatto ricorso in maniera distorta all'Autorizzazione Unica ZES (Zona Economica Speciale), uno strumento governativo nato per rilanciare le aree depresse e non per autorizzare speculazioni immobiliari a danno delle coste, un grave esproprio della democrazia territoriale che ribadisce una triste realtà: le decisioni sul nostro paesaggio vengono prese dall'alto, a Roma, ignorando la volontà e la pianificazione di chi questo territorio lo vive.
I promotori del progetto parlano di ricadute economiche positive, ma dobbiamo smascherare l'illusione di quello che è, a tutti gli effetti, un modello di "turismo estrattivo". L'obiettivo di queste operazioni internazionali (guidate in questo caso da holding estere) è prelevare il valore unico del nostro paesaggio incontaminato per generare profitti destinati a defluire altrove. Alla comunità locale, in cambio di una devastazione ambientale irreversibile e del consumo di suolo, rimarranno solo i costi sociali: aumento del traffico, pressione sulle infrastrutture e l'offerta di un'occupazione prevalentemente stagionale e precaria, che non giustifica in alcun modo il sacrificio del territorio.
L'intervento a Mogale rappresenta un preoccupante fenomeno di privatizzazione dello spazio. Stiamo assistendo alla creazione di una vera e propria "gated community", un'enclave esclusiva per i super-ricchi. Una costa che fino ad oggi è stata un "bene comune", godibile da tutti, rischia di essere recintata, producendo segregazione spaziale. Il vero sviluppo sostenibile della nostra zona si basa sull'inclusione, sull'agricoltura di qualità e su una fruizione lenta e diffusa del paesaggio, non sulla creazione di recinti per pochi privilegiati che stravolgono irrimediabilmente la Piana degli ulivi secolari e il litorale.
Il destino della nostra costa non può essere deciso nelle stanze dei bottoni con procedure d'urgenza. Esistono alternative sostenibili che possono favorire lo sviluppo economico della zona senza distruggere il nostro patrimonio naturale. Piani di sviluppo che rispettino l'ambiente possono creare posti di lavoro e generare reddito senza compromettere la bellezza naturale che rende Ostuni un luogo unico al mondo.
Chiediamo al Governo centrale, al Commissario ZES e agli investitori di fare marcia indietro. E chiediamo agli Enti locali (Comune e Regione) di non cedere a questa forzatura e di difendere fino all'ultimo grado di giudizio (come già stanno facendo molte associazioni tramite il TAR) il nostro patrimonio ambientale.
Aiutaci a fermare questo modello distruttivo. Firma la petizione, difendi i beni comuni e fai sentire la tua voce per garantire che la costa di Ostuni rimanga di tutti!

I decisori

Antonio Decaro
Sindaco di Bari
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Angelo Pomes
Angelo Pomes
Sindaco del Comune di Ostuni

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