PETIZIONE CHIUSA
Diretta a Persone, Famiglie, Scuole, Biblioteche, Associazioni, Istituzioni

La notte del lavoro narrato. 30 aprile 2014. Ore 20.30

“Tutti insieme, tutti alla stessa ora, ognuno con chi vuole, nelle case, nelle scuole, nelle biblioteche, nelle associazioni, nelle istituzioni, per leggere, narrare, ascoltare storie di lavoro”. 

Perché vogliamo raccontare l’Italia che pensa «lavoro, dunque valgo», merito rispetto, considerazione.
Perché ci piace l'Italia che dà più valore al lavoro e meno valore ai soldi, più valore a ciò che si sa e a ciò che si fa e meno valore a ciò che ha.
Perché raccontando storie è possibile attivare processi di innovazione e incrementare il valore sociale delle organizzazioni e delle comunità nelle quali lavoriamo, studiamo, giochiamo, amiamo, in una parola, viviamo.
Perché ci piace l'Italia del barista e della scienziata, dell’artigiano e dell’impiegata, del musicista e dell’operaia, del ferroviere e della manager, dell'apicultore e del meccanico che con il loro lavoro, con l’intelligenza, l’amore, l’impegno che mettono nelle cose che fanno, possono determinare le condizioni per determinare il cambiamento culturale di cui il Paese ha bisogno.
Perché ci piace l’approccio dell’artigiano, quello che ti fa provare soddisfazione nel fare bene una cosa «a prescindere», qualunque cosa essa sia: pulire una strada, progettare un centro direzionale, scrivere l’enciclopedia del dna.
Perché siamo persone in cerca di una cultura, di una vocazione, di quella «cosa che fai con gioia, come se avessi il fuoco nel cuore e il diavolo in corpo», come diceva Josephine Baker.
Perché «le storie che raccontiamo alla fine si prendono cura di noi. A volte una persona per sopravvivere ha bisogno di una storia più ancora che di cibo. Ecco perché inseriamo queste storie nella memoria gli uni degli altri. È il nostro modo di prenderci cura di noi stessi» (Lopez, 1999).
Perché «un racconto non è solo un semplice susseguirsi di eventi, ma dà forma al trascorrere del tempo, indica cause, segnala conseguenze possibili» (Sennett, 2002).
Perché abbiamo bisogno di mille, diecimila, centomila Omero pronti a testimoniare, raccogliere, raccontare, socializzare le storie di lavoro che vogliamo diventino la colonna sonora del nostro futuro.
Perché abbiamo bisogno di nuvole di storie affinché il cielo delle nostre vite sia sempre più blu.

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