
Alla fine degli anni ’80 e poi di nuovo nel 2000, ho presentato alla Camera proposte di legge per il cognome materno ai figli.
Da più di quarant’anni si chiede di abolire una prassi incostituzionale.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato l’Italia perché non permette di scegliere il cognome materno e ha chiesto di rimediare; la Corte Costituzionale ha obbligato a dare il cognome materno ma solo se il padre acconsente. La situazione che si è determinata nel nostro paese dopo la sentenza della Consulta è gravemente discriminante per la madre.
Il 10 gennaio 2014 l’allora Consiglio dei ministri aveva dato il via libera alla bozza del disegno di legge per dare ai figli il cognome della madre che non ha terminato l’iter. La petizione qui avviata ha superato le 50mila firme che abbiamo consegnate al Parlamento. In questa legislatura la Ministra della Pubblica Amministrazione Dadone si è impegnata a raggiungere l’obiettivo e recentemente il giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato ha risollevato la questione di incostituzionalità dell’art. 262 del codice civile.
Una legge sul cognome materno completerebbe la riforma del diritto di famiglia secondo le indicazioni europee.
Davanti ad una sostanziale inerzia da parte del Parlamento che ancora ad oggi, dopo i ripetuti pronunciamenti in materia da parte sia di delle Corti di giustizia italiane che europee, non ha posto all’ordine del giorno il problema della riforma del diritto di famiglia per permettere di approvare una legge sul cognome materno, ora è la Consulta ad interrogarsi sul problema e a cercare di risolvere questo vuoto.
Per questo motivo credo che sia importante continuare a tenere alta
l'attenzione su questa battaglia: vi invito quindi a ricondividere questa petizione così da premere affinché l’agenda politica riporti al centro del suo dibattito un tema che non può più aspettare.