La bonifica della discarica di Sardagna

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Negli ultimi anni la discarica di inerti di Sardagna è stata oggetto di vicende giudiziarie e di studi ambientali che hanno accertato nel sito la presenza di rifiuti non conformi ed anche pericolosi in concentrazioni tali da determinare un rischio sanitario dovuto all'insalubrità dell'area se utilizzata per l'uso previsto (agricolo e verde), tanto da poterla definire “sito contaminato”. L'invio di rifiuti non idonei ad un impianto di smaltimento di rifiuti inerti ha provocato nel sito di destinazione la contaminazione dell'intera massa di materiale, in particolare per la presenza di metalli pesanti, idrocarburi, fluoruri e solfati sia nel rifiuto che nel percolato.

Nonostante la ripetuta conferma del reato di traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi nel procedimento penale n° 1987/08 RGNR del Tribunale di Trento a carico degli amministratori della ditta Sativa srl, ed il fallimento dei tentativi della Provincia di Trento di regolarizzare i conferimenti illeciti mediante sanatoria, ad oggi in Sardagna nessuna procedura di bonifica è stata avviata, né sono state effettuate opere preventive per evitare l'infiltrazione delle acque nei rifiuti e la dispersione aerea di sostanze nocive come previsto dai documenti peritali. Ciò assume un tono peggiorativo se si considera che nella discarica non sono mai state effettuate le dovute opere di barriera geologica, di convogliamento del percolato e di regimentazione delle acque come statuito dalla normativa vigente.

Il risultato è una situazione di immobilità che perdura ormai da 8 anni e che sembra non restituire mai il sito alla comunità di Sardagna come previsto, precludendone anzi l'accesso agli abitanti e peggiorandone la condizione. Anziché riqualificare l'area infatti, la si è gravemente compromessa, coinvolgendo in questo il paese intero, che dista soli 200 metri dalla discarica, e che quotidianamente deve subirne gli effluvi inquinanti e la contaminazione delle campagne confinanti. Inoltre il particolato, le acque ed il percolato della discarica ricadono verso valle interessando anche il territorio della città di Trento.

In verità la sofferta storia di questo luogo risale addirittura al dopoguerra, allorquando veniva avviato lo scavo della montagna dalla ditta Italcementi per l'estrazione dell'argilla, proseguendo poi con la trasformazione della cava in una discarica di inerti nel 1996, e sembra continuare ancora senza trovare mai fine.

Auspicando quindi un intervento davvero risolutivo che permetta finalmente il ritorno di questo territorio tanto maltrattato al paese di Sardagna, ma soprattutto per ragioni di salute pubblica e di tutela ambientale a stretto contatto con la popolazione, questa petizione, in linea con quanto stabilito in sede processuale, ha come obiettivo la rimozione completa degli inquinanti presenti nella discarica, poiché un'omissione di bonifica comporterebbe un danno indelebile al sobborgo ed alla città di Trento, e comprometterebbe pesantemente il futuro della comunità.



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