

Un intervento di Augusto Ridella del Comitato SalviamOspedale
Più risorse per garantire il diritto alla salute. È questo l’obiettivo indicato al presidente della Regione De Pascale, nella relazione al bilancio di previsione della regione 2025/2027, per giustificare gli aumenti delle tasse regionali che graveranno sui cittadini dell’Emilia Romagna.
Le entrate previste saranno di 400 milioni attraverso la maggiorazione della addizionale regionale Irpef, la revisione dei ticket per alcune prestazioni in particolare quelle farmaceutiche, la revisione dell’aliquota Irap, infine, l’aumento del 10% del bollo auto a partire dal 2026.
Una manovra di queste dimensioni si rende necessaria ad avviso del presidente della Regione per il mancato adeguamento degli stanziamenti statali alla voce sanità. Una scelta difficile ma legittima per un obiettivo importante per la salute dei cittadini.
A nostro avviso l’impegno nel recupero di nuove entrate per garantire diritti fondamentali ai cittadini emiliani e romagnoli deve essere adottato anche con rigore sulle uscite, ovvero su come vengono spese le risorse derivanti da questi nuovi sacrifici richiesti.
Spreco di risorse
E qui abbiamo diverse osservazioni da fare partendo da un aspetto che noi abbiamo denunciato più e più volte trovando l’assoluta Indifferenza da parte degli amministratori pubblici che hanno competenze e responsabilità in materia.
È il tema della costruzione del nuovo ospedale di Piacenza che a nostro avviso rappresenta uno spreco di risorse pubbliche sempre più rare.
Innanzitutto, non è mai stato comunicato il perché della diminuzione del contributo pubblico che nel 2021 ammontava a 227 milioni ed ora si è ridotto a 136 milioni.
Non è mai stata data risposta alla nostra richiesta di procedere alla redazione di un progetto organico di possibile riqualificazione dell’attuale nosocomio, a fronte di ben tre progetti di fattibilità eseguiti per il nuovo ospedale.
Non è mai stata data risposta né confutata la nostra ipotesi di recupero degli spazi per le necessità evidenziate dagli operatori sanitari, presentata pubblicamente, che prospetta la possibilità di aggiungere ben 43.000 mq portando la superficie complessiva dell’ospedale, da riorganizzare, a 145.495 mq. Il nuovo ospedale prevede una superficie di 114.986 mq.
Si e invece proceduto in direzione contraria insistendo sull’ipotesi di costruzione di una nuova “scatola edilizia” spacciandola per “nuovo” ospedale quando si tratta invece di un “ospedale di sostituzione” che non aggiunge alcuna nuova specializzazione a quelle esistenti.
A supporto di questa scelta, a fronte della diminuzione del finanziamento pubblico si è fatto ricorso al project- financing che prevede un concorso del privato di 160 milioni, salutando come grande successo la dimostrazione di interesse di ben nove imprese all’avviso pubblico emanato.
La scelta di questa procedura comporterà per il futuro un ulteriore salasso per le risorse pubbliche, perché nei casi in cui è stato utilizzato ha provocato voragini nei bilanci delle AUSL che la regione viene chiamata a ripianare.
In Regione Emilia- Romagna emblematica la situazione dell’ospedale di Cona a Ferrara, costruito avvalendosi del projectfinancing.
Ferrara dovrebbe dirci qualcosa
Riportiamo un comunicato del Comitato Diritti Violati Ferrara (datato 8 maggio 2024) , mai smentito dalla Regione:
“Il +163% DEL COSTO DEL PROJECT FINANCING DELL’OSPEDALE DI CONA DIVORA LA SANITÀ”
«I fondatori del Comitato Diritti Violati Ferrara hanno analizzato, in questi mesi i Bilanci delle due aziende sanitarie e hanno approfondito il primo fattore – dei tanti – che condiziona le risorse disponibili per tutto il sistema sanitario della provincia: il costo dell’Ospedale di Ferrara a Cona realizzato con lo strumento del Project Financing. Senza una riduzione dell’onere del contratto non è infatti pensabile fare interventi per ridurre tempi di attesa delle prestazioni del servizio sanitario pubblico, per un utilizzo più razionale del personale e delle strutture e superare la precaria condizione economico-sanitaria ferrarese. L’Azienda O.U. di Ferrara nel 2006 ha stipulato con la società Prog.Este un contratto di Project Financing per la costruzione dell’ospedale comprensivo della gestione dei servizi no-core (servizi di supporto alle attività sanitarie) e commerciali, mentre la data di decorrenza è dal 1° gennaio 2013, per 29,833 anni. Il costo annuo iniziale fu definito in 23.606.000,00 €. Dall’analisi dei dati consegnati risulterebbe, invece, che in nove anni il pagamento annuale a Prog.Este sia aumentato di +38.472.774,71€ con un aumento quantificabile in un +163% (centosessantatré %). I ferraresi dovranno, quindi, pagare a Prog.Este, fino al 2043, complessivamente € 1.241.575.494, salvo aumenti dovuti al costo della vita o ad altri fattori. La cosa “bizzarra” è che, di tutto questo, il cittadino – anche sindaco – non trova traccia nei Bilanci delle due aziende sanitarie. Perché? Attendiamo risposte».
È questa la situazione che con ogni probabilità si troverà ad affrontare l’Ausl di Piacenza e con essa la Regione che ha più volte dichiarato che tutta l’operazione non graverà su Piacenza.
Operazione che comunque andrà a gravare sulla spesa corrente sottraendo risorse alle prestazioni che i cittadini si aspettano quali: la diminuzione delle liste di attesa, l’incremento del personale medico e infermieristico e una migliore e più appropriata retribuzione di questi ultimi, evitando l’emorragia e la fuga dal sistema pubblico di queste figure.
Un’ulteriore ragione che sconsiglia fortemente l’utilizzo del project- financing è rappresentato dal fatto che una volta fatto l’intervento, le società costituite ad hoc, cedono le quote di maggioranza e con esse la concessione a fondi di investimento perdendo così ogni rapporto con il territorio di riferimento è il caso dell’Ospedale dell’Angelo a Mestre (ceduto al fondo OSTRUM) e di quello degli ospedali di Prato, Lucca, Pistoia e Massa (ceduto al fondo EQUITIX).
Conclusioni
L’ospedale a Piacenza, il cui polichirurgico è stato inaugurato nel 1994 e assorbe il 70% dei posti letto, altri reparti sono stati ristrutturati, il nuovo pronto soccorso è stato avviato nel 2014, esiste e può essere migliorato/rigenerato utilizzando il finanziamento pubblico in essere senza dover ricorrere al privato. I costi per la manutenzione/aggiornamento degli impianti che devono essere attuati sull’esistente per circa 8 anni, in attesa dell’avvio del nuovo ospedale non saranno buttati al vento. Nell’Area ex Acna sono previsti 300 nuovi parcheggi e altri possono essere recuperati in prossimità dell’ospedale. Verrà evitata la cementificazione/impermeabilizzazione di 272.000 mq attualmente agricoli. Verrà scongiurato il degrado di una parte della città con l’abbandono dell’attuale nosocomio. Sono queste le principali ragioni che militano a favore del mantenimento dell’ospedale in via Taverna e garantire “lunga vita alla sanità pubblica” come recita uno slogan della Regione, e utilizzare al meglio i sacrifici che si richiedono ai cittadini.
Evitiamo un nuovo “pasticciaccio”, ospedale nuovo sì ma in via Taverna!
*Comitato Salviamospedale