Petition updateL’Ospedale Nuovo di Piacenza deve rimanere Pubblico e in via Taverna“Sul nuovo ospedale solo pubblicità ingannevole". La dura accusa del Comitato SalviamOspedale
Claudio ArzaniPiacenza, Italy
23 de jan. de 2025

Dopo l’annuncio da parte del presidente della Regione neoeletto Michele De Pascale che “l’ospedale di Piacenza si farà e sarà un eccellenza per la città e per la Regione” (ndr leggi qui l’articolo pubblicato da PiacenzaSera) e che, per quanto alla struttura di via Taverna diventerà una Cittadella della Salute, il Comitato SalviamOspedale oggi presso la sala congressi dell’Eurohotel di via Colombo ha organizzato una conferenza stampa per l’annuncio “di una diversa verità sulla costruzione del nuovo ospedale contrastando tutte le affermazioni e proposte del De Pascale, della sindaca Tarasconi e della direttrice ASL Bardasi, al fine di informare la cittadinanza sulle conseguenze deleterie che comporterebbe, per Piacenza, la realizzazione di un nuovo ospedale secondo tali proposte“.

Nessun dubbio in proposito per l’avvocato Augusto Ridella: “le attuali proposte per un nuovo ospedale e per il recupero dell’attuale polichirurgico costituiscono solo pubblicità ingannevole, marketing sulla salute. Ma qui parliamo di sanità pubblica, non stiamo parlando della Coca Cola”. Così ha esordito il coordinatore del Comitato, per il quale su tutta questa partita “occorre ripristinare la verità“, mancata in alcuni aspetti fondamentali della ‘narrazione’ del nuovo ospedale. “Con il ricorso al partenariato pubblico privato, si dice che un privato investirà 160 milioni di euro. Non è così. A Piacenza il privato non investirà nulla, anticiperà 160 milioni che saranno restituiti dalla Regione e quindi con denaro pubblico con gli interessi in 30 anni. Questo significa oltre 80 milioni di euro, che faranno salire i costi a 240 milioni di euro”. In buona sostanza costi pagati da noi cittadini. Il privato non investe nulla e men che meno subisce rischio d’impresa, anticipa somme che recupera ampiamente: un’operazione similare a Ferrara, come ha evidenziato Giovanni Ambroggi, ha visto lievitare il conseguente canone trentennale da 22 a 62 milioni di euro a carico della collettività. Certo, è stato evidenziato, si parla di affidamento all’impresa privata dei servizi extrasanitari (pasti, pulizia, manutenzione, lavanolo, ecc.) ma tutto questo fa parte del servizio pubblico reso a favore dei cittadini in materia di salute e di qualità dell’assistenza nel suo complesso che per l’appunto non riguarda solo l’aspetto direttamente di cura e di intervento clinico.

Altro problema il futuro prospettato nei giorni scorsi per l’attuale struttura di via Taverna: la direttrice Bardasi ha parlato di un’ipotetica realizzazione di una ‘Cittadella della salute’, ipotesi che i due relatori del Comitato vedono quasi come ‘fumo negli occhi’: “ma se gli attuali impianti del polichirurgico sono da buttare, le stesse strutture come ambulatori invece vanno bene?“. Insomma, “tante parole ma manca un reale studio di fattibilità” e inoltre, “qui chi metterebbe i soldi, esiste oltre alle parole un piano economico di definizione del costo e quindi di fattibilità?“.

Ma non solo: altro nodo critico i tempi di realizzazione. “E’ stato detto che il nuovo ospedale sarà pronto nel 2032, ma come fanno a dirlo? In realtà manca ancora il progetto, c’è solo la manifestazione di interesse di 9 imprese“ per cui, in parole povere, “ce la raccontano“.

Per quanto poi al progetto di finanziamento pubblico – privato, ricordato che l’ing. Baldino in un primo tempo aveva garantito la disponibilità di fondi pubblici per gli allora necessari 223 milioni in precedenza stimati, “come mai nessuno giustifica di come 91 milioni ora vengono a mancare rendendo necessario l’intervento di un privato peraltro (per la lievitazione dei costi delle materie prime) di 160 milioni?“. Un intervento che farebbe e fa discutere: dov’è la valutazione dell’opportunità del pubblico – privato, ha chiesto Ridella, “prevista dall’articolo 175 del codice degli appalti?“.

Niente da fare, “il financial project non va bene per fare ospedali“, ha ribadito Ambroggi citando le precedenti esperienze di Mestre e di Ferrara. Esaminati poi alcuni dei problemi che possono derivare dalla costruzione di un nuovo ospedale all’esterno della città in area 5. “L’abbandono di una zona cittadina già in forte sofferenza per la riduzione delle attività all’interno dell’Arsenale militare e l’abbandono della struttura dell’ex ospedale militare. Il problema della collocazione della facoltà di medicina in inglese, il fatto che, contrariamente a quanto sostenuto dalla sindaca, l’area 5 attualmente è territorio agricolo e tale rimane fino a quando non si costruisce“.

Insomma danni di natura sociale per la città e soprattutto scelte in contrasto con la tutela dell’ambiente, l’esatto opposto di quanto sostenuto dalla sindaca. Senza dimenticare la necessità di chiarimenti per quanto al futuro prossimo venturo del complessivo ‘sistema sanità’ della nostra provincia.

Quali le prospettive degli ospedali di Bobbio, Castello e Fiorenzuola, dello sviluppo della medicina del territorio, dell’assistenza domiciliare opportuna in una realtà che registra un costante invecchiamento. Di converso si è ricordato di come il nuovo ospedale sarà di semplice ‘sostituzione‘ dell’attuale e questo significa che non avrà specialità nuove. Dunque, come possiamo sperare in una maggiore attrattività da parte dei pazienti quando sappiamo che Piacenza si trova in un territorio con tre università a breve distanza, da Milano, a Pavia, a Parma, che condizionano pesantemente la nostra realtà tantoché, è stato osservato dal pubblico, già si ipotizza una gestione da parte di Parma dell’oncologia e non si esclude avvenga qualcosa di simile per quanto al settore di chirurgia vascolare da qualche tempo privo di personale medico senza che ancora si abbia notizia di un intervento significativo da parte della direzione ospedaliera e aziendale.

A conclusione ancora Ridella: “Noi ribadiamo la nostra posizione: investire le risorse già disponibili nell’ammodernamento dell’attuale ospedale. Non ci sono parcheggi? Basta farli e noi abbiamo indicato dove, come abbiamo presentato un progetto tecnico che prevede la possibilità dell’ampliamento e di una riorganizzazione dell’attuale polichirurgico e a tal fine abbiamo già raccolto oltre 6.660 firme (attraverso la piattaforma change.org e il presidio presente in piazzale Cittadella per la raccolta di firme a tutela sia degli alberi di via Amalfi e di via Boselli e infine appunto dell’ospedale, ndr) a nostro sostegno, segno che a Piacenza in tanti la pensano come noi”.

Ma se il dialogo continuasse ad essere tra sordi? Qualcuno ha ricordato che nonostante tutto viviamo in una democrazia garantita dalla Costituzione e che di conseguenza esistono diverse istituzioni pubbliche alle quali riferirsi laddove esistessero dubbi sul rispetto delle prassi e delle procedure formali previste dalle leggi dello Stato.

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