

(NdR) Si pubblica la lettera inviata da Stefano Benedetti al Direttore del quotidiano Libertà e pubblicata il 23 dicembre. Corrediamo il post con le immagini delle due petizioni in corso sulla piattaforma change.org a sostegno dell’ospedale da mantenere in via Taverna. Ricordando che LA BUONA SALUTE VAL BENE UNA FIRMA
- La lettera di Stefano Benedetti
Egregio Direttore, le chiedo ospitalità nella sua rubrica, perché desidero informare i concittadini di una mia recente esperienza, positiva oltre ogni migliore aspettativa, all’ospedale di Piacenza e al contempo esprimere la mia riconoscenza a tutto il reparto di ortopedia e traumatologia dove, circa un mese fa, sono stato operato per una protesi bilaterale dell’anca dal dottor Giuseppe Ghidoni. L’intervento è avvenuto senza il minimo dolore da parte mia e durante il ricovero sono stato curato con professionalità, attenzione e gentilezza. Oggi sono in grado di muovermi a piedi e in bicicletta. Ho potuto vedere ambienti e servizi funzionali ed efficienti e tutto il personale, senza eccezioni, impegnato in un’attività intensa per orari, turni e responsabilità ( curare persone sofferenti) con spirito di abnegazione. Insomma, per quanto ho potuto sperimentare il nostro ospedale è una macchina che funziona molto bene. Dal punto di vista sanitario ma anche sotto il profilo dei rapporti umani. Senza dimenticare quella che da alcuni è indicata come un difetto e che a mio avviso è invece un eccezionale pregio: l’organizzazione a padiglioni, fatta di tanti edifici con viali alberati e aiuole . Questo ambiente fa sì che chi entra in ospedale a Piacenza non si senta imprigionato in un colossale monolite fatto di corridoi scale, ascensori dal quale si potrà uscire solo al termine della degenza, ma offre la possibilità di camminare in viali alberati fra costruzioni basse come in un bel quartiere urbano degli inizi del ‘900 o quanto meno di poterne godere la vista dalle finestre. Il giorno dell’intervento sono arrivato in ospedale a piedi e a piedi, sono venuti a trovarmi la maggior parte di parenti e amici. Considero questo uno degli aspetti positivi del vivere in una città medio-piccola come Piacenza. Mi auguro che l’ospedale di Piacenza venga rimodernato e ampliato dove si trova oggi, e che non venga sprecato denaro per costruirne uno nuovo all’estrema periferia della città, che sarebbe in funzione fra 8-10 anni. Tanto più se dovesse essere realizzato e gestito con la partecipazione al 50% di privati, mettendo in pericolo il funzionamento del nostro ottimo servizio sanitario nazionale. La buona sanità è fatta dal personale e da attrezzature all’avanguardia. E’ questo il grande investimento di cui abbiamo bisogno.