L'OMBRA LUNGA: A PARTINICO, LA POLITICA TRA MEMORIA E STASI - CONTRO LA MALA INFORMAZIONE!


L'OMBRA LUNGA: A PARTINICO, LA POLITICA TRA MEMORIA E STASI - CONTRO LA MALA INFORMAZIONE!
Il problema
ISTANZA E PETIZIONE POPOLARE
(Art. 50 Cost. e Decr. Leg. 352 del 25 maggio 1970)
OGGETTO: Segnalazione urgente sulla gestione della “Villa della Legalità” (Bene Confiscato) e richiesta di intervento per la tutela del decoro istituzionale e della libertà di
informazione nel comprensorio di Partinico e Borgetto.
I sottoscritti cittadini con la presente intendono sottoscrivere questa petizione popolare per segnalare una situazione di grave tensione sociale e istituzionale che sta turbando la serenità della nostra comunità.
Il territorio assiste da anni alla sistematica disintegrazione del giornalismo libero, sostituito da una forma di comunicazione aggressiva e personalistica definibile come "maniacismo". Tale fenomeno si manifesta attraverso l'uso del mezzo televisivo (Telejato) non per informare, ma per esercitare un potere coercitivo su amministrazioni pubbliche, imprenditori e privati cittadini, tenendo sotto scacco l'intero tessuto sociale.
La struttura, un bene sottratto alla criminalità organizzata (già di proprietà di Gaetano Lunetto), è stata trasformata nella sede di Telejato. Le recenti inchieste giornalistiche condotte dal giornalista Daniele Viola hanno sollevato pesanti dubbi sulla legittimità di tale assegnazione, che risulterebbe priva dei necessari requisiti di trasparenza e dei titoli formali
richiesti per l'uso di un bene pubblico confiscato. Per legittimare l'occupazione del bene, è stata diffusa e alimentata una narrazione distorta, arrivando a millantare — tramite servizi su scala nazionale (Striscia la Notizia) — che la villa fosse stata il luogo di prigionia del piccolo Giuseppe Di Matteo. Tale circostanza è stata smentita dai fatti e dalle inchieste, rivelandosi una strumentalizzazione del dolore e della
memoria antimafia per fini di autopromozione e protezione mediatica.
Il sistema si regge su un metodo che ricalca dinamiche di pressione impropria, come evidenziato dalle intercettazioni prodotte nelle sedi giudiziarie e dal processo per estorsione a carico di Pino Maniaci. Il "metodo" prevede l'attacco mediatico indiscriminato contro
chiunque osi contrastare la gestione dell'associazione o chiedere trasparenza. L'apice di questa deriva antidemocratica è rappresentato dai recenti fatti che hanno coinvolto ex amministratori locali. Dopo aver subito attacchi personali a mezzo stampa, ai soggetti interessati è stato negato l'accesso alla "Villa della Legalità" per esercitare il diritto di replica. È inaccettabile che un bene dello Stato venga blindato come un fortino privato, impedendo il contraddittorio e la libera espressione dei cittadini.
I sottoscritti, preso atto di questa intollerabile "zona franca" morale e legale, chiedono che venga fatta piena luce sulla gestione del bene confiscato, che cessi ogni forma di condizionamento verso gli organi amministrativi e che venga restituita dignità professionale ai giovani operatori dell'informazione che intendono operare nel solco della verità.
L'OMBRA LUNGA: A PARTINICO, LA POLITICA TRA MEMORIA E STASI
Partinico, la nostra comunità, sembra a un bivio, o forse, tragicamente, in un circolo vizioso. Osservando le dinamiche politiche locali, è difficile non provare un senso di profonda amarezza e un allarme che travalica la semplice critica. Ciò che colpisce è la sensazione di un ritorno al passato, un'epoca che credevamo archiviata, in cui il progresso e l'azione pubblica erano soffocati da un'ombra onnipresente.
Il crollo e il silenzio: la minaccia del "Giornalismo"
Per anni, abbiamo assistito a tentativi, grandi e piccoli, di rinascita civica e amministrativa. Iniziative volte a migliorare la qualità della vita, a dare trasparenza alle decisioni, a riqualificare spazi e servizi. Non tutto era perfetto, certo, ma c'era un fermento, una speranza tangibile di poter fare. Oggi, quel poco che era stato costruito, quel fragile mosaico di impegno civico, rischia sempre più di sgretolarsi.
La distruzione di questi sforzi non è avvenuta per inerzia o incapacità politica. Al contrario, è stata, a mio avviso, violentata e minacciata da un tipo di giornalismo che ha sistematicamente distorto, attaccato e delegittimato qualsiasi figura o progetto non allineato. Un giornalismo che, anziché informare e stimolare un dibattito sano, ha agito come strumento di destabilizzazione, calpestando i principi più basilari della democrazia e soprattutto della deontologia. Quando la stampa tradisce la sua funzione di cane da guardia leale e onesto per trasformarsi in randello, in un microfono violento e volgare, la democrazia si ammala.
La nuova versione del Boss: Il Veto mediatico
La sensazione più inquietante è il blocco totale. Siamo tornati a una condizione che fa riaffiorare i ricordi più amari degli anni passati, quando a Partinico "non si muoveva foglia" se non c'era il boss del paese a dare il suo tacito o esplicito consenso. Questa, purtroppo, è la percezione che domina oggi, seppur con nomi e modalità differenti. La vecchia, pesante formula sembra essersi ripresentata, aggiornata ma non meno soffocante: "Non si muove foglia, se ‘certa stampa’ non voglia."
Oggi, "certa stampa" non è la figura del potere criminale, ma incarna la potenza incontrastata di un giornalista che condiziona pesantemente ogni mossa politica e amministrativa. È lui a determinare, con la sua approvazione o il suo veto mediatico, il destino persino di un'amministrazione frutto del voto dei cittadini. L'effetto è devastante: la stasi regna sovrana. La mozione di sfiducia, presentata dall'unico partito che da sempre è rimasto a fianco del "regista" occulto, oggi è sfumata e per questo motivo la rabbia di non aver mosso del tutto i fili della città ha portato il giornalista ad andare su tutte le furie inveendo contro tutti coloro che, invece, si sono schierati a favore dell'amministrazione.
L'esempio del Sindaco: Il prezzo dell'opposizione al baffo
La prova più lampante di questa distorsione è la sorte riservata a chi ha provato a resistere. Il Sindaco e la Giunta, insieme a molti consiglieri comunali, si sono apertamente opposti a questo tentativo di condizionamento esterno, scegliendo fin da subito la via della legalità e dell'autonomia amministrativa. E per loro, non c'è stato scampo.
Chi ha avuto il coraggio di agire per il bene comune, ignorando gli avvertimenti e i dictat non istituzionali, ha dovuto subire una violenta e incessante campagna di delegittimazione. Fango addosso a più non posso, attacchi personali e politici, distorsione sistematica dei fatti. La logica è chiara: chi non si allinea, viene distrutto. Questa dinamica non solo scoraggia il cambiamento, ma spinge i cittadini onesti e capaci a ritirarsi dalla vita pubblica, lasciando il campo libero a chi è disposto a chinare il capo o, peggio, a chi è connivente con questo sistema di controllo.
L'Ipocrisia del microfono e l'offesa alla categoria
La triste verità è che la figura di "certa stampa" non solo paralizza l'amministrazione, ma getta un'ombra infamante sull'intera categoria. Questo sedicente giornalista non esita a offendere e delegittimare chi cerca di praticare il mestiere con onestà e dedizione, chi si sacrifica per il diritto all'informazione vera, non pilotata. Egli si impone con una prepotenza costante, irrompendo in ogni luogo e in ogni momento – dalle aule consiliari agli uffici pubblici, dall'ingresso dei sacerdoti nelle parrocchie alle visite dei rappresentanti regionali e nazionali a Partinico – per dettare l'agenda e il pensiero. La sua retorica è martellante: riempie la bocca di parole come "legalità" e "trasparenza", trasformandole in vuoti proclami, in scudi dietro cui nascondere il proprio intento di controllo. Assistiamo all'uso strumentale della bandiera della legalità in contesti dove, ironia della sorte, le sue stesse azioni risultano opache e profondamente antidemocratiche. Questa narrazione tossica non è informazione: è pura e semplice occupazione abusiva dello spazio pubblico.
La piazza, centro del suo sproloquio
Si aggira, ogni giorno, dall’alba al tramonto, nella nostra bellissima piazza Duomo, continuando a recitare sempre lo stesso copione: protagonista della critica, affabulatore delle tastiere, burattinaio dell’attenzione pubblica, insieme a chi, per mera convenienza se ne serve con la speranza di arrivare all’obiettivo. Ma dietro la sua teatralità, c’è una vera ferita: quella di una città che non riesce a decidere chi vuole essere, perché chi prova a farlo viene subito annichilito. Il suo unico talento è quello di trasformare le notizie in fumo. In questo contesto di ricatti e favori, per l'ennesima volta, “certa stampa”, tra microfoni e baffi da cui passano le peggiori cattiverie, collusa con il malaffare, è riuscita a mettere in crisi la stabilità di una comunità. Evidentemente, molti preferiscono tacere e non denunciare: l'omertà e la paura delle possibili conseguenze spingono i partinicesi a tacere. Per chi, come me, è essere pensante e non haters all'attacco, questa "dis-informazione" non è altro che un raglio di un asino. Se il giornalismo si fa così, non so come definire l'attività che sto cercando di praticare, al meglio. La libertà di stampa, si può definire tale se si limita a raccontare la verità (senza mai, e dico mai, offendere e discriminare nessuno, e soprattutto senza mai diffamare nessuno) ma, ahimè, se fosse così non avrebbe lo stesso effetto e non fomenterebbe neanche i leoni in gabbia. Propongo, nuovamente, una petizione, una mobilitazione di massa, lo faccio da giornalista, per porre tutto questo all’attenzione dell’ordine nazionale dei giornalisti, visto che in Sicilia anche l'ordine ha paura e non prende provvedimenti, ed inoltre esporlo al pubblico ludibrio, sui social, nelle emittenti televisive e radiofoniche, negli stessi canali dove per anni ha deplorevolmente infangato l’immagine di una città che sta tentando di risorgere dalle sue ceneri.
PURIFICAZIONE e PACIFICAZIONE, subito.
Partinico merita di meglio. Merita un giornalismo libero e responsabile, una classe politica che agisca per il bene comune e non per il consenso di un'unica voce dominante. Merita soprattutto la libertà di agire e di costruire, senza l'ombra di un passato e di un presente che si ostinano a non passare, da oltre 25 anni. È tempo di spezzare questa catena di stasi e paura, riaffermando i principi di trasparenza e democrazia che sono il vero ossigeno di una comunità viva.
Partinico lì, 27 ottobre 2025
Daniele Viola,
giornalista pubblicista, studente universitario e, soprattutto, cittadino partinicese
729
Il problema
ISTANZA E PETIZIONE POPOLARE
(Art. 50 Cost. e Decr. Leg. 352 del 25 maggio 1970)
OGGETTO: Segnalazione urgente sulla gestione della “Villa della Legalità” (Bene Confiscato) e richiesta di intervento per la tutela del decoro istituzionale e della libertà di
informazione nel comprensorio di Partinico e Borgetto.
I sottoscritti cittadini con la presente intendono sottoscrivere questa petizione popolare per segnalare una situazione di grave tensione sociale e istituzionale che sta turbando la serenità della nostra comunità.
Il territorio assiste da anni alla sistematica disintegrazione del giornalismo libero, sostituito da una forma di comunicazione aggressiva e personalistica definibile come "maniacismo". Tale fenomeno si manifesta attraverso l'uso del mezzo televisivo (Telejato) non per informare, ma per esercitare un potere coercitivo su amministrazioni pubbliche, imprenditori e privati cittadini, tenendo sotto scacco l'intero tessuto sociale.
La struttura, un bene sottratto alla criminalità organizzata (già di proprietà di Gaetano Lunetto), è stata trasformata nella sede di Telejato. Le recenti inchieste giornalistiche condotte dal giornalista Daniele Viola hanno sollevato pesanti dubbi sulla legittimità di tale assegnazione, che risulterebbe priva dei necessari requisiti di trasparenza e dei titoli formali
richiesti per l'uso di un bene pubblico confiscato. Per legittimare l'occupazione del bene, è stata diffusa e alimentata una narrazione distorta, arrivando a millantare — tramite servizi su scala nazionale (Striscia la Notizia) — che la villa fosse stata il luogo di prigionia del piccolo Giuseppe Di Matteo. Tale circostanza è stata smentita dai fatti e dalle inchieste, rivelandosi una strumentalizzazione del dolore e della
memoria antimafia per fini di autopromozione e protezione mediatica.
Il sistema si regge su un metodo che ricalca dinamiche di pressione impropria, come evidenziato dalle intercettazioni prodotte nelle sedi giudiziarie e dal processo per estorsione a carico di Pino Maniaci. Il "metodo" prevede l'attacco mediatico indiscriminato contro
chiunque osi contrastare la gestione dell'associazione o chiedere trasparenza. L'apice di questa deriva antidemocratica è rappresentato dai recenti fatti che hanno coinvolto ex amministratori locali. Dopo aver subito attacchi personali a mezzo stampa, ai soggetti interessati è stato negato l'accesso alla "Villa della Legalità" per esercitare il diritto di replica. È inaccettabile che un bene dello Stato venga blindato come un fortino privato, impedendo il contraddittorio e la libera espressione dei cittadini.
I sottoscritti, preso atto di questa intollerabile "zona franca" morale e legale, chiedono che venga fatta piena luce sulla gestione del bene confiscato, che cessi ogni forma di condizionamento verso gli organi amministrativi e che venga restituita dignità professionale ai giovani operatori dell'informazione che intendono operare nel solco della verità.
L'OMBRA LUNGA: A PARTINICO, LA POLITICA TRA MEMORIA E STASI
Partinico, la nostra comunità, sembra a un bivio, o forse, tragicamente, in un circolo vizioso. Osservando le dinamiche politiche locali, è difficile non provare un senso di profonda amarezza e un allarme che travalica la semplice critica. Ciò che colpisce è la sensazione di un ritorno al passato, un'epoca che credevamo archiviata, in cui il progresso e l'azione pubblica erano soffocati da un'ombra onnipresente.
Il crollo e il silenzio: la minaccia del "Giornalismo"
Per anni, abbiamo assistito a tentativi, grandi e piccoli, di rinascita civica e amministrativa. Iniziative volte a migliorare la qualità della vita, a dare trasparenza alle decisioni, a riqualificare spazi e servizi. Non tutto era perfetto, certo, ma c'era un fermento, una speranza tangibile di poter fare. Oggi, quel poco che era stato costruito, quel fragile mosaico di impegno civico, rischia sempre più di sgretolarsi.
La distruzione di questi sforzi non è avvenuta per inerzia o incapacità politica. Al contrario, è stata, a mio avviso, violentata e minacciata da un tipo di giornalismo che ha sistematicamente distorto, attaccato e delegittimato qualsiasi figura o progetto non allineato. Un giornalismo che, anziché informare e stimolare un dibattito sano, ha agito come strumento di destabilizzazione, calpestando i principi più basilari della democrazia e soprattutto della deontologia. Quando la stampa tradisce la sua funzione di cane da guardia leale e onesto per trasformarsi in randello, in un microfono violento e volgare, la democrazia si ammala.
La nuova versione del Boss: Il Veto mediatico
La sensazione più inquietante è il blocco totale. Siamo tornati a una condizione che fa riaffiorare i ricordi più amari degli anni passati, quando a Partinico "non si muoveva foglia" se non c'era il boss del paese a dare il suo tacito o esplicito consenso. Questa, purtroppo, è la percezione che domina oggi, seppur con nomi e modalità differenti. La vecchia, pesante formula sembra essersi ripresentata, aggiornata ma non meno soffocante: "Non si muove foglia, se ‘certa stampa’ non voglia."
Oggi, "certa stampa" non è la figura del potere criminale, ma incarna la potenza incontrastata di un giornalista che condiziona pesantemente ogni mossa politica e amministrativa. È lui a determinare, con la sua approvazione o il suo veto mediatico, il destino persino di un'amministrazione frutto del voto dei cittadini. L'effetto è devastante: la stasi regna sovrana. La mozione di sfiducia, presentata dall'unico partito che da sempre è rimasto a fianco del "regista" occulto, oggi è sfumata e per questo motivo la rabbia di non aver mosso del tutto i fili della città ha portato il giornalista ad andare su tutte le furie inveendo contro tutti coloro che, invece, si sono schierati a favore dell'amministrazione.
L'esempio del Sindaco: Il prezzo dell'opposizione al baffo
La prova più lampante di questa distorsione è la sorte riservata a chi ha provato a resistere. Il Sindaco e la Giunta, insieme a molti consiglieri comunali, si sono apertamente opposti a questo tentativo di condizionamento esterno, scegliendo fin da subito la via della legalità e dell'autonomia amministrativa. E per loro, non c'è stato scampo.
Chi ha avuto il coraggio di agire per il bene comune, ignorando gli avvertimenti e i dictat non istituzionali, ha dovuto subire una violenta e incessante campagna di delegittimazione. Fango addosso a più non posso, attacchi personali e politici, distorsione sistematica dei fatti. La logica è chiara: chi non si allinea, viene distrutto. Questa dinamica non solo scoraggia il cambiamento, ma spinge i cittadini onesti e capaci a ritirarsi dalla vita pubblica, lasciando il campo libero a chi è disposto a chinare il capo o, peggio, a chi è connivente con questo sistema di controllo.
L'Ipocrisia del microfono e l'offesa alla categoria
La triste verità è che la figura di "certa stampa" non solo paralizza l'amministrazione, ma getta un'ombra infamante sull'intera categoria. Questo sedicente giornalista non esita a offendere e delegittimare chi cerca di praticare il mestiere con onestà e dedizione, chi si sacrifica per il diritto all'informazione vera, non pilotata. Egli si impone con una prepotenza costante, irrompendo in ogni luogo e in ogni momento – dalle aule consiliari agli uffici pubblici, dall'ingresso dei sacerdoti nelle parrocchie alle visite dei rappresentanti regionali e nazionali a Partinico – per dettare l'agenda e il pensiero. La sua retorica è martellante: riempie la bocca di parole come "legalità" e "trasparenza", trasformandole in vuoti proclami, in scudi dietro cui nascondere il proprio intento di controllo. Assistiamo all'uso strumentale della bandiera della legalità in contesti dove, ironia della sorte, le sue stesse azioni risultano opache e profondamente antidemocratiche. Questa narrazione tossica non è informazione: è pura e semplice occupazione abusiva dello spazio pubblico.
La piazza, centro del suo sproloquio
Si aggira, ogni giorno, dall’alba al tramonto, nella nostra bellissima piazza Duomo, continuando a recitare sempre lo stesso copione: protagonista della critica, affabulatore delle tastiere, burattinaio dell’attenzione pubblica, insieme a chi, per mera convenienza se ne serve con la speranza di arrivare all’obiettivo. Ma dietro la sua teatralità, c’è una vera ferita: quella di una città che non riesce a decidere chi vuole essere, perché chi prova a farlo viene subito annichilito. Il suo unico talento è quello di trasformare le notizie in fumo. In questo contesto di ricatti e favori, per l'ennesima volta, “certa stampa”, tra microfoni e baffi da cui passano le peggiori cattiverie, collusa con il malaffare, è riuscita a mettere in crisi la stabilità di una comunità. Evidentemente, molti preferiscono tacere e non denunciare: l'omertà e la paura delle possibili conseguenze spingono i partinicesi a tacere. Per chi, come me, è essere pensante e non haters all'attacco, questa "dis-informazione" non è altro che un raglio di un asino. Se il giornalismo si fa così, non so come definire l'attività che sto cercando di praticare, al meglio. La libertà di stampa, si può definire tale se si limita a raccontare la verità (senza mai, e dico mai, offendere e discriminare nessuno, e soprattutto senza mai diffamare nessuno) ma, ahimè, se fosse così non avrebbe lo stesso effetto e non fomenterebbe neanche i leoni in gabbia. Propongo, nuovamente, una petizione, una mobilitazione di massa, lo faccio da giornalista, per porre tutto questo all’attenzione dell’ordine nazionale dei giornalisti, visto che in Sicilia anche l'ordine ha paura e non prende provvedimenti, ed inoltre esporlo al pubblico ludibrio, sui social, nelle emittenti televisive e radiofoniche, negli stessi canali dove per anni ha deplorevolmente infangato l’immagine di una città che sta tentando di risorgere dalle sue ceneri.
PURIFICAZIONE e PACIFICAZIONE, subito.
Partinico merita di meglio. Merita un giornalismo libero e responsabile, una classe politica che agisca per il bene comune e non per il consenso di un'unica voce dominante. Merita soprattutto la libertà di agire e di costruire, senza l'ombra di un passato e di un presente che si ostinano a non passare, da oltre 25 anni. È tempo di spezzare questa catena di stasi e paura, riaffermando i principi di trasparenza e democrazia che sono il vero ossigeno di una comunità viva.
Partinico lì, 27 ottobre 2025
Daniele Viola,
giornalista pubblicista, studente universitario e, soprattutto, cittadino partinicese
729
I decisori

Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 27 ottobre 2025