L'Italia firmi la Dichiarazione del Consenso di Ginevra
L'Italia firmi la Dichiarazione del Consenso di Ginevra
Il problema
Destinatari
Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Ministro della Salute
L'adesione a una dichiarazione congiunta è un atto di politica estera: la decide il Governo, non il Parlamento. Metti le cariche, non i nomi — così la petizione non invecchia al primo rimpasto.
Testo
Il 22 ottobre 2020, trentaquattro Paesi hanno sottoscritto la Dichiarazione del Consenso di Ginevra sulla promozione della salute della donna e il rafforzamento della famiglia. Oggi i firmatari sono quarantuno. L'Italia non è tra questi.
La Dichiarazione non è un trattato e non impone obblighi giuridici a nessuno. È un impegno politico condiviso, costruito interamente su documenti che la comunità internazionale ha già sottoscritto — dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla Piattaforma d'azione di Pechino. Chi la firma si impegna su quattro punti:
La salute della donna, intesa come «completo benessere fisico, mentale e sociale»: accesso all'istruzione, alle risorse economiche, alla partecipazione politica, e la possibilità di affrontare gravidanza e parto in sicurezza.
La tutela della vita umana, riaffermando che «ogni essere umano ha il diritto innato alla vita».
La famiglia, riconosciuta come «nucleo naturale e fondamentale della società», con diritto alla protezione dello Stato e cure speciali per maternità e infanzia.
La sovranità nazionale in materia sanitaria: ogni Paese decide le proprie leggi attraverso il proprio processo legislativo, senza che gli vengano imposte politiche dall'esterno.
Su quest'ultimo punto la Dichiarazione è esplicita: non esiste un diritto internazionale all'aborto, né un obbligo per gli Stati di finanziarlo. Questo non cambia una virgola della legge italiana, che resta quella che il Parlamento italiano ha scritto e che solo il Parlamento italiano può cambiare. Aderire significa affermare che quella scelta spetta all'Italia — e non a organismi internazionali che negli ultimi anni hanno più volte cercato di condizionarla.
È esattamente il motivo per cui la firma conta: nei consessi multilaterali, un Paese che parla da solo pesa meno di quaranta che parlano insieme.
La Dichiarazione resta aperta a nuove adesioni. Basta che il Governo si rivolga al Segretariato. Non costa nulla, non richiede una legge, non toglie diritti a nessuno.
Chiediamo al Governo italiano di sottoscrivere la Dichiarazione del Consenso di Ginevra.

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Il problema
Destinatari
Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Ministro della Salute
L'adesione a una dichiarazione congiunta è un atto di politica estera: la decide il Governo, non il Parlamento. Metti le cariche, non i nomi — così la petizione non invecchia al primo rimpasto.
Testo
Il 22 ottobre 2020, trentaquattro Paesi hanno sottoscritto la Dichiarazione del Consenso di Ginevra sulla promozione della salute della donna e il rafforzamento della famiglia. Oggi i firmatari sono quarantuno. L'Italia non è tra questi.
La Dichiarazione non è un trattato e non impone obblighi giuridici a nessuno. È un impegno politico condiviso, costruito interamente su documenti che la comunità internazionale ha già sottoscritto — dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla Piattaforma d'azione di Pechino. Chi la firma si impegna su quattro punti:
La salute della donna, intesa come «completo benessere fisico, mentale e sociale»: accesso all'istruzione, alle risorse economiche, alla partecipazione politica, e la possibilità di affrontare gravidanza e parto in sicurezza.
La tutela della vita umana, riaffermando che «ogni essere umano ha il diritto innato alla vita».
La famiglia, riconosciuta come «nucleo naturale e fondamentale della società», con diritto alla protezione dello Stato e cure speciali per maternità e infanzia.
La sovranità nazionale in materia sanitaria: ogni Paese decide le proprie leggi attraverso il proprio processo legislativo, senza che gli vengano imposte politiche dall'esterno.
Su quest'ultimo punto la Dichiarazione è esplicita: non esiste un diritto internazionale all'aborto, né un obbligo per gli Stati di finanziarlo. Questo non cambia una virgola della legge italiana, che resta quella che il Parlamento italiano ha scritto e che solo il Parlamento italiano può cambiare. Aderire significa affermare che quella scelta spetta all'Italia — e non a organismi internazionali che negli ultimi anni hanno più volte cercato di condizionarla.
È esattamente il motivo per cui la firma conta: nei consessi multilaterali, un Paese che parla da solo pesa meno di quaranta che parlano insieme.
La Dichiarazione resta aperta a nuove adesioni. Basta che il Governo si rivolga al Segretariato. Non costa nulla, non richiede una legge, non toglie diritti a nessuno.
Chiediamo al Governo italiano di sottoscrivere la Dichiarazione del Consenso di Ginevra.

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Petizione creata in data 21 agosto 2026