L’INFORMAZIONE RAI PEGGIORA, TAGLIAMO IL CANONE!

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I cittadini pagano il canone alla Rai affinché sia assicurato il servizio pubblico radiotelevisivo. Il primo dovere della Rai, come tv al servizio dei cittadini, è quello di garantire un’informazione corretta, plurale, indipendente.

Da alcuni mesi, però, i cittadini assistono a prodotti informativi squilibrati, scorretti, parziali e di parte. Tg1, Tg2 e Tg3 appaiono maggiormente impegnati ad eseguire ordini di partito, a soddisfare i politici di turno, piuttosto che a proporre un’informazione rispettosa della deontologia professionale.

Una situazione finita più volte all’attenzione dell’Agcom, che a luglio ha addirittura aperto un’istruttoria sull’informazione Rai che potrebbe portare a una multa del 3% del fatturato dell’azienda, una sanzione da oltre 70 milioni di euro.

L’origine dell’occupazione politica incontrollata della Rai è la nomina a presidente di Marcello Foa, sodale di Matteo Salvini, imposto dal leader della Lega con una forzatura senza precedenti: costringere la commissione di Vigilanza a votare per la seconda volta il nome già bocciato in prima battuta.

Invece di avere un presidente di garanzia, come prevede la Legge, questa Rai ha quindi una presidenza totalmente sbilanciata e delegittimata.

Questo si ripercuote sull’informazione dei telegiornali, che negli ultimi mesi hanno visto non soltanto squilibri quantitativi, ma anche pesanti cadute qualitative.

Tale occupazione umilia il livello dell’informazione e fa anche crollare gli ascolti. I cittadini sono costretti a rivolgersi altrove per cercare informazione corretta, anche per quanto riguarda le trasmissioni di approfondimento giornalistico. La Rai le ha sostanzialmente smantellate tutte. In prima serata non resta nulla di davvero competitivo e corretto. La conseguenza è che, quando le reti Rai propongono improvvisati spazi informativi in prima serata, come il monologo del presidente del Consiglio Conte mascherato da speciale sulla guerra tra Turchia e curdi, gli ascolti crollano.

Per questo il pubblico si rivolge alla concorrenza privata, a Mediaset e La7, agli speciali di Enrico Mentana che hanno superato più volte le reti Rai nel corso dell’ultima crisi di governo, agli approfondimenti di Lilli Gruber, Corrado Formigli, Giovanni Floris, Andrea Purgatori, Nicola Porro, alle trasmissioni del daytime delle emittenti commerciali.

Ma se la Rai non spende i quasi 2 miliardi di euro del canone per fare buona informazione, allora quei soldi a cosa servono? C’è la certezza del canone, ci sono nuovi introiti grazie alle trasmissioni branded content, ma la Rai riesce a perdere persino i diritti sportivi – negli ultimi anni gli eventi sportivi trasmessi sono diminuiti – e quindi trattiene ancora più denaro.

Allora se la Rai continua su questa linea, è giusto che i cittadini possano mandargli un segnale chiaro. L’informazione peggiora e cala? Allora cala anche il canone.

Abbassiamo il canone. Oggi si pagano 90 euro all’anno. Nel 2015 erano 113 euro all’anno. Grazie al Governo Renzi, primo nella storia della Rai a ridurre il canone invece di alzarlo, la tassa sulla tv è passata a 100 euro nel 2016 e a 90 euro dal 2017.

Andiamo avanti con il taglio: nel 2020 paghiamo 80 euro, nel 2021 paghiamo 70 euro, e così via.

Finché la Rai non ristabilirà un’informazione davvero corretta, tagliamo 10 euro all’anno di canone.