Italiano per nascita o per cultura: la mia vittoria diventi anche quella di tanti altri

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Ho sognato tante volte di poter diventare cittadino italiano senza essere costretto a combattere con la burocrazia, vedendomi semplicemente riconoscere ciò che già sentivo di essere. Alla fine lo sono diventato grazie al sostegno e all’aiuto di tante persone, e ne sono stato felice. Ora, però, mi piacerebbe che per tanti ragazzi come me la cittadinanza italiana non fosse più un sogno, ma un diritto.

La Camera dei deputati ha da poco approvato in prima lettura la nuova legge sulla cittadinanza. Se anche il Senato si esprimerà favorevolmente, verrà finalmente introdotto, seppur "temperato", lo "ius soli" e insieme a questo anche il cosiddetto "ius culturae": chi nasce in Italia da madre e padre stranieri, e abbia almeno uno dei due genitori con il permesso di soggiorno Ue di lungo periodo, acquisirà per diritto la cittadinanza italiana. Non solo. Il testo prevede che anche i ragazzi che arrivano in Italia entro i 12 anni potranno diventare cittadini italiani se avranno frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli di istruzione.

Si tratta di un traguardo importantissimo. E per questo è fondamentale che il provvedimento vada avanti e che diventi presto legge. Se sarà approvato, verrà finalmente superata una legge datata e ingiusta, la stessa a causa della quale ho rischiato di non poter rappresentare l’Italia, il mio Paese, ai Campionati Europei di corsa.

Sono nato in Marocco 22 anni fa e da 11 vivo in Italia, dove sono cresciuto e ho studiato. Lo scorso giugno, grazie a una petizione lanciata da Khalid Chaouki su Change.org e all’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella, ho ottenuto la cittadinanza italiana e ho potuto così gareggiare con la maglia azzurra ai Campionati Europei under 23 di atletica leggera, dove ho conquistato la medaglia di bronzo nei 10 mila metri.

Sono stato fiero e felice di poter gareggiare per l’Italia. Sono cresciuto in questo Paese e qui ho studiato. Quando ho vinto ho abbracciato la bandiera e ho ringraziato chi mi ha aiutato, da Khalid Chaouki a tutte le migliaia di persone che hanno firmato e hanno creduto in me, permettendo che il mio sogno si avverasse.

Adesso, però, vorrei che a vincere, oltre a me, fossero anche tanti altri ragazzi. Per questo faccio appello alle nostre forze politiche: approvate presto anche in Senato la nuova legge sulla cittadinanza. È una norma di civiltà, un diritto che non può più essere negato a chi è nato, è cresciuto e ha studiato in Italia.



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